Capitolari carolingi: una ricerca storica
Salve a tutti! Anche se con un po’ di ritardo rispetto alle lezioni, dopo che abbiamo parlato delle raccolte private di Ansegiso dei capitolari carolingi, ho ritenuto interessante fare qualche ricerca nella biblioteca della nostra facoltà per meglio intendere che cosa erano in effetti questi capitolari. Il testo in cui ho trovato le informazioni storiche che mi servivano è: "I capitolari italici, storia e diritto della dominazione carolingia in Italia" di C. Azzara e P. Moro. Ed. Viella, 1998.
Definizione e origine dei capitolari
Innanzitutto una definizione: i capitolari erano degli atti giuridici emanati durante l’impero carolingio suddivisi, di regola, in articoli. Venivano emanati dal sovrano munito del cosiddetto potere di banno a seguito di assemblee con gli altri “grandi” (tra cui figuravano prima di tutto vescovi ed episcopati) e avevano lo scopo di introdurre e far conoscere misure legislative e amministrative. Nell’ottica odierna potremmo usare il sinonimo di decreto, editto.
Il termine esisteva anche in epoca anteriore solo che indicava diversi fenomeni tra cui atti per la riscossione coatta di imposte o atti d’accusa; il punto in comune con il termine dell’epoca carolingia era solamente la suddivisione in articoli, capitoli appunto.
Il primo uso del termine nel significato attuale lo si trova nel proemio a un editto del re longobardo Astolfo nel 750. È dai carolingi in poi insomma che capitolare diventa definitivamente sinonimo di atto normativo. Atti che si differenziavano dalle precedenti legislazioni germaniche per il fatto che provenivano dal sovrano munito del sopra ricordato potere di banno, mentre negli altri popoli si avevano raccolte di usi nazionali o vari provvedimenti specifici locali.
Classificazioni dei capitolari
In modo molto schematico i numerosi capitolari possono essere suddivisi in “ecclesiastici” e “mondani” (cioè laici) anche se è riduttiva in quanto ne troviamo tantissimi misti. Un’ulteriore divisione è stata fatta a partire da Ludovico il Pio in: capitolari da unirsi ad altri codici o comunque con la funzione di modifica, provvedimenti totalmente autonomi da tutto il resto del complesso normativo e provvedimenti della più svariata natura da inviare nelle singole province. Classificazione anch’essa riduttiva perché comunque residuano provvedimenti misti anche da questo punto di vista.
Processo di emanazione
Una precisazione riguardo la loro emanazione: venivano redatti dal sovrano durante delle assemblee chiamate Placiti dove veniva stabilito un ordine del giorno e al termine della discussione fra i partecipanti il sovrano decideva quali capitolari emanare e affidava ai cosiddetti “missi” il compito di renderli pubblici e conosciuti in tutte le province.
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