LA CULTURA TRADIZIONALE AFRICANA :
IL CINEMA AFRICANO DALLE PAROLE ALLE
IMMAGINI
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INDICE
INTRODUZIONE................................................................................................................................ 3
1. Dalle Parole alle immagini: dal Griot al cineasta............................................................................ 4
1.1 L’Importanza Sociale del Griot e del
Cineasta…………………………………………………………………………………………5
1.2 La Figura del Griot raccontata attraverso le
immagini…………………………………………………………………………….7
CONCLUSIONI………………………………………………………………………………………………
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BIBLIOGRAFIA………………………………………………………………………………………………
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FILMOGRAFIA…………………………………………………………………………………………………
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INTRODUZIONE
Il cinema in Africa arriva quasi contemporaneamente alla sua invenzione, portato da occidentali che
si recano a sperimentare le nuove tecniche di ripresa e proiezione anche nel continente africano.
Il cinema africano, invece, nasce molto tempo dopo, negli anni sessanta, quando i paesi africani
cominciano a conquistare l’indipendenza dalle potenze europee e, quindi, ad avere la possibilità di
essere i veri artefici di un proprio processo di sviluppo culturale.
La settima arte, diventa presto un ottimo strumento di emancipazione socio-culturale e di
rivendicazione di un diritto d’espressione per la promozione di un Africa vista dagli africani.
Gli intellettuali colgono da subito la capacità comunicativa del nuovo mezzo e non esitano a
cimentarvisi.
E così, è proprio il Senegal, tra tutti i paesi dell’ Africa Nera, il primo ad avere uan cinematografia
indipendente.
Dopo varie produzioni documentarie, che non mancano del resto anche in altri paesi africani, è in
questo paese che viene realizzato, il primo film di finzione diretto da un regista africano:
Borom Sarret ( IL Carrettiere,1963), di Ousmane Sembéne, già dal titolo, una fusione di Wolof e
francese, si pone l’accento su una questione spinosa, che è quella relativa alla presenza del francese,
lingua ufficiale, accanto al Wolof, lingua nazionale.
L’Opera che influenzerà molto la Nouvelle Vague in Francia, segna da questo momento in poi la
nascita del cinema dell’ Africa e per l’ Africa a livello globale.
Inoltre il film passò alla storia come la prima opera cinematografica africana, vista da un pubblico
pagante di spettatori di tutto il mondo, partecipa al Festival Internazionale di Tours del 1963.
Dal primo film di Ousmane Sembéne il cinema senegalese ne ha fatta di strada, attraversando i temi
“classici” di questa cinematografia che confluiscono in due generi diversi che sono: i film “Di
Villaggio” e quelli di “Critica Sociale”.
I primi, sono e furono spesso un trampolino di lancio per molti registi senegalesi, principalmente
dopo l’ottenimento dell’indipendenza politica .
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Questi film rappresentano la realtà rurale dalla quale proviene la maggior parte dei registi
senegalesi.
La macchina da presa segue i piccolo eventi, ma sceglie ovviamente, di dare rilievo a dei momenti
significativi della vita del villaggio.
G.Gariazzo, Breve storia del Cinema Africano, Lindau, P 89
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Inoltre si presentano come film dal ritmo lento e cadenzato, le azioni sono dilatate, in cui il tempo
sembra essersi fermato. Mente, i film di critica sociale sono documenti di denuncia e indignazione,
nella quale si ravvisa un evidente scopo didattico, si evidenziano e si pongono sotto accusa i mali e
le storture del sistema africano, che spesso scimmiotta il mondo Occidentale.
CAPITOLO I
DALLE PAROLE ALLE IMMAGINI: DAL GRIOT AL REGISTA
Nella cultura di alcuni popoli dell’Africa Occidentale, il Griot rappresenta la “biblioteca vivente”
della società, oltre ad essere un poeta e cantore che ha il compito di conservare la tradizione orale
degli antenati, in alcuni contesti storici pre-coloniali, ha avuto anche il ruolo di interprete ed
ambasciatore.
Questa figura ha ancora una propria funzione nelle comunità dei paesi dell’Africa Occidentale Sub-
Sah