Cesare Beccaria e la pena di morte
Giovedì 11 maggio 2017
Ragione e ironia nell'opera di Beccaria
Invoca il principio della ragione e della verità; ma è completamente ottimista sulla natura degli uomini come altri illuministi? No, vediamo delle frasi ironiche con cui non tratta troppo bene le masse perché ritiene che i popoli siano più composti da idioti che da persone che ragionano in modo critico. La maggior parte degli uomini secondo lui trovano sospetta la ragione e trovano efficace il linguaggio della paura; quindi si adeguano a fare quello che l’autorità propone.
Le masse e l'influenza delle emozioni
Oggi le masse non sono trascinate solo dall’autorità, ma anche dalle emozioni che possono essere pilotate tramite una opportuna comunicazione — se è capace di toccare le corde giuste non ha bisogno del terrore, e riesce a convincere le masse di qualsiasi cosa. Ma nell’epoca di Beccaria l’autorità agiva tramite la paura, la quale aveva la meglio sulla ragione.
I cittadini romani e la pena di morte
Nomina i cittadini romani come grandi nemici della pena di morte; questi se venivano condannati alla pena di morte venivano condannati alla decapitazione, metodo più veloce in assoluto. Durante l’epoca classica in realtà quando i cittadini venivano condannati a morte, si usava fare quello che è stato fatto per Socrate: gli si consentiva di scappare, quindi erano condannati a morte se rimanevano a Roma ma se scappavano sopravvivevano.
Questo metodo sopravvive anche nella storia, un esempio è Dante, che se fosse rimasto a Firenze sarebbe stato condannato a morte. L’esilio dunque è una commutazione della pena di morte, ma non ufficialmente. Nel caso dei romani invece c’era una procedura ad hoc che indicava di scappare per non essere uccisi; veniva usata nei secoli d’oro di Roma — Beccaria prende questo periodo come esempio.
Sensismo e l'importanza dell'abitudine
Appartiene a una corrente filosofica chiamata Sensismo — approfondisce gli aspetti legati alla sensibilità degli uomini, al rapporto tra sensi, esperienza e conoscenza. Ciò che rimane più a lungo nella mente dell’uomo è una cosa lunga e ripetuta. Così la pensa anche Pascal, quando dice che l’abitudine è una cosa fortissima per l’uomo, rimane anche quando ci si vuole liberare di essa — Beccaria lo chiama “l’impero dell’abitudine” — non è lo spettacolo della pena di morte a colpire le persone perché avviene una volta sola, ma ciò che colpisce è l’aspetto deterrente della pena, è lo stimolo continuo di sapere che quella persona rimarrà in carcere per tutta la vita. Non c’è niente di eroico nel restare in carcere; una persona...
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