Il piccolo Hans
Nasce nel 1903, a 3 anni sviluppa minaccia di evirazione, nasce Hanna e c'è un primo sogno, a 4 anni torna a Gmunden come l'anno prima e c'è l'episodio del cavallo e lo scoppio della nevrosi.
Note del padre sul piccolo Hans
Mostrava interesse per il "fapipì" (meno di 3 anni). Questo interesse per il fapipì lo incita a toccarsi, e alla minaccia di evirazione della madre egli risponde che farà pipì col popò (teoria della cloaca). In quest'occasione Hans acquista il senso di evirazione. Già il distacco dalla mammella materna è vissuto come la perdita di una parte importante del corpo, come le feci e come la nascita, fino agli effetti sulla perdita del pene. Il bambino si fabbrica il pericolo dell'evirazione ogni volta che ne vengono fatte allusioni. Si struttura come una fantasia primaria.
A 3 anni e mezzo, nel giardino zoologico, accenna al fapipì del leone. Arriva a trovare un elemento di distinzione tra animato e inanimato (il tavolo non ha il fapipì). La curiosità sessuale si lega al desiderio di sapere. La curiosità si estende ai genitori. Hans pensa che la mamma ne debba avere uno come un cavallo, essendo grossa.
Il grande avvenimento è la nascita di Hanna a 3 anni e mezzo. Gli era stato detto che la cicogna avrebbe portato un bambino, ed egli cerca di collegare il fatto che la madre quel giorno stesso gemendo (tossendo). Dopo il parto va in camera da letto e vede le bacinelle d'acqua insanguinata dicendo che dal suo fapipì non viene sangue. Hans sta cercando di rapportare ciò che vede con l'arrivo della cicogna, facendosi venire i primi sospetti. Hans è geloso della sorella, era rimasto sorpreso che non parlasse e lo aveva attribuito alla mancanza di denti. Hans, trascurato si ammala ed esclama di non volere una sorella. Dopo 6 mesi supera la gelosia e si convince di essere superiore.
Hans vede il corpo nudo della sorellina e asserisce che ha un fapipì piccolo ma crescerà. Ci si può domandare il perché di questa fallace percezione, quando in realtà il fapipì non c'è. Nel caso di Hans egli dopo molte induzioni era arrivato alla teoria che tutti lo hanno tranne gli oggetti inanimati, e la mamma lo ha confermato. Dunque non ha motivo di credere che lei non lo abbia.
Alla stessa età Hans racconta un sogno in cui stava a Gmunden solo con Marie, figlia tredicenne del proprietario della casa, che giocava con lui. Tutta l'estate ci erano stati, e con sorpresa Hans non si rattristì di lasciare la compagnia di bambini. Solo tempo dopo, iniziò a trasformare tali ricordi riaffiorati, in fantasie: parlava con gli amici come se fossero lì con lui. Ora chiama due sue amiche "le mie bambine" aggiungendo che anche loro sono state portate dalla cicogna. Il sogno è un desiderio di tornare a Gmunden.
Hans aggiunge un pene alla figura della giraffa disegnata dal padre, prima breve e poi allungandolo. Confonde la coda di una scimmia a un fapipì (in tedesco le parole disambiguano). Gioco del gabinetto: va nello stanzino della legna per fare la pipì per finta.
Oltre agli aspetti autoerotici, ci sono scelte oggettuali. Un giorno fa conoscenza con due bambine più grandi che guarda con ammirazione, e le chiama "le mie ragazzine". Hans abbraccia continuamente un cuginetto (omosessualità).
A 4 anni, trasferimento. Hans scopre che vicino abita una ragazzina più grande, e sta ore seduto sulla loggetta dove si vede l'interno del suo appartamento. L'intensità di questo amore si spiega perché Hans non ha compagni di gioco. Tornerà a Gmunden, e lì Fritzl è il suo prediletto, lo abbraccia e gli dichiara amore. Tratta le bambine con modi aggressivi da conquistatore abbracciandole e baciandole. Ma Hans è attratto anche da Marie, che di anni ne ha 14. C'è il desiderio che Marie entri a far parte della famiglia e dorma con loro, ma dietro c'è anche un significato erotico, che si ricollega all'eccitamento provocato quando dorme insieme ai genitori.
Si invaghisce per una bambina che mangia nel loro stesso ristorante, ma a differenza delle altre qui non fa l'aggressivo ma l'ammiratore platonico che arrossisce e si strugge. Vorrebbe dormire anche con lei. Il padre allora invita la bambina a giocare, e Hans per l'attesa non riesce nemmeno a fare il sonnellino. Il pomeriggio piove e la bambina non viene.
Dopo il bagno la mamma mette il talco ad Hans ma non tocca il pene, e Hans la invita a farlo (tentativo di seduzione), ma la madre risponde che è una sudiceria.
Altri sogni e fantasie
Altro sogno: è una conversazione a cui manca l'elemento visivo. "Chi vuole venire da me? Io." Allora gli deve far fare pipì, pensa Hans nel sogno. Da qualche giorno i bambini facevano il gioco dei pegni, sul cui modello si struttura il sogno, in cui Hans vuole che qualcuno gli faccia fare pipì, o che faccia fare a un altro la pipì.
Essere aiutato a fare pipì per Hans è piacevole. In genere lo aiuta il padre (inclinazione omosessuale). Disse che essere guardato dalle bambine mentre faceva pipì gli piaceva, ma ora non più. Da piacere esibizionistico a rimozione. Il desiderio di essere aiutato a fare pipì è stato rimosso, quindi prende vita nel sogno.
A 4 anni e mezzo Hans ride del fapipì di Hanna, dicendo che è bello. Ma in realtà gli sembrava comico. Per la prima volta non nega la differenza tra genitali maschili e femminili.
Malattia e analisi
Terreno: sovraeccitamento dovuto alla tenerezza della madre. La paura di essere morso da un cavallo per strada si collega alla paura di un grosso pene. Si collega il pene della mamma grosso come quello di un cavallo.
Hans fa un sogno d'angoscia pensando che la madre se ne fosse andata. Aveva uno stato sentimentale già a Gmunden prima di coricarsi riguardo paure di abbandono sulla madre, che puntualmente lo faceva dormire con lei. Una volta le disse che aveva udito la zia dire che aveva un bel pirolo (altro tentativo di seduzione). Un giorno mentre è fuori comincia a piangere chiedendo di essere riportato dalla madre. La madre lo porta personalmente a passeggiare ma piange anche così, e tornando dice che aveva paura che un cavallo lo mordesse. La sera ha paura che il cavallo arrivi nella camera. Dice che si mette la mano sul fapipì sempre quando è a letto.
Ecco l'inizio sia dell'angoscia che della fobia. Il disturbo comincia con pensieri ansiosi e teneri e con un sogno d'angoscia. Il fenomeno alla base è l'accrescimento della tenerezza per la madre (vedere i tentativi di seduzione). Questa esagerata affezione viene rimossa e si trasforma in angoscia. Ciò deriva solo dalla incapacità del bambino di padroneggiare l'impulso, forse. Oppure ci sono altre forze.
In un primo tempo è priva di oggetto, Hans vuole solo farsi coccolare dalla mamma. Non esiste la fobia. Egli la sera è ansioso perché viene sopraffatto dalla libido sulla madre. Tale stato era rafforzato dal fatto che lo portava a dormire con lei, come faceva a Gmunden. Poi lì Hans è stato più tempo con la madre, e inoltre la tenerezza si era divisa tra i suoi compagni mentre ora no.
Nell'angoscia non funziona soddisfare un desiderio, dato che questa non può ritrasformarsi del tutto in libido disponibile, mantenuta rimossa a causa di qualcosa. L'angoscia patologica è quando la sensazione mista di angoscia e desiderio non permette di cancellare la prima pur soddisfacendo il secondo.
Nella passeggiata con la madre l'angoscia persiste seppur attenuata, e il parco non è un luogo adatto per quello che avrebbe in mente il bambino. Alla fine l'angoscia trova l'oggetto. Si può pensare che il cavallo sia un sostituto della madre, ma ciò non spiegherebbe perché la notte Hans abbia paura che arrivi il cavallo. Il fatto che poi si diverta a masturbarsi non spiega l'angoscia, anzi. Gli stati d'angoscia non sono provocati da forme di soddisfacimento. Inoltre Hans si masturba da almeno un anno. Il respingere energicamente i corteggiamenti da parte della madre potrebbe aver affrettato la rimozione. La paura per i cavalli era legata al suo interesse per il fapipì, che non stava bene. La soluzione era dare informazioni sessuali al bambino, la cui libido era orientata al desiderio di vedere il fapipì della mamma: bisognava informarlo che nessuna donna ne ha uno.
Dopo avergli spiegato che l'angoscia deriva solo dal fatto che vuole coccole dalla mamma, la paura dei cavalli si trasforma in una coazione a guardarli. Dopo un'influenza, la fobia però si rafforza tanto che non vuole più uscire.
Hans dice che c'è un cavallo bianco a Gmunden che se gli allunghi le dita morde. Ricordo: il padre di una amica aveva detto alla figlia di non mettere il dito sul cavallo o la avrebbe morsa. Più che al cavallo, Hans pensa al fapipì che non si deve toccare con la mano. Il senso di prurito viene riferito con le parole "mi morde".
Hans sale sulla schiena della nuova domestica, chiamandola "il suo cavallo". Le dice che per castigo se avesse commesso alcune azioni si sarebbe dovuta spogliare (ma era un desiderio mascherato da atto di vergogna).
Hans dice che non si tocca più il fapipì, nonostante la voglia. Il padre dice che se non lo tocca la fobia passerà, e già con questa prospettiva la paura cala guardando passare le carrozze.
Finalmente il padre gli spiega che la sorella non ha il fapipì come lui, e nessuna donna lo ha. La sera la paura persiste. Una mattina si sveglia spaventato a seguito di una fantasia onanistica: alla madre si vedeva il fapipì, poi ha fatto vedere il suo a una sua amica, Grete, poi ha distolto subito la mano dal fapipì ma il tocco lo ha spaventato. Ciò che fa la mamma gli serve per poterlo fare anche lui, senza giustificarsi.
Il rimprovero della madre esercitò una grande influenza su di lui. Non ha ancora accettato il fatto che le donne non hanno il fapipì. Mostra paura per animali di grandi dimensioni. Gli animali grossi hanno un fapipì grosso, ed è ciò di cui Hans ha paura. Egli nega di averne mai visti ma questa è un'amnesia della rimozione. Ammette di aver visto quello dei cavalli. Si ricordava che a Gmunden da piccolo entrava sempre nella stalla. Il padre dice che forse ha avuto paura del grosso fapipì che vide. I giorni seguenti la paura cresce.
Tuttavia non è esatto dire (come dice il padre) che Hans ha paura del fapipì grande in sé e per sé. In passato rappresentarselo gli piaceva, poi c'è stato un capovolgimento del piacere, quando certe sue esperienze hanno avuto risultati penosi: egli aveva confrontato il suo con gli altri restando insoddisfatto della grandezza. I grandi animali gli ricordano questo difetto.
Tali idee restano rimosse, quindi sia il piacere passato che il senso di pena presente si trasformano in angoscia. L'angoscia assorbe tutte le altre sensazioni e man mano che le rappresentazioni cariche di affetto retrocedono nell'inconscio, tutti gli affetti diventano angoscia.
Parole di consolazione rivolte a se stesso: il fapipì crescerà insieme a me quando sarò grande, perché fa parte di me. La minaccia di evirazione era rimasta senza effetto quando la madre la pronunziò, ma essa ha avuto effetto posteriormente ed ora egli è angosciato di perderlo. L'informazione che le femmine non hanno fapipì ha dato nuovo vigore alla minaccia, ecco perché egli si oppone alla notizia.
Un giorno Hans si alza e va a letto dei genitori. Spiegò che in camera c'erano una giraffa grande e una sgualcita, la prima strillava perché Hans le aveva preso la seconda e dopo che l'altra ha smesso di urlare ci si è seduto sopra. Dice che non ha avuto paura, che non era un sogno ma lo ha pensato e che non sa perché è andato dai suoi. Il padre gli chiede di dirgli esattamente a cosa pensa, e lui risponde a uno sciroppo di lampone e a un fucile (desideri). Dice che non voleva dirlo alla mamma perché si vergognava.
La grande giraffa è il grande pene quindi il padre, la giraffa sgualcita la moglie. Simbolizzava una situazione ricorrente: la mattina la mamma lo prende sempre a letto e il padre la rimprovera perché non deve farlo, lui resta un po' con lei, il padre smette di sgridare e lui sente di possederla. Hans è stato preso dalla nostalgia della mamma quella notte. Il tutto è una prosecuzione della paura dei cavalli.
È stata una fantasia di sfida connessa alla soddisfazione di aver trionfato sul padre. Significato dietro la fantasia: Hans ha paura di non essere amato dalla mamma perché il suo fapipì è più piccolo di quello del padre.
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