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Il cinema come complesso significante

Il cinema viene considerato come un complesso significante in cui linguaggio, istituzione e tecniche si articolano in un modo che va sottoposto a discussione, anche allo scopo di cogliere le connessioni del cinema con la cultura e con la storia, in cui consiste, secondo Aumont, la “modernità” della settima arte.

La questione del moderno

La storia del cinema appare fin dall’inizio implicata nella questione della modernità a saldare la nuova arte con il Novecento e l’innovazione globale che porta con sé. Aumont si interroga sulle connessioni con gli altri linguaggi e con la storia sociale, economica e politica dell’Occidente. La questione del moderno non è una questione proprio moderna, tanto che per i critici d’arte contemporanea la modernità è finita. Di recente si fa di tutto per sbarazzarsi della nozione di moderno.

Moderno per un’epoca è stata la parola d’ordine che permetteva all’attuale, al recente di essere qualificato diversamente da contemporaneo. Fino a che è durata la modernità storica, era moderno ciò che era contemporaneo e il contemporaneo aspirava ad essere veramente moderno, ad identificarsi con una specie di ideale. Da 25 anni l’arte contemporanea non è più moderna e il suo senso è labile e incerto. Gli ambiti artistici, come anche danza e musica, disorientano l’intenditore, privato di punti di riferimento dalla fine della modernità.

Nei musei d’arte contemporanea ci si vede offrire cose che poco hanno a che fare con ciò che si accettava come opera. Il cinema è nato al di fuori dell’arte, come medium di esplorazione, curiosità scientifica e divertimento popolare. Quasi subito fu rivendicato come arte e medium di creazione. Se si vuole prendere il cinema sul serio è necessario domandarsi perché sia apparso come moderno e costitutivo della modernità stessa. Cahiers du cinéma: rivista cinematografica francese più prestigiosa reinventò le basi della critica cinematografica. Aumont contro Revault per il fatto che non potessero definirsi 40 anni di cinema come classici/moderni. Come ogni religione anche questa affascina (Rivette, Deleuze, Godard).

Dal cinematografo al cinema

Cominciamo dall’inizio, dal cinematografo, che non è ancora cinema, ma è l’invenzione che più gli somiglia. Gli si rimproveravano due cose: mancanza di spessore spirituale e culturale e il furto di emozioni vere. Alla prima critica risponde dimostrando di poter divenire il veicolo privilegiato della finezza drammatica e poi dimostrando, come detto da Pascal, che essa appare solo agli occhi dei semi-abili. Per quanto riguarda la seconda, essa non è nuova, nasce e resiste con lo sviluppo del cinema.

Il cinema ci impedisce di vivere durante e dopo la proiezione, poiché ci fa troppo vivere per procura. Prima della Grande Guerra questi argomenti sembravano inattaccabili. Una stupidaggine, ma pericolosa, perché aveva il potere di cambiare l’anima e sottrarla: ciò è il minimo per giustificare l’insistenza a riconoscervi un’arte. Non è riconosciuto fenomeno moderno forse per l’ambiguità di idea moderna del 20° secolo. Il cinema è innegabilmente un’invenzione nuovissima, il cinematografo appartiene al secolo che volge al termine. In realtà il cinematografo era moderno, ma non lo si sapeva poiché la modernità era nelle mani dei sapienti o degli artisti.

Per i primi traviava la scienza, gli altri erano troppo impegnati nel calcolo della propria dispersione imminente per percepire la congiunzione tra la loro arte e quella tecnica. Dal cinematografo al cinema si realizza il passaggio da tecnica ad arte moderna. Il cinema si libera così del suo carattere superficiale di attrazione da fiera, della dipendenza dall’ideologia simbolista e della sua pericolosità.

Quanto al simbolismo, notevole è la sua influenza sul cinema muto che si estende fino ai film sonori di cineasti nati poco prima del 900 come Hitchcock. Si credeva che l’immagine fosse come l’invenzione di un nuovo linguaggio. Nel cinema però non si va lontano perché si trascura la sensazione. La vera modernità del cinema degli anni 20 e 30 è quella della velocità (automobile, elettricità), inseguita anche da Clair ed Epstein. Con il movimento e la fotogenia che ne è il concetto, il cinema diviene moderno e artistico.

L’arte moderna eguaglierà il movimento della civiltà moderna, l’ideale del progresso indefinito: il progresso tecnico rende superate le macchine mediante altre migliori, mentre quello artistico moderno rende superate le opere tramite altre differenti. Per il cinema l’equivoco della fotogenia segnala che esso appartiene alla modernità del dopoguerra se quest’ultima è coscienza della storia e stupore del comfort moderno. È negli anni 10 e 20 che il cinema prende forma ricercando in vari modi i propri mezzi d’espressione.

Gli anni dal futurismo al surrealismo vedono svilupparsi le avanguardie storiche. Quelle cinematografiche come le ideologiche (Vertov) o le scenografiche (Watson), sono il sintomo massiccio dell’adattamento alle condizioni della modernità. L’avanguardia è sempre tra politica ed estetica anche per il cinema. La concezione militare è la più rara perché senza appoggi politici imponenti è difficile anche da concepire. Solo Vertov ha i mezzi: costruisce con sistematicità l’idea di un cine-deciframento comunista del mondo, domina l’utopia. Il suo unico film sopravvissuto, L’uomo con la macchina da presa, è un manifesto di cinema, ma criptico. Il giudizio sulle avanguardie di anni 20 e 30 è stato a lungo negativo sia per la cecità che queste avevano nei propri confronti, che per la pretesa di rivolgersi ad intenditori.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cinema e fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Cervini Alessia.
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