Emmy von N. e il caso clinico di Freud
Contesto e primo incontro
Appartiene al gruppo di casi clinici che troviamo nell’opera “Studi sull’isteria”. Fu uno dei primi casi di Freud (all’epoca aveva 33 anni). Per la prima volta Freud utilizza la tecnica dell’ipnosi, utilizzata in precedenza da Breuer. Attraverso la suggestione dell’ipnosi, il terapeuta sostituisce immagini cattive con buone.
La paziente viene visitata in una casa di cura e non in studio.
Primo incontro maggio 1899. Emmy era una signora di 40 anni circa, dall’aspetto ancora giovanile. Quando fu vista per la prima volta da Freud presentava: espressione tesa, palpebre socchiuse; parlava a fatica o a voce bassa con frequente balbettio, emetteva un rumore particolare con la lingua (che ricordava l’urogallo), interrompeva repentinamente il discorso, contraendo il volto in un'espressione di orrore e con voce angosciata esclamava: “Stia zitto! Non parli! Non mi tocchi!”. Si pensa fosse una formula che la paziente usava per scacciare un’allucinazione orribile e ricorrente.
Storia personale di Emmy
Notizie raccolte da Freud su di lei: Emmy è la tredicesima di 14 figli, di cui soltanto 4 sopravvissuti. A 23 anni aveva sposato un grande industriale, molto più grande di lei, che dopo pochi anni era morto in seguito ad un arresto cardiaco. Dopo la morte del marito, essa era sempre malata. Inizialmente era stata curata con massaggi e bagni elettrici che le avevano dato un temporaneo sollievo (al tempo non esistevano farmaci per curare le malattie psichiche); salvo questo fatto tutti i suoi tentativi di recuperare la salute erano rimasti vani. Nuovamente molto sofferente da mesi, viene rinchiusa in casa di cura.
2 maggio
Una cosa che colpì particolarmente Freud fu che la paziente sussultava violentemente tutte le volte che la porta si apriva. Durante questo incontro le viene annunciato che sarebbe stata ipnotizzata e la paziente dà il suo consenso senza opposizione.
8 maggio
La paziente racconta di aver letto la storia di un garzone che aveva legato un ragazzino e gli aveva cacciato in bocca un topo; il ragazzino dallo spavento sarebbe morto. Mentre racconta, più volte presenta l’espressione inorridita esclamando: “Stia zitto! Non parli! Non mi tocchi! Se ci fosse un animale così nel letto!”. Nell’ipnosi, Freud cerca di scacciare queste allucinazioni di animali. Mentre la paziente dorme, Freud legge la storia raccontata dalla paziente, che però non faceva alcun riferimento a ratti o topi. Dunque, mentre ella leggeva, aveva introdotto questi animali traendoli dal suo delirio.
Sera
Sempre sotto ipnosi Freud domanda alla paziente il perché si impressiona così tanto a seconda dell’argomento. Ella rispose dicendo che ciò era legato alla sua infanzia, quando i suoi fratelli spesso le gettavano addosso degli animali morti. Fu allora che ebbe il suo primo svenimento e la zia gli disse che era una cosa vergognosa e che non avrebbe dovuto avere degli attacchi del genere, così essi cessarono.
Altri eventi che la turbarono tantissimo furono:
- Quando vide la sorella inaspettatamente nella bara a 7 anni.
- Quando suo fratello la spaventava ripetutamente.
- Quando vide sua zia nella bara.
Al termine di ogni singolo racconto si contorceva tutta e assumeva un'espressione di orrore, rivivendo le sensazioni spiacevoli della sua infanzia, gli affetti penosi. Dopo i suoi lineamenti si distendevano. Dice di pensare spesso a questi fatti. Ora Freud comprende perché parla così spesso di storie di animali e di cadaveri.
9 maggio
Durante un massaggio la paziente racconta di essere rimasta fortemente impressionata per delle illustrazioni di pellerossa camuffati da animali viste in un atlante regalato dalla governante alle figlie. Ancora una volta, nell’ipnosi la paziente chiarisce il motivo di questa paura: le avrebbero ricordato visioni da lei avute a 19 anni alla morte del fratello. Poi Freud le chiede se aveva sempre parlato inceppandosi e da quando aveva il tic (quel particolare suono simile all’urogallo). La balbuzie le era venuta mentre era malata; il tic lo aveva da quando una volta doveva stare seduta al capezzale della figlia più giovane, molto malata, e aveva voluto stare assolutamente zitta. In seguito aggiunge che il fenomeno si manifesta ogni volta che era in apprensione o spaventata.
Sera
In questa fase esce fuori un'altra parte della personalità della paziente. Per la prima volta la paziente è serena e loquace e rivela un senso dell’umorismo inaspettato. Nell’ipnosi Freud chiede se ha avuto altre esperienze di spavento duraturo. La paziente descrive una serie di fatti, risalenti alla giovinezza più avanzata, assicurando che tutte quelle scene le comparivano dinnanzi agli occhi vivamente e a colori. Una di queste era il ricordo di quando aveva 15 anni e aveva visto una cugina portata in manicomio. Aveva cercato aiuto senza riuscirvi e aveva perduto, fino a sera, la capacità di parlare. Poiché tante volte nello stato di veglia, la paziente aveva parlato di manicomi, Freud le chiede in quali circostanze fosse stata preoccupata dalla pazzia. La paziente dice che la madre era rimasta a lungo in manicomio e la domestica, durante quel periodo, le aveva narrato storie orrende su come i malati venivano trattati. Mentre lo raccontava si torceva le mani per l’orrore. Freud cerca di correggere le sue idee sui manicomi e la rassicura che questo non le succederà.
La paziente prosegue con la sua enumerazione di ricordi terrificanti:
- Uno si riferiva alla madre che, quando aveva 15 anni, vide stesa al suolo colpita da apoplessia (la madre visse altri 4 anni).
- Un altro, di quando era diciannovenne e, tornata a casa, trovò la madre morta con la faccia contorta.
- Un altro ricordo risaliva all’età di 19 anni, quando sollevò una pietra e trovò un rospo sotto di essa; ciò le tolse la capacità di parlare per 4 ore (questo ha a che fare con il suo balbettio, quando si spaventava non riusciva a parlare).
10 maggio mattina
La paziente è di cattivo umore e si lamenta del freddo e degli odori. In questo incontro la censura si è allentata e la paziente ha sempre meno bisogno dell’ipnosi per parlare. Dopo aver parlato della sua famiglia e della storia di un cugino, debole di mente, comincia a ripetere più volte la formula protettiva: “Stia zitto! Non parli! Non mi tocchi!”
Nell’ipnosi Freud cerca di capire cosa l’ha indisposta e chiede cosa significhi lo “stia zitto”. La donna spiega che “stia zitto!” si riferisce al fatto che le figure animali, che le appaiono quando lo stato peggiora, cominciano a muoversi e prendono ad assalirla se qualcuno fa un movimento davanti a lei. Il comando finale “non mi tocchi” deriverebbe dalle seguenti esperienze: quando suo fratello era malato per la molta morfina ed aveva attacchi orrendi, l’aveva spesso afferrata all’improvviso; un'altra volta un conoscente era impazzito tutt’a un tratto in casa sua e l’aveva afferrata al braccio; infine, quando la sua piccola era stata molto malata, l’avrebbe avvinghiata nel delirio con tanto fervore da soffocarla quasi. Quindi questa formula “stia zitto…” consentiva di tenere lontano queste rappresentazioni cattive, era una sorta di rituale utilizzato dalla paziente.
Sera
Freud chiede alla paziente cosa ha dato origine alla balbuzie, ma lei risponde di non saperlo. Durante l’ipnosi racconta di quando una volta, viaggiando in carrozza con le sue bambine durante un temporale, un fulmine colpì l’albero davanti ai cavalli e questi si adombrarono e lei pensò: “Adesso devi stare calma, se no con le tue grida spaventi i cavalli ancora di più e il cocchiere non riesce più a trattenerli”. Questo episodio provoca l’interruzione del linguaggio; tutta l’angoscia che vive si è trasformata in balbuzia, in sintomo, in qualcosa che può essere rappresentato. Freud elimina la memoria plastica di queste scene, la invita però a rappresentarle ancora una volta. Pare che lei si sforzi pur rimanendosene tranquilla; e da quel momento in poi, nell’ipnosi parla senza particolari intoppi spastici. Trovandola ben disposta a parlare, Freud le domanda quali altri a...
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