Ricerche sulla musica greca e romana
1. L’AULOS IN GRECIA NELLA PRIMA ETA’ ARCAICA
L’aulos è uno strumento a fiato a doppia ancia, nell’età arcaica veniva suonato un pò ovunque. Essi infatti
permearono tutta la cultura antica e furono un in gradiente essenziale della vita sociale greca. Gli auloi
attirarono talvolta sospetti e disapprovazione da parte di persone influenti, grandi come Platone e
Aristotele li giudicavano inadatti alla società e assumevano un atteggiamento negativo.
Gli auloi erano abitualmente associati agli sfrenati rituali di Dioniso, le auletrides, al contrario, occupavano
una posizione alquanto bassa nella società antica, avevano infatti il compito di “intrattenere” gli uomini
durante il simposio. I poeti comici screditarono i compositori che componevano per questi eventi, ma allo
stesso tempo la musica degli auloi fu enormemente popolare, si era radicata nel tessuto culturale e
celebrata da tutti i grandi poeti con ammirazione.
Gli auloi in Omero e nei testimoni antichi.
In tutta l’odissea e l’Iliade, compaiono solo due riferimenti agli auloi, di cui uno non condiviso a pieno da
tutti gli studiosi, in quanto si trova nel decimo libro dell’Iliade, e questo è solo apparente. Il silenzio di
Omero riguardo agli auloi dimostra che esse giocavano una piccola parte nel mondo musicale conosciuto
dalla tradizione epica. Il silenzio dei testimoni più antichi è significativo, pur se strumenti di questo genere
erano sicuramente conosciuti.
Testimonianze dell’esistenza dell’aulos.
Il mondo greco di età storica si apre con la musica degli strumenti a corda e del canto. L’aulo è un arrivo più
recente. L’aulo non compare su ceramica dipinta o in altre forme di arte visiva nella Grecia continentale
fino alla fine dell’ottavo secolo. Gli strumenti a corda al contrario, sono ben rappresentati nell’ottavo
secolo.
Durante il settimo secolo e nei primi anni del sesto, il centro musicale più importante della Grecia fu Sparta.
I suoi numerosi “ festivals” erano ravvivati da esecuzioni musicali e la città accoglieva eminenti musicisti
dall’estero. Le testimonianze archeologiche, narrano la storia di una società completamente intrisa di
musica. Vi sono straordinari ritrovamenti di resti di veri auli, realizzati in osso, oltre ai molti manufatti
scoperti, vi in oltre numerose minuscole figurine che servivano evidentemente come offerte votive per le
divinità. Su queste figurine vi sono rappresentate differente tipologia: uccelli e animali, la stessa dea in una
varietà di forme, uomini, donne, guerrieri e altri soggetti tra cui molti musicisti. Data l’assenza dell’aulo
nella documentazione più antica, tra queste figurine vi sono molti più suonatori di aulos che musicisti di
altro genere.
Differenze e somiglianze con i suonatori di lira.
Su queste figurine venivano raffigurati anche suonatori di lira e suonatori di phorminx, una versione
semplificata della lira, con meno corde e caratteristiche diverse, osservando entrambe le figurine possiamo
e comparandole con quelle dei suonatori di aulos, possiamo notare alcune somiglianze:
Le figurine dei suonatori di lira si distinguono da quelle dei suonatori di phorminx, le prime
• raffigurano i suonatori che danzano nudi al suono della propria musica, le seconde suonatori
abbigliati con cura con aspetto statico e dignitoso.
Maky 2010
Ricerche sulla musica greca e romana
Le figurine dei suonatori di fati si dividono a loro volta in due categoria, nella prima sono vestiti con
• lunghi abiti e stanno dritti, senza mostrare segni di movimento, ciò suggerisce che partecipassero
ad un rituale solenne. Nella seconda invece sono nudi e si esibiscono in energici movimenti.
Possiamo in oltre notare alcune differenze tra lira e aulos:
Lo strumento più recente, la lira, non differisce da quelli suonati due secoli più tardi nell’Atene
• classica, non presentano varianti strane o caratteristiche sperimentali.
Gli auli, al contrario, sono soggetti a numerose innovazioni:
• Risulta chiaro che alcune canno sono corte, altre invece sono lunghe.
o Alcune coppie di canne anno la stessa lunghezza altre sono di lunghezze diverse.
o La maggior parte sono dritte e cilindriche, mentre alcune di quelle più corte hanno
o forma conica.
Molte sono suonate separatamente, mentre una tipologia mostra una sola canna
o molto lunga suonata con due mani e ricurva verso l’interno in direzione del corpo
del musicista.
Questo denota un’età di sperimentazione non limitata da convenzioni formali prestabilite. Suggerisce
anche che questi strumenti non avevano ancora raggiunto un livello molto alto di raffinatezza tecnica.
I suonatori nudi di lira, sono raffigurati in movimenti danzanti ed aggraziati, le forme dei loro corpi
• presentano un ideale di bellezza fisica giovanile.
I suonatori nudi di aulos, al contrario, appaiono in varie posture, mentre corrono, camminano,
• sollevano in alto una gamba e hanno antiche o stomaco sporgenti assumendo atteggiamenti
grotteschi e caricaturali.
Aulos ritrovati nel santuario di Orthia.
Gli strumenti non erano più sofisticati delle loro esibizioni, e i ritrovamenti sono perfettamente coerenti
con quest’interpretazione. Gli aulos erano ricavati con cura da sezioni di oso, regolarmente limate ed
arrotondate sia all’interno che all’esterno, e le loro articolazioni sono tagliate di netto. Spesso sono
strumenti molto piccoli con non più di quattro fori, ciò significa che avevano un’estensione limitata a cinque
note. Sono strumenti perfettamente utilizzabili, ma non possiedono rifiniture tecniche necessarie per
eseguire una musica elaborata.
Possiamo ritrovare sue ruoli principali dell’aulo nella cultura spartana:
Il primo nell’ambito dei rituali solenni.
• Il secondo in esibizioni di danza comica.
•
La musica per aulo nel settimo secolo, diversamente da quella per voce e kithara, non raggiunse un livello
di complessità tale da permettere che le doti dei suoi esecutori venissero prese sul serio in occasioni
competitive.
Testimonianza di Alcmane.
In un passo significativo di uno scrittore del secondo o terzo secolo d.C. attribuisce ad Alcmane
l’affermazione che l’aulos era suonato dalla più importante divinità musicale, Apollo. Il poeta assegnava
uno status elevato allo strumento, questo afferma un riflesso del prestigio raggiunto dall’aulo nella società
di Alcmane. Maky 2010 Ricerche sulla musica greca e romana
Tuttavia quest’affermazione non è del tutto attendibile, in quanto è stata estrapolata da un contesto
polemico su come Apollo sia la divinità responsabile dell’invenzione delle musica di qualsiasi genere.
2. LA MUSICA D’ OLIMPO
I Greci dell’età classica associavano ad Olimpo la musica per auli. Le composizioni attribuite ad Olimpo
risalgono almeno al settimo secolo, il De musica offre informazioni a proposito. I passi più importanti del De
Musica sono basati sull’autorità di Aristosseno.
Primo passo – Tradizione Auletica
Il primo passo conferma l’ipotesi, che l’aulo giocasse una parte importante in cerimonie solenni e religiose.
Esso descrive il sistema di note utilizzato fin da tempi molto antichi, lo spondeion. Questo termine si
riferisce alle melodie eseguite in occasione dell’offerta di libagioni (spondai) in onore degli dei.
La scala su cui sono basate le melodie contiene appena quattro note in ordine discendente, la si fa mi. Esse
comprendono l’ambito di una quinta giusta. Con le seguenti caratteristiche:
L’intervallo tra la nota più acuta e quella successiva in senso discendente è di un tono intero
• L’intervallo tra le due note più gravi è di un semitono.
• Tra la seconda e la terza nota (la-‐fa) vi è un intervallo di terza maggiore, quindi due toni interi.
• Sopra questa serie di note è aggiunta una nota di un quarto di tono più acuta. Si pensa venisse
• usata come nota di passaggio.
In questa scala sono quindi presenti appena cinque note, quattro delle quali formano la struttura di base.
La caratteristica responsabile delle qualità di questa musica è l’intervallo di terza maggiore tra il la e il fa.
Questa caratteristica è tipica dello stile di Olimpo, Aristosseno riferisce infatti che egli era colpito dalla
bellezza che la melodia assumeva discendendo al
fa partendo dal la o talvolta dal si. Da ciò si può anche
desumere che fossero frequenti i movimenti discendenti soprattutto verso la nota
fa.
Con queste testimonianze si afferma l’esistenza
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