Il cambiamento organizzativo
Tesina
Sommario
I.1 Introduzione al Cambiamento Organizzativo ........................................... 3
I.2 Modelli di Cambiamento Organizzativo ................................................. 14
I.3 La learning organization ...................................................................... 17
I.4 Le dimensioni del Cambiamento Organizzativo ..................................... 20
I.4.1 L’oggetto del cambiamento ............................................................ 20
I.4.2 Il contenuto del cambiamento ...................................................... 22
I.4.3 Il contesto del cambiamento .......................................................... 30
I.4.4 Tipologie di Cambiamento Organizzativo ........................................ 36
I.4. 5 Fasi del cambiamento ................................................................. 38
I.4.6. Approcci al cambiamento organizzativo ......................................... 39
I.1 Introduzione al Cambiamento Organizzativo
L’ambiente economico internazionale odierno è caratterizzato da un processo
di globalizzazione che guarda al cambiamento come ad una priorità
ineludibile. In generale il cambiamento coinvolge, le persone, le
organizzazioni e la loro gestione.
Per quel che riguarda le persone, alcuni individui possono avvertire un senso
di perdita del controllo, reagendo con la resistenza a una minaccia reale o
potenziale, volta a mantenere lo status quo e ad evitare di confrontarsi con
la nuova realtà pur sempre incognita. Altri, al contrario, affrontano il
cambiamento attraverso un approccio ed un atteggiamento diverso: riescono
a sfruttare al meglio le opportunità derivanti dal cambiamento, accettando i
pro e i contro, puntando soprattutto sui primi e cercando di attenuare e
reagire ai secondi, familiarizzando con il nuovo campo d’azione per poi
decidere come agire. La vera ricerca, per quanto riguarda le organizzazioni,
dovrebbe avere come obiettivo quello di cogliere il cambiamento nella sua
essenza, concettualizzarlo e condividerlo sulla base di ciò che esso offre in
termini di opportunità e di miglioramento. Le aziende che vogliono rispondere
a questa sfida devono necessariamente cambiare il loro focus, partire dal
proprio interno, concentrandosi sulle persone che fanno parte
dell’organizzazione; solo così vedremo le organizzazioni ri-modellarsi al
proprio interno per creare nuove strutture organizzative, definendo relazioni
nuove, dinamiche e di lungo periodo.
Le organizzazioni devono strutturarsi in base ad una logica
multidimensionale, che acceleri la risposta al cliente, fornisca una varietà di
soluzioni, conquisti mercati sempre più ampi; e siano nel contempo in grado
di creare al loro interno un ambiente lavorativo permeato dalla condivisione
dei valori e degli obiettivi aziendali.
Cambiano le persone, cambiano le organizzazioni e con esse anche la
gestione. Nel trovarsi a ridefinire nuovi processi gestionali, il primo passo sta
proprio nell’incoraggiare un nuovo approccio culturale e un nuovo sistema di
valori diffuso, in particolare, fra i propri dipendenti.
A tale scopo le aziende devono investire nello scambio di informazioni, nella
employee
condivisione della conoscenza e nello sviluppo di programmi di
engagement
. Soltanto la ricerca di nuovi approcci al coinvolgimento del
personale può portare le persone a riconoscere come propri gli obiettivi
aziendali, ad assumersi responsabilità decisionali, evitare comportamenti
opportunistici, operare per il bene dell’organizzazione e per la piena
stakeholder
soddisfazione dei clienti e degli .
In un contesto caratterizzato da forti turbolenze, è richiesto un continuo
aggiornamento di valori e di idee; gli asset intangibili hanno acquisito un
valore preponderante rispetto al capitale fisico; diviene strategico la capacità
di instaurare un rapporto stabile e a lungo termine con il cliente.
In questo scenario così complesso, incerto e turbolento, le organizzazioni
devono essere in grado di esprimere un’elevata capacità di adattamento e di
comportamento proattivo e devono inoltre instaurare un rapporto cooperativo
con gli altri attori che fanno parte dell’ambiente di riferimento, per lo
scambio di risorse e conoscenze. Infatti, con la creazione di una rete di
relazioni che si basano su accordi, alleanze strategiche e cooperazioni le
organizzazioni possono focalizzarsi sulle conoscenze chiave, con la possibilità
di accedere a competenze esterne, necessarie e funzionali: il valore della
conoscenza e la gestione del sapere attraverso l’apprendimento diventano un
bene sempre più prezioso poiché rappresentano la condizione necessaria allo
sviluppo e all’innovazione; sono tutti fattori critici necessari al
raggiungimento del vantaggio competitivo e per fornire risposte efficaci alla
continua e imprevedibile domanda di cambiamento. Le organizzazioni,
perciò, dovranno creare e apprendere costantemente nuove conoscenze e
liberarsi da quelle divenute obsolete (Frassetto, 2003).
La propensione al cambiamento è divenuta, oggi, la prima regola di
un’organizzazione: i business system, le aziende, i gruppi, gli individui, così
come qualunque organismo vivente, sono in continuo cambiamento; quando
tale caratteristica viene meno, il soggetto scompare poiché il concetto di
esistenza è strettamente connesso con quello di cambiamento permanente
(Consiglio, 2000). Benché il cambiamento sia una costante della nostra vita,
affrontarlo e gestirlo risulta spesso un processo complesso e stressante. È,
infatti, richiesta non solo una notevole capacità di gestire il cambiamento,
ma allo stesso tempo, è necessario conformarsi a standard certificati e
riconosciuti; è necessario che struttura e comportamenti organizzativi siano
mission
flessibili e che la aziendale sia comunque coerente con il
cambiamento. I confini organizzativi devono essere mobili ma ci deve anche
essere una definizione chiara delle modalità di coordinamento da attuare.
Alla razionalità si accompagna la necessità di interpretare e costruire il
destino della propria realtà in modo creativo, per cui risulta difficile ricercare
e trovare un equilibrio (Tosi, 2002). Il cambiamento organizzativo in passato
era considerato come un fenomeno raro, un comportamento reattivo,
attuato solo per rispondere ed adattare il sistema alla contingenza delle
mutate condizioni ambientali; oggi, invece, è un fenomeno pervasivo e
continuo, e non può considerarsi un evento eccezionale che si genera solo al
fine di ristabilire equilibri perduti; esso si produce in modo continuativo
mettendo alla prova l’efficacia e l’efficienza delle organizzazioni. Si tratta di un
fenomeno evolutivo risultato della combinazione di forze endogene derivanti
dal contesto organizzativo interno e da forze esogene appartenenti al
contesto ambientale esterno (Compagno, 1997). Proprio su questo tema,
opportunamente, Piccardo e Colombo (2007) individuano tre tipi di spinte
tipiche al cambiamento: le spinte esterne, le spinte interne e le spinte
individuali. Le spinte esterne al cambiamento sono rappresentate,
dall’introduzione e dalla gestione di nuove tecnologie, dalla globalizzazione,
dalle caratteristiche della forza lavoro e da forze derivanti da eventi politici e
sociali.
Le spinte interne derivano da problemi connessi alla gestione delle risorse
umane e dai comportamenti manageriali; rientrano tra i problemi connessi
con alla gestione delle risorse umane, le varie percezioni dei dipendenti in
merito al lavoro che svolgono, al senso di equità, alla soddisfazione per il
lavoro, la motivazione, l’assenteismo e il turnover, la produttività, più in
generale il livello di coinvolgimento nel lavoro. Rientrano invece tra i problemi
dei comportamenti manageriali i conflitti tra management e collaboratori, lo
stile di leadership, la struttura organizzativa, talvolta eccessivamente
gerarchica e autoritaria, il sistema retributivo e degli incentivi. Infine le spinte
individuali al cambiamento riguardano, per esempio, la transizione ad un
nuovo ruolo lavorativo, che implica la rottura di vecchi equilibri e il
superamento di relazioni e abitudini consolidate. Rebora e Minelli (2007)
interpretando la ricerca in materia, raggruppano le diverse spinte in due
gruppi capaci di generare tensione strategica e pressione sulle risorse. La
tensione strategica deriva dalla variabilità e dall’incertezza che caratterizzano
l’ambiente, che sono fonti di opportunità e minacce per l’azienda. I fattori che
generano tensione strategica sono la concorrenza, gli sviluppi della
tecnologia, i trend demografici, l’evoluzione culturale e dei valori sociali e
professionali. La pressione sulle risorse (finanziarie, tecnologiche, umane)
deriva più direttamente dalle vicende interne di un’organizzazione che
possono determinare limiti alla disponibilità delle risorse necessarie al suo
sviluppo. Tensioni strategiche, in pratica, possono derivare dagli assetti di
governance, dalle decisioni, dalla scarsità di risorse, dalle situazioni di
emergenza o di crisi e dall’emergere di nuovi vincoli normativi.
Molte delle teorie sul cambiamento organizzativo prendono spunto da un
modello mutuato dalle teorie biologiche dell’adattamento degli organismi, il
modello di Lewin (1951), poiché risulta utile per comprendere dei processi di
base che un’organizzazione può impostare per ottenere un efficace
cambiamento. Dal punto di vista biologico gli organismi si adattano alle
pressioni del proprio ambiente, quando
l’organismo si è adattato a tali pressioni per un periodo prolungato di tempo
esso diviene resistente a qualsiasi cambiamento che sconvolga l’equilibrio
raggiunto e affinchè si verifichino cambiamenti in futuro sono necessari forti
cambiamenti nell’ambiente. Il cambiamento organizzativo può essere visto in
questa prospettiva (Tosi, 2002). Usando la terminologia di Lewin, affinchè si
realizzi un cambiamento in un’organizzazione devono sussistere tre fasi:
1. Unfreezing
2. Transformation
3. Refreezing
Con la prima fase (Unfreezing o scongelamento) si mira a rendere le persone
propense al cambiamento e minimizzarne la resistenza; ciò implica che si
provveda a creare, attraverso opportune azioni di comunicazione dirette al
personale e al management, una motivazione diffusa e una disponibilità a
cambiare lo status quo. Quindi lo scongelamento del sistema rappresenta la
significativa pressione che induce l’organismo, di per sé resistente al
cambiamento, a cambiare. Motivare al cambiamento è una fase necessaria a
rendere i soggetti predisposti e capaci ad accogliere le trasformazioni future e
quindi a imparare nuovi concetti e prospettive e disimparare le vecchie
abitudini; questa è una fase critica poichè comporta incertezza, ansia,
instabilità e insicurezza. Molti processi di cambiamento falliscono
semplicemente perché a monte non c’è stato uno “scongelamento” adeguato;
il concetto è quello di generare energia per la trasformazione inducendo le
persone a supportare il cambiamento. La trasformazione è la fase in cui il
cambiamento viene effettivamente implementato, quindi si realizza l’insieme
delle modifiche sulle persone, sulle mansioni, sulla struttura o nella
tecnologia, previste dal progetto di cambiamento. È necessario passare alla
seconda fase soltanto dopo che si sono create le giuste fondamenta per il
processo di cambiamento attraverso la fase dello “scongelamento”.
I manager devono diffondere positività verso il cambiamento in modo che il
personale a sua volta risponda in modo positivo; la disponibilità all’ascolto, a
fornire chiarimenti risultano quindi determinanti.
Infine, con la terza fase, il cambiamento viene reso permanente attraverso il
processo di ricongelamento. In questa fase è necessario evidenziare i risultati
positivi che sono stati raggiunti e fornire supporto per le difficoltà che sono
state incontrate durante il processo di transizione. Al termine del processo
viene costituito un nuovo punto di equilibrio e i fattori ed i cambiamenti
introdotti entrano a far parte dell’organizzazione in modo organico e
permanente. Come precedentemente visto il primo passo nel processo di
cambiamento è lo “scongelamento” del sistema per indurre successivamente
la trasformazione. È quindi necessario conoscere le componenti organizzative
chiave che possono essere considerate le principali leve per attivare e gestire
il cambiamento. Tra i fattori che possono essere considerati tali Tosi (2002)
indica il contesto, il management e le capacità manageriali, la cultura
organizzativa e il gruppo. Con il termine contesto si fa riferimento agli aspetti
che riguardano la storia dell’organizzazione, il rapporto con il mercato di
riferimento e gli stakeholder esterni. Se talvolta il contesto può rappresentare
un ostacolo per l’organizzazione, come nel caso di un piano regolatore che
limita le possibilità di crescita di un’impresa, ci sono situazioni in cui
l’introduzione di leggi (vedi deregulation) o la storia dell’organizzazione come
fonte di apprendimento, rappresentano una pulsione verso il cambiamento.
Altro fattore che rappresenta una leva per il cambiamento è la presenza
all’interno dell’org
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