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CAPITOLO III: LE CONSEGUENZE GIURIDICHE DEL REATO

LE PENE PRINCIPALI

L’art. 17 c.p. dispone che le pene principali per i delitti sono quelle detentive dell’ergastolo e della

multa; per le contravvenzioni quella detentiva dell’arresto e quella

reclusione e quella pecuniaria della

pecuniaria dell’ammenda.

La pena dell’ergastolo è una pena fissa a livello edittale. In quanto perpetuo,

Ergastolo (art. 22).

l’ergastolo violerebbe il fine special-preventivo della pena di cui all’art. 27 comma 3° Cost.

positivo il

“le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e

quale stabilisce che

devono tendere alla rieducazione del condannato”. La Corte Costituzionale ha invece ritenuto legittimo

l’ergastolo, poiché attraverso di esso l’ordinamento persegue altre finalità di difesa sociale ovvero

neutralizzare a tempo indeterminato determinati delinquenti. Tuttavia la perpetuità della pena

dell’ergastolo è venuta progressivamente ad attenuarsi in fase esecutiva ed infatti l’ergastolano può

essere ammesso alla liberazione condizionale dopo 26 anni di pena se accertato il sicuro ravvedimento

ovvero al regime della semilibertà dopo vent’anni di pena espiata; potrà infine beneficiare

dell’affidamento in prova al servizio sociale quanto manchino meno di tre anni di pena effettivamente

ancora da espiare prima di poter essere ammesso alla liberazione condizionale.

La Corte Costituzionale (sent. 168/1994) ha inoltre riconosciuto l’incompatibilità tra pena perpetua e

minore età non solo per quanto concerne l’art. 27 comma 3° Cost., ma anche con riguardo alla

protezione dell’infanzia di cui all’art. 31 della Costituzione.

Pene detentive temporanee. La reclusione (art. 23 c.p.) è la pena prevista per i delitti che va da 15

giorni a 24 anni; l’arresto (art. 25 c.p.), previsto per le contravvenzioni, va invece dai 5 giorni ai 3

anni.

Tali pene dovrebbero essere scontate in appositi istituti penitenziari in cui il lavoro dovrebbe essere

obbligatoriamente assicurato; la realtà è comunque ben diversa, infatti, per ragioni di cronica deficienza

nell’edilizia penitenziaria, spesso il condannato alla reclusione e all’arresto sconta la pena in un istituto

carcerario destinato alla custodia cautelare (casa circondariale).

Va sottolineato che i cd. limiti assoluti di pena debbono ormai essere considerati vincolanti solo per il

giudice nella commisurazione della pena e per le parti in sede di patteggiamento. Col tempo infatti il

legislatore ha fissato limiti di pena per alcuni reati che disattendono quelli indicati dagli artt. 23 e 25 (ad

es. per il sequestro di persona a scopo di terrorismo e di eversione la pena minima è fissata in 25 anni, la

massima in 30 di reclusione).

Pene pecuniarie. La multa (art. 24 c.p.), prevista per i delitti, consiste nel pagamento allo Stato di una

somma di denaro compresa tra 5 e 5.164 euro; l’ammenda (art. 26 c.p.), prevista per le

contravvenzioni, circoscrive il pagamento ad una somma compresa tra 25 e 1.032 euro. Entrambe le

pene consentono di essere adempiute ratealmente in ragione delle condizioni economiche del

condannato.

Poiché l’inadempimento delle pene pecuniarie è statisticamente prevalente sull’adempimento è prevista

la sua conversione in altre pene quali la libertà controllata o il lavoro sostitutivo.

LE PENE ACCESSORIE

Conseguono di regola automaticamente alla sentenza di condanna ed hanno la funzione di rafforzare la

tutela penale e la finalità di allontanare il condannato dall’esercizio di alcune funzioni o poteri per

evitare il rischio che sia indotto a delinquere nuovamente.

Le pene accessorie previste per i delitti sono:

1. interdizione dai pubblici uffici (art. 28 c.p.). Priva il condannato di ogni diritto pubblico, di

ogni pubblico ufficio o incarico di pubblico servizio, di gradi e dignità accademiche, titoli e

di diritti onorifici. E’

decorazioni e in genere perpetua quando consegue alla condanna

all’ergastolo, alla reclusione non inferiore a 5 anni e alla dichiarazione di abitualità,

professionalità e tendenza a delinquere; è invece temporanea, per la durata di 5 anni quando

consegue alla condanna alla reclusione non inferiore a 3 anni o per un reato realizzato con abuso

di poteri o con violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio.

professione o di un’arte (art. 30 c.p.).

2. interdizione di una Comporta la perdita della capacità

di esercitare per il tempo dell’interdizione e può durare da 1 mese a 5 anni.

Segue la condanna all’ergastolo e alla reclusione per un

3. interdizione legale ( art. 32 c.p.).

tempo non inferiore ai 5 anni e priva il condannato della capacità di agire.

4. interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 32 bis c.p.).

Di durata equivalente a quella della pena principale, priva il condannato delle capacità di

esercitare l’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore e direttore generale, nonché ogni altro

della persona giuridica o dell’imprenditore.

ufficio con potere di rappresentanza

5. incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione (art. 32 ter c.p.). Consegue ai

reati commessi a causa o nell’esercizio di un’attività imprenditoriale ed ha durata compresa tra 1

e 3 anni.

decadenza o sospensione dell’esercizio della potestà dei genitori (art. 34 c.p.).

6. Mentre la

decadenza consegue all’ergastolo, la sospensione consegue alla condanna per delitti commessi

con abuso della potestà dei genitori per un tempo pari al doppio della pena principale inflitta.

Le pene accessorie previste per le contravvenzioni sono:

sospensione dall’esercizio di una professione

1. o arte (art. 35 c.p.). consegue alla condanna non

inferiore ad un anno ed è di durata compresa tra i 15 giorni e i 2 anni.

2. sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 35 bis c.p.).

per contravvenzioni commesse con abuso dei poteri o

Consegue ad ogni condanna all’arresto

violazione dei doveri inerenti all’ufficio e ha una durata compresa tra i 15 giorni e i 2 anni.

La sola pena accessoria comune sia ai delitti che alle contravvenzioni è la pubblicazione della sentenza

penale di condanna in uno o più giornali designati dal giudice e a spese del condannato.

Se consegue all’ergastolo è prevista la pubblicizzazione mediante affissione anche nel Comune ove la

sentenza fu pronunciata, in quello in cui il delitto fu commesso e in quello in cui il condannato aveva

l’ultima residenza.

LE PENE SOSTITUTIVE

Le pene detentive brevi, oltre a mostrarsi inidonee a scopi social-preventivi positivi e a perseguire

finalità di difesa sociale non sembra possano affettivamente intimidire coloro già avviati ad una carriera

criminale, mentre nei confronti di coloro che occasionalmente hanno infranto la legge penale essa corre

il serio pericolo di favorire questo avviamento. Ma nei fatti a mettere in seria crisi le pene detentive

brevi è il problema di sovraffollamento in ragione soprattutto della crescita incontenibile di condannati a

pene detentive brevi e brevissime. Necessità quindi di economizzare la risorsa carceraria, presto

convinsero a risparmiare questa pena per le condanne più brevi ovvero per gli autori meno pericolosi

attraverso l’introduzione di “misure sospensive” della pena detentiva e/o della sua esecuzione, nella

previsione di “pene sostitutive” a quelle detentive di breve durata, nella individuazione di “misure

o/e “modalità alternative” di eseguire la pena detentiva in tutto o in parte in libertà.

alternative”

Le sanzioni sostitutive si applicano ex officio o su richiesta dell’imputato alla presenza di due

condizioni: la prima concerne la pena in concreto irrogata (2 anni se si tratta di semidetenzione, 1 anno

di libertà controllata 6 mesi di pena pecuniaria sostitutiva); la seconda, di tipo soggettivo, fa divieto di

sostituzione nei confronti di coloro che siano stati già condannati complessivamente a 3 anni di

reclusione e abbiano commesso il reato nei 5 anni dalla condanna precedente; nei confronti di coloro che

siano già stati condannati 2 volte per i reati della stessa indole ovvero nei confronti di coloro ai quali una

precedente pena sostitutiva sia stata convertita; infine nei confronti di chi abbia commesso il reato

mentre si trovava sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata o della misura di prevenzione

della sorveglianza speciale. l’imputato quanto il p.m.

Secondo il nuovo rito processuale in tema di patteggiamento tanto hanno la

facoltà di chiedere al giudice l’applicazione di una pena sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita

sino ad 1/3 o di una pena detentiva quando questa, diminuita tenendo conto delle circostanze sino ad

1/3, non superi comunque 2 anni di reclusione o di arresto, soli o congiunti a pena pecuniaria.

Relativamente all’applicabilità della sospensione condizionale alle pene sostitutive non manca chi in

dottrina dissenta denunciando questa soluzione come un ulteriore indebolimento del sistema

sanzionatorio nel suo complesso.

L’inosservanza delle prescrizioni nella fase esecutiva comporta la conversione della restante sanzione

sostitutiva nella pena detentiva sostituita, mentre si ha la revoca della pena sostitutiva al determinarsi di

due distinte ipotesi:

 al sopraggiungere di una condanna che avrebbe impedito l’applicazione della pena sostitutiva ;

 al verificarsi di una condanna a pena detentiva per un fatto commesso successivamente alla

sostituzione della pena detentiva.

Nel caso poi di inadempienza della pena pecuniaria, essa si converte nelle pene sostitutive della libertà

controllata e del lavoro sostitutivo.

Va sottolineato che nella pratica le pene sostitutive hanno trovato ridottissima applicazione poiché il

del 1981 ha tracciato i confini di agibilità delle pene sostitutive in un’area prevalentemente

legislatore

già immunizzata dai pericoli di esito detentivo; ed infatti, le pene sostitutive si riferiscono a condannati e

a pene per le quali è già concessa la sospensione condizionale.

Le singole pene sostitutive sono: E’ prevista per sostituire la pena detentiva non

1. la semidetenzione (art. 55 della l. n. 689/1981).

superiore a 2 anni e comporta l’obbligo principale di trascorrere almeno 10 ore giornaliere negli

istituti o nelle sezioni ove si esegue la semilibertà, di rispettare alcuni divieti, nonché di essere

assoggettati ad alcune prescrizioni. E’ la misura sostitutiva delle pene detentive

2. la libertà controllata (art. 56 della l. n. 689/1981).

fino ad 1 anno e si sostanzia in alcuni divieti come quello di allontanarsi dal comune di residenza

e di detenere a qualsiasi titolo armi; ovvero in alcuni obblighi, come quello di presentarsi

giornalmente presso il locale ufficio di pubblica sicurezza; a chi è condannato alla libertà

controllata viene poi sospesa la patente di guida e viene ritirato il passaporto.

E’ la pena sostitutiva delle pene detentive fino a sei mesi.

3. la pena pecuniaria sostitutiva.

4. il lavoro sostitutivo (art. 102, 103, 104 e 105 della l. n. 689/1981). A richiesta del condannato,

è la sanzione sostitutiva della pena pecuniaria non superiore a 516 Euro e consiste nella

prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere per un giorno alla

settimana nella Provincia di residenza del condannato.

LE MISURE di SICUREZZA

Nel codice penale del 1930 pene e misure di sicurezza si giustificavano per finalità differenti: le pene

mantenevano una natura repressiva, le misure di sicurezza perseguivano finalità di difesa sociale.

Successivamente mentre le misure di sicurezza hanno sempre più svelato la loro natura di sanzioni

criminali vere e proprie essendo afflittive, le pene orientandosi a scopi di prevenzione hanno finito per

soddisfare le necessità di difesa sociale proprie delle misure di sicurezza.

L’art. 25 comma 3° Cost. afferma che “nessuno può essere sottoposto a misura di sicurezza se non nei

casi previsti dalla legge”. Discendendo dal principio di stretta legalità, quello di tassatività, si ritiene

che, perché si possa applicare una misura di sicurezza prevista dalla legge, è necessario che sia stato

commesso quel fatto previsto dalla legge come reato e che il suo autore sia riconosciuto socialmente

pericoloso.

Il primo presupposto di carattere oggettivo incontra però due eccezioni con riferimento al reato

impossibile e all’accordo criminoso non eseguito.

Il secondo presupposto, la pericolosità sociale o criminale. È invece di natura soggettiva e coincide con

l’elevato rischio di recidività.

Le ipotesi di presunzione legale di pericolosità sono state completamente abolite dal nostro sistema con

la conseguenza che la cd. “prognosi criminale” si regge unicamente sulle capacità intuitive del giudice.

Le misure di sicurezza sono applicate con la sentenza di condanna o di proscioglimento e vengono

eseguite immediatamente a meno che, applicate congiuntamente a pena detentiva, vengono eseguite

dopo che la pena stessa sia stata scontata.

Se nei confronti della stessa persona, giudicata per più fatti, devono applicarsi più misure di sicurezza

della stessa specie, viene ordinata ed eseguita una sola misura di sicurezza; mentre se le misure di

sicurezza sono di specie diversa spetterà al giudice la scelta.

Le misure di sicurezza sono personali, detentive e non detentive e patrimoniali.

Le misure di sicurezza personali possono essere revocate, quando il soggetto non sia più giudicato

socialmente pericoloso, in due ipotesi:

 una ordinaria, allo scadere del periodo di durata della misura;

 l’altra anticipata, prima che sia decorso il periodo minimo di durata della misura.

Quelle detentive sono: E’applicata ai soggetti imputabili ritenuti anche pericolosi,

1. colonia agricola o casa di lavoro.

quali i delinquenti abitali (per 2 anni), professionali (per 3 anni) e per tendenza (per 4 anni). In

realtà sempre meno condannati finiscono per patire questa misura perché anticipatamente

revocata per cessata pericolosità sociale durante l’esecuzione della pena.

E’ prevista per i condannati per delitto non colposo ad una pena

2. casa di cura e di custodia.

diminuita a causa di infermità psichica o di cronica intossicazione da alcool e da sostanze

stupefacenti ovvero per i rei afflitti da parziale infermità mentale per un tempo pari a 6 mesi in

caso di condanna inferiore a 5 anni, ad 1 anno in caso di condanna superiore a 5 anni e a 3 anni

se trattasi di ergastolo o condanna non inferiore a 10 anni.

E’ la principale misura di sicurezza detentiva per i soggetti

3. ospedale psichiatrico giudiziario.

non imputabili e socialmente pericolosi e la sua durata è determinata sulla base della gravità del

reato commesso. Tale misura di sicurezza solleva numerosi problemi relativi in particolare al

rapporto tra psichiatria e sistema di giustizia penale. Ed infatti, la perizia psichiatrica potrà

accertare se al momento del fatto il soggetto si trovava o meno in uno stato di infermità psichica

ma non riuscirà sempre a rispondere se questo abbia determinato l’incapacità di intendere e di

volere; così come la perizia psichiatrica potrà confermare o meno che l’autore del reato si trova

ancora in uno stato di infermità mentale ma probabilmente si riconoscerà incapace di prevedere

se per questa infermità il prosciolto corra o meno un rischio elevato di recidivare. Sempre più il

giudice è dunque solo nel decidere se prosciogliere o meno per infermità e a fronte di un

proscioglimento se riconoscere la persistenza di una pericolosità tale da imporre l’internamento

in ospedale psichiatrico giudiziario. A ciò si aggiunge che nel nostro ordinamento è praticamente

assente qualsiasi risposta custodiale alla follia che non sia appunto il solo internamento in

ospedale psichiatrico giudiziario.

4. riformatorio giudiziario. Può essere applicato per una durata inferiore ad un anno sia ai minori

degli anni 18 se riconosciuti incapaci di intendere e di volere sia ai minori imputabili di età

compresa tra i 14 e i 18 anni dopo l’espiazione della pena inflitta se giudicati socialmente

pericolosi; a tal proposito va sottolineato che il minore è considerato pericoloso “quando sussista

il concreto pericolo che commetta delitti con uso di armi e di altri mezzi di violenza personali o

diretti contro la sicurezza collettiva o l’ordine costituzionale ovvero gravi delitti di criminalità

organizzata”.

Quelle non detentive sono:

1. libertà vigilata e assistita. Consiste nella limitazione della libertà personale finalizzata ad

impedire che il soggetto possa compiere nuovi reati e nello stesso tempo a facilitare il suo

reinserimento sociale. E di durata compresa tra 1 e 3 anni e può essere obbligatoria e facoltativa.

2. divieto di soggiorno. Il divieto di soggiornare in uno o più comuni o province può applicarsi

facoltativamente, per una durata minima di 1 anno, al colpevole di un delitto contro la

personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico ovvero per un delitto commesso per motivi

politici e sempre che sia accertata la sua pericolosità sociale. In relazione a tale misura alcune

perplessità sembrerebbero fondate: in effetti l’art. 16 Cost. nel sancire la libertà di circolazione e

soggiorno, riconosce solo limitazioni di carattere generale per motivi di sanità e sicurezza, con

esplicito divieto di restrizioni per ragioni politiche.

3. divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche. Dura almeno 1 anno e si

applica nei confronti dei condannati per la contravvenzione di ubriachezza abituale e ai

condannati per delitti o contravvenzioni commessi in stato di ubriachezza qualora questa sia

abituale.

4. espulsione dello straniero dallo Stato. Eseguita dopo che la pena detentiva sia stata espiata, è

prevista nei confronti dello straniero giudicato socialmente pericoloso, in caso di condanna a

pena detentiva non inferiore a 10 anni ovvero per qualsiasi condanna per un delitto contro la

personalità dello Stato.

Le misure di sicurezza patrimoniali sono:

1. cauzione di buona condotta. Consiste nel versamento di una somma di denaro alla Cassa per le

ammende o nella prestazione di una corrispondente garanzia ipotecaria o fiduciaria per un

periodo di tempo non inferiore ad 1 anno e non superiore a 5.

nell’espropriazione

2. confisca. Consiste da parte dello Stato delle cose che servirono o furono

destinate a commettere il reato ovvero ne rappresentano il prodotto o il profitto. Nel nostro

ordinamento tale misura ha una dimensione polivalente, a volte pena accessoria, altre volte

misura di prevenzione e altre ancora misura di sicurezza. Originariamente facoltative, sono oggi

previste ipotesi di confisca obbligatorie (ad es. confisca dei proventi mafiosi e di valori

ingiustificati).

LE MISURE di PREVENZIONE

Possono essere disposte ante o praeter delictum e si applicano nei confronti di soggetti considerati

socialmente pericolosi sulla base di semplici sospetti. Esse, oltre a presentare evidenti profili di

incostituzionalità (per violazione ad es. con il principio di inviolabilità della libertà personale sancito

dall’art. 13 Cost., della tassatività ex art. 25, comma 2°Cost., nonché della presunzione di non

colpevolezza), sono nello stesso tempo considerate poco efficaci a prevenire il delitto.

Possono essere personali e patrimoniali.

Le misure di prevenzione personali possono essere applicate nei confronti di coloro dediti a traffici

delittuosi e che vivano abitualmente con i proventi di attività delittuose; coloro che siano dediti alla

l’integrità fisica o morale di minorenni, la

commissione di reati che offendono o mettono in pericolo

società, la sicurezza o la tranquillità pubblica; coloro che siano indiziati di appartenere ad associazioni

mafiose; coloro che si ritenga possano commettere specifici delitti politici ed infine lo straniero per

motivi di ordine pubblico. Esse sono:

1. avviso orale, attraverso il quale il Questore invita il sospettato a cambiare condotta.

2. rimpatrio con foglio di via obbligatorio, nei confronti di chi sia anche pericoloso per la

sicurezza pubblica e qualora si trovi fuori dai luoghi di residenza.

che in sostanzia funge da sanzione per l’inottemperanza all’obbligo di cui

3. sorveglianza speciale,

all’avviso orale, consiste in una serie di prescrizioni sotto il controllo della pubblica sicurezza.

Viene comminata dal Tribunale con decreto motivato per un periodo non inferiore ad 1 anno e

non superiore a 5 e la sua violazione costituisce reato.

4. espulsione amministrativa dello Stato, eseguita dal Ministro degli Interni o dal Prefetto nei

confronti dello straniero per motivi di ordine pubblico e sicurezza.

Le misure di prevenzione patrimoniali sono:

1. sequestro, disposto dal tribunale sui beni dei quali la persona sottoposta a procedimento, risulta

poter disporre e che si ha motivo di ritenere siano frutto di attività illecite.

2. confisca, da non confondersi con la misura di sicurezza patrimoniale, è un provvedimento di

natura ablativa con devoluzione allo Stato dei beni sequestrati dei quali l’indiziato non riesce a

dimostrare la legittima provenienza.


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vip22

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vip22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fiorella Antonio.

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