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Cap. I. Cenni storici

Nella concezione del mondo classico, il bambino è valutato incompetente moralmente ed incapace mentalmente. Bambini ed adolescenti, proprio per la loro età, sono privi di diritti e spesso vittime di violenze e crudeltà da parte degli adulti. Tra il ‘600 ed il ‘700 si assiste ad un cambiamento grazie a filosofi e pedagoghi, i quali assegnano un nuovo significato all’infanzia, ricercando nuove strategie educative non più basate sulle punizioni fisiche (si deve soprattutto a Rousseau il merito di tali cambiamenti).

Cap. II. La violenza domestica

Violenza domestica: situazione in cui, all’interno della famiglia, si creano delle dinamiche di violenza, per cui un individuo esercita intenzionalmente la forza su un altro per nuocergli e trarre piacere dal danno arrecatogli.

La raccolta delle informazioni sulla violenza domestica è complicata da fattori che seguono:

  • Caratteristica della famiglia che garantisce la privacy al proprio interno;
  • Le vittime mantengono il silenzio per paura o per vergogna;
  • Gli aggressori preferiscono non raccontare la violenza per timore di essere scoperti e valutati come mostri;
  • Molti casi di violenza restano segreti perché le vittime si recano da medici e psicoterapeuti privati, i quali garantiscono l’anonimato;
  • In molti casi la violenza viene negata e considerata come un comportamento normale;
  • La violenza diventa un fenomeno al quale siamo abituati, poiché entra nelle nostre case grazie ai video-giochi, alla televisione ed ai cartoons.

La violenza domestica è un fenomeno che appartiene a tutte le classi sociali; i dati sugli autori di omicidi familiari evidenziano che essi sono soprattutto maschi; vittima e aggressore convivono per cui spesso la violenza ha luogo dentro casa, soprattutto nei giorni e nelle ore in cui la famiglia è riunita (giorni festivi, al ritorno dalla scuola o dal lavoro).

I motivi degli omicidi tra le coppie possono essere diversi: rischio di una separazione unito al timore di non riuscire a vivere senza il partner, gelosia, vendetta, motivi passionali. Rispetto agli uomini, le donne uccidono quando non riescono più a sopportare i maltrattamenti da parte del partner.

2.1 Violenza contro le donne

Sono diversi i fattori che scatenano la violenza maschile. Esiste un legame tra capacità economica e potere tradizionalmente esercitato, nel contesto familiare, dall’uomo. Un marito con più risorse economiche e sociali, ha più potere e può esercitarlo attraverso la violenza sui familiari; la violenza domestica contro una donna può nascere da una reazione ad una sua crescente indipendenza anche economica.

Abuso sessuale: alcune donne sono abusate da un uomo con cui hanno già una relazione intima; la costrizione della donna al sesso è una forma di violenza.

Abuso durante la gravidanza: spesso gli abusatori sono partner che maltrattano la vittima prima della sua gravidanza; la violenza può essere causata da diversi fattori:

  • Intolleranza per l’irritabilità della donna a causa dei cambiamenti biochimici della gravidanza;
  • Gelosia verso il feto;
  • Stress per l’aumento delle spese;
  • Rabbia nei confronti di un feto non desiderato.

Le donne maltrattate sono donne: depresse, prive di fiducia in se stesse, sole, passive. Raramente denunciano l’aggressore: la mancanza di aiuti esterni e di altri sostegni familiari sono motivi sufficienti affinché esse mantengano il silenzio.

2.2 Violenza domestica sui minori

La definizione di abuso sui minori comprende le diverse tipologie di violenza, da quella fisica a quella psicologica, dall’abuso sessuale alla trascuratezza. Nella valutazione di un abuso su un minore dobbiamo prendere in considerazione il contesto socio-ambientale della famiglia in cui esso ha luogo, la storia personale dei genitori, la storia del bambino, le relazioni intrafamiliari, gli effetti che il trauma può comportare sulla crescita del bambino.

Il contesto socio-ambientale: le famiglie abusive sembrano essere caratterizzate da isolamento sociale, condizioni di alto stress; tuttavia le classi sociali avvantaggiate sfuggono al campionamento perché possono rivolgersi ad un medico privato che può non denunciare la violenza.

2.3 Maltrattamento fisico

Forma di abuso più facile da diagnosticare in quanto determina delle lesioni fisiche sul corpo (ecchimosi, ematomi, bruciature, fratture ossee, lesioni oculari, rotture del timpano). I genitori tentano di nascondere l’abuso, affermando che si è trattato di un incidente; il bambino può avere paura di rivelare la verità per paura di ritorsione da parte del genitore, oppure un adolescente può provare vergogna a mostrarsi impotente ad un estraneo.

Fattori di rischio per il manifestarsi dell’abuso:

  • Fattori di rischio legati alle caratteristiche familiari:
    • Isolamento sociale
    • Famiglia monopolare
    • Nascite frequenti e non desiderate
    • Presenza di stress
    • Disoccupazione
    • Basso livello socio-economico
    • Conflitti coniugali
  • Le violenze sui minori sembrano essere più frequenti in famiglie con scarse risorse economiche e sociali, isolate e prive di legami personali. Lo stress ed i conflitti coniugali sono fonti di situazioni eccitatorie che tendono a sfociare in aggressioni sui familiari più deboli.
  • Fattori di rischio legati alle caratteristiche dei genitori:
    • Alcoolismo e tossicodipendenza
    • Età dei genitori
    • Sesso
    • Immaturità emozionale
    • Disturbi psichiatrici
    • Esperienze infantili di abuso
    • Instabilità emozionale
  • Fattori di rischio legati alle caratteristiche del bambino:
    • Non desiderato
    • Prematuro
    • Handicap
    • Difficile
    • Età dalla nascita ai tre anni
    • Adolescente

Un bambino non amato: nato da una gravidanza non desiderata e/o in un momento di crisi della famiglia, può essere vissuto come ulteriore fonte di stress ed oggetto della rabbia dei genitori. Per i bambini prematuri e per quelli con handicap il rischio può essere legato da un insufficiente legame madre-bambino causato dalla nascita pretermine o, nel secondo caso, dalla ferita narcisistica della madre, delusa dalla nascita di un figlio non perfetto. I bambini difficili, ad es: che hanno difficoltà a dormire, iperattivi o apatici; sono a rischio perché più dipendenti, bisognosi e richiedenti di cure ed attenzioni.

2.4 Genitori che maltrattano

I genitori che maltrattano sono stati bambini non amati, aggrediti da uno o da entrambi i genitori da cui si sono sentiti disprezzati. Sono ansiosi, superficiali, hanno difficoltà a sentire e a vivere emozioni e sentimenti profondi; hanno sensazioni di impotenza e scarsa capacità di controllo. Non sanno ascoltare i bisogni dei loro bambini perché essi stessi sono dipendenti, immaturi ed incapaci di svolgere la loro funzione genitoriale; per essi non è il genitore che si deve adattare al figlio, ma quest’ultimo che deve appagare i bisogni del genitore. In letteratura vi è una minore attenzione verso l’aggressore maschio: il padre è il detentore del potere e dell’autorità, un suo comportamento violento è conforme alle aspettative sociali; la madre, invece, è...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swarovskyna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica psicodinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Mangano Gandolfa.
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