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Botanica 1 – Parte V – La diversità vegetale

Cap XVI – Classificazione, nomenclatura, studio della variabilità

Metodi di classificazione

La tassonomia è il processo di ordinamento logico della diversità del mondo naturale. Inizialmente fondata sui caratteri morfologici, la cladistica si occupa della costituzione dei vari rami degli alberi filogenetici che è possibile ricostruire. In questa disciplina è fondamentale riconoscere omologie (caratteri simili derivati dalla discendenza da un comune antenato) ed analogie (caratteri simili derivati dall’adattamento ad un medesimo ambiente di due piante diverse tra loro).

I risultati delle elaborazioni cladistiche, al giorno d’oggi prodotte tramite analisi dei caratteri genetici, producono alberi filogenetici, o cladogrammi. Generalmente i cladi, o rami di questi alberi, sono composti di singole specie, mentre risalendo lo schema abbiamo gruppi sempre più ampi come generi, famiglie, ecc.

Uno dei punti importanti delle classificazioni filogenetiche è che solamente i gruppi formati da un singolo progenitore dovrebbero avere riconoscimento tassonomico. Questi gruppi sono definiti monofiletici. Secondo questo criterio ogni taxa dovrebbe essere monofiletico e rappresentare una singola tappa dell’evoluzione.

  • Simplesiomorfia – Presenza di un carattere uguale in due soggetti ed uguale nel loro progenitore comune.
  • Sinapomorfia - Presenza di un carattere condiviso da due o più specie che si origina per divergenza da quello ancestrale.

I gruppi parafileti differiscono da quelli monofiletici poiché includono solo una parte dei discendenti. I gruppi polifiletici sono taxon circoscritti al raggruppamento di entità che hanno origini da stirpi ancestrali differenti. I taxa dei gruppi polifiletici possono essere simili perché condividono stati caratteriali originatisi per convergenza o parallelismo a partire da progenitori distinti. Si definiscono false sinapomorfie oppure omoplasie.

Specie, ranghi tassonomici e nomenclatura

Specie – Insieme di individui morfologicamente simili tra loro più di quanto non lo siano rispetto ad altri insiemi di individui, per caratteri geneticamente fissati e trasmissibili alla discendenza. Una specie definita in questo modo è chiamata morfospecie (distinta dal concetto di specie biologica, ovvero un insieme di individui interfecondi).

I vegetali spesso sfuggono al concetto di specie biologica a causa della loro grande varietà riproduttiva. In ogni caso, la definizione di specie come morfospecie è utilizzata dai botanici e floristi come base della classificazione. A questo si aggiunge la nomenclatura binomia, dove il primo termine indica il genere mentre il secondo è un epiteto specifico. La presenza di un segno “x” nel binomio è indice di un ibrido. Naturalmente l’intera branca della nomenclatura botanica si occupa di questi aspetti.

Caratteri con valore tassonomico: morfologia

I primi caratteri utilizzati per le distinzioni sono naturalmente quelli morfologici. Siamo passati negli anni, con l’avanzamento tecnologico, a poter determinare dei caratteri micro-morfologici osservabili solo con potenti microscopi, come ad esempio presenza e tipo di peli non visibili ad occhio nudo, particolari dei granuli pollinici, dello stimma o di altri organi.

Fitogniosia – Branca della sistematica che si occupa del riconoscimento dei vegetali.

Radice

In base all’origine si distinguono:

  • Radici seminali – Derivate dalla radichetta embrionale o da ramificazioni di questa.
  • Radici avventizie – Derivate da fusti aerei o sotterranei.

Per l’aspetto morfologico si distinguono:

  • Radici a fittone – Se ha una radice principale più sviluppata.
  • Radici fascicolate – In caso di radici a fastello alla base del culmo tutte della stessa grandezza.
  • Radici tuberizzate – In caso di ingrossamento per accumulo di riserve.

Fusto

Fusti legnosi: Importanti presenze di macroblasti (rami di allungamento) e brachiblasti (rami laterali brevi con internodi non sviluppati).

Fusti erbacei: Importante è il portamento.

  • Eretti - Crescono in direzione perpendicolare al terreno.
  • Ascendenti – Crescono obliquamente verso l’alto.
  • Striscianti – Orizzontalmente appoggiati al terreno.
  • Ginocchiati – Prima in direzione parallela al terreno, poi perpendicolare.
  • Reptanti – Strisciano a suolo e producono radici avventizie.
  • Stoloniferi – Crescono sul terreno radicando e producendo nuove piante ai nodi.
  • Volubili – Crescono verso l’alto avvolgendosi ad un sostegno.
  • Rampicanti – Come i volubili ma sfruttano cirri, viticci o radici avventizie per l’adesione.

Tipologie di fusto

  • Caule – Fusto interamente erbaceo.
  • Culmo – Fusto delle graminacee con internodi cavi e nodi pieni ed ingrossati.
  • Scapo – Fusto privo di foglie con fiori ed infiorescenze evidenti.
  • Fusto articolato – Con nodi ingrossati ed evidenti.
  • Fusto fistoloso – Cavo internamente.
  • Caudex - Fusto raccorciato a fior di terra su cui si inseriscono foglie a rosetta.

Fusti modificati:

  • Cladodi
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Scienze biologiche BIO/01 Botanica generale

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