Job burnout e work engagement
La storia del burnout
Stato o processo di esaurimento mentale a causa di un'eccessiva richiesta di risorse, forza ed energia. L'esperienza del burnout è riconosciuta universalmente. Prima della definizione ufficiale di questa sindrome, le persone che ne soffrivano erano descritte comunque in grande dettaglio. Ad esempio, Greene descrisse la triste storia di un architetto con un carattere cinico e spirito tormentato. L'esempio più illustre di un caso di burnout riguarda un'infermiera psichiatrica, miss Jones, pubblicato da Schwartz e Will.
La scoperta del burnout
Il termine burnout venne usato per la prima volta da Bradley nel 1969 in un articolo che riguardava poliziotti che avevano seguito un programma di trattamento per delinquenti. Freudenberger, uno psichiatra, è considerato il fondatore della sindrome del burnout. Egli lavorava a New York in una clinica gratuita per tossicodipendenti gestita da volontari giovani e motivati. Freudengerber osservò che molti di loro sperimentavano una graduale diminuzione dell'energia, una perdita di motivazione e del coinvolgimento, accompagnata da molti sintomi fisici e psicologici. Freudengerber scelse la parola burnout per indicare tale fenomeno.
Contemporaneamente, C. Maslach, nel 1976, ricercatrice di psicologia sociale, cominciò a interessarsi al modo in cui le persone che lavorano nei servizi sociali cercano di fronteggiare la loro attivazione emozionale sul lavoro. Notò che il termine burnout veniva usato dagli avvocati californiani per indicare un graduale esaurimento, cinismo e una diminuzione del coinvolgimento nei loro colleghi. Maslach e i suoi colleghi decisero di usare tale termine. La scoperta simultanea del burnout ad opera di Freudenberger e Maslach diede origine a due diversi approcci allo studio del burnout:
- L'approccio empirico (Freudenberger): valutazione, prevenzione, trattamento. Più pratico. Prospettiva più clinica.
- L'approccio scientifico (Maslach): ricerca e teoria. Più scientifico. Approccio più centrato sulle relazioni individuo-contesto e sulle relazioni interpersonali.
I due approcci si svilupparono indipendentemente. All'inizio prevalse quello empirico, poi quello scientifico.
Fase pioneristica
Prevalenza dell'approccio empirico. Il concetto di burnout si diffuse velocemente e venne usato anche per descrivere un insieme di cose diverse tra loro, allontanandosi dal concetto originario. In questa fase ci si concentra sullo studio dei fattori individuali connessi al burnout. L'uso del termine che veniva fatto dai giornalisti ostacolò la diffusione di studi scientifici e molti articoli si rifiutarono di usare il Maslach Burnout Inventory, che divenne poi lo strumento più diffuso per la valutazione del burnout. All'inizio il concetto di burnout veniva usato molto a livello di senso comune, anche per il suo nome evocativo, ma a livello scientifico faticava a diffondersi e veniva considerato un tema di psicologia popolare, in quanto spesso veniva affrontato tramite aneddoti, racconti, casi singoli di burnout.
La fase empirica
Agli inizi degli anni '80 fiorirono una serie di ricerche empiriche sul burnout e con il passare del tempo le pubblicazioni di articoli relativi al burnout aumentarono sempre di più. Venne stimolato anche l'interesse accademico nei confronti di questo argomento grazie alla presenza di libri che descrivevano il burnout dal punto di vista della prospettiva psicologica ed organizzativa. Nella fase empirica, che cominciò a partire dalla metà degli anni '80, possono essere individuate sette tendenze:
- Il MBI cominciò ad essere usato in modo universale.
- Il burnout cominciò ad essere studiato anche in altri Paesi diversi dagli USA, a partire dai Paesi di lingua inglese, fino a UK e Canada e di seguito anche in Europa e in Asia. Infatti, Golembwieski et al. descrissero il burnout come "pandemia mondiale".
- Il burnout comincia ad essere studiato anche al di fuori dell’ambito delle professioni d’aiuto.
- Le ricerche si focalizzano molto sull'analisi dei fattori organizzativi e strutturali, piuttosto che sull'analisi dei fattori individuali.
- Si sviluppa sempre più il rigore metodologico, per esempio usando studi longitudinali (invece che cross-sezionali) per studiare come il burnout si evolve nel corso del tempo.
- Vengono proposti molti approcci per collegare il concetto di burnout con le principali teorie psicologiche.
- Il concetto di burnout viene ampliato ed analizzato anche in relazione alla sua antitesi positiva del work engagement.
Definizione di burnout
Inizialmente il burnout viene definito descrivendo un insieme di sintomi, ignorando gli aspetti dinamici della sindrome. Si possono descrivere i sintomi o i processi; le due definizioni non si escludono a vicenda, ma sono complementari. La definizione statica descrive lo stato finale del processo del burnout.
Definizione statica di burnout
Forse la più citata definizione di burnout è di Maslach e Jackson: "Il burnout è una sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione del sentimento di efficacia personale che si verifica negli individui che fanno lavori che prevedono contatti con altre persone". La popolarità di tale definizione può essere dovuta al fatto che il MBI include le tre dimensioni menzionate nella definizione.
L'esaurimento emozionale si riferisce alla riduzione delle risorse emotive determinate da un'eccessiva richiesta. La depersonalizzazione si riferisce allo sviluppo di un'attitudine negativa, di cinismo e insensibilità verso i destinatari del proprio lavoro, alla percezione impersonale dei destinatari. La mancanza di efficacia personale è la tendenza a valutare negativamente il lavoro che implica contatti con altre persone. Le persone che soffrono di burnout credono che i loro obiettivi non possano essere raggiunti ed hanno un sentimento di inefficacia e scarsa autostima professionale. All'inizio Maslach e Jackson affermarono che il burnout riguardasse le professioni che prevedevano contatti con altre persone (studenti, alunni, clienti, pazienti o delinquenti); quindi il burnout viene analizzato solo in relazione alle professioni d'aiuto. Ma nella terza edizione del manuale del MBI, il concetto di burnout viene ampliato e viene descritto come una crisi nella relazione tra individuo e lavoro, e non necessariamente una professione d'aiuto. Quindi le tre dimensioni originarie del burnout vengono ridefinite. Ora l'esaurimento si riferisce alla fatica, a prescindere dalle sue cause. La disaffezione lavorativa riflette un'attitudine di distanza ed indifferenza verso il lavoro o verso le altre persone. La mancanza di efficacia personale riguarda gli aspetti di realizzazione sia legati ad aspetti sociali che non sociali della professione.
Pines e Aronson presentano una più ampia definizione di burnout, che include sintomi fisici e non restringe la sindrome di burnout solo alle professioni d’aiuto. Il burnout è descritto come "uno stato di esaurimento fisico, mentale ed emozionale causato da un’esposizione prolungata a situazioni che richiedono coinvolgimento emotivo". L’esaurimento fisico è caratterizzato da poca energia, fatica cronica, debolezza e un’ampia gamma di sintomi fisici e psicosomatici. L’esaurimento emozionale include sentimenti di impotenza, disperazione e intrappolamento. L’esaurimento mentale si riferisce allo sviluppo di attitudini negative verso se stessi, il lavoro e la vita stessa. Poiché le eccessive pressioni emotive non riguardano solo le professioni d’aiuto, il burnout può riguardare anche lavori manageriali e, anche se con impostazioni diverse, può riguardare anche l’amore ed il matrimonio e l’attivismo politico.
Brill propone una definizione meno conosciuta ma molto precisa: "Il burnout è uno stato disforico e disfunzionale legato al lavoro, senza maggiori psicopatologie che riguarda persone che:
- Per un certo periodo di tempo hanno prodotto prestazioni adeguate ed hanno manifestato adeguati livelli di affettività nelle stesse situazioni lavorative;
- Non riescono a recuperare i livelli precedenti senza aiuto esterno o senza modificazioni ambientali.
Il burnout può riguardare qualsiasi lavoro ma non si sviluppa al di fuori del contesto lavorativo e riguarda individui che non hanno altre psicopatologie gravi. Sono escluse le incompetenze individuali e le malattie individuali. Le persone che sperimentano un temporaneo decremento delle prestazioni o che riescono a recuperare da sole non sono considerate affette da burnout. Tutte le definizioni statiche di burnout hanno in comune cinque elementi:
- Predominanza di sintomi disforici, in particolare esaurimento emozionale;
- L'accento è sui sintomi mentali e comportamentali, anche se a volte vengono menzionati sintomi fisici atipici;
- Il burnout è considerato legato al lavoro;
- I sintomi sono osservati in individui normali;
- Le attitudini ed i comportamenti negativi determinano un decremento del senso di efficacia e della prestazione.
Burnout come processo dinamico
Più di dieci anni fa, Cherniss fu tra i primi a proporre una descrizione lineare del processo di burnout: "Il burnout si riferisce a un processo in cui i comportamenti e le attitudini professionali cambiano in modo negativo in risposta allo sforzo lavorativo." Più specificatamente: "La prima fase include uno squilibrio tra le risorse e le richieste lavorative. La seconda fase è caratterizzata da tensione emozionale, fatica ed esaurimento. La terza fase comporta un insieme di cambiamenti nelle attitudini e nei comportamenti, come la tendenza a trattare i clienti in modo meccanico e distaccato o una cinica preoccupazione per la soddisfazione dei propri bisogni (strategia di coping)." Cherniss ritiene che la causa del burnout sia l’eccessiva domanda di lavoro, favorito da una strategia di coping caratterizzata da evitamento e ritiro.
Altre definizioni hanno enfatizzato il graduale sviluppo del burnout. Edelwich e Brodsky descrivono il burnout nelle professioni d’aiuto come "un incremento di disillusione caratterizzato da perdita progressiva di idealismo, energia e degli obiettivi sperimentata da persone che svolgono professioni d’aiuto, come risultato delle condizioni del loro lavoro."
Secondo Etzion "Il burnout è un processo che si sviluppa lentamente, che inizia senza preavviso e che si sviluppa senza essere riconosciuto fino ad un certo punto. Improvvisamente ed inaspettatamente, la persona si sente esausta e incapace di correlare questa devastante esperienza con un particolare evento stressante."
Etzion suggerisce che "il continuo ed appena riconoscibile disadattamento tra persona ed ambiente è la causa di questo processo lento e nascosto di erosione psicologica. Diversamente da altri fenomeni di stress, piccoli eventi stressanti relativi al rapporto persona-ambiente non causano allarme e raramente sono soggetti a sforzi di coping. Così il processo di erosione psicologica può andare avanti a lungo senza essere rilevato."
Hallsten presenta una struttura più complessa del processo di burnout. Lo definisce come "una forma di depressione che risulta dal processo di bourning-out. Non è considerato burnout il risultato del processo, cioè lo stato depressivo, ma l’eziologia. Hallsten sostiene che il burnout si verifica quando il ruolo attivo della persona viene minacciato o interrotto senza alternative."
La maggior parte delle definizioni del processo affermano che il burnout si sviluppa come stress che risulta dalla discrepanza tra le aspettative e gli ideali dell’individuo da una parte e la dura realtà della vita lavorativa dall’altra. Questo stress può venire riconosciuto coscientemente dalle persone o può rimanere nascosto per lungo tempo. Gradualmente, gli individui cominciano a sentirsi emotivamente tesi, e cominciano a cambiare la loro attitudine verso il lavoro e verso le persone con le quali lavorano. Nella maggior parte delle definizioni è considerato come estremamente importante il modo in cui le persone affrontano lo stress.
Una sintetica definizione di burnout
Schaufeli e Enzmann hanno proposto una sintetica definizione di burnout che include sia le definizioni statiche che quelle di processo. "Burnout è una sindrome che riguarda le persone normali. Stato mentale negativo, persistente, legato all’attività lavorativa che è caratterizzato da esaurimento, che è accompagnato da angoscia, ridotta efficacia, riduzione della motivazione e sviluppo di comportamenti ed attitudini disfunzionali nell’ambito del lavoro. Questa condizione psicologica si sviluppa gradualmente, ma può rimanere nascosta per molto tempo e si auto-alimenta. Dipende da un’incongruenza tra le intenzioni della persona e la realtà del lavoro. Spesso il burnout dura molto a lungo a causa dell’utilizzo di strategie di coping inadeguate".
Questa sintetica definizione specifica le precondizioni, la sintomatologia e lo sviluppo. Più precisamente, viene individuato un indicatore di base, cioè l’esaurimento e quattro sintomi generali:
- Angoscia (sintomi affettivi, cognitivi, fisici e comportamentali);
- Un senso di efficacia ridotta;
- Riduzione della motivazione;
- Comportamenti ed attitudini disfunzionali a lavoro.
Inoltre, le intenzioni frustrate e le inadeguate strategie di coping giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo del burnout ed il processo di burnout continua a manifestarsi nonostante il fatto che all’inizio non viene riconosciuto. Inoltre, il dominio è specifico, i sintomi sono connessi al lavoro e la sindrome si manifesta in individui normali che non soffrono di psicopatologia.
***Sono importanti le iniziali aspettative, il burnout viene sperimentato maggiormente da persone che hanno elevate aspettative nei confronti del lavoro.
Differenza tra burnout ed altre sindromi
Il burnout è stato associato a molti termini, la maggior parte dei quali caratterizzati dalla stessa ambiguità terminologica: noia, stress, insoddisfazione lavorativa, depressione, alienazione, tensione, ansia, etc. La particolarità del burnout rispetto agli altri costrutti psicologici connessi è una questione importante. In particolare è stata sollevata la questione sulla misura in cui il burnout può essere distinto dallo stress lavorativo, dalla depressione e dalla stanchezza cronica.
Burnout e stress lavorativo
Burnout:
- Ultimo stadio di un processo di adattamento, in seguito ad un prolungato squilibrio tra risorse e richieste.
- Si può verificare anche in seguito ad un prolungato periodo di stress lavorativo.
- Sviluppo di atteggiamenti e comportamenti negativi verso il lavoro e l’organizzazione.
- Tipico di individui che affrontano il lavoro con molto entusiasmo ed hanno elevati obiettivi ed elevate aspettative.
Stress lavorativo:
- Stato più generico, dovuto ad un processo temporaneo di adattamento ad una situazione di squilibrio tra risorse e richieste.
- Non ci sono comportamenti ed atteggiamenti negativi.
- È temporaneo.
Principali differenze:
- Il burnout viene provato maggiormente da persone con elevate aspettative, obiettivi elevati, alta identificazione con l’organizzazione. Se mancano questi elementi si parla solo di stress lavorativo e non di burnout.
- Nello stress lavorativo non si manifestano comportamenti ed atteggiamenti negativi verso il lavoro e l’organizzazione.
- Lo stress fa riferimento ad una delle dimensioni del burnout che è quella dell’esaurimento delle energie psicofisiche, le altre due componenti (depersonalizzazione o disaffezione lavorativa e scarsa efficacia) non sono presenti.
- Lo stress lavorativo è temporaneo, il burnout è una sindrome che tende a cronicizzarsi ed ha quindi una certa stabilità.
Burnout e depressione
Come afferma Freudenberger, il burnout è connesso ad una situazione specifica ed al lavoro, mentre la depressione no. Questi due concetti sono diversi ma in parte si sovrappongono. Il burnout, in alcune situazioni può sfociare nella depressione, soprattutto quando si accompagna a sentimenti di inferiorità dell’individuo, ma la depressione non è necessariamente una conseguenza del burnout. La depressione è correlata positivamente ed in modo significativo con la componente dell’esaurimento emotivo del burnout, ma ha correlazioni più basse con le altre due componenti del burnout, proprio perché il burnout è analizzato secondo un modello multidimensionale (26% varianza in comune).
Burnout e sindrome della fatica cronica
Nel burnout i sintomi principali sono psicologici e quindi mentali, mentre nella CFS i sintomi sono prevalentemente fisici. La CFS è caratterizzata da una stanchezza pervasiva e persistente che non ha una particolare causa. È caratterizzata dalla presenza di sintomi quali problemi muscolari, febbre, disturbi del sonno, mal di testa. Riguarda quindi diversi sistemi corporei come quello ormonale, immunitario, gastrointestinale, locomotore. La sindrome non è riconducibile direttamente al lavoro e non ha una particolare causa, è proprio questo che rende questa sindrome sconcertante per la persona.
La misurazione del burnout
Ci sono principalmente due strumenti.
- MBI, Maslach: si basa su una struttura tridimensionale: esaurimento emotivo, depersonalizzazione, bassa autorealizzazione. Ha validità internazionale ed i suoi punteggi sono in associazione con quelli dell’altro strumento.
- BM, Pines e Aronson: viene calcolato un punteggio unito, che riguarda l’esaurimento emotivo (non necessariamente connesso al lavoro) anche se gli autori sostengono comunque un modello multidimensionale. È poco usato.
- MBI, Maslach: ha tre versioni. La terza versione è più...
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Presentazione ppt burnout militare
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