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Le fonti e i rapporti diversi tra set di fonti

Lezione 02 - 05/10/18

Il nonno della disciplina è Giuseppe Micali (1768-1844), figlio di un commerciante che segue le orme del padre, si intratteneva con i personaggi del Grandd’antiquariato Tour, lui stesso viaggiò in Europa - in senso opposto - per trovare clienti: è un’Italia prima dell'intellettuale europeo. Quando torna scrive un libro in cui descrive dominio romano (1810): questa prima edizione cerca di legare la fonte storica antica a quella archeologica rimasta. Dopodiché fa un salto di qualità: insieme all’opera conscritta pubblica un atlante (1833) che si basa quasi interamente su manufatti etruschi che poteva reperire nella sua zona; importante è la sua idea di realizzazione grafica: cultura materiale ai fini della ricostruzione storica dell’Italia preromana. La sua seconda opera si chiama Storia degli antichi popoli italiani, poiché questo è ormai il suo intento: a lui si deve l’idea di una suddivisione etnica dell’Italia preromana che solo dopo un secolo venne ripresa, in quanto allora la lente d’ingrandimento si spostò sull’unificazione nazionale.

Tra le personalità più importanti del momento spicca anche Adolfo Cozza (1848-1910), ingegnere di Orvieto e uno dei principali collaboratori di Felice Barnabei (1842-1922). Cozza, avente problemi economici, pensò bene di sfruttare la nuova realtà italiana e, con Barnabei, fa un censimento complessivo di tutti i resti archeologici fino al 1870 ca.; Gian Francesco Gamurrini e Angiolo Pasqui disegnarono ciò che trovarono: ne venne fuori una documentazione di altissimo livello, seppur non fatta da archeologi di formazione (tutto era allora pervaso dal Positivismo). Arrivati a Civita Castellana, presero parte agli scavi e il loro progetto naufragò; le loro ricerche confluirono nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (prima Museo Falisco), si mise lì dentro tutto ciò di non romano. Roma e tutte le altre città che aspiravano ad essere capitali d’Italia si contesero i ritrovamenti per usare la miglior collezione archeologica come giustificazione del proprio ruolo guida, ruolo, quindi, politico.

Nel 1926 Wilamowitz ricorda Micali: noi seguiamo sempre ancora gli annali di Livio, ma la storia d’Italia ha però un contenuto più ricco. Ciò viene capito da Massimo Pallottino (1909-1995), insegnante di Etruscologia ed antichità italiche (prima Etruscologia e archeologia italica) e fondatore della disciplina nel 1945, l’Istituto dopo la fine del fascismo a Roma; sussiste la dicotomia con Firenze: Nazionale degli Studi Etruschi ed Italici - prima Comitato - pubblica un periodico dalla docenza di Pallottino che tutela anche tutta l’Italia preromana (dal n. di pubblicazioni: 229 sugli Etruschi e 52 sulle altre culture italiche, non solo per scarsità di documentazione ma anche per scarso numero di studiosi).

Pallottino aveva già in mente il superamento del divario tra Etruscologia e civiltà preromane per poi arrivare all’opera del 1984: Storia della prima Italia, un libro di storia che, col passare del tempo, ha preso una virata eccessivamente archeologica: dà elenchi e non interpretazioni storiche.

Fonti

  • Fonte archeologica (diretta): da scavi, monumenti e territorio, se letto topograficamente. Si basa su:
    • Analisi regionale: a seconda della cartina scelta le cose variano, ad ogni territorio corrispondono categorie interpretative diverse:
      • Partizione amministrativa tra I secolo a.C. e I secolo d.C.: ambizione di fotografare tutta l’Italia preromana;
      • Partizione secondo le fonti in cui varia il numero di etnie rispetto alla realtà;
    • Insediamenti: trovare strategie per leggere i legami di forza tra i vari insediamenti; basandosi sulla geografia politica contemporanea, una data città, per poter sopravvivere, deve avere il controllo diretto di un dato settore territoriale. Ciò vale soprattutto per le città pre-industriali, in quanto commerci e sussistenza sono diversi dagli odierni. I poligoni di Thiessen sono delle costruzioni matematiche applicate alla geografia per capire qual è l’estensione di controllo territoriale (poligono di territorio) di un determinato insediamento; i poligoni devono essere però calibrati a seconda delle situazioni storiche: in Etruria, Civitavecchia e Civita Castellana inglobate in Veio, oggi ciò non funzionerebbe per realtà come Città del Vaticano o San Marino.
    • Cultura materiale: ci si fa rientrare, più o meno, tutto ciò che è fisico: che cosa si può chiedere ad un oggetto? Un oggetto può “parlare” ma ci sono dei limiti all’interpretazione (volatili, oche: viaggio nell’aldilà?): impasto d’argilla locale, modellato al tornio e smontabile;
      • Produzione: è fatto in pasta d’argilla;
      • Consumo: serve al consumo del vino, questo dato fornisce un’informazione: la classe sociale del proprietario è benestante perché le tazze presuppongono la possibilità di offrire un banchetto funebre;
      • Oggetto in sé: è un sostegno con coperchio con su un animale a doppia protome e una serie di tazzine attorno, è alto 1.60 cm ca.
  • Fonte epigrafica (diretta): legata alla lingua, nell’Italia centrale c’è una realtà linguistica tesserale, difficilmente catalogabile.
  • Fonti storiche e letterarie (indiretta): si tratta di fonti indirette.

Questione di dove e di quando - Lezione 03 - 09/10/18

Fonti

  • Fonti storiche (indirette): vi sono grossi filoni:
    • Tradizione geografica greca;
    • Tradizione storica greca coloniale: Gli Etruschi facevano sacrifici umani, non si sa, lo dice il nemico;
    • Tradizione annalistica romana: il momento in cui Roma porta avanti operazioni di conquista nei confronti dell’Italia preromana, 396 a.C.: presa di Veio, di durata decennale, secondo Livio - filo romano -. Gli Etruschi veneravano Giunone Regina su un tempio arroccato ma si sono dimenticati le imboccature dei tubi aperte, così i Romani invasero la piazza e inglobarono il culto della dea;
    • Tradizione antiquaria romana: tratta di usi, costumi e lessico;
    • Tradizione poetica: in età augustea Virgilio scrive l’Eneide, il quale non è un manuale di geografia antica, il suo intento è poetico, è una fonte da prendere con cautela.
  • Come definire le genti dell’Italia preromana?
    • Etné identità etnica: Persone che si riconoscono in un certo modo nel mondo antico. Secondo Smith:
    • Popoli identità etnica: mondo antico. Secondo Smith:
    • Culture identità culturale:
      • Nome = emblema (Saffini da fonti epigrafiche etrusche: elaborazione da parte del gruppo dominante, come sono i Romani a definire gli Etruschi);
      • Mito di origine comune (l’area sabina ha un mito di fondazione? Si vuole nobilitare? Allora ne sceglie uno greco);
      • Tradizioni e memorie condivise;
      • Uno o più elementi di cultura comune (rito funerario: ci si arriva dalla cultura materiale);
      • Una “patria”;
      • Una certa solidarietà, almeno tra le élite.

Quando? Non funziona per tutta l’Italia preromana: funziona per l’Etruria, per il Piceno, Pianura Padana ma non per Abruzzo e Lazio. (Orientalizzante: periodo in cui i contatti col bacino mediterraneo diventano così forti e diretti per uomini e manufatti che circolano così da creare un’osmosi culturale fortissima. Dal punto di vista archeologico c’è un repentino cambiamento di stili, decorazioni e tecniche. Per l’Italia preromana non è epocale ma utile allo studio).

Età classica

Come si crea una proposta cronologica?

  1. Su base storica: fondazione di Pitecusa nel 775 a.C. ca. e di Cuma nel 740 a.C. ca. dagli Eubei di Eretria e Calcide = fine dell’età del Ferro e inizio dell’Orientalizzante (in cronologia relativa); le colonie greche sono interessate all’area metallifera di Populonia;
  2. Su base archeologica: a Pontecagnano sono state ritrovate coppe a semicerchi penduli greche, mandate dalla madrepatria e commercializzate solo in seconda battuta. Dopo l’importazione questo manufatto viene acquisito e riprodotto tramite un fossile guida: se ci si accorge dell’imitazione la cronologia gira? No, perché l’artigiano deve avere il tempo di acquisire la tecnica e il manufatto deve compiere il suo tempo di utilizzo = periodo di adattabilità;
  3. Su base scientifica: tramite analisi al radiocarbonio e dendrocronologiche ma portano un problema, ovvero alzano la cronologia standard di 100-150 anni e toccano il periodo di colonizzazione greca che è l’unica certezza. Carandini afferma che maneggiamo tutti verità incerte ma è meglio rimanere con la prima cronologia.

L’Italia a due velocità: un modello teorico utile per leggere l’Italia preromana? - Lezione 04 - 12/10/18

Secondo Torelli l’Italia è divisa in due aree:

  1. Area tirrenica, cioè area urbana: a maggior velocità in quanto possiede due caratteristiche:
    • Forti aperture sul mare (solo Populonia è totalmente sulla costa);
    • Risorse metallifere: colline metallifere dei Monti della Meta e dei Monti della Tolfa – tra Cerveteri e Tarquinia i confini variano a seconda del controllo dei Monti conteso – dalle due e del distretto dell’isola d’Elba.
  2. Area interna, cioè area non urbana: a minor velocità poiché si articola in zone montuose di difficile penetrabilità anche oggi (Abruzzo) = sbarramento naturale oggettivo; mobilità garantita solo dai percorsi di transumanza (tratturi), sono stati ritrovati bronzetti votivi che ne attestano il passaggio. Presenti contatti fluviali con i porti delle regioni costiere, anche se poco estesi: maglia di fiumi a pettine, per la maggior parte navigabili fino all’Appennino.

Etruria

Articolata in 12 città organizzate in un’unità sovra locale: dodecapoli. Ha un setto urbano forte grazie alle risorse minerarie e per morfologia del territorio, caratterizzato da plateau. I plateaus sono molto ampi e le città vengono misurate tramite l’estensione di questi (anche se il setto urbano di Veio non può essere di 190 ha!), non si sa se fossero interamente occupati, le necropoli fungono da confini. Le città sono arroccate e non hanno bisogno di mura continue = capacità di difesa alta, non a caso vengono rioccupate nell’incastellamento medievale. Caso particolare è Roma che è una realtà dell’Italia preromana, un setto urbano in età arcaica molto dibattuto. La sua estensione si misura dai sette colli: 100 ha secondo le metropoli etrusche, non può essere più grande di quelle, o 420 ha se prese in considerazione le necropoli e la sua crescente potenza. Non vi sono comunque certezze, si sa soltanto che l’area tirrenica è urbana e il suo modello (in dodecapoli) è stato esportato dagli Etruschi sia nel Settentrione che nel Meridione, infatti si parla di due colonizzazioni etrusche:

  1. Nell’Età del Ferro, in Campania, riconoscibile dalle necropoli; gli Etruschi dell’interno fondano nell’area padana: Felsina (Bologna), Marzabotto, Adria, Mantova.
  2. In età arcaica/tardo arcaica, città padana: Felsina (Bologna), Marzabotto, Adria, Mantova.

Approccio protostorico

L’origine del fenomeno è riconoscibile già nell’Età del Bronzo finale, è indipendente dall’urbanizzazione greca. Approccio etruscologico: l’origine del fenomeno è riconoscibile dall’età arcaica e, molto probabilmente, Pitecusa e Cuma hanno fatto da modello. Tra le due posizioni vi è comunque uno scarto cronologico di 300 anni ca. ma entrambe parlano di un fenomeno ancora proto-urbano.

Urbanizzazione

Movimento che porta verso la creazione della città ed è percepibile da un dato momento, diverso è il concetto di urbanesimo: evoluzione della città in tempi successivi alla sua formazione; ma, anche in questo, vi sono due approcci differenti:

  • Rendeli: proto urbano = urbano, il processo è uno, non si ha né un “prima”, né un “dopo”. Egli è uno studioso italiano, predilige la cultura materiale perché ne ha in quantità ma non trascura l’aspetto teorico;
  • Sassatelli: va fatta distinzione tra i due termini per capire meglio il processo; egli è uno studioso internazionale che ha a disposizione meno cultura materiale e predilige l’aspetto teorico. Su questa scia, prima Harris e poi Weber stabiliscono diversi parametri per poter riconoscere una città:
    • Dimensioni (plateau);
    • Aumento della specializzazione dei lavori (da cultura materiale);
    • Differenziazione della ricchezza (dai corredi funebri);
    • Aspetti religiosi condivisi (è difficile definirli se non si inquadrano architettonicamente).

Secondo Weber una città è un insediamento organizzato:

  • Case disposte in modo fitto (dato a cui non si potrà arrivare mai, solo per Marzabotto nel V secolo a.C.);
  • Nella quale sono ospitate così tante persone che non vi è più conoscenza diretta (dato verificabile solo con uno scavo estensivo);
  • Economia caratterizzata da: specializzazione e divisione dei mestieri (tramite cultura materiale) e sostanziale assenza di economia di sussistenza dato l’incrementare del commercio = stratificazione sociale.

Mancanza di urbanizzazione

  • Formazione della touta: comunità (dalle fonti epigrafiche dirette), i componenti si identificano come parti di essa, la gestione è comunitaria;
  • Articolazione in pagi e vici: comunità pagano-vicaniche, ripartizione di tipo latino.

Quindi, le due aree che individua Torelli, vanno a diversa velocità dal punto di vista commerciale ed economico, hanno diversa qualità culturale che sta nella scelta o meno del modello urbano.

L’impatto della colonizzazione greca sull’Italia preromana (I) - Lezione 05 - 16/10/18

La colonizzazione greca ha avuto impatto anche su aree non coloniali.

Regio III: Lucani e Bruttii

I Lucani non esistevano prima dell’arrivo dei Greci, la regione era abitata da Coni ed Enotri, precedenti, quindi, al momento coloniale. Prima del XVIII secolo non ci sono fonti scritte a riguardo nemmeno di un momento pre-scrittura – ma soltanto due tradizioni:

  • Dionigi: si aggancia alla cronologia: Enotro era il capostipite insieme a Peucezio, figlio di Licaone, re degli Arcadi, vissuto 17 generazioni prima della guerra di Troia. Ha delle proprie categorie culturali e un modo di procedere per eroi fondatori, data Coni ed Enotri successivi di 17 generazioni alla guerra di Troia, evento di nessuna importanza per l’Italia preromana: gli Enotri sono connessi alla Grecia tramite il popolo degli Arcadi;
  • Servio/Varrone: non si aggancia alla cronologia: Enotro è il re dei Sabini, erano per lui popolazioni indigene, Sabini collegati ai Sanniti (i primi hanno generato i secondi) tramite il fenomeno del pansabinismo/pansannitismo. I Lucani, quindi, fanno parte dell’entità etnica sannitica, sono il fenomeno in ritardo di Enotri e Coni, dei quali non rimane la minima traccia.

Si sa che i Lucani in qualche modo attaccarono un contingente greco nel V secolo a.C., dopo la fondazione di Turii (444-443 a.C.): è il periodo in cui i popoli dell’interno si muovono verso le realtà urbane della costa a discapito delle città greche e delle loro risorse = primavera sacra/ver sacrum.

Ver sacrum: a causa della crescita demografica in aree di montagna si prende un gruppo di giovani di maggiore età e lo si fa allontanare sotto l’egida di una guida: secondo alcuni di un animale totemico: un lupo, un cinghiale, un picchio: un animale sacro secondo il meccanismo religioso arcaico; ciò è diverso dalla colonizzazione in quanto è un istituto e un’istituzione religiosa arcaica, la quale spiega il grande numero di etnonimi (Lucani, Campani).

La Lucania può essere suddivisa:

  • Grande Lucania (fino al 356 a.C.): riconosciuta dai Romani perché devono averci a che fare, comprendeva anche la Calabria fin quando, al tempo di Dionigi II di Siracusa, non si costituisce l’entità etnica dei Brettii;
  • Piccola Lucania (dal 356 a.C.): Lucani che fondano l’entità etnica dei Brettii. I Brettii (i rivoltosi), secondo Strabone, erano servi affrancatisi con violenza dai Lucani che si spostarono per formare la Piccola Lucania: non è ver sacrum, è un movimento politico all’interno della società.

Caso studio su fonte archeologica

Nella cultura materiale, secondo D’Agostino, non sembra esservi traccia di marcate differenze tra le aree: un’olla biansata con tentacoli del VIII secolo a.C., ritrovata in una necropoli di Santa Maria d’Anglona in Basilicata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Civiltà dell'Italia preromana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Biella Maria Cristina.
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