Il caso della signorina von R.
Nell'autunno del 1892, un collega amico di Freud lo invita a visitare una signorina di ventiquattro anni che camminava, per forti dolori ovunque, curva in avanti, senza sostegno. Si trattava di un raro caso di isteria, benché non fosse riscontrabile alcuno dei comuni sintomi della nevrosi. La ragazza pareva intelligente e psichicamente normale e sopportava la sofferenza, che si era sviluppata gradualmente da 2 anni a questa parte, con aria serena.
Diagnosi di Freud
Per Freud non fu facile giungere a una diagnosi, ma decise di confermare quella del suo collega per due motivi. Per prima cosa era strano il carattere vago di tutte le indicazioni dell'ammalata, pur intelligentissima, sugli aspetti dei suoi dolori. Un malato che soffre di dolori organici, se non è malato di nervi, li descriverà con precisione e calma.
Il nevrastenico che descrive i propri dolori, dà nel fatto l'impressione di essere impegnato in un lavoro intellettuale difficile, superiore di gran lunga alle sue forze. I tratti del suo volto sono tesi e sconvolti, come sotto il dominio di un affetto penoso, la sua voce diventa più acuta; egli lotta cercando l'espressione, respinge qualsiasi definizione che il medico gli propone per i suoi dolori, anche se questa viene a risultare indubbiamente esatta. Egli è evidentemente dell'opinione che il linguaggio sia troppo povero per poter tradurre in parole le sue sensazioni, che le stesse sensazioni siano qualche cosa di unico, di mai accaduto, che non si può neanche descrivere in modo esauriente, e perciò non si stanca di aggiungere sempre nuovi particolari.
Quando deve smettere, è certamente dominato dall'impressione di non essere riuscito a farsi capire dal medico. Ciò proviene dal fatto che i suoi dolori hanno attirato su di loro tutta la sua attenzione. Nella signorina von R. il contegno era opposto, e si doveva dedurre, dato che nondimeno essa attribuiva ai dolori una certa importanza, che la sua attenzione fosse fissata su qualcos'altro, di cui i dolori erano soltanto un fenomeno accessorio, verosimilmente dunque su pensieri e sentimenti ad essi connessi.
Reazione al dolore
Quando si stimola una zona dolorosa in un malato organico o in un nevrastenico, la fisionomia esprime chiaramente il disagio o il dolore fisico; il malato, inoltre, si sottrae all'esame, si difende. Quando invece con la signorina von R. si pizzicava o si premeva la pelle delle gambe, il suo volto assumeva un'espressione strana, più di piacere che di dolore, emetteva un grido e arrossiva in volto, buttava la testa all'indietro, chiudeva gli occhi, il torso le si piegava all'indietro; tutto ciò non molto accentuato, tuttavia chiaro, e poteva conciliarsi solo con l'idea che la sofferenza fosse un'isteria e che lo stimolo avesse colpito una zona isterogena.
Trattamento catartico
Quando s'intraprende un trattamento catartico, ci si chiede prima di tutto: sono note all'ammalata l'origine e la causa del suo male? In caso affermativo non occorre una tecnica particolare per indurla a riprodurre la storia delle sue sofferenze, l'interesse che le si dimostra, la comprensione che le si fa intuire, la speranza di guarigione che le si dà, determinano la paziente a rivelare il proprio segreto. Nel caso della signorina E. era per Freud verosimile fin da principio che ella fosse consapevole dei motivi della propria sofferenza, che ella dunque avesse solo un segreto e non un corpo estraneo nella coscienza.
All'inizio Freud preferisce evitare di utilizzare l'ipnosi; riserva tuttavia di servirsi dell'ipnosi in seguito, se nel corso della confessione fossero risultate connessioni per chiarire le quali non fosse bastata la sua memoria. In questo modo Freud giunge a un procedimento che in seguito diventò il suo metodo, un procedimento di svuotamento strato per strato, paragonato alla tecnica del dissotterramento di una città sepolta. Freud faceva narrare alla paziente ciò che gli era noto, badando con attenzione ai punti in cui un nesso rimaneva enigmatico, in cui sembrava mancare un anello nella catena delle cause, e penetrava poi negli strati più profondi della memoria, facendo agire in quei punti l'esplorazione ipnotica o una tecnica equivalente.
Durante la narrazione, Freud faceva sdraiare la paziente con gli occhi chiusi, senza impedire che ogni tanto li aprisse, o cambiasse posizione, si mettesse a sedere ecc. Quando un brano del racconto la commuoveva più profondamente, a Freud sembrava che spontaneamente si abbandonasse a uno stato più o meno simile all'ipnosi.
Storia familiare e personale di Elisabeth
Minore delle tre figlie di genitori affettuosi, aveva passato la giovinezza in una tenuta in Ungheria. Quando le ragazze ebbero raggiunto un'età adeguata la famiglia decise di trasferirsi nella capitale. La madre aveva un leggero male agli occhi, ma la famiglia era felice. Il padre era un padre meraviglioso per Elisabeth: le diceva che era il suo figlio maschio, il suo miglior amico, e lei era molto orgogliosa di questo rapporto.
La ragazza era molto scontenta del suo stato di ragazza, era piena di progetti ambiziosi, voleva studiare e perfezionarsi nella musica, si ribellava al pensiero di dover sacrificare in un matrimonio le sue inclinazioni e la sua libertà di giudizio. Nel frattempo viveva compiacendosi dell'orgoglio di suo padre e della considerazione e posizione sociale di cui godeva la famiglia, e difendeva gelosamente tutto ciò che aveva rapporto con questi beni.
Ma ben presto la felicità di quella famiglia fu distrutta. Il padre fu colpito da una malattia al cuore. Seguì per un anno e mezzo l'assistenza al malato, durante la quale Elisabeth si assicurò il primo posto al capezzale. A quest'epoca dell'assistenza deve connettersi l'inizio della malattia della ragazza, perché ella poteva ricordarsi che nell'ultimo semestre del suo lavoro d'infermiera era rimasta a letto per un giorno e mezzo a causa dei dolori alla gamba destra. Soltanto 2 anni dopo la morte del padre essa si sentì malata e non riuscì più a camminare a causa dei dolori.
Presto il padre morì, la madre cadde in disperazione e si ammalò ed Elisabeth non si dava pace perché non era in grado di riportare in famiglia la felicità perduta e tanto rimpianta. C'era ora il vuoto in questa casa di quattro donne.
Trascorso un anno di lutto, la sorella maggiore sposò un uomo attivo e molto dinamico anche se un fatto un po' a modo suo. Fu il primo della famiglia che osò venir meno ai riguardi per la vecchia signora. Ciò era di più di quanto Elisabeth potesse sopportare e cominciò una guerra personale su tutto con questo cognato mentre le sorelle e la madre non ne erano consapevoli.
Il matrimonio della seconda sorella parve promettere cose più liete, perché il secondo cognato era un uomo che piaceva a queste donne così sensibili e il suo contegno riconciliò Elisabeth con l'istituto del matrimonio. La nuova coppia rimase vicina alla madre e il loro figlio divenne il beniamino di casa. Ma la madre si aggravò agli occhi ed Elisabeth ogni volta che c'erano dei problemi in famiglia stava sempre peggio, tanto da essere diventata l'ammalata di famiglia.
Dopo l'operazione agli occhi della madre, le tre famiglie si ricongiunsero in una località di villeggiatura, ed Elisabeth, esausta delle preoccupazioni degli ultimi mesi, avrebbe ora dovuto rimettersi del tutto durante questo periodo, il primo privo di sofferenze, dopo la morte del padre. Proprio nell'epoca di questa villeggiatura estiva cade però l'inizio dei dolori di Elisabeth e le sue difficoltà a camminare. I dolori dopo essersi fatti sentire lievemente, si manifestarono con veemenza la prima volta dopo un bagno caldo nello stabilimento idroterapico. Una lunga passeggiata di qualche giorno prima fu allora presa in considerazione all'insorgenza di questi dolori. Da questo momento in poi Elisabeth fu l'ammalata di famiglia.
Elisabeth e sua madre andarono per una cura di bagni a Gastein; ma dopo due settimane dovettero tornare perché la seconda sorella, di nuovo in gravidanza, morì a causa di problemi al cuore. Si fece corpo l'idea che la cardiopatia fosse l'eredità paterna della famiglia.
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