Alibaba Group: intervista al presidente Michael Evans
Nel 1983 Steve Jobs chiamò John Sculley per convincerlo a passare alla Apple. Sculley lavorava alla Pepsi Cola e l'industria delle bibite gassate era enormemente più grande di quella del computer. Passò alla storia la frase con cui Jobs lo avrebbe convinto a fare il salto: "Vuoi continuare a vendere acqua zuccherata per il resto della tua vita o vuoi venire con me a cambiare il mondo?"
Un anno fa Jack Ma, il fondatore del gruppo cinese di commercio elettronico Alibaba, ha convinto Michael Evans a fare un salto abbastanza simile. Evans aveva lavorato per 30 anni nella finanza globale. Quando mi ha chiamato per propormi di diventare presidente di Alibaba Group gli ho detto: "Non conosco il cinese" e lui mi ha risposto: "Lo so, ma mi servi fuori dalla Cina, in giro per il mondo". Oggi dice che non tornerebbe mai indietro nel mondo della finanza. D'altra parte internet è la nuova finanza. Non siamo Amazon, non siamo un retailer e non vendiamo prodotti. Noi mettiamo in contatto brand ma anche piccole e medie imprese con potenziali clienti in tutto il mondo. In Italia ci sono straordinari brand noti in tutto il mondo ma anche un impressionante numero di piccole e medie imprese i cui marchi non sono assolutamente conosciuti all'estero. L'Italia è un paese che ha tutto ciò che serve per essere competitivo sui mercati globali. Alibaba è in grado di aiutare chi è interessato a scegliere i prodotti da vendere online; parlando di cibo, ad esempio, nel consigliare alle aziende la dimensione giusta e soprattutto cosa vendere.
Siamo già testimoni di come stia cambiando in Cina lo shopping dell’online-offline (O2O) ma quello che non è cambiato è il desiderio umano di interagire con persone e prodotti in un ambiente fisico. I robot hanno un ruolo molto importante nell’e-commerce, specialmente della logistica. Stiamo già assistendo a una maggiore automazione in tutto il processo dell'e-commerce, ma senza gli esseri umani la tecnologia non esisterebbe. Le attitudini del comportamento e la personalizzazione rimarranno la parte fondamentale del commercio. Ognuno di noi è unico e non può esistere una macchina per sostituire le nostre scelte. Tutto il nostro settore deve prendersi la responsabilità di agire nel mondo più eco-friendly possibile, e dobbiamo indirizzare la tecnologia in questa direzione. La nostra consociata Cainiao, per esempio, è un network composto da fornitori indipendenti provenienti da tutto il mondo e dalla Cina. Attraverso un sistema intelligente di data management delle spedizioni, scegliendo il fornitore più vicino tra il prodotto è cliente, le distanze diventano più corte ed efficienti in termini di tempo e impatto.
Aprile 2015: le ultime innovazioni tecnologiche
Mentre rallentano le locomotive globali della Cina e degli Stati Uniti - la Cina ha la crescita più debole da vent'anni, il Pil Usa è sceso dello 0,7% - dall'America arriva l'allarme produttività. L'assenza di benefici reali delle innovazioni tecnologiche è in cima ai pensieri di Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve che deve decidere quando rialzare il costo del denaro. Il Fondo monetario conferma: è una malattia che riguarda l'intero Occidente e rilancia il tema della “stagnazione secolare”.
È la conferma di quanto denunciano da tempo altri teorici della stagnazione secolare come il Nobel Edmund Phelps: siamo circondati di up, ma in questo vortice di innovazioni, la nostra produttività rimane immobile. Martin Feldstein, che fu consigliere economico di Ronald Reagan, guida il partito degli ottimisti sempre convinti della forza autopropulsiva del capitalismo. La sua risposta è semplice: le statistiche sono sbagliate, siamo prigionieri di un’illusione ottica, viviamo nel migliore dei mondi possibili. Le straordinarie innovazioni dalle cure sanitarie ai servizi online al videostreaming hanno reso la nostra vita migliore e non vengono misurate dai dati che indicano un impoverimento della famiglia media del 10% dal 2000 ad oggi. Per credergli ci vuole un atto di fede.
In che cosa il videostreaming, cioè la possibilità di scaricare immagini in diretta da Internet, ha migliorato le nostre vite? Una delle invenzioni che definiscono il nostro tempo e il costume di massa del “selfie” ha migliorato la qualità della nostra esistenza? Che ricchezza durevole avremo creato? A parte i miliardi pagati da Facebook per comprarsi WhatsApp e intascati dai suoi fondatori. Questo è l'enigma economico del nostro tempo: la produttività quasi mobile. Problema serio perché nel lungo termine è dal progresso nella produttività che può derivare un maggiore benessere collettivo.
L'altro motore storico dello sviluppo fu la demografia, ma su quello non possiamo più contare, non avremo più una popolazione in forte crescita ad allargare mercati di sbocco. Il vero progresso tecnologico aumenta il frutto del nostro lavoro. Così fecero l'invenzione della macchina a vapore e della ferrovia, dell'elettricità e del telefono. Le ultime invenzioni capaci di farci fare un balzo di produttività furono il personal computer e internet. Dopo allora, Twitter e Snapchat rendono più produttivo il nostro lavoro? Alcuni di questi servizi online al contrario possono ridurre la nostra produttività, perché una parte delle nostre ore di lavoro le riempiamo con attività che sono di ozio e distrazione.
Con la produttività ferma, ristagnano i salari. Per gelare il Pil USA è bastato che i mercati anticipassero i rialzi dei tassi americani, rafforzando e togliendo all'industria USA il beneficio di una moneta debole. Se non si rianima in modo virtuoso la produttività, la fine della droga monetaria può segnare l'inizio di una nuova recessione.
Innovazione di prodotto e innovazione tecnologica
Aprile 2012: per l'edicola digitale nasce "Edicola italiana"
Un’edicola virtuale dove i lettori potranno trovare il meglio dell'editoria digitale. L'iniziativa è stata lanciata da 4 gruppi editoriali: Il Sole 24 Ore, L'Espresso, Mondadori e Rcs. È stato costituito un consorzio per la realizzazione del nuovo progetto. L'obiettivo è dar vita a un unico luogo online dove il pubblico potrà scaricare i prodotti giornalistici preferiti, esattamente come avviene ogni giorno con quotidiani e periodici cartacei nelle edicole tradizionali. Il servizio si chiamerà "Edicola italiana". Consorzio aperto a tutti gli editori che vorranno farne parte.
Edicola italiana adotterà tecnologie multipiattaforma: questo significa che l'utente potrà accedere ai contenuti offerti dal servizio da qualsiasi tablet, personal computer o dispositivo mobile di nuova generazione. Sugli scaffali digitali saranno esposti i giornali e gli altri prodotti editoriali di tutti gli editori consorziati. Gli editori che ancora non hanno una versione digitale dei propri quotidiani o periodici potranno, se lo desiderano, utilizzare lo sfogliatore che verrà messo a disposizione dal Consorzio, per offrire una versione digitale PDF della loro produzione cartacea.
Edicola italiana assicurerà agli utenti la semplicità di fruizione e agli editori una piena trasparenza di rapporto con i propri clienti, il controllo delle proprie politiche commerciali: a partire dalla piena libertà nella definizione dei prezzi. I quattro editori promotori dell'iniziativa puntano così a far nascere un sistema distributivo in grado di affiancarsi agli attuali player del settore - a cominciare da Apple, con il suo App Store - per diventare un punto di riferimento degli editori di prodotti editoriali digitali a pagamento in lingua italiana.
La Vita Nova - il magazine digitale progettato e disegnato per iPad dalla redazione di Nova24 - ha ricevuto un bronzo nella categoria app, premio che dal 1993 seleziona le pubblicazioni che meglio valorizzano il linguaggio della grafica. L'interfaccia valorizza il ricco contenuto informativo, offrendo la possibilità di visualizzare i dati in modo inedito.
Tecnologie pret-à-porter
Grazie all'integrazione di soluzioni tecnologiche consolidate e a basso costo, le auto moderne sono ora in grado di percepire l'ambiente circostante per offrire più sicurezza. La centralina dell'Esp, quella che evita le sbandate, sta diventando un vero computer per il controllo della dinamica del veicolo e, se collegata a una telecamera, diventa più intelligente e in grado di capire.
Evolvono anche le interfacce uomo-macchina e le case automobilistiche offrono sui cruscotti dei modelli di nuova generazione una funzionalità simile a quella di smartphone e tablet. E a proposito di questi ultimi, ora bastano app speciali (spesso gratuite) per trasformarli in display che aiutano a tenere l'autovettura nella giusta corsia o a mantenere la corretta distanza di sicurezza.
Finisce l'era del cruscotto analogico
Sta finendo l'era dei cruscotti analogici dalla grafica immodificabile: la tecnologia permette di avere strumenti personalizzabili nei colori e nell'aspetto: per avere soltanto il tachimetro o, a scelta, una batteria di indicatori, dalla pressione dell'olio ai consumi. Insomma, l'automobile sta sposando gli smartphone, le app e la loro tecnologia. Basta un device per ottenere a costo basso (se non zero) sistemi di ausilio alla guida con app che leggono i cartelli stradali e controllano che si stia mantenendo la giusta corsia.
Le app destinate a cambiare il modo di guidare. In aggiunta o come surrogato degli strumenti installati sul veicolo, le applicazioni offrono servizi finora impensabili per l’auto. Un Android o un iPhone si trasformano facilmente in head up display (Hud). È semplice: serve un supporto solido (a ventosa) a tenere la videocamera verso il parabrezza e con un'app si entra nella realtà aumentata. Questa app misura le distanze dei veicoli che ci precedono e avvisa in caso di potenziali pericoli, tenendo in considerazione la velocità di crociera, per evitare collisioni.
Altra app è “Augmented driving” che trasforma l'iPhone in un copilota: mostra i dati di percorrenza, tiene d’occhio i veicoli sulla strada, produce allarmi, mostra il tragitto e avvisa quando si superano i limiti velocità. E se si vuole di più si può comprare, per una trentina di euro, un modulo bluetooth che si collega all'auto e con un’app e si ha accesso a un universo di dati in tempo reale sul funzionamento del motore e le prestazioni erogate in quel momento.
L'auto col cervello a bordo
L'automobile è diventata intelligente, sa frenare persino da sola se individua un ostacolo. E per disporre di una simile tecnologia basta una Fiat Panda di nuova generazione o una Volkswagen Up, due citycar economiche che possono essere corredate con un sistema che arresta l'auto se, sotto i 130 km orari, individua un ostacolo. E poi ci sono vetture medie che leggono i cartelli stradali e che li ripropongono sul display del quadro strumenti avvisando il guidatore. Il tutto grazie a un’intelligenza di software e silicio e soprattutto agli occhi elettronici di telecamere semplici, economiche, simili alle normali webcam e poste dietro lo specchietto retrovisore.
Insomma, di tecnologia, compresi i sistemi per parcheggiare in automatico, nelle auto di oggi ce n'è tanta, ma adesso è giunto il momento di avere a bordo un unico cervello in grado di svolgere più funzioni al servizio della sicurezza e della gestione della dinamica del veicolo. Questo “supercheap” c'è già ed è la centralina dell'Esp e governa la stabilità della vettura agendo singolarmente sui freni di ogni ruota in modo da compensare le sbandate. L’Esp, che integra il controllo di trazione e l'antibloccaggio dei freni (il salvavita ABS) è obbligatorio dallo scorso novembre sulle auto di nuova omologazione e si sta trasformando. Infatti, si è evoluto in un vero e proprio computer al servizio della sicurezza.
Ed ora nelle letture più “ricche”, la centralina può gestire autonomamente le sospensioni (purché queste siano gestibili elettronicamente) per dare più stabilità o lo sterzo che diventa attivo per correggere le traiettorie migliorando così la sicurezza e anche il comfort di marcia. Può essere abbinato con una telecamera per dare all’Esp occhi digitali e governa il cruise control in modo adattivo, ferma e rimette in marcia l'auto nelle code prevenendo i tamponamenti grazie al sistema per la frenata di emergenza automatica perché vede, per esempio, un’auto ferma in coda. Il cuore logico dell'Esp abbinato alla telecamera interpreta difatti l'ambiente circostante (segnali stradali compresi) e può aiutare a mantenere la corsia evitando di invadere le altre a causa di distrazioni.
L’“Esp con gli occhi” capisce le condizioni della strada, individua la presenza di buche e le alterazioni del manto di asfalto. E così se il guidatore entra in curva troppo velocemente o se percepisce per esempio la presenza di ghiaccio, inizia ad attivare contromisure: taglia potenza al motore, ripristina la corretta dinamica e se l'impatto è inevitabile pre-attiva i sistemi di protezione passiva. L'evoluzione di questo computer al servizio della sicurezza e della gestione dinamica del veicolo è verso la guida senza incidenti, il cervello delle auto che guidano da sole e che in futuro andranno dall'autista appiedato che le chiama. E questo è il futuro a cui lavorano università e istituti tecnologici, soprattutto in Germania.
La stanza non ha più pareti ma immagini di squali in 3D
Mondo reale e virtuale si incontrano nel Regno Unito. È a Gaydon, a circa 140 km da Londra, dove si trovano gli stabilimenti di Jaguar Land Rover sulla porta c'è l'insegna VR, Virtual Reality: da lì si entra nel Cave, una stanza dove il 3D entra in contatto con la realtà. Un passaggio fisico e concettuale che mette in comunicazione il piano virtuale con il reale. E dove le tecnologie sviluppate in ambito gaming trovano terreno fertile per far sbocciare un innovativo metodo per progettare le auto. Indossando gli occhialini passivi (polarizzati) e impugnando la pistola joystick si interagisce con l'ambiente.
Risultato: ci ritroviamo immersi nello schema in computer grafica dell'auto, potendo analizzare l'estetica e le sezioni di ogni singolo impianto, modulo o condotto presente in auto; si può addirittura simulare l'abitabilità e la visuale dei passeggeri e capire la percezione del cruscotto mentre si guida. Il veicolo dentro e fuori è osservabile millimetro per millimetro muovendo la testa. Si riduce al minimo la realizzazione di prototipi fisici, abbassando i costi e accelerando il passaggio dal concept al modello di serie. La prima nata con questa gestazione è la Range Rover Epoque. Ci sono voluti “solo” quattro anni per commercializzare la 4x4, grazie al lavoro compiuto nel mondo virtuale, e poi trasportato alla linea produttiva.
Innovazione di processo
Ottobre 2013: Barilla crea lo stoccaggio hi-tech
Il più grande magazzino automatizzato del mondo, il presidente Guido Barilla ha ribadito gli ambiziosi traguardi del colosso alimentare: raddoppiare il fatturato entro il 2020. Questo significa che per balzare da 3 a 6 miliardi si dovrà crescere sia per linee interne che con acquisizioni. Poi spiega: le acquisizioni le stiamo valutando. Forse lo shopping potrebbe iniziare dal Brasile, dove le potenzialità sono enormi e la società ha stretto una partnership commerciale. Negli Stati Uniti il gruppo Barilla sta per inaugurare a New York il primo di una catena di ristoranti “Academia Barilla”.
Il mercato italiano arretra dell’1% a volume, ma cresciamo del 5% all’estero, 40mila metri quadrati: come otto campi di calcio. Il nuovo magazzino di Pedrignano è adibito allo smistamento della merce prodotta nello stabilimento stesso (principalmente pasta di grano duro e all’uovo) e della merce proveniente da altri stabilimenti (sughi, biscotti, prodotti da forno). Il magazzino hi tech permetterà a Barilla di migliorare il servizio offerto alla grande distribuzione organizzata e di essere dunque più competitiva. Pedrignano gestisce un quarto dei volumi globali di Barilla e quasi la metà di tutta la pasta e i sughi prodotti dall’azienda e venduti in tutto il mondo, dal Brasile al Giappone.
Fiore all’occhiello della struttura è la tecnologia Lgv di cui sono dotati i carrelli adibiti al trasporto e stoccaggio delle merci e il software sofisticato che identifica gli ordini, localizza in tempo reale la posizione dei pallet da stoccare o prelevare e interagisce con i carrelli attraverso una rete in radiofrequenza. I carrelli si auto-sostituiscono la batteria: depositano quella scarica nell’area di ricarica e montano quella carica. È il più grande al mondo nel suo genere: 40.000 metri quadrati automatizzati con l'uso della tecnologia LGV. Un investimento da 15 milioni per il gruppo del Mulino Bianco. Tagliati del 40% i consumi di illuminazione.
Ha il marchio Barilla il più grande magazzino automatizzato al mondo con tecnologia LGV (Laser Guided Vehicles). A un anno di distanza dall'inaugurazione dello stabilimento per la sua produzione di sughi a Rubbiano, nel piemontese, la multinazionale alimentare stanzia altri 15 milioni di euro nel quartiere generale di Pedrignano di Parma per innovare la gestione dei 40000 metri quadrati di magazzino dove si producono 1000 tonnellate di pasta giornaliere. La novità è un software della reggiana Elettric80 che comanda 54 robot a guida laser che si muovono per l'identificazione, il trasporto e lo stoccaggio delle merci senza più utilizzare fili o binari. Vengono così eliminati circa 3000 viaggi.
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