Vincenzo Cardarelli: la vita e le opere
Vincenzo Cardarelli è un ideologo de "la Ronda"; antifascista, poeta, nasce a Viterbo da un padre barista della stazione (detto bisteccaro). Non conoscerà mai la madre. Segue una vita disordinata. Nel 1912 pubblica per ultimo uno scritto nella rivista "La Voce" (il primo era Saba). Nel 1916 pubblica i "Prologhi"; nel 1919 il "Prologo in due parti" prefazione alla "Ronda".
La prosa lirica e la poetica di Cardarelli
Teorizza il rapporto fra poesia e prosa: la prosa lirica. È una poesia che influenza la prosa (nelle figure retoriche per esempio). Contini dice: "Prosa e poesia marciano insieme anche se si voltano le spalle". Pubblica le raccolte "Viaggi nel tempo", "Il sole a picco", "Giorni in piena". Nel 1936 pubblica "Poesie". Muore nel 1959.
È un poeta classico novecentesco, non fa uso del linguaggio violento, anzi cerca equilibrio armonico tra tutti gli elementi. Cardarelli ricerca la lettura armonica e chiara della realtà, vede nel classicismo un confrontarsi ed allontanarsi con la realtà in una dimensione di assoluto. L'espressione dell'eternità e della poesia in un tempo assoluto fanno capo alla poesia di Cardarelli; una poesia epifanica e rivelatrice che riprende il simbolismo francese di Baudelaire e Rimbaud. Il tentativo è quello di eternare la realtà con la poesia, tirarla fuori dal tempo, lasciarla legata all'attimo, priva di una durata.
Il poemetto "Ajace"
Nel 1932 si ha la riesumazione del classico con il poemetto "Ajace": riprende il mito greco, come in passato l'avevano fatto Omero, Sofocle e Foscolo con la tragedia. Il personaggio di Ajace è un personaggio laico, un antieroe che non fa appello agli dei per un aiuto. È un vincitore vinto dalla sua integrità morale: riceve un sopruso, cioè non riceve in eredità le armi di Achille che gli spettavano, rubategli da Ulisse. La giustizia lo ripaga: Ulisse perde in mare (più giusto degli uomini) le armi di Achille che andranno a posarsi sulla tomba di Ajace (ricordare l'episodio dell'Odissea in cui Ulisse nell'oltretomba incontra Ajace, il quale non gli parla, lo guarda in un silenzio umiliante). Ajace è un eroe novecentesco, caratterizzato dall'essere una vittima, ma con grandezza morale ed etica.
Analisi del poemetto "Ajace"
Poemetto in 55 versi. Aggettivi in coppie e terne, iperbato ("o d'Afrodite il mignolo ferire"), clausole avverbiali ("animatamente"), deittici ("là"), chiasmi ("flutto pietoso - mutevole flutto"), climax ascendente, termini astratti che passano a concreti per rendere logico il testo. Strutturato come un dialogo fra l&
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