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Iperparatiroidismo secondario e terziario

Iperparatiroidismo secondario

L’iperparatiroidismo secondario è la conseguenza di una risposta a una riduzione dell’assorbimento di calcio. Le ghiandole paratiroidee, nel tentativo di mantenere l’omeostasi, rispondono alla diminuzione della calcemia con una iperplasia diffusa delle cellule principali, cui consegue una iperincrezione di paratormone.

  • L’iperparatiroidismo si verifica nelle patologie da malassorbimento e in pazienti affetti da insufficienza renale cronica (IRC), complicando quasi costantemente il trattamento emodialitico. Il processo di assorbimento intestinale viene compromesso per l’incapacità da parte del parenchima renale danneggiato di trasformare il 25-idrossicalciferolo nel suo metabolita attivo, l’1,25-diidrossicolecalciferolo, indispensabile per l’assorbimento intestinale del calcio.
  • Questo meccanismo di compenso comporta una mobilizzazione del calcio a livello osseo e a livello renale, dove ne viene ridotta l’escrezione urinaria. Il quadro clinico conclamato è espresso dalla osteodistrofia renale.

Iperparatiroidismo secondario

  • Quando l’iperparatiroidismo insorge su insufficienza renale, si osserva un aumento della fosfatemia, osteomalacia e rachitismo. Le alterazioni scheletriche che ne derivano sono identiche a quelle osservate nell’iperparatiroidismo primario, ma sono spesso più gravi.
  • Molti pazienti affetti da iperparatiroidismo secondario vengono trattati in prima istanza con terapia medica. Mantenendo la concentrazione del calcio e dei fosfati nei limiti della norma e, se necessario, somministrando vitamina D durante l’emodialisi, è possibile ridurre notevolmente l’incidenza di complicanze a livello osseo.

Iperparatiroidismo terziario

  • L’iperplasia prolungata dell’iperparatiroidismo secondario può divenire autonoma, svincolandosi dai fisiologici meccanismi di feedback e sfociando in un quadro di iperparatiroidismo terziario.
  • Se la causa dell’iperparatiroidismo secondario viene corretta, in seguito a trapianto renale e la calcemia si normalizza, l’increzione di paratormone rimane abnormemente elevata. Le ghiandole paratiroidee rimangono definitivamente iperplastiche essendo divenute insensibili al feedback negativo esercitato dai livelli sierici di calcio in elevazione. In molti pazienti, dopo l’esecuzione di un trapianto renale ben funzionante, la calcemia rientra entro valori normali, ma è necessario aspettare almeno 6 mesi prima di considerare la necessità di un intervento chirurgico.
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Scienze mediche MED/33 Malattie apparato locomotore

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