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Cap.1 La dimensione filosofica dei problemi educativi

Sembra esserci almeno tre ragioni di fondo che possono ostacolare una visione positiva della disciplina in ambito pedagogico: visione del lavoro educativo, ovvero si potrebbe pensare che il lavoro educativo comporti il trovarsi di continuo in situazioni molto concrete, per affrontare le quali sembra non servire a molto fare riferimento a riflessioni teoretiche.

Una visione filosofica, può essere chiamata in causa l’idea che la filosofia sia un sapere molto astratto quindi poco funzionale. Visione della professionalità. L’obiettivo è dimostrare che l’esperienza educativa è disseminata di situazioni esistenziali, significati, problemi, concetti, principi e valori che possono essere pienamente compresi in assenza di un approccio anche di carattere filosofico.

Si può pensare l’educazione come una grande esperienza. L’esperienza educativa potrebbe essere sintetizzata e suddivisa in: momento esistenziale, intenzionale e riflessiva. L’esperienza educativa è un’esperienza esistenziale quando l’educazione è un insieme costante di vissuti e di attività di cui si comprende il significato di esperienza, nasce da un incontro tra due o più soggetti, è un incontro libero, e tale incontro pone la questione del riconoscimento reciproco. Qui si innesta il tema della persona.

Questo fatto richiede l’impegno della coscienza che comporta a sua volta l’assunzione di una responsabilità, tale responsabilità si concretizza anzitutto in un atteggiamento o postura, ma prima ancora in un’attività della cura. L’esperienza educativa è un’esperienza intenzionale nel senso che educa per un fine, accanto al fine è l’aspetto del metodo che presuppone una certa visione più generale del rapporto tra soggetto e realtà.

La relazione educativa avviene in un ambiente educativo che è fatto di spazi e di tempi. La relazione educativa è fatta di gesti ma anche di parole, passa anche attraverso sfera emotiva e sfera affettiva. L’esperienza educativa è un’esperienza riflessiva.

Cap.2 Il sapere della filosofia in educazione

La filosofia è una forma di sapere essenzialmente razionale perché incentrato sulla conoscenza e finalizzato alla conoscenza. Ciò non vuol dire che non siano presenti in esso anche altri elementi ad esempio di natura poetica, letteraria, narrativa, scientifica, di fede. Si può fare uso strumentale e operativo della conoscenza, la conoscenza è finalizzata ad aumentare o estendere il proprio bagaglio conoscitivo, la conoscenza è finalizzata a riflettere sul significato o sul senso.

L’oggetto di indagine della filosofia fin dal suo inizio è la ricerca dell’intero, del tutto, di un tutto. La ricerca dell’intero è ricerca dell’essere e del divenire ossia dell’unità e della molteplicità. Il concetto filosofico più generale che dice l’intero è l’essere. Ricercare l’essere è ricercare l’origine, il senso, i contenuti e la verità - parlare di ricerca dell’intero e di ricerca dell’essere è per grandi linee la stessa cosa. Si può affermare che tale indagine consista nella ricerca dell’origine dell’essere.

È ricerca dell’origine perché di ogni cosa sulla quale riflette, la filosofia non si ferma alla sua determinatezza, ma risale alla sua fonte prima; è ricerca del senso che significa ricerca della direzione, è ricerca di contenuti, è ricerca di verità. La filosofia è un domandare tutto, fare filosofia è la ricerca dell’argomentazione relazionale, ossia ragionare su una questione giustificando di continuo ogni affermazione che si fa.

L’educazione è stata fin dall’inizio uno dei temi della riflessione filosofica. Ogni esperienza di conoscenza, quanto più è autentica, tanto più vuole rendersi visibile e tradursi in azione. Il bisogno educativo nasce anche quando il proprio pensare filosofico appare carente e richiede formazione, apprendimento, rigore nella ricerca, pazienza e tempo per capire e modificare ciò che deve essere cambiato.

Dewey

Definisce il pensiero lo strumento fondamentale per vivere l’esperienza, quindi per affrontare la vita. Vi deve essere un pensiero che elabora soluzioni valide per l’azione concreta. La teoria non è che uno strumento per la prassi, il criterio della sua validità risiede nella sua capacità di rispondere allo scopo per cui è stata concepita. Le teorie filosofiche non sono altro che dei tentativi di spiegare la realtà. In secondo luogo, il pensiero nasce dall’esperienza ed è finalizzato ad essa. Il pensiero emerge in particolare quando l’uomo avverte un problema nasce dalle difficoltà della vita, non solo dal desiderio di conoscere.

Popper

Ha una visione molto diversa della teoria e del suo rapporto con la realtà. Il filosofo distingue tre diversi mondi: il mondo 1, composto dalla realtà degli oggetti fisici, il mondo 2 dato dagli stati di coscienza o stati mentali, il mondo 3 è composto dai contenuti oggettivi del pensiero che possono essere pensieri scientifici e filosofici ma anche poetici e artistici, è il mondo delle teorie. Popper ritiene che la scienza non nasce solo dall’osservazione empirica, ma è anche pervasa da teorie.

Nasce da problemi che mettono in crisi le teorie precedenti. La scienza comincia con problemi e finisce con problemi, ma nasce anche da teorie e finisce con teorie. Viene prima il problema o la teoria? Popper spiega che nascono insieme aspetti pratici e teorici sono contemporanei. Non si può agire nella pratica in assenza di teorie. Le due realtà sono distinte ma collegate dal soggetto.

Ermeneutica

L’ermeneutica nasce in età ellenistica come metodo conoscitivo per affrontare il problema dell’incomprensione linguistica e semantica dei testi antichi a causa della loro distanza temporale. Lo stesso problema si pone nell’ambito del mondo ebraico e poi cristiano, alle prese con il problema della comprensione dei testi sacri al fine di comprendere con chiarezza quella che viene considerata coma la parola di Dio.

Gadamer

Arriva alla consapevolezza che l’uomo esiste ed interpreta. Esistere è interpretare. Perciò l’ermeneutica diventa una visione filosofica della vita. La distanza temporale non è un ostacolo per la comprensione, essa rappresenta la premessa indispensabile perché si avii il processo interpretativo e dunque anche quello educativo, si desidera comprendere infatti solo ciò che è altro e distante da sé.

Consapevoli della distanza tra soggetto-oggetto l’attività interpretativa inizia dalla precomprensione rappresenta l’anticipazione conoscitiva. La precomprensione è l’avvio della conoscenza, essa è anche la costituzione di quel circolo ermeneutico che rappresenta bene la realtà della circolarità del comprendere.

L’educatore che si accosta all’educando o ad uno specifico problema educativo lo fa sempre a partire dalla sua pre-comprensione iniziale che gli deriva dalla visione teorica che egli ha. Il processo di comprensione inizia in senso vero e proprio con la formulazione di una domanda di avvio, da parte del soggetto interpretante nei confronti dell’oggetto interpretato, il quale a sua volta risponde nei modi che gli sono propri.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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