La Patologia Aortica
Intima
Tessuto connettivo
media
avventizia
media avventizia
intima
La tunica media: organizzazione strutturale lamellare
Aorta CENNI di ANATOMIA
arco
ascendente discendente
diaframma addominale
Aorta Ascendente
CENNI di ANATOMIA Tratto tubulare
Giunzione seno-tubulare
Seni di Valsalva Cuspidi Origine
art.
coronarie
Annulus
Arco Aortico
CENNI di ANATOMIA Arteria
succlavia
Art. carotide com. dx. sn.
Art. Succlavia dx Arteria
carotide
com. sn.
Istmo
Tronco art. Aortico
Brachiocefalico
(o anonimo)
Il “poligono” del Willis
Aorta Discendente CENNI di ANATOMIA
Art. intercostali
Disc. toracica Art. bronchiali
Art. lombari
Tripode celiaco
Disc. Addominale soprarenale Art. mesenterica
sup.
Art. renali
Disc. Addominale sottorenale Art. mesenterica
inf.
Art. iliache
ANATOMIA VASCOLARE MIDOLLARE
DEFINIZIONE e TERMINOLOGIA
Dissezione: processo patologico caratterizzato
dallo slaminamento delle tuniche che
compongono la parete arteriosa, causato da
rottura intimale ed esposizione della media alla
forza propulsiva del sangue, che penetra
all’interno di essa
Breccia intimale: la sede di rottura (“tear”)
dell’intima, da cui parte il processo di dissezione
Falso lume: lo spazio che si crea fra le due
lamine di tunica media scompaginate dal flusso
ematico: la lamina più interna (“flap”) viene
spinta dal sangue nel lume vero
• Oltre ad una breccia prossimale, da cui il
processo è iniziato, possono essere
presenti una o più brecce distali (dette
“di rientro”, perché permettono al sangue
di tornare nel vero lume, che pertanto
non è completamente obliterato
Aorta CENNI di ANATOMIA
10% arco
65% ascendente 20% discendente
diaframma 5% addominale
CLASSIFICAZIONE DISSEZIONI AORTICHE
In base alla SEDE della breccia e all’ESTENSIONE del falso lume
Tipo I e II sec. DeBakey = Tipo IIIa e IIIb sec. DeBakey =
tipo A sec. Stanford tipo B sec. Stanford
CLASSIFICAZIONE DISSEZIONI AORTICHE
In base all’epoca di insorgenza rispetto al momento della
diagnosi
• Acuta, se presente da meno di 2
sett. (in genere da poche ore)
• Cronica (più rara), se presente da più
di 2 sett. EPIDEMIOLOGIA
• Incidenza nella popolaz. generale: 0.5-3 per 100,000
• Incidenza sottostimata (molti decessi prima di
arrivare alla diagnosi)
• Il tipo A costituisce il 65-85% dei casi acuti
• Fattori di rischio: - ipertensione arteriosa
- malattia degen. della media
- aterosclerosi (?)
- malformaz. cong. valv. aortica
- gravidanza
- cocaina
Importanza del fattore
ipertensione
• L’ipertensione arteriosa è presente fra i pazienti con
dissezione aortica in una percentuale che va dal 75%
ad oltre il 90%
• Sembra che un’elevata pressione differenziale sia
correlata con un rischio particolarmente alto
• L’aterosclerosi invece sec. alcuni autori non sarebbe
di per sé un reale fattore di rischio, ma non vi sono
prove scientifiche a favore né contro tale teoria
EZIOLOGIA
• La malattia di parete che è più spesso
concausa di dissezione è la degenerazione
cistica della media (una volta definita
erroneamente “medionecrosi cistica”)
• Esiste una forma idiopatica, le cui cause
tuttora sono poco chiare
• e forme sindromiche, sottese da difetti genetici
di proteine della matrice extracellulare del
connettivo elastico (es: S. di Marfan – difetto
fibrillina – diverse possibili mutazioni del gene
FBN1, cromosoma 15)
Sindrome di Marfan
Alterazioni antropometriche, muscolo-scheletriche e oculari
• Più rare sono le forme associate ad altre
“collagenopatie” congenite, come la S. di
Ehlers-Danlos, lo pseudoxantoma elastico,
l’osteogenesis imperfecta, la S. di Menke
etc.
• Non si può escludere che le forme
cosiddette idiopatiche siano causate da
difetti genetici diversi, ancora ignoti
ISTOPATOLOGIA
Degeneraz. della Media
frammentazione fibre elastiche,
perdita cellule muscolari lisce,
accumuli di materiale mucoide,
fibrosi
Malattia degenerativa della media
(“medionecrosi cistica”)
frammentazione fibre elastiche
Malattia degenerativa della media
(“medionecrosi cistica”)
perdita di cellule muscolari lisce - fibrosi
Malattia degenerativa della media
(“medionecrosi cistica”)
accumuli cistici di materiale mucoide
FISIOPATOLOGIA
Elevata pressione
arteriosa
Malattia di parete
• In una minoranza dei casi (<5%), non si
repertano brecce intimali: in tali casi si preferisce
parlare di ematoma intramurale
• Si attribuisce la causa degli ematomi intra-murali
a possibile rottura di vasa vasorum aortici con
emorragia all’interno della media e successivo
slaminamento della stessa
• Un meccanismo patogenetico più raro, ma
possibile è quello jatrogeno, da complicanza di
procedure intravascolari percutanee (es.
cateterismi a scopo diagnostico o terapeutico), o
post-chirurgico (es. dissezione a partenza dal sito
di incannulazione aortica dopo intervento
cardiochirurgico in C.E.C.)
STORIA NATURALE
• Se una dissezione acuta di tipo I o II (tipo A)
non viene trattata, è gravata da altissima
mortalità (circa 1%/ora)
• La sopravvivenza a 48 ore è stimata essere
del 50%, del 20-25% a due settimane
• La prognosi naturale del tipo III (o B) è meno
severa: sopravvivenza 70% a >1 mese
• Le cause di mortalità sono legate alle
complicanze ischemiche da compressione del
vero lume da parte del falso a livello
di: - valvola aortica (con insuff. ao. acuta, 15-
55%) - coronarie, più spesso la dx (IMA, 2-
3%) - dei TSA (stroke,
7%) - di intercostali e lombari
(ischemia midollare, 2.5%)
o alla rottura aortica (spesso allo stesso livello della
breccia intimale di partenza), con shock emorragico
• Altre complicanze ischemiche si hanno per
coinvolgimento di:
- arterie renali (con insuff. renale acuta, 5-
8%) - arterie viscerali (infarto mesenterico, 3-
• Le forme che non si evidenziano con
sintomatologia all’esordio e non portano a
morte improvvisa per rottura cronicizzano
• La dissezione aortica cronica può comunque
complicarsi, ad un tempo variabile dopo
l’esordio, con rottura, ri-dissezione acuta
(possibile formazione di un nuovo falso
lume), o malperfusione cronica d’organo
CLINICA
• Il sintomo principale della dissezione è il dolore toracico
• Il dolore della dissezione viene spesso riferito dal
paziente come “lacerante” o “squarciante”
• Si accompagna a sudorazione ed agitazione
• Insorge acutamente, o meno spesso in maniera
lentamente ingravescente
• Può localizzarsi anteriormente, con irradiazione al collo e
alla mandibola
• Altre volte prevale posteriormente, riferito in regione
inter-scapolare
• Tipicamente, col passare del tempo la sede del dolore
“migra”, coinvolgendo dopo il torace l’addome
Correlazione fra sede del dolore e “tipo” anatomico (I o II sec. DeBakey)
DIAGNOSI
• All’esame obiettivo: è possibile spesso apprezzare
disuguaglianze dei polsi periferici, fino alla scomparsa
• Spesso è presente un soffio diastolico aortico (tipo A)
• Fino ad 1/5 dei pz. mostra segni neurologici (tipo A)
• All’Rx del torace: allargamento dell’ombra
mediastinica - possibile accentuazione del I°
arco di dx in PA; - ombra cardiaca
orizzontalizzata; - “sbandamento” della
trachea a dx - possibile accentuazione I°
arco di sx (per associato coinvolgimento
dell’arco aortico) in PA; - aumento del I° arco sul
profilo anteriore in LL
• Esame angiografico (aortografia):
- visualizzazione lume (possibile evidenza
flap); - sensibilità relativamente
bassa; - coinvolgimento vasi
viscerali; - invasiva (rischio
complicanze)
Tipo III sec. DeBakey = tipo B sec. Stanford
• L’esame ecocardiografico permette:
- buona visualizzazione del flap intimale
;
- stima dell’entità e del meccanismo causativo di un
eventuale rigurgito aortico associato;
- misura dei diametri dell’aorta ai diversi livelli;
- studio eventuali valvulopatie associate (es. prolasso
mitralico in S. di Marfan);
- ricerca della sede della breccia intimale;
- valutazione coinvolgimento coronarico
• La metodica trans-toracica è limitata dalla
presenza di aria nelle prime vie aeree, che
impedisce la visualizzazione del tratto distale
dell’aorta ascendente
• Questo limite è in parte superato
dall’ecocardiografia trans-esofagea, che deve
sempre integrare lo studio trans-toracico in
caso di dissezione aortica
Tipo I/II sec. DeBakey = tipo A sec. Stanford
Flap intimale
Radice aortica
Coronaria dx Aorta ascendente
Tipo I/II sec. DeBakey = tipo A sec. Stanford
VL
FL
Flap intimale
Arco aortico
Tipo III sec. DeBakey = tipo B sec. Stanford
VL
FL
• TC torace con m.d.c:
- informazioni su parete e lume;
- estensione del processo
dissettivo; - valutazione -
coinvolgimento vasi viscerali; stima
diametri relativamente attendibile; -
possibile ricostruzione 3D.
• Risonanza Magnetica:
- informazioni su parete e lume;
- estensione -
dell’aneurisma; possibili
“tagli” non assiali (es. sagittali); - possibile
ricostruzione 3D, - no
m.d.c.; -
lunghi tempi di acquisizione (non usata in acuti)
TERAPIA
IL TIPO ANATOMICO (class. Stanford)
CONDIZIONA LA SCELTA TERAPEUTICA
Tipo A: terapia solo chirurgica
Tipo B: terapia medica in
prima istanza, intervento in
caso di complicanze
Tipo dissezione Indicazione
Acuta Tipo A presenza
rottura
malperfusione
Tipo B progressione
fallimento terapia medica
sintomatologia (insufficienza cardiaca,
insufficienza aortica, angina, stroke, dolore)
Cronica Tipo A malperfusione
aneurisma
sintomatologia
malperfusione
Tipo B aneurisma
Scelta della condotta operatoria
• In base all’estensione della dissezione:
- prossimale (coinvolgimento
radice/valvola) - distale (coinvolgimento arco)
• In base alla sede della breccia
principale: - scopo della terapia chirurgica
è eliminare e sostituire il tratto di aorta a livello
del quale il sangue imbercia il falso lume e re-
indirizzarlo così nel vero lume distalmente al
tratto sostituito: ciò previene la rottura e le
complicanze ischemiche potenzialmente letali
Tecniche chirurgiche
• Sostituzione aorta ascendente (tratto tubulare)
• Sostituzione aorta ascendente e risospensione
valvola aortica
• Sostituzione aorta ascendente tubulare + valvola
aortica con due protesi distinte (intervento di Wheat,
1964) o in blocco (intervento di Bentall-De Bono,
1968)
• Sostituzione aorta ascendente ed emiarco inferiore
• Sostituzione aorta ascendente ed arco “totale”
• Sostituzione aorta discendente (toracica o toraco-
addominale) Protesi utilizzate
• protesi tubulari in Dacron, polimero sintetico
biocompatibile intessuto a maglie e impregnato di
collagene o gelatina
• Per l’intervento di Bentall si utilizzano protesi
composite (tubulare + valvola meccanica)
• Per le sostituzioni di aorta ascendente + arco si
possono utilizzare protesi con branche laterali
Procedura chirurgica
• Accesso arterioso e venoso per istituzione C.E.C.
• Ipotermia (topica e sistemica)
• Protezione miocardica
• Protezione cerebrale (per intervento sull’arco aortico)
• Escissione tratto aortico contenente breccia/e
• Anastomosi distale della protesi
• Eventuale reimpianto TSA (per intervento sull’arco aortico)
• Riscaldamento durante Anastomosi prossimale procedure
±
prossimali associate
• Svezzamento C.E.C.
Arresto di Circolo
• E’ sempre necessario negli interventi sull’arco
aortico: una volta raggiunta la temperatura
desiderata (<20-25°C) si arresta la C.E.C.
• Permette un campo operatorio esangue
• Comporta ischemia sistemica
• Necessita di essere implementato con metodi di
protezione d’organo (in particolare: protezione
cerebrale)
Il cervello è particolarmente suscettibile al danno da
arresto di circolo (elevata attività metabolica, riserve
limitate): dopo 4-5 min danno irreversibile
Ipotermia profonda
• E’ il principale metodo di protezione d’organo
• Temperatura centrale del paziente <20°C
• Tale temperatura viene raggiunta
gradualmente, raffreddando in C.E.C. il
sangue (gradiente CEC-paz: max 10°C)
• L’ipotermia profonda consente l’arresto
circolatorio senza danni d’organo per un
tempo limitato A <20°C il
consumo di O si
2
riduce ad 1/5 del
livello base
L’attività metabolica del cervello si riduce al 50% a
28°C, al 19% a 18°C
• Ne deriva che il tempo di ischemia “concesso”
a 18°C prima che si verifichi danno cerebrale
irreversibile è di 20-25 min, ovvero 5 volte
quello in normotermia.
• Tale periodo non sempre è sufficiente ad
effettuare il tempo chirurgico distale.
• Inoltre l’ipotermia profonda comporta svantaggi
come: -
coagulopatia
- prolungamento tempi C.E.C.
Tecniche di protezione cerebrale per
implementare e moderare l’ipotermia
• Raffreddamento topico, farmaci
• Perfusione cerebrale retrograda
• Perfusione cerebrale anterograda monolaterale
• Perfusione cerebrale anterograda bilaterale
• Almeno a livello teorico, le tecniche di
perfusione hanno il vantaggio, rispetto
all’arresto ipotermico, di evitare il danno
(principalmente endoteliale) da ischemia-
riperfusione
• Il danno endoteliale (con riduzione della
normale produzione di fattori vasoattivi, come
l’NO) ha un ruolo centrale nello sviluppo di
lesioni secondarie (di tipo infiammatorio)
Perfusione della cava superiore:
perfusione cerebrale retrograda (sec.
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