Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La è una tecnica che consente di < le retrazioni cicatriziali e di modificare

Plastica a Zeta

l’orientamento di una cicatrice. Per cui viene utilizzata in caso di cicatrici retraenti caratterizzate

dalla formazione di briglie cicatriziali, come quelle che si formano a livello dell’ascella o del dito

impedendone i loro movimenti naturali.

In pratica si disegna sulla cute una ZETA con asse corrispondente alla briglia cicatriziale e

attraverso alcune incisioni si ottengono 2 lembi cutanei triangolari con allungamento della briglia

cicatriziale, dovuto ad un > della diagonale retrazionale e ad una < della diagonale trasversale.

L’ampiezza dell’angolo deve essere di 60° in modo da ottenere un > delle dimensioni della

diagonale retrazionale e una giusta quantità di sangue che giunge al lembo per farlo sopravvivere.

a zeta consente di modificare l’orientamento del braccio comune della cicatrice,

Inoltre, la plastica

utile quando la cicatrice è perpendicolare alle linee di espressione o ai solchi (naso-genieno,

l’orientamento della

sopraciliare, periorbitale). Per cui la plastica a zeta consente di modificare

cicatrice facendola cadere al massimo nelle linee di espressione o nei solchi, in modo da

nasconderla e migliorare l’estetica del pz, oppure è utile in caso di cicatrice al labbro inferiore,

disposta ventralmente, per annullare l’effetto retraente e favorire i movimenti naturali del labbro.

Lembi

Lembo trasferimento di tessuto senza distaccarlo dalla zona donatrice

Il è un , ma lasciandolo

peduncolo essendo vascolarizzato consente al lembo di sopravvivere

attaccato mediante un che, , .

I lembi sono usati:

− quando la vascolarizzazione della zona ricevente è scarsa, in caso di ferite profonde con perdita di

sostanza e strutture cartilaginee e ossee scoperte.

− quando l’area ricevente svolge delle importanti funzioni articolari.

− una certa quantità di tessuto morbido all’area ricevente.

per garantire

− in caso di lesioni del viso con perdita di sostanza per motivi estetici.

I lembi possono essere classificati in base alla composizione, vascolarizzazione e in base al

rapporto tra sede di origine del lembo e zona ricevente.

In base alla composizione abbiamo:

 lembo cutaneo: costituito da epidermide, derma e sottocute.

 lembo fascio-cutaneo: costituito da cute e fascia muscolare.

 lembo miocutaneo: costituito dal muscolo sottostante.

 lembo ostio-miocutaneo: costituito anche dalle porzioni ossee.

In base alla vascolarizzazione abbiamo:

 lembi cutanei a circolazione random: sono ricavati dalle zone cutanee meno vascolarizzate,

come il tronco e gli arti inferiori, hanno una forma quadrangolare con rapporto tra lunghezza del

peduncolo e del lembo 1:1.

 lembi cutanei a circolazione assiale: sono ricavati dalle zone cutanee più vascolarizzate, come il

viso e il collo, con rapporto tra lunghezza del peduncolo e del lembo di 1:3 o 1:5, in cui nonostante

le dimensioni ridotte, il peduncolo è riccamente vascolarizzato e riesce a sopravvivere, con

attecchimento attivo grazie alle anastomosi che si verificano tra i vasi del lembo e della zona

ricevente.

Tra i lembi a circolazione assiale abbiamo:

− il lembo delto-pettorale (orizzontale) che si ricava dalla parete toracica anteriore fino al muscolo

deltoide che viene vascolarizzato dai rami intercostali e viene usato in caso di lesioni del viso con

perdita di sostanza tra la regione retroauricolare e sottomentoniera.

− vascolarizzato dal ramo circonflesso dell’arteria femorale, usato in caso di

il lembo inguinale

lesioni con perdita di sostanza a livello della mano.

− il lembo temporo-frontale vascolarizzato dai vasi temporali.

− il lembo sovraorbitario vascolarizzato dai vasi sovraorbitari, indicato in caso di carcinoma della

piramide del naso. 5

E’ preferibile utilizzare i lembi cutanei rispetto agli innesti perchè non causano problemi di

anche se l’attecchimento è più lento.

retrazione cicatriziale,

In base al rapporto tra sede di origine del lembo e zona ricevente abbiamo:

 la cute circostante all’area interessata non è necrotizzata, indicati in caso di

lembi di vicinanza:

lesioni con perdita di sostanza, neoformazioni a livello del viso, per chiudere un’area di necrosi in

caso di ustioni, con buoni risultati estetici.

 la cute circostante all’area interessata è necrotica, per cui occorre prelevare il

lembi a distanza:

lembo in sedi distanti dall’area da riparare, ad es. in caso di lesioni con perdita di sostanza dalla

superficie estensoria delle dita si ricava un lembo bipeduncolato dal braccio controlaterale e lo si

trapianta nell’area interessata, mentre la guarigione della zona donatrice viene garantita mediante un

innesto cutaneo (lembo a distanza cross-leg). USTIONI

Ustione lesione cutanea ed eventualmente delle strutture sottostanti fattori

L’ è una causata da

termici, elettrici, chimici e radianti . Anatomo-Patologica

Classificazione delle ustioni

La è di tipo tenendo conto delle strutture

lesionate, sede interessata ed evoluzione della lesione, mentre non si parla più di ustioni di I, II, III e

IV grado, ma si fa una distinzione tra:

 interessa l’epidermide fino allo strato basale con comparsa di eritema ed

ustione superficiale:

ipertermia sulla superficie cutanea, che regrediscono spontaneamente nel giro di qualche giorno.

 distinta in superficiale quando interessa l’epidermide e derma superficiale o

ustione intermedia:

papillare, e profonda quando interessa l’epidermide, derma papillare e parte del derma reticolare,

con danno cutaneo, necrosi superficiale e comparsa di una bolla detta flittene, cioè una lesione di

natura vascolare con perdita di liquidi plasmatici che si accumulano tra il tessuto lesionato e quello

sano.

 necrosi del tessuto e comparsa di un’escara.

ustione profonda: interessa epidermide e derma con

Il grande ustionato può essere colpito da ustioni superficiali, intermedie e profonde in sedie diverse.

Le ustioni termiche possono essere di entità variabile a seconda della T°C e del tempo di

esposizione: se la T°C è < 70°C si hanno solo alterazioni funzionali, se è > 70°C si hanno

alterazioni morfo-funzionali.

Le ustioni elettriche possono essere da elettrocuzione quando il soggetto prende una scarica

elettrica < 300 Volt, e da folgorazione quando la scarica elettrica è > 300 Volt, determinando

lesioni notevoli alla cute, vasi, muscoli e organi vari.

Prognosi

La dipende da vari fattori:

età del pz

− : le ustioni si verificano in maniera diversa in adulti e bambini.

% di ustione totale

− (regola del 9): 18% torace e arti inferiori, 9% arti superiori, 3% viso e 1%

addome.

ustione profonda

− .

presenza di malattie concomitanti

− : diabete, cardiopatie...

sede dell’ustione

− : il volto necessita di una trattamento prioritario su altre sedi.

tempo che passa tra il momento in cui si è verificata l’ustione e il ricovero del pz con alto rischio

di shock entro 24-48 h .

Fasi dell’Ustione fase acuta o di shock fase tossinfettiva fase cronica o distrofica

Le sono: , , (rara).

shock ipovolemico anuria

La si verifica nelle prime 24-48 h con e da

Fase Acuta o di Shock ipotensione arteriosa < PVC > HCT fino al 50-60%

perdita della quota plasmatica del sangue, , , .

ripristinare l’equilibrio idro-elettrolitico

In questa fase bisogna .

e proteico del pz

La dura per tutto il periodo di ricovero del pz in ospedale, cioè fino a quando

Fase Tossinfettiva

non si ha la completa riparazione dei tessuti lesionati, specie in caso di ustioni profonde con

intervento di mediatori flogistici (PG e IL), riassorbimento di varie sostanze tossiche da parte

6

dell’organismo, specie a livello del parenchima renale e del cuore, con danno renale e < della

contrattilità miocardiaca.

Il tessuto necrotico viene aggredito sia dai batteri saprofiti che normalmente si trovano sulla

gravi setticemie infezioni nosocomiali

superficie cutanea, sia dai batteri patogeni, provocando e .

< dell’apporto

Inoltre, a causa della perdita di una certa quantità di tessuto cutaneo si ha anche una

energetico malassorbimento intestinale l’apporto di energia

e , per cui bisogna mediante

ripristinare

, evitando la fase catabolica con perdita delle masse muscolari

nutrizione per via parenterale

(cachessia) ad alto rischio di mortalità.

insufficienza renale ipovolemia deficit dell’apporto di sangue ai reni

L’ si deve all’ con fino

anuria

all’ .

Per determinare la quantità di liquidi da reinfondere al pz si usa la formula di Parcland, cioè:

(peso del pz × % di ustione) × 4

infondendo la prima metà nelle prime 8 h e l’altra metà nelle successive 16 h. l’

tampone cutaneo delle zone necrotiche biopsia dei tessuti più profondi emocoltura con

Il , la e

antibiogramma consentono di valutare la presenza di infezioni e di ricorrere ad una terapia

antibiotica adeguata, controllando anche i cateteri vescicali e venosi che rappresentano una facile

via di ingresso per i batteri.

La deve essere tempestiva:

Terapia del pz ustionato

 e (evitare ghiaccio e olio

togliere i vestiti bruciati raffreddare le parti interessate con acqua fresca

che possono aggravare la situazione).

 nelle ustioni da folgorazione spesso è necessaria la a causa

rianimazione cardio-respiratoria

dell’arresto cardiaco e alterazione della mucosa respiratoria.

 nella fase di shock ipovolemico si applica un e in

catetere vescicale venoso centrale o periferico

modo da monitorare le perdite e stabilire la quantità di liquidi da infondere al pz.

 .

profilassi antitetanica

 .

monitoraggio ematico

 , specie nelle ustioni più profonde.

medicazioni antibatteriche

 per favorire la riepitelizzazione.

chiudere la lesione mediante degli innesti per 2 settimane

Grazie alla tempestività dell’intervento e alle terapie il rischio di mortalità o di evoluzione verso la

fase cronica è notevolmente < negli ultimi anni.

Nei rari casi di fase cronica si , cioè

eliminano i detriti necrotici meccanicamente strofinando una

garza nell’area interessata , e (ammonio quaternario) o

chimicamente mediante tensioattivi pomate

(collagenasi). Segue la , e la

a base di enzimi litici terapia antisettica con battericidi e batteriostatici

per evitare le aderenze tra garza e tessuto,

medicazione occlusiva con garza vasellinata

facilitandone il distacco. si ricorre all’ (rimozione chirurgica dell’escara)

Nella fase tossinfettiva intervento di escarectomia

tra la 5^ e 7^ giornata, dopo aver ripristinato la volemia, per evitare il riassorbimento di sostanze

tossiche e le infezioni batteriche: l’ in caso di area necrotica ≤ 20%

può essere

escarectomia totale

(si asporta l’area necrotica e si copre con un innesto cutaneo prelevato da una zona sana), oppure

quando l’area necrotica è > 20% poichè il pz non presenta zone cutanee sane

parziale o a tappe

sufficienti per ricavare gli innesti, per cui si asporta l’escara a tappe in piccole porzioni del 15%,

rimpiazzandola con delle stesse dimensioni che svolgono una funzione di barriera

sostituti cutanei

sterile e di termoregolazione, e al termine della riepitelizzazione sono sostituiti con innesti cutanei

che attecchiscono in maniera definitiva.

autologhi

I sostituti cutanei possono essere sintetici, biosintetici e biologici (cute del cadavere). zona

In caso di ustioni intermedie si e si fa alla

deterge la lesione aderire il sostituto cutaneo

interessata verso la 2-3^ giornata dopo aver rimosso la bolla o flittene .

Avvenuta la completa guarigione si toglie il sostituto.

Nel caso di grandi ustioni, non essendoci cute sana per ricavare gli innesti, si possono usare le

colture cellulari che si ottengono in laboratorio in circa 3 settimane, dopo aver asportato un

frammento di cute sana dal pz facendo proliferare le cellule in laboratorio, anche se si ottiene uno

7

strato di cellule sottile che attecchisce al massimo fino al 60%, si deteriora facilmente e viene

aggredito dai batteri. Nel frattempo si esegue l’escarectomia parziale, ricoprendo la zona mediante

un sostituto cutaneo che sarà rimpiazzato dalle colture cellulari.

Per evitare il rigetto della cute di cadavere si può usare la cute allogenica prelevando un frammento

di cute materna. Labiopalatoschisi

Labiopalatoschisi malformazione delle strutture labiali e palatine mancata

La è una dovuta alla

fusione dei due emisomi tra la 1^ settimana e il 3° mese di vita intrauterina eziopatogenesi

, ad

sconosciuta Africa 1 nuovo caso ogni 1000 nati vivi

, si osserva soprattutto in con e viene distinta

in:

 labioschisi incompleta con fusione incompleta del labbro di lieve entità.

 labioschisi completa con mancata chiusura di tutto il labbro.

Si parla di labiognatoschisi in caso di interessamento delle labbra, palato e alveolo, labiognato-

urano-schisi in caso di interessamento del palato duro, labiognato-urano-stafilo-schisi in caso di

interessamento del palato molle, labiognato-urano-stafilo-ugulo-schisi in caso di interessamento

anche dell’ugola.

In caso di una semplice labioschisi il neonato avrà problemi nella suzione del latte, mentre in caso

di schisi palatine si ha la comunicazione tra cavità nasale e orale con conseguente passaggio del

latte nelle vie respiratorie e insorgenza di infezioni batteriche.

E’ necessaria la collaborazione tra chirurgo plastico, odontostomatologo, genetista, otorino,

neonatologo.

Nei primi giorni di vita la terapia è d’attesa usando delle per impedire la

placche ortodontiche

comunicazione tra la cavità orale e nasale, permettendo la suzione del latte, evitando il passaggio

nelle vie respiratorie.

Intorno al 3-6° mese di vita si , mentre il viene

ricostruisce il labbro e il palato molle palato duro

1 anno e mezzo di età, l’

ricostruito intorno al a 5-6 anni.

alveolo

La consente di riallineare la dentatura e correggere gli spostamenti in avanti e

terapia ortodontica

indietro delle mascelle. Verso i 2-3 anni si ricorre al per correggere la

trattamento logoterapeutico

fonazione.

In questo modo si ottengono degli ottimi risultati morfo-funzionali, garantendo la fonazione,

migliorando l’estetica del bambino.

allineamento dei mascellari, chiusura del morso,

Ipospadia

Ipospadia malformazione dei genitali esterni maschili mancata formazione

L’ è una dovuta alla

durante le prime settimane di vita dell’uretra sbocco uretrale in posizione anomala

con .

Clinico

Dal punto di vista si fa una distinzione tra varie forme:

 lo sbocco dell’uretra è a pochi mm dalla sua sede normale.

ipospadia granulare:

 lo sbocco dell’uretra è a livello del solco balanoprepuziale.

ipospadia balanica:

 dell’uretra si trova a livello del pene.

ipospadia peniena alta, media o bassa: lo sbocco

 ipospadia scrotale e perineale.

L’ipospadia può essere associata alla o all’incurvamento

stenosi del meato uretrale esterno del pene.

La stenosi del meato uretrale esterno si deve alla posizione anomala del meato stesso e al suo

restringimento (terapia d’urgenza).

L’incurvamento si deve ad un mancato sviluppo completo dell’uretra che viene sostituita

del pene

da un tessuto duro fibroso detto corda che tende ad andare incontro a retrazione cicatriziale

determinando l’incurvamento del pene, con problemi funzionali, sessuali, psichici, dolore, disturbi

urinari, difficoltà alla minzione, ristagno di urina nella vescica e infezioni (terapia d’urgenza). 8

La mancata formazione dell’uretra provoca una chiusura anticipata dei processi di sviluppo del pene

a livello della porzione ventrale, mentre a livello dorsale la cute è abbondante specie quella

usata per ricavare i lembi per ricostruire l’uretra.

prepuziale che può essere

Nelle forme più prossimali i bambini hanno problemi ad urinare in piedi e ciò influisce sullo

sviluppo psichico del bambino, per cui si cerca di intervenire prima dell’inizio della vita sociale del

bambino, cioè verso i 5 anni, mentre l’intervento è immediato in caso di stenosi del meato uretrale

esterno.

correzione dell’incurvamento del pene

La deve essere eseguita in un secondo momento (età scolare)

mediante , ricostruendo il canale uretrale mediante dei lembi cutanei

intervento di uretro-plastica

ricavati dal prepuzio, asportando il tessuto cicatriziale fibroso e duro.

Sindromi da Compressione Canalicolare dell’Arto Superiore

decorrono all’interno

Il nervo muscolo-cutaneo, nervo ulnare, nervo mediano e nervo radiale,

di canali osteo-fibrosi e legamentosi : in condizioni patologiche si può avere la loro compressione,

sindrome del tunnel carpale sindrome di Guiòn

come nella (nervo mediano) e la (nervo ulnare).

locali generali

Cause

Le possono essere o .

traumi compressivi fratture del carpo, polso, radio, ulna

Tra le cause locali abbiamo , con

ventri muscolari dell’eminenza tenar o muscoli flessori

calli esuberanti

formazione di , presenza di

delle dita soprannumerari e ipertrofici .

artrite reumatoide LES sclerodermia

abbiamo l’

Tra le cause generali , , ...

> della P all’interno del canale osteo-fibroso

Meccanismo Patogenetico

Il prevede un per un

aumento di volume del nervo, della guaina tendinea o del tendine presenza di un

, oppure per la

callo, muscolo o lipoma ad un certo punto crescono improvvisamente

che .

edema compromissione meccanica del nervo flogosi fibrosi ulteriore >

Per cui si ha con , e , con

della P intracanalicolare artrosi sclerosi retrazioni fibrose dei

, fino a favorire la comparsa di , ,

legamenti deposizione di sostanza amiloide a livello dei tendini, legamenti compressione

con e

del nervo mediano

.

Anatomo-Patologico

Dal punto di vista abbiamo 3 stadi:

impronta sul nervo mediano

 stadio I: lasciata dai tendini o dal legamento trasverso del carpo.

edema dilatazione del nervo a monte forma a clessidra

 stadio II: , con .

pseudo-neuroma prossimale

 stadio III: .

Clinico

Dal punto di vista il pz presenta sintomi e segni diversi a seconda dello stadio:

disestesia intermittente < della sensibilità pollice ed indice addormentati

 stadio I: , cioè con e

formicolii durante la notte

che si manifestano .

deficit motori o sensitivi compressione del nervo mediano

 stadio II: in seguito alla , con

atrofia dei muscoli dell’eminenza tenar prima lieve poi grave

conseguente , , .

paralisi progressiva e irreversibile dei muscoli intrinseci ed estrinseci della mano

 stadio III: per

interessamento dei nervi mediano e ulnare .

e l’

Esame obiettivo esame elettromiografico

Diagnosi

La si basa sull’ .

All’

Esame Obiettivo si eseguono alcuni test per la ricerca dei segni della malattia.

Il segno di Tinel è una scarica elettrica che si apprezza percuotendo con martelletto il punto in cui il

nervo è sofferente.

Il test del manicotto pneumatico consiste nel stringere il braccio con il bracciale dello

sfigmomanometro e gonfiare: in caso di sindrome del tunnel carpale si ha stasi venosa, edema a

valle e ischemia arteriosa.

per il nervo mediano consiste nell’effettuare una flessione forzata della mano con

Il test di Phalem

> della P, seguito da una sensazione di scarica elettrica intensa.

Il test di Framment per il nervo ulnare è utile per la diagnosi della sindrome di Guiòn: il pz ha

difficoltà ad addurre il pollice e cerca di compensare la situazione flettendo il pollice innervato dal

nervo mediano; il pz non riesce nemmeno a tenere un foglio di carta tra le dita. 9

L’ fornisce informazioni sull’energia di conduzione nervosa sensitiva e

esame elettromiografico

motoria, in modo da rilevare una < della velocità di conduzione sin dalle prime fasi; se l’esame

risulta negativo è necessario ripeterlo dopo alcune settimane.

Terapia

La con e è solo palliativa, mentre la

antiinfiammatori ortesi da riposo terapia chirurgica

è quella definitiva.

decompressiva

nervo è diventato un cordone fibroso resecarlo e sostituirlo innesto

Se il è possibile con un

nervoso ricavato dal nervo surale della gamba

.

Malattia di Dupytren

Malattia di Dupytren aponeurosi palmare o fascia palmare superficiale

colpisce l’

La che è una

robusta membrana fibrosa situata nel tessuto sottocutaneo, tra l’eminenza tenar e ipotenar, e nasce

come estroflessione del tendine gracile palmare.

dita del lato ulnare specie il 4° dito

La malattia colpisce le , , con ispessimento cordoniforme

palmare.

dell’aponeurosi

Cause

Le sono incerte, forse è una malattia di origine nervosa, traumatica, circolatoria, endocrina,

in soggetti predisposti geneticamente con anamnesi familiare + nel 70% dei casi.

E’ diffusa nel Nord Europa, associata ad un maggior consumo di alcol, carenze vitaminiche,

diabete...

E’ stato ipotizzato che la malattia sia dovuta ad un deficit della deposizione del tessuto connettivo

da parte dei fibroblasti, con formazione di noduli all’interno del palmo della mano.

Nella fase attiva si ha la trasformazione dei fibroblasti in miofibroblasti che si contraggono per la

presenza delle fibre actino-miosino simili, determinando la contrazione delle dita che il pz non

riesce a distendere.

Mettendo la mano del pz su un piano orizzontale possiamo avere risultati diversi a seconda dello

stadio:

− nello stadio I si forma un angolo di 45°.

− nello stadio II un angolo di 45-90°.

− nello stadio III un angolo di 90-135°.

− nello stadio IV un angolo > 135°.

Terapia

La è chirurgica, possibilmente intervenendo nelle fasi iniziali della malattia.

Microchirurgia

Reimpianto dell’Arto Superiore

Reimpianto dell’arto superiore chirurgia d’urgenza parte amputata deve

Il è una perchè la

essere reimpiantata e rivascolarizzata in tempi brevissimi .

Si fa una distinzione tra:

 microreimpianti: in caso di interessamento della mano fino al polso.

 macroreimpianti: in caso di interessamento delle parti prossimali al polso.

 amputazioni incomplete: la parte amputata resta collegata alla restante parte del corpo mediante

alcune porzioni cutanee, muscolari, tendinee, per cui si parla di rivascolarizzazione che consente la

sopravvivenza della parte interessata.

 amputazioni complete: si ha il distacco completo della parte amputata dalla restante parte del

corpo, per cui si parla di reimpianto, in cui si fa una distinzione tra le zone di amputazione:

zona I

− : polpastrelli e vene ramificate.

zona II

− : palmo della mano.

zona III

− : palmo della mano.

zona IV

− : palmo della mano.

zona V

− : pollice fino alla parte che precede il polso.

zona VI

− : polso. 10


PAGINE

15

PESO

693.46 KB

AUTORE

kalamaj

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - 6 anni)
SSD:
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kalamaj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Portincasa Aurelio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - 6 anni)

Chirurgia - chirurgia generale - Appunti
Appunto
Ginecologia e Ostetricia - Appunti
Appunto
Metodologia Epidemiologica ed Igiene - Corso completo
Appunto
Malattie Infettive
Appunto