Civiltà dell'Anatolia preclassica
Territorio
L'Anatolia, o Turchia, è un territorio molto ampio, delimitato a sud dalla catena montuosa del Tauro, a sud-est da quella dell'Antitauro e a nord da quella del Pontico e dal Mar Nero. Si tratta quindi di un territorio montuoso, che però si affaccia sul Mediterraneo e sul Mar Nero. La comunicazione con i paesi esteri non è quindi facile perché bisogna passare attraverso i passi montani o a sud, sulle coste. I passi sono ad un'altezza di 1200 m sul livello del mare, il che rende difficoltoso il passaggio in quanto per sei mesi l'anno vi si può trovare la neve. Si tratta inoltre di un territorio fortemente vulcanico e sismico, il che permette un'elevata presenza di ossidiana, una pietra nera preziosa, molto liscia, e della consistenza del vetro.
Il monte più alto è l'Ararat, ma anche l'Egyes Dag. Tra queste montagne scorrono grandi fiumi: Tigri e Eufrate sorgono da qui. Il Tigri nasce da una piccola polla e per questo è sempre stato soggetto di culto e intorno alle pareti da cui nasce i sovrani han sempre lasciato iscrizioni in onore del fiume che ha dato vita al popolo. Si tratta di fiumi navigabili e molto importanti per le comunicazioni. Altro grande fiume di rilevanza è il Kizilirmak (i senza punto è vero a metà tra i e e), il cui nome significa "rosso" dal colore della sua acqua. Nasce in Anatolia centro settentrionale e scorre nel cuore del paese. Altro importante fiume è il Meandro nell'Anatolia occidentale. Tutte le comunicazioni avvenivano lungo i fiumi.
Ci sono poi due grandi laghi, quello di Van e il Lago Salato. Sulle sue sponde del primo sorge le capitale del regno di Urartu ed è un lago navigabile. Il secondo invece si presenta con una crosta di sale che si estende per centinaia di metri.
La capitale della Turchia è Ankara, che sorge sull'antica città Romanica di Ancira. Vi è un tempio detto di Augusto che vede incise su una parete le sue rex gestae. Fu scelta da Ataturk come nuova capitale nel 1900, nonostante avesse solo 5000 abitati e la vera capitale fosse Istanbul, quando l'impero ottomano, entrato nella 1WW, venne spaccato in due. Istanbul resta una città di fondamentale importanza, molto spaccata dal punto di vista sociale tra occidentalizzati e radicali islamici. Vede due importanti musei archeologici: quello classico, dove si trova il sarcofago di Alessandro, e quello orientale, che però conserva solo pochi reperti in quanto la Turchia non si è mai molto interessata del suo patrimonio archeologico, lasciando spazio agli altri paesi.
La struttura climatica dell'Anatolia permette la coltivazione degli ulivi e del pistacchio, due forti fonti di sostentamento, e anche di viti (in Mesopotamia era tipica la birra). Si tratta di frutti con un alto apporto calorico, utilizzabili anche in farmacia o, con la resina di pistacchio, per conservare gli alimenti. Il terabinto, estratto dal pistacchio fermava, inoltre, la fermentazione del vino, permettendo così di trasportarlo per lunghi tragitti senza che diventasse aceto. Si coltivano anche cedri al sud, importanti per la robustezza del legname da loro ottenuto, e querce, noccioli e castagni al centro.
Si tratta di una zona molto boschiva, quindi il legno era a portata di mano e veniva usato come importante risorsa. Per costruire si faceva una fondamenta di pietra e poi si metteva un’intelaiatura di legno, riempita di mattoni di argilla. Abbiamo un'agricoltura pluviale, che si affida alle frequenti piogge. Si coltivavano orzo e grano e legumi, albicocchi, meli, noccioli. Si allevavano bovini e ovini, ma anche il maiale a settentrione. Non si mangiava invece il cinghiale, in quanto, mentre il maiale si nutriva di orzo e cereali, esso mangiava di tutto. La transumanza è verticale: in estate le mandrie vengono portate in montagna e in inverno a valle.
Importante è la metallurgia, in quanto si trovano numerosi giacimenti di oro, argento e rame con arsenico. L’ossidiana è fondamentale perché è molto affilata e con essa si potevano creare lame, coltelli e oggetti di ogni tipo.
Preistoria e protostoria
Abbiamo una fase aceramica, in cui già le popolazioni conoscevano agricoltura, si coltivavano grano e orzo, e vivevano di caccia ad antilopi, cavalli e altri animali selvatici. Abbiamo qui le prime forme di protolinguaggio, in cui le figure unite raccontano storie.
Il primo sito che prendiamo in considerazione è Göbekli Tepe (tel per la Mesopotamia = collina) che è un importante sito archeologico. Si trova in Turchia sud-orientale, sulla catena dell’Antitauro ad un’altezza di 800 metri, e fu scavato negli anni 2000 da una missione archeologica tedesca. La datazione di questo è del 9000/8000 a.C., in una fase remota della preistoria. Si tratta di un’area circolare circondata da una specie di recinto con una doppia cinta muraria, e all'interno la distribuzione di grandi monoliti a forma di T, alti dall’1 ai 5 metri, scolpiti con facce di animali. Vediamo felini, volpi, buoi, uccelli acquatici, scorpioni... È una delle manifestazioni più antiche di rappresentazione del mondo in maniera così complessa. Questa può essere una specie di sintassi comunicativa. La rappresentazione degli animali potrebbe avere sia funzione totemica, sia funzione di informazione riguardo certi tipi di animali, se pericolosi o altro, o funzione apotropaica, cioè di allontanare il male.
È stata avanzata l'ipotesi che la forma a T di questi monoliti sia tale perché vuole rappresentare una forma arcaica di uomo. La pietra con la quale sono costruiti questi monoliti proviene da una cava a 35 km di distanza e ciò testimonia quanto fosse avanzata la società, oltre all’utilizzo di almeno 300-500 persone, quindi si tratta probabilmente di un insieme di comunità, di coesione sociale e organizzazione comunitaria. Il fatto di aver posto questi monoliti all'interno di una doppia cinta muraria vuol dire circoscrivere un'area sacrale. Siamo di fronte a una o più comunità che presentano una forma di civilizzazione e unità.
Altro sito importante è quello di Catal Höyük, in Anatolia centrale. Siamo in una regione nella quale il rendimento agricolo è limitato e modesto, in quanto non ci sono corsi d’acqua, le piogge sono limitate e la zona è arida. È quindi strano trovare centri abitati. Il processo che portò alla formazione di questi centri abitati di 3000 abitanti può essere il bisogno di avere un centro comune dove festeggiare le feste e un modo per non sposarsi in famiglia. Abbiamo qui segni di frutta secca e prugne, cereali, grano e orzo, lenticchie e piselli, mandorle, pistacchi e fichi, di carne macellata di pecore e capre e bovini, ossa di cavalli, che quindi giravano in Anatolia (Anatolia e Iran prime regione dove i cavalli vengono allevati e usati come mezzo di trasporto), consumo di cervo e di animali zootonici, consumati in situazioni legate alle pratiche religiose.
Gran parte della produzione è litica, cioè fatta in pietra. In questa regione troviamo l'ossidiana e questa città doveva la sua ricchezza proprio alla sua presenza, esportazione e lavorazione. Sono stati trovati depositi di oggetti in ossidiana sotto i pavimenti delle case. Troviamo nel sito di Catal Höyük delle pitture murali all’interno delle case. Le pitture murali si trovavano nelle case e avevano valenze ritualistiche, venivano creati, poi coperti con tinte bianche e ridipinte di volta in volta. Raffiguravano scene di caccia in cui i grandi animali erano raffigurati in ocra e gli uomini in nero spesso disposti a circolo intorno all’animale. Si sperava così di attirare la benevolenza della natura e delle divinità.
Si trovano anche installazioni di crani di animali, soprattutto di toro, scarnificati e ricoperti di argilla, il che fa pensare a santuari privati. Il toro infatti era un animale selvatico, non facile da catturare e che dava una forte risorsa alimentare e le cui pelli erano significative. Era inoltre il simbolo del dio della tempesta, in quanto il suo muggito somiglia a rumore di un tuono. Toro e leone erano considerati gli antagonisti dell’uomo e i modelli a cui esso doveva aspirare.
Le case erano tutte ammassate le une contro le altre e il passaggio da una casa all'altra avveniva sui tetti, che erano piatti, e si entrava in casa tramite una scala che scendeva da un'apertura sul tetto. Non vi era quindi un impianto urbanistico. Queste case erano dei monolocali e anche il tetto veniva utilizzato per vivere. Sfruttati erano poi i cortili, in cui si svolgeva la maggior parte della vita quotidiana, si cucinava, si tenevano provviste e animali domestici. Le sepolture avvenivano sotto il pavimento della casa, per far sì che il defunto continuasse a proteggere la famiglia, e le case venivano ricreate ogni 50/60 anni, a causa del deterioramento dei materiali, sulle stesse planimetrie e nello stesso luogo, in modo da restare nella casa degli antenati. Non tutti i defunti però ottenevano tale sorte, solo i personaggi di rango, con una media di inumazioni per casa di 4 defunti.
La ceramica appare intorno al 7000 a.C., composta di argilla, più o meno depurata, cotta in un forno a temperature elevate. L’artigiano la modella a mano prima di cuocerla, grazie ad un torchio lento che fa girare piano con la mano dando la forma al recipiente. Nelle fasi più arcaiche ogni nucleo famigliare fabbricava la propria ceramica.
La ceramica veniva utilizzata anche per statuette. La più famosa è una datata 6500 a.C. trovata ad Ancara, che rappresenta una donna obesa che sta su un trono appoggiando le braccia a due grandi felini, raffigurata nell'atto di partorire un bambino che le esce dal ventre. Si tratta della dea madre, dea della fertilità. È significativo che in un’epoca così remota ci fosse la volontà di dare una forma iconica ad una divinità. Essendo questa una regione in cui l’agricoltura ha avuto uno sviluppo molto antico e che deve proprio ad essa e quindi alla fertilità della terra, la sua fortuna, è naturale individuare la divinità in una forma femminile, in quanto è la donna che biologicamente determina la continuazione della vita.
Arslantepe/Malatya
Si tratta di un sito importantissimo che vive ancora ora come città di Malatya. Tra il XII e il VIII secolo è centro della vita della civiltà neo-ittita. Il suo nome significa "collina dei leoni" (arsla=collina, tebe=collina), in quanto una delle porte monumentali della sua cinta muraria è decorata con due statue di grandi leoni. Si trova ai piedi della catena dell’Antitauro e si estende per quattro ettari, formando una collinetta alta 30 m formata da rovine le une sulle altre.
- Arslantepe VIII —> Obaid finale (4300-3900)
- Arslantepe VII —> Antico e medio Uruk (3900-3400)
In questa fase troviamo una struttura religiosa a schema tripartito, che è una tradizione tipica mesopotamica. Gli edifici monumentali sono costruiti sulla somma del sito, ben visibili. Inizia qui la differenziazione sociale, la creazione quindi di una élite che gestisce l’economia della popolazione. Abbiamo poi una sperimentazione che permette la nascita di nuove tecnologie, come il tornio veloce impiegato per la ceramica. In questo modo questa passa da una produzione famigliare a un’organizzazione del lavoro all’interno di laboratori ceramici. Sono state trovate grandi quantità di ciotole a bordo tagliato che servivano per fabbricare numerosi contenitori di svariate grandezze utilizzati per distribuire alimenti tra i commensali, in dimensione differente in base alla persona a cui era destinato. Trovate anche pitture a secco su murature ben visibili.
- Arslantepe VI A —> Tardo Uruk (3400-3000)
Da qui risalgono una serie di edifici monumentali e una prima forma di tessuto urbano interno. Alcuni di questi ambienti avevano funzione di magazzino o di amministrazione. Le famiglie vivono in case ammassate o fattorie nella campagna circostante. Probabilmente la civiltà non aveva ancora raggiunto uno sviluppo omogeneo, non esisteva ancora un gruppo di persone attive nelle attività collettive. Inoltre in Anatolia orientale l’economia si regge su un’economia pastorale che prevede una certa mobilità. Ritrovate cretule di argilla sigillate e ciotole a bordo tagliato. È inoltre un centro di produzione metallurgica, con un forte accumulo di armi.
- Arslantepe VI B —> Jemdet Nasr e Protodinastico I (3000-2750)
L’impianto urbanistico è fortemente cambiato, non si hanno più le strutture monumentali e l’impianto urbano. Vi è però la costruzione di un muro fortificato, segno della necessità di proteggersi da eventuali attacchi. Occupazione di genti caucasiche, dovute alla ceramica nera lucida. A questo periodo risale anche la tomba reale. Si tratta di una fossa rettangolare con le pareti lastricate con blocchi di pietra e all’interno inumazione di un uomo tra i 35 e i 40 anni, con un corredo composto da armi, e ceramica caucasica. Con lui uccisi tre donne e due giovani.
Troia/Hissarlink Hoyuk
Non si è certi essere questo il sito della Troia omerica, si tratta della città di Hossarlik Hoyuk. La sua posizione è in Anatolia nord occidentale ed è strategica data la vicinanza al mare (2/3 km) e la posizione di controllo del passaggio tra mar Nero e mar Rosso. Il golfo era un porto, molto chiuso e ben protetto. In questo modo si avevano grandi capacità commerciali e la possibilità di arrivo di materiale proveniente anche da lontano. Importante la posizione anche a livello alimentare, in quanto i tonni, con elevato apporto proteico, migravano verso il mar Nero in primavera.
Lo scopritore di questa città fu Heinrich Schliemann. Egli era un uomo polacco nato da una famiglia povera e non in grado di permettergli gli studi. Studiò da autodidatta ed imparò diverse lingue. Lavorò in una impresa di import-export che gli permise di mettere via abbastanza soldi da poter mettersi in società col suo ex datore di lavoro, a San Pietroburgo. Qui egli si sposa. Nonostante il crollo dell’oro e dell’economia riesce a mettere insieme il suo patrimonio e parte col fratello per la California alla corsa all’oro. Morto il fratello però dovette tornare a casa in quanto unico erede della società. Tornato in Russia era un uomo molto ricco e iniziò a viaggiare. Andò a vivere a Parigi, dove si iscrisse alla Sorbona e iniziò a studiare, innamorandosi della cultura greca grazie alla lettura dell’Iliade. Intraprese quindi un viaggio verso il mondo classico, abbandonando la moglie e sposando una donna greca.
Negli stessi anni il console inglese aveva comprato 2/3 della collina di Hossarlik Hoyuk per farci uno scavo, ma serviva un altro investitore, che trovò in Schliemann. Iniziarono quindi gli scavi, dal 1871 al 1890, che poi si interruppero con la sua morte. Venne ripreso il sito da una università americana. Troia vive per 2000 anni e le sue fasi sono 9:
- I --> 2900-2500
- VII --> 1200-1000
- Periodo di abbandono
- VIII --> 700-100 a.C.
- IX --> 100 a.C.-600 d.C.
La città continua a vivere poi come un piccolo villaggio in età bizantina. La Turchia è un territorio sismico e a causa di due terremoti, in Troia VI e tra VII A e VII B, vi furono danni alle strutture.
Abbiamo qui trovato un importante tesoro, chiamato tesoro di Priamo, risalente a Troia II. Si trovava in una buca sotto terra alla base della cinta muraria, per tale motivo si pensa fosse stato nascosto per non essere rubato, se non sepolto come offerta al dio per favorire la costruzione. Di questo tesoro sono state perse le tracce durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i Russi lo portarono in patria. Venne poi trovato ad una fiera e ora si trova esposto al Museo di Pergamo.
Alaca Hoyuk
Si trova a nord dalla capitale Hattusa e si pensa fosse un luogo di sepoltura dei personaggi importanti. La popolazione aveva una gerarchia e vi erano già della città stato, da qui la necessità di una necropoli. In questo sito sono state trovate numerose tombe risalenti al III millennio. Si tratta di fosse rettangolari con copertura lignea, accostate le une alle altre. All’interno il defunto era circondato da un corredo funebre formato da oggetti di metallo ed armi. Trovati molti oggetti con doppia immanicatura e adatti ad essere inseriti su un bastone e sempre...