Il pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Il Caravaggio costituisce per la cultura contemporanea un vero e proprio banco di prova su cui ciascun è in grado di esercitarsi, fatto che non accade per quasi nessun pittore antecedente all'impressionismo. L'incontro con il Caravaggio nel tempo ha assunto una rilevanza non solo estetica ma anche psicologica per l'osservatore, che mette a nudo la propria anima assecondando un implicito suggerimento dell'artista.
Di fronte al Caravaggio non ci si limita ad esprimere un giudizio negativo o positivo, ma si manifesta il proprio pensiero a partire dall'opera d'arte. L'opera del Caravaggio obbliga l'osservatore a una serietà di esame insolita e necessaria. Da qui deriva il desiderio. Il Caravaggio è oggetto, più di ogni altro maestro antico, di desiderio. Il Caravaggio attrae perché si sente che la sua vita e la sua opera sono strettamente e quasi necessariamente connesse. Appare evidente che la sua opera è in ogni caso una trasposizione nell'opera figurativa del piano esistenziale personale.
La rivoluzione di Caravaggio
La vera "rivoluzione" del Caravaggio è qui, non soltanto nei mirabili contrasti tra luce e ombra, negli sconcertanti attraversamenti dell'edonismo più esplicito e della cupezza più assoluta, nelle contrapposizioni tra vuoto totale e densità incombente si chi osserva e trema di emozione. La "rivoluzione" è forse nel fatto che il maestro parla di sé dall'inizio alla fine e interroga lo spettatore come mai prima nessuno aveva fatto.
In molte opere del Caravaggio i personaggi si volgono direttamente all'osservatore, come l'Amore Vincitore di Berlino, il Bacco degli Uffizi, i Musici del Metropolitan di New York, il San Giovannino capitolino. Il Caravaggio invece, quando compare nelle sue opere, si raffigura mentre si pone di fronte a chi osserva ma non riesce a guardarlo in faccia, come quando esce dalla scena del Martirio di San Matteo o quando urla di dolore nella testa di Golia del Davide e Golia della Galleria Borghese.
Stile e temi del Caravaggio
La quintessenza del fascino del lavoro del Caravaggio è nella pretesa di fare autobiografia elevando la propria vicenda a metafora universale, proprio come fece Dante e come fece, in tutt'altro modo ma con altrettanta evidenza, Shakespeare. Per il Caravaggio vige il principio di individuazione del proprio stile (infatti il Merisi non è collocabile nelle categorie del "Manierismo" e del "Barocco") e del priorità universo espressivo a partire dall'elemento autobiografico.
Il Caravaggio di solito è ricordato come il pittore del contrasto tra luce ed ombra; è un dato clamoroso del suo stile perché è formulato dal maestro in modo incomparabile. Il Caravaggio indica in maniera formidabile i momenti di contrasto visivo e su quelli attira l'attenzione di chi guarda senza che l'osservatore comprenda fino in fondo le ragione che hanno mosso il pittore in quella direzione tra ripensamenti e rielaborazioni continue.
Le opere e il simbolismo del Caravaggio
Un esempio è quello della cappella Contarelli, dove l'elementare tema dell'entrata e dell'uscita (reso attraverso l'entrata da sinistra del Cristo e l'uscita da destra dello stesso Caravaggio) determina io giudizio estetico orientandolo verso quello morale. Nella cappella Cesari in Santa Maria del Popolo troviamo invece io tema della salita e discesa, reso dalla crocifissione di Pietro (salita) e dalla conversione di Saulo (discesa).
La stessa Canestra di Frutta dell'Ambrosiana è un simbolo dell'idea dell'entrare e uscire di scena; infatti si accampa sul piano dell'esistenza assorbendone la precaria immobilità che non può essere tenuta ferma se non nello spazio estetico. La Madonna dei Palafernieri punta verso terra dove madre e bambino schiacciano il serpente. La morte della Vergine del Louvre vede il culmine nella figura della donna piangente di cui non si vede il volto, collocata nel punto più in basso nella solenne adunata che sembra scendere implacabile su un corpo poggiato su un cavalletto.
Le sette opere di misericordia sono organizzate come in un quadro di Bruegel e la Vergine plana dall'alto per scrutare i dolori della terra. La firma unica del Caravaggio come fra Michelangelo si spande sulla terra nella Decollazione di Malta, scaturendo nel sangue che scorre dalla testa decapitata del Battista.
Autobiografia e formazione del Caravaggio
Per quanto riguarda l'autobiografia del Caravaggio è singolare osservare che mancano documenti sicuri su alcuni aspetti fondamentali dell'attività del maestro. Ad esempio nulla si sa sulla sua giovinezza dal punto di vista storico - artistico se non che fu scolaro del nobile pittore Simone Peterzano. Ora che siamo a conoscenza del fatto che Michelangelo Merisi nacque a Milano è possibile rivedere anche l'ottica di una possibile ricostruzione della sua prima formazione. Ed è ben probabile che l'alunnato presso il Peterzano non si stato solo di carattere tecnico ma si sia nutrito anche di quegli apporti intellettuali e figurativi che il Peterzano stesso non poteva non trasmettere ad un allievo così valente.
L'influenza di Peterzano e Lomazzo
É logico che il Caravaggio assorbisse sia dal Peterzano che da Giovan Paolo Lomazzo tutta una serie di problematiche che avrebbe poi sviluppato, prima fra tutte proprio quella della luce e dell'ombra centrali nella vita e nella teoria del Lomazzo. L'ipotesi caravaggesca è quella che oggi si chiama della "comunicazione". L'arte non può arrivare a tutti ma di tempo in tempo può porsi l'obiettivo di mandare i messaggi più ampi consentiti dalle circostanze storico-politiche in cui si trova a operare.
Il Caravaggio intuì per primo che la dimensione autobiografica è l'arma per antonomasia che apre il passaggio a un flusso comunicativo immenso in grado di arrivare a chiunque viva l'esperienza estetica. L'esperienza estetica, così filtrata e concepita, la vivono tutti.
Caravaggio assoluto
La figura e l'opera del Caravaggio, ignorate dalla storiografia del settecento e dell'ottocento, furono riscoperte a partire dagli inizi del XX secolo da Roberto Longhi, il quale ripropose all'attenzione degli storici dell'arte la produzione artistica dell'inquietante pittore lombardo. Da quel momento l'interesse per le opere del "pictor praestantissimus", amplificato anche dalle drammatiche vicende della sua vita tumultuosa, aumentò notevolmente.
La mostra romana "Caravaggio"
L'esposizione romana "Caravaggio" si prefigge l'obiettivo di commemorare a Roma uno i suoi più insigni "figli d'arte"; poiché fu proprio Roma ad accogliere il giovane e poco conosciuto pittore, e grazie alle frequentazioni delle numerose e fiorenti botteghe romane, ai capolavori rinascimentali conservati in gran copia nelle chiese e nei palazzi, ai suoi facoltosi collezionisti e committenti, alla schiettezza e varietà della vita popolana, fece sì che il lombardo Michelangelo Merisi il Caravaggio diventasse "egregius in Urbe pictor".
Claudio Strinati e la mostra alle Scuderie del Quirinale
La mostra nasce da un'idea di Claudio Strinati il quale ha pensato un'esposizione che, basandosi su una panoramica il più possibile completa e oggettiva delle opere certe e universalmente riconosciute al maestro, consentisse la visione comparata e cronologicamente ordinata dei suoi capolavori, ne mettesse in evidenza i temi fondamentali nonché le fasi stilistiche e consentisse un ripensamento globale della sua opera.
La mostra delle Scuderie del Quirinale è costituita da 24 opere alla quale sono poi ricollegate con un percorso cittadino i capolavori presenti nelle chiese di Roma, come le tele della cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi dedicate alla vita di San Matteo, la Conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro della cappella Cerasi.
Valorizzazione delle opere di Caravaggio
L'esposizione è anche l'occasione per riportare all'attenzione degli studiosi l'unico dipinto murale del Caravaggio, realizzato sulla volta del camerino alchemico del Cardinale del Monte, oggi Boncompagni Ludovisi. È prevista inoltre una particolare valorizzazione delle poche ma significative tele rimaste nei musei di Roma, come le quattro tele conservate nella Galleria Borghese (Bacchino Malato, San Gerolamo, la Madonna dei Palafernieri, San Giovanni Battista).
La mostra permette di seguire in maniera privilegiata e con una sequenza straordinaria di capolavori il percorso artistico di Caravaggio, di cogliere gli aspetti più rilevanti della sua innovativa maniera pittorica e di ripercorrere la "rivoluzionaria" esperienza artistica del pittore che ha saputo dare "luce al buio", realizzando una pittura capace di esprimere, in una dimensione reale, il drammatico svolgersi della rappresentazione esaltando i valori spirituali e simbolici dei contenuti con una "verità" che non ha eguali.
Elementi peculiari di Caravaggio
Gli elementi peculiari che differenziano Caravaggio da tutti i pittori del suo tempo sono stati individuati nel processo creativo e nella modalità esecutiva. Mentre gli artisti tardocinquecenteschi seguivano il tradizionale percorso formativo delle botteghe disegnando per anni le sculture antiche (numerosissime a Roma), o copiando le opere dei grandi maestri del passato (soprattutto Raffaello) per giungere poi a una rappresentazione idealizzata della natura, Caravaggio stravolse completamente questa impostazione accademica e scelse di raffigurare la realtà così come gli si presentava, senza gerarchia di soggetti o di gusto estetico, senza alcuna idealizzazione.
- La sua prima caratteristica, quindi, fu quella di dipingere i suoi quadri "dal naturale", utilizzando modelli, ispirandosi a ciò che gli capitava di vedere nei vicoli di Roma.
- La dimensione dei suoi soggetti è quella "naturale", a dimensione reale, e la scena, praticamente senza ambientazione, è quasi sempre studiata per cogliere l'acme dell'azione, qualunque essa sia, ed è tutta svolta in primo piano per accentuare il coinvolgimento fisico ed emotivo dello spettatore.
Spettatore che si ritrova di fatto a partecipare dello spazio virtuale del quadro, in cui agiscono e si muovono personaggi in tutto e per tutto simili a lui, che diventa quindi parte integrante del soggetto rappresentato. Per accentuare l'annullamento tra spazio virtuale e spazio dipinto, in molti quadri l'artista inserisce un elemento che sembra voler penetrare nel nostro spazio fisico, facendo da "ponte" tra le due realtà: le foglie di vite appassite pendenti dal tavolo del Bacchino malato, il bordo inferiore della Canestra di frutta ambrosiana in bilico sul piano su cui è poggiata e, in misura più accentuata, la cesta di frutta della Cena in Emmaus di Londra, il manico del violino nei Musici e nel Suonatore di liuto di San Pietroburgo, il flauto dritto in quello di New York, lo spadino nei Bari, e in tante altre opere, solo per limitarci ai lavori giovanili.
La luce nelle opere di Caravaggio
Un artificio che raggiunge la sua massima espressione, ancorché con mezzi diversi, nel desolato sguardo del Nicodemo diretto verso lo spettatore nella Deposizione dei Musei Vaticani e, più tardi, nella grande Decollazione di San Giovanni Battista di Malta, dove la scena dipinta sembra la prosecuzione dello spazio dell'oratorio; Caravaggio fa coincidere, infatti, le misure della tela con quelle della parete di fondo e utilizza la direzione della luce proveniente dalle finestre originarie.
Ne risulta che il limite della parete viene annullato completamente e il buio oratorio si trasforma in un suggestivo teatro: lo spettatore partecipa in prima persona al drammatico evento nel momento stesso in cui accade e la decollazione è dipinta con un realismo tale che, riguardandola nella penombra, si stenta a credere che sia la finzione di un quadro.
Elemento altrettanto fondamentale è quello della luce: non più quella "universale", senza una direzione precisa, utilizzata di norma fino a quel momento, ma un raggio potente proveniente da una sorgente precisa, posta in tenere fuori dal quadro in alto a sinistra. Tranne poche eccezioni, la scena rappresentata si svolge al buio, e il fascio di luce che irrompe la illumina violentemente, scivolando sulle forme e creando bagliori chiarissimi e ombre profonde. La luce così concepita risulterà più realistica rispetto a quella "universale", sarà l'invenzione dell'artista capace di illuminare solo ciò che Caravaggio vuole sottolineare: quello che è fuori dalla luce non gli interessa minimamente, tanto che spesso, soprattutto nelle opere della maturità, le parti in ombra sono solo abbozzate, oppure non sono proprio eseguite; non esistono. Tuttavia, per paradosso, l'ombra diventa essa stessa protagonista e parte determinante della composizione, perché da essa emergono uomini, cose, ma soprattutto forti emozioni.
Biografia di Caravaggio
Michelangelo Merisi nacque a Milano il 29 settembre 1571. Dopo un periodo di formazione in Lombardia e forse a Venezia, Caravaggio si trasferì a Roma agli inizi dell'ultimo decennio del Cinquecento. Nella città eterna, dopo un inizio difficile, entrò al servizio del colto e potente cardinale Francesco Maria Del Monte, per il quale dipinse i suoi primi capolavori. Il suo debutto pubblico è del 1600, con le tele della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi.
Caravaggio sviluppa e aggiorna continuamente le premesse poste in essere in queste tele nel corso di tutto il periodo romano. Nel 1606, in circostanze non perfettamente chiarite, uccide Ranuccio Tomassoni, fratello del capo rione di Campo Marzio. Da quel momento iniziò il suo calvario: inseguito da una condanna capitale fuggì a Napoli, Malta, Sicilia, e poi ancora a Napoli, fino a che, a un passo dalla salvezza ed all'agognato ritorno a Roma, la malattia lo stroncò a Porto Ercole, il 18 luglio 1610.
Problemi e punti oscuri nella vita di Caravaggio
Ci sono però ancora problemi e punti oscuri relativi alla vita e all'attività artistica di Caravaggio: la prima problematica ancora aperta è quella relativa alla formazione artistica e alla prima attività lombarda, anteriore all'arrivo a Roma. Sappiamo che Caravaggio nel 1584, poco più che dodicenne, entrò nella bottega milanese del pittore lombardo Simone Peterzano, uno dei più interessanti esponenti del tardo manierismo lombardo, che era stato allievo di Tiziano. Il giovane Merisi studiò presso di lui per più di quattro anni, fino al raggiungimento dei diciassette anni (1588). Sappiamo inoltre che fino al 1592 Caravaggio rimane nella sua terra natale.
Su quest'ultimo periodo le fonti tacciono e manca qualsiasi attestazione della sua attività artistica. L'ultima presenza di Caravaggio in Lombardia è attestata al 1º luglio 1592, mentre la prima notizia certa della sua presenza a Roma è del 18 ottobre 1595. Sono più di tre anni di assoluto silenzio documentario, per di più anni fondamentali per la formazione del maestro, che la critica colloca oramai quasi interamente a Roma.
Testimonianze e cronologia delle opere
Per questo periodo ci si può avvalere di alcune testimonianze dell'epoca, essenzialmente il medico Giulio Mancini (1558-1630) e il pittore romano Giovanni Baglione (1566-1643) - testimoni oculari di quanto avvenne in quegli anni - e, in seguito, il biografo Giovan Pietro Bellori (1613-1696), i quali, con riferimenti imprecisi, non permettono di ricostruire una cronologia attendibile degli eventi. Tuttavia i biografi concordano sulla estrema povertà di Caravaggio nei primi anni romani (1592-1594 circa?).
Ci parlano di un giovane pittore irrequieto che si adattava a qualsiasi tipo di lavoro e commissione. Contemporaneamente puntava a svincolarsi dal lavoro seriale delle botteghe e di vivere con il proprio lavoro, dipingendo molti quadri senza trovare però acquirenti e soffrendo terribilmente la miseria. Opere che vengono giudicate negativamente da Carlo Cesare Malvasia (1616-1693). Non si hanno purtroppo notizie delle numerosissime opere di cui si narra, dipinte sotto la pressione del bisogno, fatta eccezione per il Bacchino malato e il Ragazzo con canestra di frutta.
L'incontro con il cardinale Francesco Maria Del Monte
La situazione precaria di Caravaggio cambiò radicalmente dopo l'incontro con il rappresentate diplomatico a Roma del Granduca di Toscana, il cardinale Francesco Maria Del Monte, che lo prese a suo servizio nella residenza di palazzo Madama, garantendogli la sicurezza economica e liberandolo dalla angosciosa situazione dei primi tempi romani. La totale assenza di dati certi per questo periodo (1595-1600) non ci consente di proporre una datazione puntuale delle opere che Caravaggio dipinse al servizio del Cardinale né di stabilire la loro successione cronologica. Allo stato attuale degli studi, le prime opere romane documentate e datate con assoluta certezza sono le tele della cappella Contarelli, eseguite sulla base di un regolare contratto d'opera tra il luglio 1599 e il luglio 1600.
Il problema delle opere multiple
Il problema più spinoso è forse quello che riguarda una serie di quadri conosciuti in più di una versione, apparentemente identici tra loro. Parte della critica ha ipotizzato che si tratti di più originali, ipotizzando un Caravaggio copista di se stesso, altri ritengono che Caravaggio non abbia mai eseguito copie fedeli delle sue opere e che l'originale sia sempre e soltanto uno, mentre le altre versioni sarebbero da relegare al rango di copia, anche se di altissima qualità stilistica.
A oggi due soli casi sono stati risolutivi e sembrano dare ragione a quanto sostengono l'unicità dei capolavori dipinti da Caravaggio. Sono i due San Giovannino (della quale è stata accertata l'autenticità dell'esemplare capitolino) e i San Francesco in meditazione (l'originalità è stata riconosciuta al quadro di Carpineto Romano). In entrambi i casi le copie presentano caratteristiche stilistiche di altissima qualità, tanto da avere ingannato gli studiosi per anni.
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