Carcinoma colon rettale
Il cancro del colon retto (CCR) è la più frequente neoplasia
dell’apparato gastrointestinale. Si localizza nel "grosso intestino" ed in
tratto compreso tra la fine dell’intestino tenue e l’inizio
particolare nel
del canale anale (1). Epidemiologia
Il carcinoma del colon retto rappresenta in entrambi i sessi la seconda
causa di morte per neoplasia nei paesi occidentali. In Italia ogni anno
sono stimati 38.000 nuovi casi e circa 19.500 decessi dovuti a questa
neoplasia vengono registrati. Se diagnosticato nelle sue fasi iniziali il
carcinoma del colon retto è altamente curabile (90% di sopravvivenza a
5 anni nei pazienti con tumori in stadio 1) (2). In base ai dati stimati dal
“Epidemiologia
Reparto dei Tumori” del Centro Nazionale di
Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto
Superiore di Sanità si osserva (Fig.1 a e b) che, tra gli uomini di età
regioni dell’Italia,
compresa tra 0-84 anni, residenti nelle diverse il
numero di nuovi casi di CCR per 100.000 abitanti è variabile,
presentando un picco massimo in Lombardia e un picco minimo in
Valle D’Aosta. In generale i casi maggiori di CCR sono a livello delle
regioni del nord e del centro, invece il sud è meno colpito,
probabilmente grazie alla dieta mediterranea (4).
Allo stato attuale, nonostante questa neoplasia presenti elevati livelli di
curabilità rispetto a quelle insorgenti in altri distretti dell'apparato
digerente, la sopravvivenza a 5 anni si attesta mediamente sul 40-50 %,
potendo raggiungere l'80-90 % nelle forme precoci (3).
a b
Fig.1 a e b: numero di casi di CCR in diverse regioni
dell’Italia
Il carcinoma del colon è secondo come causa di morte solo a quello del
nell’uomo e terzo
polmone al tumore della mammella nella donna.
Pressoché analoga è l’incidenza nei due sessi, anche se si può rilevare
una leggera incidenza delle forme di colon nelle donne e del retto negli
in genere una neoplasia dell’età media,
uomini (5;6;7). É cresce con
l’età e diventa frequente a partire dai 60 anni, raggiungendo il picco di
incidenza intorno agli 80 anni (8).
Eziologia
Il crescente numero di studi epidemiologici sui rapporti alimentazione-
cancro, ha contribuito ad evidenziare relazioni causali tra l’insorgenza
di specifiche neoplasie e componenti dietetiche. In particolare è stata
riscontrata una relazione tra il consumo di grassi saturi e proteine e
l’insorgenza dei tumori al colon.
La dieta ad alto contenuto di grassi e proteine è ritenuta un fattore di
con l’elevato
rischio in considerazione della sua associazione contenuto
in acidi biliari e metaboliti fecali del colesterolo. Tali composti derivati
direttamente dai componenti della dieta sono stati trovati in elevata
concentrazione nelle feci di pazienti con
carcinoma del colon retto. Fra questi, quattro
sono ritenuti correlati all’ insorgenza del
tumore al colon retto (fecapentaeni, 3-
chetosteroidi, prodotti della pirolisi come il
benzopirene, gli acidi colico e deossicolico).
Ad essi si possono aggiungere la carenza di Fig.2: polipi nel colon
calcio nella dieta ed il pH alcalino delle feci.
Elementi eziologici di una certa importanza sembrano essere i fattori
ambientali e la presenza di condizioni patologiche predisponenti (9).
Ampiamente accettato è anche il concetto che un discreto numero di
derivi dall’evoluzione
carcinomi del colon retto di adenomi benigni.
In virtù della più estesa applicazione delle varie procedure di screening,
un sempre maggior numero di soggetti sani viene riscontrato portatore
di adenomi o polipi (Fig.2) piccole escrescenze rilevate della mucosa,
che insorgono in seguito a proliferazione di cellule della mucosa
intestinale. Il polipo in base alle sue caratteristiche morfologiche può
essere definito sessile (cioè con base piatta) o peduncolato (ovvero
attaccato alla parete intestinale mediante una specie di picciuolo). Sono
a rischio di malignità solo i polipi adenomatosi, i cosiddetti polipi
iperplastici (cioè caratterizzati da una mucosa a rapida proliferazione) e
quelli amartomatosi (detti anche polipi giovanili) non hanno invece
potenziale maligno (10).
Fattori di rischio del cancro colon rettale
Diversi fattori possono concorrere allo sviluppo di un cancro colon
rettale. Tra questi si annoverano:
Fattori nutrizionali: dieta ricca di grassi e povera di fibre.
Fattori genetici. Le sindromi ereditarie sono generalmente
rappresentate da: poliposi adenomatosa familiare o FAP, la sindrome di
Gardner e quella di Turcot e la carcinosi ereditaria del colon retto su
base non poliposica (detta anche HNPCC o sindrome di Lynch). Queste
sindromi sono responsabili di una piccola parte dei tumori maligni
colon rettali (3-6%). Vengono definite ereditarie in quanto il paziente
eredita una mutazione in un gene chiave dei processi di proliferazione e
differenziazione cellulare o di riparazione delle mutazioni che
normalmente avvengono nel genoma umano.
sono importanti l’età (l’incidenza è 10 volte
Fattori non ereditari:
superiore dopo i 60 anni rispetto a coloro che hanno 40 anni), le
malattie infiammatorie croniche intestinali (la rettocolite ulcerosa di
lunga durata soprattutto e, secondo studi recenti, anche il morbo di
Crohn), una storia clinica di polipi del colon o di un pregresso tumore
del colon retto (10). Fattori ereditari
Poliposi Adenomatosa Familiare
La poliposi adenomatosa familiare (FAP) è una malattia rara
caratterizzata dallo sviluppo in giovane età (entro la seconda-terza
decade di vita) di centinaia-migliaia di polipi adenomatosi lungo il
colon retto, con altissimo rischio di degenerazione maligna. La FAP è
stata riconosciuta clinicamente dalla seconda metà del XIX secolo
come malattia a base ereditaria. Nella maggior parte dei casi la sua
insorgenza è stata associata ad un meccanismo di trasmissione
mendeliano autosomico dominante ad alta penetranza. Nel 1991 il gene
APC (Adenomatous Polyposis Coli) è stato identificato come
responsabile. Recentemente si sono osservate mutazioni ereditarie di
entrambe le copie del gene MYH (coinvolto nella riparazione dei danni
al DNA) in pazienti FAP che non presentavano mutazioni ereditarie del
l’epitelio
gene APC (11). Nella poliposi adenomatosa familiare (Fig.3)
prolifera in seguito a mutazioni nel gene APC e nel gene MCC
(Mutated in colon cancer ) localizzati entrambi sul cromosoma 5q,
quindi le cellule epiteliali sfuggono parzialmente al controllo del ciclo
cellulare e si dividono in modo deregolato per formare un piccolo
cluster che porta ad un polipo (adenoma di I classe).
Gli individui eterozigoti per la mutazione formano da 100 a 1000
polipi. In questa fase i polipi sono adenomi benigni, ma quando
l’oncogene
avviene un secondo evento mutageno che colpisce Kras
l’adenoma diventa intermedio
presente a livello del cromosoma 12p
con crescita maggiore e protrusione a forma di dita. La mutazione nel
proto-oncogene Kras è in genere accompagnata da delezioni con
conseguente inattivazione di altri geni oncosoppressori quali il gene
DCC (Deleted in colon cancer) localizzato sul cromosoma 17, il gene
DPC4 (Deleted in Pancreatic cancer) localizzato sul cromosoma 18, il
MADR (Mother against DppRelated) localizzato anch’esso sul
gene
cromosoma 18. In seguito a questi eventi si ha il passaggio da adenoma
benigno ad adenoma di II classe severamente displastico.
L’inattivazione di DPC4, e l’alterazione
MADR (recettore del TGF-β)
di DCC si accompagnano spesso a mutazione o perdita del gene p53
che conferisce alle cellule la capacità invasiva con formazione di un
adenoma di III classe (carcinoma in situ) (12).
Epitelio normale Delezione APC o MCC
iperproliferazione
Adenoma di I classe Mutazione in Kras
Inattivazione dei geni
DCC, DPC4 e MADR
Adenoma di II classe Mutazione in p53
Adenoma di III classe
Fig.3 : sequenza delle mutazioni nella FAP
Carcinoma colon rettale non associato a poliposi
Il carcinoma colon rettale non associato a poliposi (HNPCC),
conosciuto anche come Sindrome di Lynch, è una malattia tumorale
autosomica dominante caratterizzata da due manifestazioni fenotipiche:
di una
la sindrome di Lynch I che è caratterizzata dall’insorgenza
al colon ad un’età media di
neoplasia circa 45 anni e la sindrome di
Lynch II, che oltre al tumore al colon comprende lo sviluppo di
neoplasie extracoliche, a livello dell’endometrio, dell’ovaio, dello
stomaco, del tratto urinario e dei dotti biliari.
è causata da un’evento mutazionale ricorrente a livello di
L’HNPCC
uno dei quattro geni coinvolti nel controllo della replicazione del DNA.
Circa il 90% delle mutazioni avvengono a livello dei geni MSH2 ed
MLHI, mentre solo raramente coinvolgono i geni PMSI e PMSII.
Quando avviene una mutazione a livello di uno di questi geni, la
capacità di effettuare la riparazione degli errori intercorsi durante la
replicazione del DNA diminuisce e, come conseguenza, la cellula
l’insorgenza di un fenotipo
accumula mutazioni che favoriscono
neoplastico (13).
Biomarcatori del tumore colon rettale
Il tumore del colon retto si forma mediante un processo di
denominato “sequenza adenoma-
trasformazione multifasico
carcinoma” (Fig.4) che richiede un lungo periodo (circa 10 anni). É
una riduzione dell’incidenza e della
pertanto possibile determinare
mortalità mediante asportazione degli adenomi e diagnosi precoce dei
carcinomi (2). Fig.4 : sequenza adenoma - carcinoma
Su questo principio si basano i programmi di screening che hanno
dimostrato di essere altamente efficaci e che utilizzano la ricerca del
sangue occulto nelle feci, e procedure endoscopiche (retto-
sigmoidoscopia o colonscopia). L’attuazione dei programmi di
dalla scarsa “compliance” della popolazione
screening è però limitata
(inferiore al 50%) dovuta in gran parte anche all’ invasività delle
procedure endoscopiche. Allo stato attuale non esistono chiari
biomarcatori per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, inoltre,
la ricerca del sangue occulto nelle feci ha una sensibilità ed una
specificità non ottimali. La disponibilità di biomarcatori altamente
sensibili e specifici consentirebbe un utilizzo più mirato ed efficace
delle procedure diagnostiche (2). Tra le analisi di biomarcatori (14) che
potrebbero comunque essere impiegate di routine nelle indagini di
laboratorio, anche se non sono ancora raccomandate, si annoverano:
CA 19-9 è una mucina contenente l’epitopo Lewis A sialilato. Il CA
Il CA 19-9
19-9 è un marker meno sensibile del CEA per la diagnosi di CCR.
Sulla base dei dati della letteratura, la determinazione routinaria del
CA19-9 nei pazienti con CCR non è raccomandata (14).
Tissue inhibitor of metalloproteinases type 1(TIMP-1)
L’inibitore tissutale delle metalloproteinasi di tipo 1 (TIMP-1) è una
glicoproteina di 25 kDa caratterizzata da molteplici azioni biologiche,
cui l’inibizione delle metalloproteinasi,
fra lo stimolo della
proliferazione cellulare e l’inibizione dell’apoptosi. I livelli sierici di
questo inibitore sono significativamente più elevati nei pazienti affetti
da CCR, nei soggetti affetti da malattie infiammatorie croniche
dell’intestino, nei soggetti affetti da adenomi o da carcinoma della
mammella, rispetto a soggetti sani.
Il TIMP-1 presenta inoltre migliore sensibilità e specificità rispetto al
CEA nei pazienti affetti da CCR negli stadi di Dukes A e B (che
Sebbene l’insieme di questi
rappresentano le fasi precoci del CCR). l’uso
studi preliminari sia promettente, non è ancora raccomandato
routinario di TIMP-1 sia per la diagnosi che per la prognosi dei pazienti
con CCR (14) .
Marcatori Tissutali
Sono molteplici i biomarcatori tissutali studiati nel CCR. Fra questi si
la timidilato sintasi (TS), l’instabilità
annoverano dei microsatelliti
(MSI), DCC (Deleted in colon cancer), PAI-1 (urokinase plasminogen
activator inhibitor), Kras mutato, p53. Sulla base delle evidenze attuali,
nessuno di questi biomarcatori tissutali è raccomandato per
l’applicazione clinica di routine ( 14) .
Marker fecali
Il marker fecale più utilizzato è la ricerca del sangue occulto (fecal
occult blood test). La ricerca del sangue occulto fecale può essere
effettuata mediante il test al guaiaco, che misura l’eme, oppure
mediante tests immunochimici, che misurano la globina umana. Poiché
l’eme può essere presente in alcuni vegetali, l’ingestione di questi
alimenti può dar origine a risultati falsamente positivi se la ricerca del
sangue occulto viene effettuata mediante il test al
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