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Diritto penitenziario - la breve storia della giustizia minorile in Italia

Appunti di Diritto penitenziario sulla breve storia della giustizia minorile in Italia a cura del Dott. Giancristoforo Turri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Trento. Viene trattata l'istituzione del primo tribunale per minorenni in Italia e le sue competenze.

Esame di Diritto penitenziario docente Prof. A. Menghini

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La rieducazione dei minorenni, come impostata da tale riforma, non ha lunga durata. Già alla

fine degli anni ‘60 (il ‘68) è in piena crisi. Si fa sempre più strada l’idea che solo la prevenzione

"paga". Ed è una legge di portata storica (L. 5/6/67 n.431), che, nel solco di tale filosofia,

introduce la più radicale delle prevenzioni: l’adozione speciale (oggi, legittimante) dei minori

abbandonati, rivolta principalmente a quelli ricoverati negli istituti, molti dei quali, facendosi

grandi, popolavano i riformatori e le patrie galere. Si è molto parlato di questa legge, che ha

rappresentato una profonda innovazione anche culturale nel senso del cosiddetto

puerocentrismo.

Gli anni ‘70, che si aprono con l’istituzione delle Regioni (il tema della prevenzione è

fortemente connesso al territorio ed ai poteri che vi si costituiscono), sono una stagione di

grandi riforme che interessano i minorenni: l’istituzione degli asili-nido (1971), il divorzio

(1970) e, successivamente, l’aborto (1978), l’istituzione dei consultori familiari (1975), la

riforma penitenziaria (1975) e quella sanitaria (1978), ma soprattutto la riforma del diritto di

famiglia (L. 19/5/75 n.151), che ha innovato ampiamente la nostra materia, realizzando il

principio della parità dei coniugi e centrando sull’interesse del minore la regolazione di

molteplici istituti del diritto di famiglia (tra l’altro, ha abbassato il conseguimento della

maggiore età ai 18 anni). Negli stessi anni comincia ad affacciarsi l’idea di accorpare in un

unico tribunale le competenze frammentate fra T.M., tribunale ordinario e giudice tutelare (e

giudice penale). Idea che fatica ad imporsi e che, ancora oggi, non si è realizzata.

Intanto, la legge sull’adozione ha notevolmente incrementato il lavoro dei tribunali minorili, per

i quali viene istituito un organico, con contestuale autonomia rispetto al tribunale ordinario (L.

9/3/71 n.35). Altra grande riforma di quel tempo è la soppressione degli enti nazionali e di

quelli autonomi territoriali di tutela dei minori (ONMI, ENAOLI, istituti nazionali di assistenza

per determinate categorie di minori assistibili: orfani di guerra, sordomuti, ciechi, ecc.: IPPAI,

ECA) e una prima, parziale, attuazione del dettato costituzionale (art.117) della competenza

delle autonomie locali in materia di assistenza e beneficenza pubblica (1975-1977).

Nel nostro settore è di fondamentale importanza lo spostamento della competenza

assistenziale dal Servizio sociale del Ministero di Giustizia ai Servizi sociali territoriali nella

materia civile (dove, in realtà, operava largamente il personale degli enti nazionali) e

amministrativa (DPR. 616/77, art. 23). Se, nella prima, la riforma funziona, ancorchè in modo

diseguale nelle varie aree del Paese, nella seconda il fallimento è totale: gli Enti locali non

hanno nessuna intenzione di occuparsi delle funzioni rieducative. Sempre nel segno e nel verbo

della prevenzione. Per il disadattamento, solo se penalmente rilevante, non c’è che il penale:

un penale che ha fatto il suo tempo.

Nel mondo dell’infanzia si avvertono mutamenti. Si contrae l’istituzionalizzazione e il "controllo

sociale" punta decisamente i contesti familiari problematici e si fa più penetrante. Il riferimento

concettuale è il maltrattamento: fisico e psicologico, la cui variante più drammatica è l’abuso

sessuale. Nel 1983, viene aggiornata la disciplina dell’adozione (legittimante), che contiene la

regolamentazione dell’affidamento familiare (L. 4/5/83 n.184): una misura di tutela intermedia

tra assistenza in famiglia e adozione. Questa legge si apre, tuttavia, con una disposizione che

afferma il diritto primario del minore a vivere nell’ambito della propria famiglia. Forse, la parte

più significativa della legge è quella che riguarda l’adozione internazionale, che, con la

contrazione dell’adozione nazionale, registra un progressivo incremento applicativo. In questo

periodo la normativa internazionale riguardante l’infanzia e l’adolescenza, che è diventata

abbastanza consistente, non è ancora tenuta ben presente in Italia. Sarà la Convenzione sui

diritti del fanciullo, ONU, 20/11/89, ad aprire gli occhi della nostra realtà sullo scenario del

mondo.

Ma, intanto, è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale minorile (DPR. 22/9/88

n.448): la rieducazione è dimenticata, anzi è riassorbita nel processo penale. Nulla di nuovo sul

piano del sistema sanzionatorio. E’ questa una lacuna fondamentale, a tutt’oggi non colmata.

E’ della fine degli anni ‘80 la legge Martelli sugli stranieri extracomunitari. Non contiene una

sola disposizione sul fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, che travaglierà molti

tribunali minorenni e le strutture di riferimento per tutto il decennio seguente senza che venga

individuata una soluzione (non è tale la più recente normativa in materia: T.U. 286/98).

Gli anni ‘90 saranno segnati dal "pensiero" -poco praticato- della Convenzione di New York, che

viene ratificata con L. 27/5/91 n.165, dalla produzione di norme di sostegno alla prevenzione


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summerit

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penitenziario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Menghini Antonia.

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