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significative per la società.

L’apriori così formulato conduce ad un peculiare concetto di ‘oggettività

scientifica’. “L’unico modo in cui possiamo sforzarci di raggiungere una certa

‘oggettività’ è – a livello di analisi teoretica – quello di portare innanzitutto le

valutazioni in piena luce, di renderle consce, esplicite e precise e di lasciare che siano

esse a guidare l’impostazione della ricerca… ciò come condizione perché la ricerca

possa davvero aspirare ad essere ‘oggettiva’ – nell’unico senso che questo termine

può avere nelle scienze sociali” (1969, 1973 p.44).

4. Il percorso teorico dell’autore ha una stretta rispondenza con quello

epistemologico appena descritto.

Nel primo periodo (1927-1933) gli interessi teorici di Myrdal si collegano a

quelli della scuola di Stoccolma. Quest’ultima, pur basando la propria metodologia

sulla nozione tradizionale di equilibrio meccanico o fisico, mirava a creare un metodo

dinamico di analisi. L’interesse per i problemi dinamici, come sottolinea lo stesso

Myrdal, faceva riferimento ad una peculiare concezione epistemologica. Per quanto

gli esponenti di tale scuola si riferissero ad un ideale di teoria astratta intesa come un

cerchio logico chiuso e coerente, nutrivano allo stesso tempo la convinzione che

debba esserci un anello di congiunzione empirico, che le assunzioni teoriche devono

conciliarsi senza contraddizioni con le nostre concezioni della realtà.

Negli anni ‘20-’30 i diversi contributi della scuola svedese avevano in comune

l’interesse per il fenomeno economico concepito come un processo che si svolge nel

tempo. Essi intendevano così porre le basi per “un’analisi sequenziale… in cui le

7

variazioni sono riferite ad intervalli successivi di tempo” (Lundberg,1937 pp.46-47) .

L’approccio seguito prevedeva la suddivisione del processo economico in periodi

unitari di tempo e l’introduzione di legami nella successione dei periodi. In quegli

anni erano stati presi in considerazione soprattutto i legami di tipo meccanico. Date

certe relazioni tra le variabili in un dato momento, che rimangono immutate nel

tempo, si introducono dei ritardi temporali per esplicitare i nessi relativi ai processi di

aggiustamento e calcolare il valore delle variabili nelle posizioni intermedie tra

punti iniziali e terminali. Il sentiero di sviluppo dell’intero processo rimaneva

comunque specificato all’inizio, quando determinati valori erano attribuiti alle

variabili e ai parametri del sistema.

Myrdal si inserì in questo progetto analizzando però una diversa tipologia di

legami tra i periodi di tempo, le aspettative dei soggetti economici.

Sotto l’influenza dei lavori sull’incertezza di Gustav Cassel e Frank Knight

l’autore aveva già affrontato l’argomento nella tesi di dottorato del 1927, dove aveva

introdotto alcuni elementi originali nell’analisi tradizionale di equilibrio. Avendo

preso in considerazione le aspettative, egli aveva messo in rilievo alcuni problemi di

8

aggiustamento tra le diverse grandezze . La tematica delle aspettative, comunque, si

prestava ad essere ulteriormente sviluppata. Nel lavoro successivo sull’equilibrio

monetario, egli infatti affronterà una serie di problemi diversi da quelli di un semplice

aggiustamento meccanico tra le grandezze, primo tra tutti quello degli aggiustamenti

effettivi nel tempo in quanto legati alla valutazione soggettiva degli individui circa

gli andamenti futuri delle variabili. Date certe condizioni, queste valutazioni

7 Tale approccio si differenziava ovviamente da quello seguito dalle teorie di equilibrio economico

generale che determinano i valori delle variabili in maniera simultanea.

8 In questo lavoro l’autore ritiene che le aspettative dei soggetti economici (imprenditori) siano basate

sulla nozione di rischio obbiettivo dalla quale sono escluse le considerazioni di tipo irrazionale, nel

senso che i soggetti hanno una chiara percezione della loro ignoranza e, per ogni data valutazione,

hanno anche una chiara percezione del futuro (cfr. su questo punto Bellet, Sosthe, 1999).

7

apparivano in grado di innescare processi cumulativi che potevano allontanare il

sistema dal percorso prestabilito. In essi prevalevano cioé non tanto i legami

meccanici che stabiliscono a priori una traiettoria tra i diversi punti, quanto piuttosto

i legami ‘storici’ che modificano relazioni e parametri definiti all’inizio della

sequenza. In questo modo, i processi economici potevano diventare sequenze

temporali dall’esito non predeterminato, cioè non necessariamente convergenti ad

una soluzione di equilibrio. Come dirà Myrdal, ”la qualità più essenziale dei reciproci

aggiustamenti da studiare è che essi richiedono tempo e che perfino l’ordine

temporale in cui si verificano è determinante per il risultato. Dissimulando i

cambiamenti entro i punti di demarcazione atemporali compresi tra periodi, in

pratica si lasciano insoluti i problemi dinamici… Il verificarsi di un cambiamento è

in contraddizione con l’idea di un punto atemporale. In un punto esistono soltanto

tendenze che si possono e si devono studiare come fase preparatoria all’analisi

dinamica vera e propria, che si riferisce allo sviluppo causale nel tempo fino al

prossimo punto studiato”(1931,1987 p. 197).

In Monetary Equilibrium, Myrdal, adottando il metodo della ‘critica

9

immanente’ , offre una rilettura dell’opera di Wicksell (Interest and Prices, 1898)

facendone emergere gli aspetti più controversi, riconducibili all’uso di strumenti

analitici statici per lo studio di un processo che è invece essenzialmente dinamico.

Myrdal pone l’attenzione sia alla teoria dell’equilibrio monetario che alla nozione

di processo cumulativo .

Può risultare utile riassumere brevemente l’interpretazione in questione, per la

quale Myrdal dichiara di avvalersi del successivo dibattito svedese e soprattutto

dell’apporto di Erik Lindhal ([1929], 1939).

Il modello di Wicksell prende in considerazione un sistema economico in cui il

mercato reale e quello monetario sono inizialmente in equilibrio, vi è cioè completa

corrispondenza fra il saggio di interesse monetario e saggio di interesse reale o

‘naturale’. In seguito ad una discrepanza tra essi, a un declino per esempio del saggio

monetario (o ad un incremento del saggio ‘naturale’), il valore capitale reale esistente

aumenta, aumentano cioé le possibilità di profitto. Gli imprenditori cercheranno di

sfruttare tali opportunità convertendo la loro attività dalla produzione di beni di

consumo a quella di beni capitali reali e in ogni tipo di produzione verranno

impiegati metodi più capitalistici. Il trasferimento dei fattori produttivi implica un

aumento dei loro prezzi e dei loro redditi, ma gli imprenditori saranno in grado di

pagare prezzi più elevati a causa delle possibilità di maggiori profitti. Lo spostamento

fa diminuire anche la produzione di beni di consumo i cui prezzi aumenteranno

poiché l’aumento del reddito conduce ad un aumento della domanda. Non appena i

prezzi dei beni di consumo saranno aumentati, i valori capitali aumenteranno

nuovamente, poiché l’aumento dei prezzi del primo gruppo di beni rende più

ottimistiche le previsioni. Il processo può così alimentarsi all’infinito. Caratteristica di

tale processo è dunque una rincorsa dei differenti livelli dei prezzi: quelli del capitale

reale, dei fattori della produzione, e dei beni di consumo. Sono implicite in esso non

soltanto certe relazioni causali fra i diversi livelli dei prezzi, ma anche una data

sequenza nei loro movimenti. La rincorsa inflazionistica può arrestarsi solo se il

divario tra saggio di interesse monetario e naturale viene eliminato dalle autorità

monetarie. Gli investimenti reali cesserebbero così di portare con sé guadagni o

9 Myrdal definisce il modello sviluppato in Monetary Equilibrium come una sorta di tentativo volto a

“to show what Wicksell really said, what he meant. And then I continued my speculations about what

Wicksell ought to have meant. I mean, this was an immanent criticism” (“Myrdal Interview”, 1980 in

Angresano, 1997 p.158).

8

perdite speciali e la condizione di equilibrio sarebbe soddisfatta.

Allo stesso modo in cui è possibile mostrare l’impatto positivo delle anticipazioni

sul valore dei beni di investimento, è possibile ovviamente mostrarne anche l’impatto

negativo. Una riduzione dei prezzi dei beni di consumo in una fase decrescente del

ciclo ha effetti negativi sul valore degli investimenti. Il conseguente aumento dei

risparmi ha a sua volta l’effetto di amplificare la recessione.

Un contributo originale di Myrdal in questo lavoro concerne la definizione e l’uso

10

dei concetti di ex ante ed ex post . Le aspettative, che si traducono in piani

imprenditoriali, rendono possibile la spiegazione dei fenomeni di disequilibrio. Le

anticipazioni cioè, in quanto grandezze ex ante, possono differire dai risultati, dalle

grandezze ex post. In un processo produttivo che si svolge nel tempo i soggetti

economici non risultano capaci di eliminare l’incertezza; anzi questa incapacità

iniziale si rafforza nel corso delle varie sequenze a causa di un persistente ritardo

temporale tra decisioni intraprese e realizzazioni produttive. La nozione di equilibrio

si dimostra in questo caso strettamente dipendente dalle condizioni esistenti ad un

dato periodo di tempo, legata cioè al caso particolare in cui le quantità ex ante si

bilancino con quelle ex post essendovi “correspondence between the actual and

anticipated course of events’” (Seccareccia 1992, p.159). Una qualche differenza tra i

due livelli induce infatti ad una revisione delle anticipazioni dando luogo ad un

processo cumulativo irreversibile il cui punto di arrivo non è conoscibile a priori.

Nello stesso lavoro, Myrdal affronta inoltre alcune tematiche che preludono alla

chiara svolta che egli di lì a poco imprimerà al suo lavoro teorico.

Una prima riguarda lo status delle anticipazioni e cioè i modi della loro

formazione, del loro cambiamento, delle loro relazioni con norme e valutazioni. I

comportamenti dei soggetti economici sono ricondotti direttamente al loro substrato

storico-istituzionale. Così l’ipotesi di massimizzazione relativa al comportamento

imprenditoriale, è considerata “una semplice affermazione riguardante il

comportamento degli individui in presenza di istituzioni capitalistiche” (1931,1987

p.359). Myrdal dichiara cioè di rifiutare qualsiasi giustificazione metafisica

dell’azione economica, riferita cioè ad una supposta natura umana, come quella

implicita invece nel concetto di ‘razionalità’.

Una seconda tematica concerne il ruolo delle istituzioni, o della politica

economica ritenuta necessaria per la stabilizzazione dei prezzi. Quale rapporto

intercorre tra modello teorico e politica monetaria? L’autore, seguendo le conclusioni

di The Political Element, ritiene importante distinguere il concetto di equilibrio

monetario, inteso nella sua accezione teorica, dall’equilibrio monetario inteso come

modello pratico di politica economica che trova le sue giustificazioni nei giudizi di

valore. Tuttavia, egli non può fare a meno di trovare un legame tra i due significati,

esistendo una relazione tra equilibrio monetario e politica monetaria (stabilizzazione

del livello dei prezzi, eliminazione dei cicli): entrambi postulano una particolare

visione della società, l’armonia degli interessi (Bellet e Sosthe, 1999).

Un’ultima tematica, infine, concerne il significato peculiare assunto dalla nozione

wickselliana di equilibrio. Se una deviazione per quanto piccola avvia uno sviluppo

dinamico nel corso del quale l’equilibrio viene definitivamente abbandonato, non

appare più possibile stabilire con precisione il significato di tale concetto. Esso infatti

non possiede la stessa natura teorica del concetto di equilibrio generale dei prezzi.

L’analisi statica del processo di formazione dei prezzi presuppone infatti che una

qualunque deviazione dalla posizione di equilibrio determini sempre la reazione di

forze (retroazioni negative) che la ristabiliscono. L’equilibrio rappresenta così una

10 Questi concetti comunque erano già stati introdotti da Myrdal nella tesi di dottorato del 1927.

9

sorta di realtà virtuale, un obiettivo verso cui lo sviluppo tende. Nel modello di

Wicksell invece “l’equilibrio monetario è per sua natura instabile e pertanto esso

lungi dal costituire una tendenza è esattamente il suo contrario. E’ uno stato del

sistema che deve essere sostenuto contrastando incessantemente l’influenza di tutti i

cambiamenti primari che sopraggiungono”(1931,1987 p.189). Pertanto, conclude

Myrdal, l’analisi di un processo dinamico ha rilevanti conseguenze per il concetto di

equilibrio che così cambia significato e ruolo, diventando un concetto di importanza

puramente strumentale per lo studio di situazioni effettive o ipotetiche; esso si

dimostra utile per formulare la questione del modo in cui si passa da una situazione

ad un’altra, che è solo una parte dell’analisi del problema propriamente dinamico.

L’ipotesi di un equilibrio monetario non consente di interpretare effettivamente la

realtà.

I tre temi sopra enunciati segnano un passaggio decisivo verso l’approccio della

causazione circolare e cumulativa.

5. Dopo il 1933 Myrdal abbandona definitivamente i canoni metodologici tradizionali

e comincia a dare al processo cumulativo un’importanza più ampia, trasformandolo

in un modello applicabile a tutte le variabili. L’ipotesi adottata é che esso costituisca

una rappresentazione adeguata di un processo dinamico, il quale va pertanto studiato

come una sequenza causale che si svolge nel tempo. Ma la nozione di tempo

considerata da Myrdal si differenzia da quella della scuola di Stoccolma. Un processo

dinamico non è cioè tanto il movimento di un sistema da una posizione di equilibrio

ad un’altra, quanto piuttosto una deviazione irreversibile da essa. L’analisi dinamica

richiede così di indagare quei fenomeni, spesso non considerati dall’analisi

economica, che determinano cambiamenti di tipo endogeno nel quadro di relazioni

considerate. Nel modello wickselliano, l’introduzione delle aspettative fa sì che la

relazione inversa tra prezzi e domanda assunta all’inizio della sequenza muti nel corso

di essa. Un aumento dei prezzi dei beni capitali può generare, a causa delle aspettative

ottimistiche che esso induce, un ulteriore incremento della domanda dei beni capitali

che a sua volta, retroagendo ancora sul livello dei prezzi, porta ad un loro ulteriore

aumento. In altri termini, Myrdal punta l’attenzione a quei fenomeni che negli

sviluppi recenti dell’analisi dei processi dinamico-evolutivi, vengono definiti col

termine di feedback positivi. Tale concetto, ampiamente utilizzato nell’ambito della

11

teoria dei sistemi e delle cosiddette scienze della complessità , cattura un particolare

effetto di retroazione negli insiemi di relazioni causali che descrivono i processi

economico-sociali: il fenomeno che rappresenta la causa viene influenzato

‘positivamente’ dall’effetto che ha contribuito a produrre. Possono essere definite così

catene causali circolari nelle quali le variabili implicate si muovono nella stessa

direzione rafforzandosi a vicenda e destabilizzando, di conseguenza, il quadro di

relazioni iniziali. Questo modo di rappresentare i processi coglie fenomeni diversi da

quelli descritti dalla teoria tradizionale di equilibrio. In questa, le catene causali sono

definite in maniera tale da far emergere sempre forze contrapposte ed uguali che

arrivano infine ad annullarsi, con il risultato di far rimanere stabile l’insieme di

relazioni logiche rappresentative del sistema studiato.

L’intuizione dell’importanza di fenomeni di retroazione positiva nello spiegare la

dinamica di un sistema porta Myrdal ad adottare ciò che egli chiama un metodo

‘olistico’ di trattare i problemi, che costituisce un aspetto centrale dell’impostazione

definita successivamente istituzionalista. Secondo l’autore, infatti, sono i fattori non

economici a costituire la fonte principale degli effetti di rafforzamento, e pertanto un

11 Si confrontino in particolare l’opera di O. Lange (1962) e quella di B. Arthur (1994).

10

processo dinamico può essere esaustivamente studiato solo tenendo conto

dell’interdipendenza di tutti i suoi aspetti, economici e non economici. Questi ultimi

“must be taken account, when considering the movement of the system and also when

analyzing what happens to one set of conditions, for example, economic factors or

one economic indicator, such as production or GNP. Only a holistic, what I call

‘institutional’ approach is logically tenable” (Myrdal, 1974 p.730).

Myrdal riteneva di aver condotto la critica all’impostazione teleologica

dell’economia pura sul piano logico e sulle stesse basi logiche, rispettose cioé dei

criteri della pura coerenza, intendeva ora costruire il nuovo approccio teorico. La

connessione tra questi due argomenti viene esplicitata nel lavoro del 1944 sul

‘problema negro’ nella società americana e nell’ultimo capitolo metodologico di

Economic Theory and Underdeveloped Regions (1957). In questi lavori i risultati

ottenuti sul terreno epistemologico vengono collegati con quelli ottenuti sul terreno

teorico. La tesi che non possa darsi una scienza sociale ‘oggettiva’ viene a saldarsi

con lo sviluppo di una metodologia non rigorosamente astratta e deduttiva ma attenta

alle specificità socio-istituzionali dei problemi analizzati. La critica all’impianto

naturalistico della scienza economica ortodossa si connette cioè con una concezione

dello sviluppo economico e sociale strettamente fondato sullo sviluppo storico: “le

trasformazioni a lungo termine non sono niente più che i risultati cumulativi di una

successione di cambiamenti a breve termine”(Myrdal, 1957, p. 45).

Nel lavoro sulla società americana iniziato nel 1938 e pubblicato nel 1944 (An

American Dilemma) troviamo una prima applicazione della nuova metodologia.

Il primo passo consiste nell’individuazione del necessario prius teorico

(assunzioni realistiche) che consente di organizzare le indagini in modo da conferire

ad esse un significato.

Myrdal si muove nell’ambito di una cornice funzionale data dalle premesse di

valore dell’American Creed. Entro tali premesse si genera un ‘dilemma’ tra l’obbligo

morale di una società aperta e moderna e le chances ineguali di vita dei suoi gruppi

sociali (Knapp, 1999). Egli si dà l’obiettivo di spiegare il problema della povertà dei

‘neri’ entro tale società.

Viene formulato un modello di causazione sociale dinamica basato su una

generale interdipendenza di tutti i fattori del ‘problema negro’ al cui interno i

vantaggi o gli svantaggi iniziali dei gruppi sociali dovuti a specifiche cause storiche,

per effetto di meccanismi di retroazione positiva, si autorafforzano. I diversi elementi

riguardanti le caratteristiche di gruppo come educazione, abilità lavorative, tasso di

disoccupazione, reddito, ricchezza, salute, influenza politica, etc, formano delle

catene causali circolari le quali tendono a generare processi path dependent e

instabili. Il modello proposto può essere brevemente riassunto con le sue stesse

parole.

“In tutta la nostra indagine noi partiremo dal presupposto di una interdipendenza

generale di tutti i fattori del problema negro. Il pregiudizio e la discriminazione dei

bianchi mantengono il negro in una condizione di inferiorità, per tenore di vita,

salute, istruzione, maniere e morale. Il che a sua volta fornisce un sostegno al

pregiudizio dei bianchi. E così pregiudizio bianco e qualità dei negri sono l’uno

‘causa’ dell’altro. Se la situazione continua ad essere quella che è, e che era, ciò

significa che le due forze si equilibrano. Tale ‘sistemazione’ statica è però del tutto

accidentale. Ogni cambiamento in uno dei due fattori provocherà un cambiamento

anche nell’altro, dando l’avvio a un processo di interazione in cui il cambiamento

prodottosi in un fattore sarà costantemente sostenuto dalla reazione dell’altro. L’intero

sistema si muoverà nella direzione del cambiamento iniziale, ma molto più innanzi…

11

Se, per esempio, supponiamo che per qualche ragione sia possibile diminuire il

pregiudizio dei bianchi e mitigare la discriminazione, è probabile che questo produca

un miglioramento nelle qualità dei negri, il che può ridurre ancora un poco il

pregiudizio dei bianchi, il che permetterà un nuovo miglioramento delle qualità dei

negri e così via, in un processo di interazione reciproca. Se invece la discriminazione

dovesse aumentare, vedremmo il circolo vizioso svolgersi verso il basso… Gli effetti

opererebbero similmente, all’avanti o all’indietro, secondo il sistema concatenato di

causazione interdipendente. In ogni caso il cambiamento iniziale sarebbe sostenuto da

successive ondate di ripercussioni per le reazioni dell’altro fattore”(1944, 1958

pp.179-180).

I risultati finali di tale processo non sono necessariamente proporzionati alla

dimensione del cambiamento iniziale, poiché le variabili interne al sistema sono

soggette a molteplici influenze derivanti dall’esterno. Il movimento del sistema

appare dunque come il risultato sia degli effetti cumulativi di tutte queste influenze,

sia dell’interazione delle sue variabili.

Lo schema esplicativo della causazione cumulativa conferisce dunque, sottolinea

l’autore, significato teorico al ‘problema negro’. “Dietro la barriera di una comune

discriminazione vi è unità e stretta interrelazione tra il potere politico dei negri, i

loro diritti civili, le loro possibilità di impiego, gli standard di abitazione, di

alimentazione e di abbigliamento; la loro salute, il comportamento e il rispetto per la

legge; i loro ideali e le loro ideologie. Questa unità… tiene insieme tutti questi

elementi in un sistema e li lega alla discriminazione bianca” (1944, 1958 p.180).

Lo stesso schema consente di riconsiderare anche alcuni concetti di evidente

importanza pratica, come per esempio quelli di “spreco sociale”, di “guadagni

sociali” e di “costi reali”. Una volta chiarito il loro significato in relazione alle

specifiche premesse di valore adottate, risulta possibile costruire su di essi eventuali

12

politiche riformatrici (1958, 1966 p.182) .

Al di là comunque di un modello di tipo funzionale come prima definito, il

principio cumulativo viene da Myrdal esteso a tutti i livelli del processo sociale e

anche agli stessi giudizi di valore prevalenti in una data società. Le idee sono così

considerate fattori essenziali di un sistema interdipendente di causazione, al cui

interno i soggetti non reagiscono come individui isolati a dati esterni ma come gruppi

di agenti che influenzano questi dati e dai quali sono a loro volta influenzati. Pertanto

le valutazioni, le aspettative e i comportamenti ad esse legati sono considerati

interni al processo sociale e da definire in relazione alle istituzioni e ai ruoli sociali.

E’ questa la soluzione fornita da Myrdal alla questione delle aspettative, che nella

prima fase del suo lavoro rimaneva aperta.

Va infine osservato come, dato l’intreccio di differenti tipi di catene causali

circolari, il sistema delle valutazioni sia caratterizzato da un’essenziale instabilità

che può dar luogo a cambiamenti rapidi, a mutamenti istituzionali “la cui direzione

non è predeterminata da tendenze o da forze naturali” (1944,1966 p.83). A questa

12 “Il principio di accumulazione – nella misura in cui risponde alla realtà – promette effetti finali di

portata maggiore degli sforzi e dei costi delle riforme. La condizione d’inferiorità del negro ha effetti

rovinosi, in tutti i campi – il basso livello d’istruzione per esempio comporta basse retribuzioni e

cattive condizioni di salute. L’effetto cumulativamente ingrandito di una spinta verso l’alto su uno

qualsiasi dei fattori rilevanti ci dà in un certo senso una dimostrazione e una misura dello spreco

precedentemente esistente. In ultima analisi, il costo di migliorare la condizione dei negri può non

comportare affatto ‘costi reali’ per la società, ma risolversi anzi in grandi ‘guadagni sociali’ ed effettivo

risparmio per la società. Un movimento verso il basso, per la stessa ragione, accrescerà lo ‘spreco

sociale’ fuori di proporzione con il risparmio originario che comporta la spinta in basso di questo o

1944,

quel fattore” (Myrdal, 1966 p.182)

12

dinamica delle idee e dei comportamenti conseguenti, riconducibili solo in parte ad

una forma di causazione meccanica quale quella data dalle abitudini e dalle

13

convenzioni , Myrdal assegna il compito di rendere indeterminato il processo

storico.

Nonostante il forte accento posto sulla dinamica sociale, Myrdal riconosce

l’esistenza di una statica sociale, di quell’insieme di forze cioè che nel loro operare

tendono a resistere ad ogni cambiamento. Comunque, in questa fase della sua opera

esse non vengono assunte come oggetto di analisi. Una qualche forma di rigidità è

imputabile alla struttura istituzionale della società che svolge il ruolo di rendere

applicabili e di cristallizzare i giudizi di valore dominanti opponendosi agli effetti

destabilizzanti del processo cumulativo. Tuttavia il punto di vista fondamentale di

Myrdal è che “l’essenza di un problema sociale sta nel riguardare un complesso di

cambiamenti tra loro concatenati, circolari e cumulativi” (1957, 1966 p.24).

Nello stesso lavoro del ‘44 Myrdal, sviluppando le intuizioni già presenti in

Monetary Equilibrium, delinea una concezione dell’equilibrio diversa da quella

tradizionale. “Nella scienza sociale abbiamo sfruttato in larga misura le nozioni e le

teorie delle scienze naturali assai più sviluppate, in particolare della fisica. La nozione

di equilibrio, per esempio, fa parte da secoli del nostro modo di ragionare. Essa è

presente nella maggiorparte delle ricerche contemporanee, anche quando non vi è

formalmente introdotta. Nella maggiorparte delle indagini sociali ci limitiamo a

impiegare la variante semplice e statica della nozione di equilibrio, quella di

equilibrio stabile” (1944, 1966 p. 188).

Nella nota metodologica posta in appendice egli propone l’uso di altre nozioni

ritenute più adatte per lo studio della società. La prima è quella di labile status di

forze bilanciate ( è il caso per esempio di una matita posta in posizione verticale); in

tale situazione non vi può essere, dopo l’applicazione di una spinta, nessun

aggiustamento o adattamento verso la posizione originaria. Un secondo tipo di

equilibrio può essere rappresentato da una matita che rotola su un piano, che può

fermarsi in qualsiasi punto. Un terzo tipo è il created equilibrium, l’equilibrio cioè

che può essere ottenuto da forme di ingegneria sociale all’interno di un insieme in

cui non vi è un ordine originario. Queste forme di equilibrio, a differenza del concetto

di equilibrio stabile, permettono l’inserimento del principio cumulativo.

Sembra chiaro da quanto detto che Myrdal consideri l’equilibrio essenzialmente

nel suo significato logico. Tuttavia allo stesso tempo, data la relazione posta tra teoria

e realtà, egli attribuisce ad esso una qualche rispondenza con situazioni reali. Come

interpretarlo? Secondo la visione dell’autore, la società è caratterizzata da un insieme

di forze in conflitto, contrastanti; l’equilibrio può essere così interpretato solo come

una situazione provvisoria in cui tali forze occasionalmente (Kapp, 1976), o grazie a

qualche forma di compromesso sociale-istituzionale, si bilanciano. In ogni caso la

posizione delle forze in equilibrio non è mai il risultato naturale del loro gioco

interno al sistema economico.

Se a questo equilibrio viene applicata una spinta, allora tutto il sistema si mette

in movimento. Le ipotesi necessarie perché il processo dinamico si svolga sono

essenzialmente due: la prima é l’esistenza di una interrelazione fra tutti i fattori di un

sistema sociale, la seconda l’assunzione che non esista necessariamente un nuovo

stato bilanciato, o un equilibrio, o un’armonia verso cui i fattori del sistema tendono

ad aggiustarsi.

La prima ipotesi, dirà poi l’autore in Economic Theory and Underdeveloped

13 Il termine di ‘causazione meccanica’, è qui usato per indicare una causazione “quasi completamente

estranea a valutazioni” (1944,1966 p.82).

13

Regions(1957), è comune anche all’assunto dell’equilibrio stabile, il quale può per

questo essere inteso come uno strumento tecnico facilmente utilizzabile per

comprendere e dimostrare l’interdipendenza delle variabili di un sistema economico.

Il suo punto debole, che lo mina alla base, risiede comunque nella mancata

considerazione degli effetti di rafforzamento, poiché esso presuppone unicamente

14

l’azione dei meccanismi di stabilizzazione .

6. Per Myrdal, la nozione di causazione circolare e cumulativa contiene in nuce non

solo il metodo per un’analisi più realistica dei mutamenti sociali, ma anche una

visione della teoria generale dello sviluppo e del sottosviluppo. La considerazione di

processi cumulativi collocati geograficamente contribuisce infatti a fornire importanti

elementi esplicativi per la comprensione delle disuguaglianze regionali e della loro

dinamica, alla quale Myrdal finalizzò buona parte della sua opera.

Nel lavoro del 1957 Economic Theory and Underdeveloped Regions, Myrdal

applica il modello del ’44 all’analisi appunto di quel complesso di fenomeni

raggruppati con il termine di sviluppo ineguale del capitalismo. La tematica non è

15

certamente nuova fra gli economisti nella prima metà del novecento , ma la nozione

di causazione circolare e cumulativa enunciata da Myrdal getta una nuova luce su di

16

essa influenzando per alcuni anni il lavoro di molti economisti dello sviluppo . Le

categorie tradizionali di sviluppo e sottosviluppo imperniate sul concetto statico di

dotazione di risorse produttive vengono reinterpretate in senso dinamico. Nella nuova

cornice di analisi la dotazione di risorse rappresenta infatti non solo la causa, ma

anche il risultato, di reddito e ricchezza. Sono i fenomeni di rafforzamento a spiegare

essenzialmente i processi di crescita e di declino di regioni e nazioni. Myrdal non si

sofferma ad analizzare tali fenomeni ma ne accenna in termini storico-empirici.

Un primo gruppo di fenomeni comprende gli effetti della specializzazione, delle

economie di scala e dalle economie esterne che danno luogo a rendimenti crescenti.

L’autore sottolinea come piccoli vantaggi o svantaggi iniziali che caratterizzano una

data situazione possono essere col tempo amplificati ed innescare di conseguenza

processi virtuosi o viziosi di crescita. Il processo di crescita viene sostenuto dal potere

di attrazione che lo spazio geografico in cui si colloca si trova ad esercitare per

effetto di elementi spesso del tutto contingenti, a causa cioè di qualche circostanza

storica che ha permesso, in un dato momento, che un’attività fosse avviata lì e non

altrove. L’accrescimento continuo delle economie interne ed esterne, intese nel senso

più ampio (Myrdal include in esse il valore dei mercati in espansione, il valore

14 L’analisi di Myrdal, essendo concentrata principalmente sui feedback positivi, si pone in modo

speculare a quella neoclassica. Si noterà una leggera correzione di tiro nell’articolo “What is

Development” (1974) dove l’autore adotterà un concetto di dinamica più ampio: egli cioè si riferirà

semplicemente alla “circular causation”, poiché “mostly, although not always, a change upward of one

condition results in secondary changes of other conditions proceeding in the same direction” (p.730).

15 Fra gli autori che hanno trattato nei primi decenni del novecento dell’argomento in termini

compatibili con la più recente impostazione myrdaliana possiamo citare per esempio C. Bresciani-

Turroni. In un articolo pubblicato sul Giornale degli economisti del 1906, dal titolo “La distribuzione

della ricchezza tra regioni industriali e regioni agricole in alcuni stati”, l’economista esprime,

supportandola con dati empirici, l’idea di una dinamica cumulativa dei processi di sviluppo regionali.

Egli sottolinea infatti come “le differenze economiche fra regioni e regioni, piccole dapprima, [siano]

andate in tutti gli Stati continuamente accrescendosi, pari passo coll’evolversi dell’economia

capitalistica,” e con la creazione di mercati nazionali. “Così, stabilita una volta la supremazia

economica delle regioni industriali, questa ha una tendenza immanente a perdurare e ad accentuarsi,

mentre le condizioni economiche delle regioni agricole vieppiù si deprimono” (pp.241-242).

16 Concetti molto simili a quelli di Myrdal sono per esempio adoperati e sviluppati da A.O. Hirschman

(1958)


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del testo Causazione cumulativa e scienza economica scritto da Gunnar Myrdal contenenti nozioni su: teoria, epistemologia e metodologia dell'approccio cumulativo di Myrdal, istituzionalismo, causazione circolare, il problema della valutazione, l'idealizzazione politica, il giusnaturalismo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Cappellin Paola.

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