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Burnout e work engagement

Appunti di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Viene trattato il tema del burnout e del work engament. Per ogni costrutto vengono descritte: le definizioni, le dimensioni, le caratteristiche, i vari approcci teorici, i metodi di misurazione, le cause e le conseguenze, i possibili interventi.

Esame di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni docente Prof. C. Consiglio

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JOB BuRNOUT

E WORK

ENGAGEMENT

JOB BuRNOUT

LA STORIA DEL BURNOUT

Stato o processo di esaurimento mentale a causa di un eccessiva richiesta di risorse, di forza, di

energia. L’ esperienza del burnout è riconosciuta universalmente. Prima della definizione ufficiale

di questa sindrome le persone che ne soffrivano vennero descritte comunque in grande dettaglio. Ad

esempio, Greene descrisse la triste storia di un architetto con un carattere cinico, spirito tormentato.

L’ esempio più illustre di un caso di burnout riguarda un’infermiera psichiatrica, miss Jones,

pubblicato da Schwartz e Will.

LA SCOPERTA DEL BURNOUT

Il termine burnout venne usato per la prima volta da Bradley-1969- in un articolo che riguardava

poliziotti che avevano seguito un programma di trattamento per delinquenti.

Freudenberger (psichiatra) è considerato il fondatore della sindrome del burnout. Egli lavorava a

New York in una clinica gratuita per tossicodipendenti gestita da volontari giovani e motivati.

Freudengerger osservò che molti di loro sperimentavano una graduale diminuzione dell’ energia,

una perdita di motivazione e del coinvolgimento, accompagnato da molti sintomi fisici e

psicologici. Freudengerger scelse la parola burnout per indicare tale fenomeno.

Contemporaneamente, C. Maslach -1976-, ricercatrice di psicologia sociale, cominciò ad

interessarsi al modo in cui le persone che lavorano nei servizi sociali cercano di fronteggiare la loro

attivazione emozionale sul lavoro. Notò che il termine burnout veniva usato dagli avvocati

californiani per indicare un graduale esaurimento, cinismo e una diminuzione del coinvolgimento

nei loro colleghi. Maslach e i suoi colleghi decisero di usare tale termine. La scoperta simultanea

del burnout ad opera di Freudenberge e Maslach diede origine a 2 diversi approcci allo studio del

burnout:

1l’ approccio empirico (Freudenberger) = valutazione, prevenzione, trattamento. Più pratico.

Prospettiva più clinica

2l’ approccio scientifico (Maslach) = ricerca e teoria. Più scientifico. Approccio più centrato sulle

relazioni individuo-contesto e sulle relazioni interpersonali.

I 2 approcci si svilupparono indipendentemente. All’ inizio prevalse quello empirico, poi quello

scientifico.

FASE PIONERISTICA

-Prevalenza dell’ approccio empirico-

Il concetto di burnout si diffuse velocemente e venne usato anche per descrivere un insieme di cose

diverse tra loro, allontanandosi dal concetto originario.

In questa fase ci si concentra sullo studio dei fattori individuali connessi al burnout.

L’ uso del termine che veniva fatto dai giornalisti ostacolò la diffusione di studi scientifici e molti

articoli si rifiutarono di usare il Maslach Burnout Inventory, che divenne poi lo strumento più

diffuso per la valutazione del burnout.

All’ inizio il concetto di burnout veniva usato molto a livello di senso comune, anche per il suo

nome evocativo, ma a livello scientifico faticava a diffondersi e veniva considerato un tema di

psicologia popolare, in quanto spesso veniva affrontato tramite aneddoti, racconti, casi singoli di

burnout.

LA FASE EMPIRICA

Agli inizi degli anni 80 fiorirono una serie di ricerche empiriche sul burnout e con il passare del

tempo le pubblicazioni di articoli relativi al burnout aumentò sempre di più. Venne stimolato anche

l’ interesse accademico nei confronti di questo argomento grazie alla presenza di libri che

descrivevano il burnout dal punto di vista della prospettiva psicologia ed organizzativa.

Nella fase empirica, che cominciò a partire dalla metà degli anni ’80, possono essere individuate 7

tendenze:

1. il MBI cominciò ad essere usato in modo universale

2. il burnout cominciò ad essere studiato anche in altri Paesi diversi dagli USA, a partire dai

Paesi di lingua inglese, fino a UK e Canada e di seguito anche in Europa e in Asia. Infatti

Golembwieski et al. descrissero il burnout come “pandemia mondiale”

3. il burnout comincia ad essere studiato anche al di fuori dell’ ambito delle professioni d’

aiuto

4. le ricerche si focalizzano molto sull’ analisi dei fattori organizzativi e strutturali, piuttosto

che sull’ analisi dei fattori individuali

5. si sviluppa sempre più il rigore metodologico, per esempio usando studi longitudinali

(invece che cross-sezionali) per studiare come il burnout si evolve nel corso del tempo

6. vengono proposti molti approcci per collegare il concetto di burnout con le principali teorie

psicologiche

7. il concetto di burnout viene ampliato ed analizzato anche in relazione alla sua antitesi

positiva del work engagement

DEFINIZIONE DI BURNOUT

Inizialmente il burnout viene definito descrivendo un insieme di sintomi., ignorando gli aspetti

dinamici della sindrome. Si possono descrivere i sintomi o i processi, le 2 definizioni non si

escludono a vicenda, ma sono complementari. La definizione statica descrive lo stato finale del

processo del burnout.

DEFINIZIONE STATICA DI BURNOUT

Forse la più citata definizione di burnout è di Maslach e Jackson: “il burnout è una sindrome

caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione del sentimento di

efficacia personale che si verifica negli individui che fanno lavori che prevedono contatti con altre

persone”. La popolarità di tale definizione può essere dovuta al fatto che il MBI include le 3

dimensioni menzionate nella definizione.

L’ esaurimento emozionale si riferisce alla riduzione delle risorse emotive determinate da un’

eccessiva richiesta. La depersonalizzazione si riferisce allo sviluppo di un’ attitudine negativa, di

cinismo e insensibilità verso i destinatari del proprio lavoro, alla percezione impersonale dei

destinatari. La mancanza di efficacia personale è la tendenza a valutare negativamente il lavoro che

implica contatti con altre persone. Le persone che soffrono di burnout credono che i loro obiettivi

non possono essere raggiunti ed hanno un sentimento di inefficacia e scarsa autostima

professionale. All’ inizio Maslach e Jackson affermarono che il burnout riguardasse le professioni

che prevedevano contatti con altre persone (studenti,alunni, clienti, pazienti o delinquenti): quindi il

burnout viene analizzato solo in relazione alle professioni d’aiuto. Ma nella terza edizione del

manuale del MBI il concetto di burnout viene ampliato e viene descritto come una crisi nella

relazione tra individuo e lavoro, e non necessariamente una professione d’ aiuto. Quindi le 3

dimensioni originarie del burnout vengono ridefinite.

Ora l’ esaurimento si riferisce alla fatica, a prescindere dalle sue cause. La disaffezione lavorativa

riflette un’ attitudine di distanza ed indifferenza verso il lavoro o verso le altre persone. La

mancanza di efficacia personale riguarda gli aspetti di realizzazione sia legati ad aspetti sociali che

non sociali della professione.

Pines e Aronson presentano una più ampia definizione di burnout, che include sintomi fisici e non

restringe la sindrome di burnout solo alle professioni d’ aiuto. Il burnout è descritto come “uno stato

di esaurimento fisico, mentale ed emozionale causato da un’ esposizione prolungata a situazioni che

richiedono coinvolgimento emotivo”. L’ esaurimento fisico è caratterizzato da poca energia, fatica

cronica, debolezza e un’ ampia gamma di sintomi fisici e psicosomatici. L’ esaurimento emozionale

include sentimenti di impotenza, disperazione e intrappolamento. L’ esaurimento mentale si

riferisce allo sviluppo di attitudini negative verso se stessi, il lavoro e la vita stessa. Poichè le

eccessive pressioni emotive non riguardano solo le professioni d’ aiuto, il burnout può riguardare

anche lavori manageriali e, anche se con impostazioni diverse, può riguardare anche l’ amore ed il

matrimonio e l’ attivismo politico.

Brill propone una definizione meno conosciuta ma molto precisa: “il burnout è uno stato disforico e

disfunzionale legato al lavoro, senza maggiori psicopatologie che riguarda persone che:

*per un certo periodo di tempo hanno prodotto prestazioni adeguate ed hanno manifestato adeguati

livelli di affettività nelle stesse situazioni lavorative

*non riescono a recuperare i livelli precedenti senza aiuto esterno o senza modificazioni ambientali.

Il burnout può riguardare qualsiasi lavoro ma non si sviluppa al di fuori del contesto lavorativo e

riguarda individuo che non hanno altre psicopatologie gravi. Sono escluse le incompetenze

individuali e le malattie individuali. Le persone che sperimentano un temporaneo decremento delle

prestazioni o che riescono a recuperare da sole non sono considerate affette da burnout. Tutte le

definizioni statiche di burnout hanno in comune 5 elementi:

1predominanza di sintomi disforici, in particolare esaurimento emozionale

2l’ accento è sui sintomi mentali e comportamentali, anche se a volte vengono menzionati sintomi

fisici atipici

3il burnout è considerato legato al lavoro

4i sintomi sono osservati in individui normali

5le attitudini ed i comportamenti negativi determinano un decremento del senso di efficacia e della

prestazione

BURNOUT COME PROCESSO DINAMICO

Più di 10 anni fa, Cherniss fu tra i primi a proporre una descrizione lineare del processo di burnout:

“il burnout si riferisce ad un processo in cui i comportamenti e le attitudini professionali cambiano

in modo negativo in risposta allo sforzo lavorativo.” Più specificatamente: “la prima fase include 1

squilibrio tra le risorse e le richieste lavorative. La seconda fase è caratterizzata da tensione

emozionale, fatica ed esaurimento. La terza fase comporta un insieme di cambiamenti nelle

attitudini e nei comportamenti, come la tendenza a trattare i clienti in modo meccanico e distaccato

o una cinica preoccupazione per la soddisfazione dei propri bisogni (strategia di coping). Cherniss

ritiene che la causa del burnout sia l’ eccessiva domanda di lavoro, favorito da una strategia di

coping caratterizzata da evitamento e ritiro.

Altre definizioni hanno enfatizzato il graduale sviluppo del burnout.

Edelwich e Brodsky descrivono il burnout nelle professioni d’ aiuto come “un incremento di

disillusione caratterizzato da perdita progressiva di idealismo, energia e degli obiettivi sperimentato

da persone che svolgono professioni d’ aiuto, come risultato delle condizioni del loro lavoro.”

Secondo Etzion “il burnout è un processo che si sviluppa lentamente, che inizia senza preavviso e

che si sviluppa senza essere riconosciuto fino ad un certo punto. Improvvisamente ed

inaspettatamente, la persona si sente esausta e incapace di correlare questa devastante esperienza

con un particolare evento stressante. Etzion suggerisce che “il continuo ed appena riconoscibile

disadattamento tra persona ed ambiente è la causa di questo processo lento e nascosto di erosione

psicologica. Diversamente da altri fenomeni di stress, piccoli eventi stressanti relativi al rapporto

persona-ambiente non causano allarme e raramente sono soggetti a sforzi di coping. Così il

processo di erosione psicologica può andare avanti a lungo senza essere rilevato.”

Hallsten presenta una struttura più complessa del processo di burnout. Lo definisce come “una

forma di depressione che risulta dal processo di bourning-out. Non è considerato burnout il risultato

del processo, cioè lo stato depressivo, ma l’ eziologia. Hallsten sostiene che il burnout si verifica

quando il ruolo attivo della persona viene minacciato o interrotto senza alternative”.

La maggior parte delle definizioni del processo affermano che il burnout si sviluppa come stress che

risulta dalla discrepanza tra le aspettative e gli ideali dell’ individuo da una parte e la dura realtà

della vita lavorativa dall’ altra. Questo stress può venire riconosciuto coscientemente dalle persone

o può rimanere nascosto per lungo tempo. Gradualmente, gli individui cominciano a sentirsi

emozionalmente tesi, e cominciano a cambiare la loro attitudine verso il lavoro e verso le persone

con le quali lavorano. Nella maggior parte delle definizioni è considerato come estremamente

importante il modo in cui le persone affrontano lo stress.

UNA SINTETICA DEFINIZIONE DI BURNOUT

Schaufeli e Enzmann hanno proposto una sintetica definizione di burnout che include sia le

definizioni statiche che quelle di processo. “Burnout è una sindrome che riguarda le persone

normali. Stato mentale negativo, persistente, legato all’ attività lavorativa che è caratterizzato da

esaurimento, che è accompagnato da angoscia, ridotta efficacia, riduzione della motivazione e

sviluppo di comportamenti ed attitudini disfunzionali nell’ ambito del lavoro. Questa condizione

psicologica si sviluppa gradualmente, ma può rimanere nascosta per molto tempo e si auto-

alimenta. Dipende da un’ incongruenza tra le intenzioni della persona e la realtà del lavoro. Spesso

il burnout dura molto a lungo a causa dell’ utilizzo di strategie di coping inadeguate” questa

sintetica definizione specifica le precondizioni, la sintomatologia e lo sviluppo. Più precisamente,

viene individuato un indicatore di base, cioè l’ esaurimento e 4 sintomi generali:

-angoscia (sintomi affettivi, cognitivi, fisici e comportamentali)

-un senso di efficacia ridotta

-riduzione della motivazione

-comportamenti ed attitudini disfunzionali a lavoro

Inoltre, le intenzioni frustrate e le inadeguate strategie di coping giocano un ruolo fondamentale

nello sviluppo del burnout ed il processo di burnout continua a manifestarsi nonostante il fatto che

all’ inizio non viene riconosciuto. Inoltre, il dominio è specifico, i sintomi sono connessi al lavoro e

la sindrome si manifesta in individui normali che non soffrono di psicopatologia.

***Sono importante le iniziali aspettative, il burnout viene sperimentato maggiormente da persone

che hanno elevate aspettative nei confronti del lavoro.

DIFFERENZA TRA BURNOUT ED ALTRE SINDROMI

Il burnout è stato associato a molti termini, la maggior parte dei quali caratterizzata dalla stessa

ambiguità terminologica: noia, stress, insoddisfazione lavorativa, depressione, alienazione, tensione,

ansia, etc..La particolarità del burnout rispetto agli altri costrutti psicologici connessi è una

questione importante. In particolare è stata sollevata la questione sulla misura in cui il burnout può

essere distinto dallo stress lavorativo, dalla depressione e dalla stanchezza cronica.

BURNOUT E STRESS LAVORATIVO

Burnout =

**Ultimo stadio di un processo di adattamento, in seguito ad un prolungato squilibrio tra risorse e

richieste.

**Si può verificare anche in seguito ad un prolungato periodo di stress lavorativo.

**Sviluppo di atteggiamenti e comportamenti negativi verso il lavoro e l’ organizzazione.

**Tipico di individui che affrontano il lavoro con molto entusiasmo ed hanno elevati obiettivi ed

elevate aspettative.

Stress lavorativo =

**Stato più generico, dovuto ad un processo temporaneo di adattamento ad una situazione di

squilibrio tra risorse e richieste

**Non ci sono comportamenti ed atteggiamenti negativi

**E’ temporaneo

Principali differenze:

-il burnout viene provato maggiormente da persone con elevate aspettative, obiettivi elevati, alta

identificazione con l’ organizzazione. Se mancano questi elementi si parla solo di stress lavorativo e

non di burnout.

-nello stress lavorativo non si manifestano comportamenti ed atteggiamenti negativi verso il lavoro

e l’ organizzazione.

-lo stress fa riferimento ad una delle dimensioni del burnout che è quella dell’ esaurimento delle

energie psicofisiche, le altre 2 componenti (depersonalizzazione o disaffezione lavorativa e scarsa

efficacia) non sono presenti.

-lo stress lavorativo è temporaneo, il burnout è una sindrome che tende a cronicizzarsi ed ha quindi

una certa stabilità.

BURNOUT E DEPRESSIONE

Come afferma Freudenberger, il burnout è connesso ad una situazione specifica ed al lavoro, mentre

la depressione no.

Questi 2 concetti sono diversi ma in parte si sovrappongono. Il burnout, in alcune situazioni può

sfociare nella depressione, soprattutto quando si accompagna a sentimenti di inferiorità dell’

individuo, ma la depressione non è necessariamente una conseguenza del burnout. La depressione è

correlata positivamente ed in modo significativo con la componente dell’ esaurimento emotivo del

burnout, ma ha correlazioni più basse con le altre 2 componenti del burnout, proprio perché il

burnout è analizzato secondo un modello multidimensionale.

(26% varianza in comune)

BURNOUT E SINDROME DELLA FATICA CRONICA

Nel burnout i sintomi principali sono psicologici e quindi mentali, mentre nella CFS i sintomi sono

prevalentemente fisici. La CFS è caratterizzata da una stanchezza pervasiva e persistente che non ha

una particolare causa. E’ caratterizzata dalla presenza di sintomi quali problemi muscolari, febbre,

disturbi del sonno, mal di testa. Riguarda quindi diversi sistemi corporei come quello ormonale,

immunitario, gastrointestinale, locomotore. La sindrome non è riconducibile direttamente al lavoro

e non ha una particolare causa, è proprio questo che rende questa sindrome sconcertante per la

persona.

LA MISURAZIONE DEL BURNOUT

Ci sono principalmente 2 strumenti.

MBI, MASLACH. Si basa su una struttura tridimensionale: esaurimento emotivo,

depersonalizzazione, bassa autorealizzazione. Ha validità internazionale ed i suoi punteggi osno in

associazione con quelli dell’ altro strumento, il

BM, PINES E ARONSON. Viene calcolato un punteggio unito, che riguarda l’ esaurimento

emotivo(non necessariamente connesso al lavoro) anche se gli autori sostengono comunque un

modello multidimensionale. E’ poco usato.

MBI, MASLACH.

Ha 3 versioni. La terza versione è più generica, c’ è sempre un modello tridimensionale, ma le

dimensioni cambiano.

**prime 2 versioni = esaurimento emotivo, depersonalizzazione, bassa autoefficacia professionale.

**terza versione = esaurimento emotivo, disaffezione lavorativa, bassa autoefficacia professionale.

Il cambiamento è dovuto al fatto che ci si rende conto che il burnout non riguarda solo ed

esclusivamente le professioni d’ aiuto.

1 versione = HSSSERVIZI SANITARI

2 versione = ESSERVIZI EDUCATIVI

3versione = GSGENERALE. Struttura totalmente diversa, anche per quanto riguarda il numero

di items.

In seguito è stato messo a punto un altro questionario molto usato, OLVEY, sviluppato da un

gruppo di studiosi olandesi.

CONCLUSIONI

Il burnout:

-è una condizione cronica ed i suoi punteggi tendono ad essere stabili nel tempo

-può essere presente a diversi livelli. Nell’ MBI vengono individuati 3 livelli sulla base di un

campione normativo: alto, medio, basso. Questa distinzione si basa però su norme statistiche

arbitrarie e quindi non deve essere usata a scopi diagnostici.

Basandosi su determinati punteggi di cut-off sulla base dei percentili, è stata effettuata una ricerca

in Olanda che ha rilevato che c è una % che va dall’ 1% al 10% dei lavoratori che presentano

burnout con sindrome gravi. Le persone che soffrono di più di burnout sono medici del lavoro,

psichiatri, insegnanti, medici di base, operatori sociali. Livelli bassi di burnout si riscontrano invece

tra gli ufficiali di polizia, lavoratori negli ospizi, lavoratori nell’ ambito dei disturbi mentali e

guardie carcerarie. Probabilmente, i bassi livelli di burnout nelle professioni che si basano sull’

applicazione delle legge sono causati da un effetto selezione in quanto queste persone vengono

valutate psicologicamente: quelli che hanno elevati livelli di nevroticismo vengono esclusi.

-Il livello delle varie dimensioni tende a variare a seconda delle professioni. Di solito:

…l’ esaurimento emotivo è più altro tra gli insegnanti.

…la depersonalizzazione è più alta tra i poliziotti ed i fisici

…la bassa efficacia è più diffusa tra infermieri ed assistenti sociali.

CORRELAZIONI, CAUSE, SINTOMI E CONSEGUENZE

DEL BURNOUT

Nè le caratteristiche demografiche né i tratti di personalità possono considerarsi causa o

conseguenza del burnout, ma si può parlare di correlazioni.

CORRELAZIONI DEL BURNOUT

Per quanto riguarda le caratteristiche demografiche studiate in relazione al fenomeno, dai risultati

di diverse ricerche emerge che:

Nei paesi dell'Unione Europea (soprattutto Olanda) il burnout è più comune nei gruppi di lavoratori più

“anziani” → questo è probabilmente dovuto al fatto che in Europa si è culturalmente più riluttanti a

cambiare lavoro rispetto agli USA.

Healty worker effect = ci sono dati discrepanti tra Europa ed America. In America sembra che

colpisca di più i lavoratori più giovani e con poca anzianità lavorativa. Questi dati, però devono

essere interpretati con cautela perché sono anche l’ effetto di un drop-out selettivo per il quale

quando vengono effettuate le ricerche sul burnout è probabilmente che molte persone affette da

questa sindrome in modo grave hanno già abbandonato il lavoro. In Europa ciò avviene più

difficilmente in quanto in Europa le persone difficilmente cambiano lavoro e di conseguenza non

lasciano il proprio lavoro neanche se sviluppano il burnout.

*Studio effettuato in Canada ed Europa: tenendo costanti il genere, l'età, l'esperienza lavorativa, il

numero di ore di lavoro, ed il livello di istruzione, generalmente i livelli di burnout in Nord America

rispetto all’ Europa → probabilmente a causa delle maggiori condizioni di povertà o a causa della

minore riluttanza, rispetto agli europei, di fornire risposte negative.

*Per quanto riguarda il genere, Greenglass rileva che quando variabili come il ruolo occupazionale e la

posizione gerarchica vengono prese in considerazione (tenute sotto controllo), non si osservano

significative differenze di genere nel burnout, ad eccezione della depersonalizzazione. Gli uomini

riportano punteggi più elevati di depersonalizzazione rispetto alle donne, probabilmente perché di solito

occupano posizioni gerarchiche più elevate rispetto alle donne. Questo risultato è in linea con altre

caratteristiche di genere relative al fatto che gli uomini di solito presentano livelli più elevati di

aggressività e le donne sono più interessate a ruoli di cura. E’ difficile capire se le differenze uomo-

donna siano da attribuire realmente al sesso e non a come uomini e donne sono stati educati fin da

subito. Ad esempio, di solito, uomini e donne attuano strategie di coping diverse ma questo è dovuto

alla loro educazione e non a differenze biologiche.

*Problemi relativi al burnout sembrano prevalere in misura maggiore tra i lavoratori con un alto status

sociale ed un elevato livello di scolarizzazione. Questo è particolarmente significativo perché è in

contrasto con il fatto che spesso i problemi legati allo stress sono più diffusi tra le persone con un basso

status sociale ed il livello di istruzione più basso. (non è lo stressor in sé che produce burnout ma le

aspettative, più elevate ad esempio tra i laureati).

*Ulteriori studi rilevano che i lavoratori single hanno una maggiore propensione al rischio di burnout

rispetto ai lavoratori che vivono con un compagno/a.

Per quanto riguarda le caratteristiche di personalità:

* coloro che hanno maggior locus of control esterno sono più esposti all’ esaurimento emozionale e

alla depersonalizzazione (il locu of control esterno spiega circa il 10% della varianza dell'esaurimento

emozionale e circa il 5% della depersonalizzazione)

*stili di coping: confronting e avoiding = non c’ è differenza per quanto riguarda l’ esaurimento

emozionale e la depersonalizzazione (spiegano entrambi il 5%-10% di varianza). Rispetto all’ efficacia

personale, invece, il confronting coping risulta adeguato per sviluppare elevati livelli di autoefficacia

perché questa è connessa con il controllo nei confronti dell’ ambiente (il confronting coping spiega

molta più varianza rispetto all'avoiding coping).

*Ulteriori studi rilevano una significativa correlazione negativa delle tre dimensioni del burnout con

l'autostima e l'autovalutazione delle proprie competenze.

*Big Five → esaurimento emotivo è positivamente correlato con il nevroticismo e negativamente con

l'apertura mentale ; la depersonalizzazione è positivamente correlata con il nevroticismo e

negativamente con l’ amicalità (agreeableness); la mancanza di realizzazione personale è positivamente

correlata con il nevroticismo, estroversione e apertura mentale, e negativamente correlata con la

coscienziosità;

*Il burnout è positivamente associato con l'empatia.

POSSIBILI CAUSE DEL BURNOUT

Generalmente i lavoratori sono affetti da burnout in misura maggiore quando lavorano molte ore a

settimana, interagiscono frequentemente con i clienti e hanno un elevato carico di lavoro.

*Conflitto di ruolo e ambiguità di ruolo hanno una correlazione da moderata ad elevata con il

burnout. In particolare, una meta-analisi condotta da Pfenning & Husch rileva che il conflitto di

ruolo condivide il 24% di varianza con l'esaurimento emotivo, il 13% con la depersonalizzazione e

il 2% con la realizzazione personale. (conflitto di ruolo = il ruolo mette la persona davanti a delle

richieste che sono in contrasto tra loro)

*Esistono inoltre chiare evidenze di una relazione positiva tra la mancanza di supporto sociale e il

burnout. In particolare la mancanza di supporto da parte di un caporeparto spiega il 14% di varianza

dell'esaurimento emotivo, il 6% della depersonalizzazione e il 2% della realizzazione personale. I

lavoratori che ricevono più supporto sono maggiormente in grado di affrontare le richieste del

lavoro.

*Le attività che permettono al lavoratore di autoregolarsi come la partecipazione al decision

making, la possibilità di lavorare in autonomia, e di ricevere feedback sembra essere negativamentte

associata al burnout. Una meta-analisi di 6 studi ha mostrato che la mancanza di feedback correla

positivamente con le tre dimensioni del burnout e spiega il 18% della varianza dell'esaurimento

emozionale e il 12% della depersonalizzazione e il 9% della ridotta realizzazione personale.

*Il burnout è espressamente associato agli stressor client-releted (stressor legati all’ interazione

con gli utenti), come problemi ad interagire con i pazienti, contatti frequenti con malati cronici o

terminali. Nonostante questo alcuno studi di Scaufeli ed Enzman dimostrano che, contrariamente

alle aspettative, sono gli stressor comunemente connessi al lavoro come il carico di lavoro, la

pressione temporale e il conflitto di ruolo a correlare in misura maggiore con il burnout rispetto agli

stressor client-releted. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che stare a contatto con pazienti

“difficili” può portare le persone a sviluppare meccanismi adattivi nei confronti dell’ ambiente che

prevengono dagli effetti negativi a lungo termine come il burnout.

*Carico di lavoro è la dimensione più legata al burnout e viene studiata tramite misure oggettive e

soggettive. Prendendo in considerazione le misure soggettive, il carico di lavoro viene percepito

come molto più elevato rispetto a quanto rilevato dai dati oggettivi.

Spiegazione statistica = le dimensioni correlano, mentre considerando i dati oggettivi le correlazioni

sono più basse.

Spiegazione psicologica = a generare il burnout non è tanto il carico di lavoro oggettivo, ma come

la persona lo percepisce. Persone diverse percepisco diversamente lo stesso carico di lavoro.

L’ assenteismo non può essere un indicatore di burnout perché ci sono molte persone che, pur

stando male tendono a non assentarsi; infatti attualmente gli studiosi hanno iniziato a studiare un

nuovo fenomeno definito presenteismo che può essere ancora più dannoso dell’ assenteismo.

SINTOMI E POSSIBILI CONSEGUENZE DEL BURNOUT

C'è confusione fra sintomi e conseguenze del burnout. Si preferisce parlare di manifestazioni che

comprendono sia i sintomi che le conseguenze.

Più di 100 sintomi e possibili conseguenze sono state associate al burnout, dall'ansia alla mancanza

di zelo; si preferisce quindi raggruppare le manifestazioni in 5 grandi categorie: affettive, cognitive,

fisiche, comportamentali e motivazionali. Non compaiono solo a livello individuale, ma anche a

livello interpersonale e organizzativo.

Manifestazioni affettive

Solitamente tra le persone affette da burnout possiamo osservare umore triste e depresso. Le risorse

emotive personali sono esaurite perché l'individuo ha speso troppa energia per un lungo periodo di

tempo. Le persone affette da burnout sono irritabili, molto suscettibili, e si comportano in modo

ostile e sospettoso, non solo verso i clienti ma anche verso i colleghi.

Manifestazioni cognitive

Per le persone affette da burnout il lavoro perde di significato, si sentono in trappola, impotenti e

perdono la stima per la propria condizione lavorativa e la motivazione. Il loro pensiero diventa più

rigido e schematico. La loro memoria è compromessa, hanno minor empatia, trattano gli altri

cinicamente e in maniera deumanizzante.

Manifestazioni fisiche

I pochi studi disponibili mostrano una correlazione positiva tra malattie fisiche e burnout.

Esiste solo uno studio, effettuato da Hendrix osserva una piccola ma signifitiva relazione tra

l'esaurimento emozionale e la frequenza con la quale i soggetti sostengono di avere l'influenza.

Manifestazioni comportamentali

A livello individuale i sintomi comportamentali sono principalmente causati dall'aumento del livello

di arousal. Non è stata rilevata correlazione tra il burnout e il fumo, il consumo di caffè, l'uso di

alcool, il consumo di farmaci o droghe. Uno studio ha rilevato però una piccola ma significativa

relazione tra la depersonalizzazione e l'uso di analgesici da parte delle donne.

A livello organizzativo la più importante manifestazione del burnout è l'assenteismo, il turnover e le

basse prestazioni.

La relazione tra il turnover effettivo e il burnout non è molto elevata, lo è invece quella tra il

burnout e le intenzioni di turnover, cosa che suggerisce che i lavoratori rimangono nell'

organizzazione involontariamente.

Manifestazioni motivazionali

Nelle persone affette da burnout la motivazione scompare: zelo, entusiasmo, interesse e idealismo si

perdono. Compaiono disillusione, delusione, rassegnazione,mancanza di interesse verso gli utenti e

l’ organizzazione, indifferenza e scoraggiamento.

É stata osservata tra gli ufficiali di polizia la cosiddetta “Sindrome di John Wayne” → gli impiegati

presentano una motivazione inappropriata in stretto contrasto con la loro motivazione iniziale.

CONCLUSIONI

I risultati delle ricerche empiriche sono difficili da interpretare e molto spesso si contraddicono.,

probabilmente a causa di errori nel campionamento o per la complessità delle variabili coinvolte.

Ciononostante possiamo trarre 5 conclusioni:

-le caratteristiche ricorrenti del burnout sono ansia, nevroticismo e mancanza di hardiness

(coraggio). Le possibili cause più importanti sembrano essere il carico di lavoro, la pressione

temporale ed i conflitti di ruolo. Le conseguenze più importanti sono depressione, disagio

psicofisico, disaffezione.

-L'esaurimento emozionale è la dimensione più correlata ai disturbi del burnout rispetto alle altre

dimensioni dell’ MI. Questo si applica specialmente agli stressor legati al nevroticismo, depressione e

sintomi psicosomatici. I risultati sulle dimensioni Big Five → la realizzazione personale è una

dimensione del burnout che riflette l'autoefficacia professionale.

-I risultati dimostrano una inconsistente relazione del burnout con i disturbi fisici e le condizioni

familiari.

-I problemi riportati dalla persona stessa sono molti di più e più gravi di quelli osservati dall'esterno

-Gli studi longitudinali solitamente non replicano le scoperte degli studi trasversali.

APPROCCI TEORICI

Un approccio teorico generale sul burnout è ancora in via di sviluppo ma è probabile che un’ unica

teoria generale su tale argomento non potrà mai essere sviluppata, rimarrà sempre un’ illusione vista

la complessità del fenomeno.

-APPROCCI INDIVIDUALI-

Enfatizzano il ruolo dei processi intrapersonali.

1BURNOUT COME IMPOSSIBILITA’ DI MANTENERE UN’ IMMAGINE IDEALIZZATA DI

SE’ (Freudenberger,1980) = Il burnout si sviluppa quando le persone credono fermamente nell’

immagine idealizzata di sé. La conseguenza è la perdita del sé reale in quanto la persona crede in un

sé che non è concreto.

2BURNOUT COME DISILLUSIONE PROGRESSIVA (Edelwich, Brodsky, 1980) = Il burnout

deriva dal fatto che le aspettative idealistiche di alcuni lavoratori vengono frustrate.i sono 4 stadi di

progressiva disillusione che caratterizzano il burnout: entusiasmo, stagnazione, frustrazione, apatia.

3BURNOUT COME DISTURBO NARCISISTICO (Fisher,1983) = Le persone più predisposte al

burnout sono quelle che, invece di rinunciare o di ridurre le loro aspettative o di cercare un altro

lavoro, raddoppiano gli sforzi per raggiungere degli obiettivi irreali, motivati dalla paura di dover

rinunciare alla narcisistica illusione di grandiosità.

4BURNOUT COME SQUILIBRIO TRA FUNZIONE COSCIENTE ED INCOSCIENTE (Garden,

1991, ispirato alla teoria di Jung) = Ci sono 2 tipi di personalità: “feeling types” (caratterizzato dalla

preoccupazione e dalla consapevolezza verso le altre persone, sono sensibili) e “thinking

types”(caratterizzato da orientamento all’ autorealizzazione e portati a trascurare gli altri). Questi 2

tipi di personalità rappresentano funzioni psichiche e sono simultaneamente presenti in ogni

individuo, ma tende a prevalerne uno. I feeling types hanno delle prestazioni migliori in quei

compiti che richiedono contatti emotivi con altre persone, mentre i thinking types ottengono

prestazioni migliori nei compiti mentali. La domanda di risorse emotive predice il burnout nei

feeling types, la domanda di risorse mentali predice il burnout nei thinking types. Quindi il burnout

è maggiormente associato con la domanda di risorse (emotive o mentali) associate al tipo di

personalità del soggetto. Quindi il burnout è generato dal fit tra il tipo di personalità ed il tipo di

lavoro. Secondo la teoria di Jung, infatti, la focalizzazione eccessiva su una funzione (feeling o

thinking) crea 1 squilibrio nella psiche che viene contrastato dall’ incremento della funzione

opposta nella sfera inconscia. Ma se la funzione repressa emerge, i suoi effetti negativi possono

essere devastanti. La caduta della funzione conscia nella dimensione inconscia e l’ emergere della

dimensione inconsapevole è la causa del burnout. Approccio marginale, ma particolare in quando è

l’ unico secondo il quale il burnout nasce da un fit tra professione e personalità.

5BURNOUT COME RICERCA FALLITA DEL SIGNIFICATO ESISTENZIALE (Pines) = E’ un

approccio motivazionale. Le persone idealiste, si aspettano che il lavoro renda la loro vita migliore

e dia un senso all’ esistenza stessa. Il burnout si sviluppa quando le esperienze lavorative delle

persone sono in contrasto con le loro aspettative. Sono quindi gli obiettivi profondamente radicati e

le aspettative che son strumentali allo sviluppo del burnout.

6BURNOUT COME SCHEMA DI ASPETTATIVE SBAGLIATE (Meier)= Il burnout deriva da

una serie di aspettative sbagliate relative:

- ai rinforzi (come alcuni elementi possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi)un’

insegnante può preferire lavorare con studenti motivi che fanno frequentemente domande. Se questo

obiettivo è troppo elevato, le aspettative di rinforzo non sono coerenti con i risultati e si può

sviluppare burnout

- ai risultati (le azioni produrranno risultati sicuri) un’ insegnante può sviluppare burnout a causa

dell’ aspettative che gli studenti non potranno imparare determinate cose.

- all’ efficacia (competenze personali)un’ insegnante può sviluppare burnout perché percepisce di

non avere le competenze necessarie per insegnare.

Questi 3 tipi di aspettative dipendono da fattori sociali e personali. Le norme di gruppo e le

credenze personali hanno un notevole impatto sulle aspettative delle persone ed indirettamente sul

processo di burnout.

7BURNOUT COME PROCESSO DI AZIONI DISTURBATE (Burish,1993) = L’ episodio di

azione è completato in modo soddisfacente quando attuando determinati step comportamentali e

cognitivi si raggiungono degli scopi. In questo modo l’ episodio d’ azione è considerato completato.

Ma gli episodi di azione possono essere disturbati. Ci sono alcuni ostacoli che possono interferire

con il raggiungimento degli obiettivi, richiedendo un investimento molto alto ed inaspettato o

bloccando del tutto il raggiungimento dell’ obiettivo. Alcuni ostacoli non permettono il

raggiungimento degli obiettivi o non consentono di raggiungere i risultato in modo soddisfacente.

8BURNOUT COME PERDITA DELLE RISORSE DI COPING (Hobfoll, Freedy,1993)= Secondo

la teoria della conservazione delle risorse lo stress si verifica quando le risorse che le persone

possiedono vengono minacciate oppure perse. Le risorse possono essere oggetti preziosi

(abbigliamento, arredamento), condizioni (matrimonio di successo, condizioni di

lavoro),caratteristiche personali (abilità sociali, resistenza), energie (conoscenza). La definizione di

risorsa parte dal concreto ma poi assume una valenza simbolica e psicologica. Secondo questo

modello il burnout è dovuto ad un esaurimento delle risorse ed è più probabile che si verifichi

quando le risorse vengono perse piuttosto che quando non vengono guadagnate. Questo effetto è

chiamato “la supremazia della perdita” e la “secondaria importanza del guadagno”.(esempi: per un’

insegnante le interazioni negative con studenti, genitori ed amministratori comportano una perdita

di risorse interpersonali e tutto questo è più saliente dei guadagni che l’ insegnante riceve ogni

giorno dal lavoro). Quando le risorse vengono perse o minacciate, la persona è motivata ad usare le

strategie di coping per riguadagnare risorse o per prevenire perdite. Secondo questa prospettiva il

burnout (riduzione risorse emozionali) è l’ ultimo prezzo da pagare per sviluppare un tentativo di

riguadagnare le risorse o prevenirne la perdita. Questo modello è l’ unico che è ancora attuale e si

ricollega ad approcci più recenti. Viene chiamato anche approcci energetico e studia l’ equilibrio tra

risorse perse e nuove risorse acquisite. E’ molto più rilevante la perdita di alcune risorse rispetto all’

acquisizione di nuove risorse.

Disturbo narcisistico, della personalità, immagine idealizzata di sé = approcci clinici, gli altri di

stampo cognitivo e si focalizzano sul concetto di aspettative eccessive, o sbagliate. Burnout come

frustrazione di aspettative o come risultato di impedimenti nel raggiungimento degli obiettivi.

1 e 3 molto simili.

Conclusioni

Tutti gli approcci individuali affermano che esiste una forte motivazione (consapevole o

inconsapevole) –che include anche obiettivi, aspettative ed aspirazioni elevate- che è la condizione

necessaria per l’ emergere del burnout.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia del lavoro e delle organizzazioni
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararossi4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Consiglio Chiara.

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