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Bobbi-Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione Appunti scolastici Premium

Vendo appunti per l'esame da non frequentante di Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione (appunti da La censura in Italia di Frajese e Le parole e le figure di Sangiovanni) basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Bobbi dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione docente Prof. S. Bobbi

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ESTRATTO DOCUMENTO

⇒ per Paolo Sarpi era precetto di vita quotidiana da impiegare verso tutti, compresi gli intimi se

non culturalmente consoni.

equilibrio tra l’effetto della protezione giudiziaria e la chiarezza della comunicazione;

alcuni esempi:

• Ludovico Zuccolo, allievo di Sarpi, le sue scritture sono “protette”, “schermate”: riparo

/

dall’inquisizione ma perdita di incidenza sul pubblico Galilei, scritture che ogni lettore può

intendere e che perciò lo avrebbero portato davanti al tribunale dell’Inquisizione

Lorenzo Valla nel suo “De vero et falso bono” (già “De voluptate”) tenta di conciliare

l’epicureismo e il cristianesimo disponendo il dialogo in uno schema triadico-pensiero

dell’autore distribuito su tutti i personaggi disponendo il proprio ragionamento su più piani di

intensità e senza obbligare il lettore a una decisione

• Leon Battista Alberti in “Momus sive de principe” narra dell’ipercritico e loquace dio Momo

inviato sulla terra dal concilio degli dei intenzionati a porre mano a una vasta reformatio: è un

romanzo con allegorie in situazione, cioè ogni dio e personaggio rappresenta prima sé stesso

ma nel contesto assume significati specifici generati dalle potenzialità metaforiche offerte dalla

sua figura- non possiamo sapere se il pensiero di Momo, il quale da stoico riconosce la divinità

esclusivamente nella natura, fosse anche quello di Alberti

• Campanella scrive il contrario di ciò che pensa: enunciando i titoli posseduti dal re di Spagna

per occupare le terre americane condanna la pratica dell’omosessualità da parte degli amerindi,

un peccato verso la natura umana tale da legittimare l’asservimento dell’intera popolazione;

nella realtà, però, il domenicano era noto alla comunità ecclesiastica proprio per le sue pratiche

omosessuali

Quando un testo risultava molto ambiguo, i giudici chiamavano l’autore a dichiararsi sulle censure

estratte dai suoi testi e a sciogliere le ambiguità, obbligandolo così a uscire allo scoperto.

CENSURA POLITICA

La giurisdizione laica, emarginata da quella eclesiastica, torna a riaffiorare alla fine del Cinquecento

si impone poi nel corso del secolo successivo

La censura politica interessa per lo più le gazzette, i fogli ufficiali sui quali vengono stampate le

informazioni da dare al pubblico riguardo alle scelte compiute dal governo

Negli stati della penisola va affermandosi, nell’ambito della censura libraria, un regime di doppia

lettura, laica ed ecclesiastica, con preminenza ancora di quest’ultima, che rilascia l’imprimatur,

sulla prima, che si risolve in un viditla situazione è diversa a Venezia

A VENEZIA

> Venezia, che, ospitando la più vasta industria tipografica d’Italia, è quella repubblica ad essere

danneggiata maggiormente dall’indice, accetta gli Indici ma non la giurisdizione ecclesiastica

Nel corso degli anni Trenta del Cinquecento il Consiglio dei X, magistratura laica istituita per

tutelare il doge e il governo, pone a guardia del segreto di stato due magistrature:

• Inquisitori di Stato proteggono il governo dalla fuga di notizie e da rivelazioni di

informazioni strategicamente rilevanti

• Esecutori contro la bestemmia controllano i discorsi politici tenuti nei ridotti e nelle bettole

Con una legge del 1562, i Riformatori dello Studio di Padova (Magistratura veneziana istituita nel

1517 si occupa dell’Università di Padova, dell’istruzione e della censura) stabiliscono che i

manoscritti per poter essere pubblicati vengano sottoposti a tre letture:

1. Inquisitore, per fede e costumi

2. pubblico lettore (individuato però nell’inquisitore), per materia politica

3. segretario ducale, per eventuali offese a sovrani amici e a trattative diplomatiche

Il permesso di stampa era quindi rilasciato dal Consiglio dei X: il potere civile veneziano ottiene

quindi la tutela della sua sovranità, mentre la Chiesa ottiene che ogni libro stampato nella

serenissima avesse la sua approvazione, pur con un semplice vedit

> Nel 1596 Venezia integra il nuovo indice di Clemente VIII con una Dichiarazione delle regole,

una sorta di concordato (secondo Venezia)/concessione (secondo Roma) grazie alla quale Venezia

riesce a porre dei limiti alle nuove proibizioni dell’Indice.

> Nel 1606 Paolo V, per ottenere il rispetto dell’esenzione ecclesiastica dal foro criminale laico e il

ritiro di due leggi veneziane volte a limitare l’espansione della proprietà ecclesiastica, lancia contro

i “signori veneziani” l’Interdetto, la più grave delle censure, consistente cioè nel divieto di celebrare

uffici sacri nello Stato veneto, seguita poi dalla scomunica del doge e dei membri del senato

potente mezzo di delegittimazione del potere politico agli occhi della popolazione della Serenissima

Paolo Sarpi allora pubblica alcuni scritti nei quali difende le ragioni di Venezia è l’inizio della

guerra delle scritture: verranno pubblicate dalle due parti tra le 300 e le 600 mila copie di scritti, una

cifra enorme per le tirature cinquecentesche:

a Roma vengono pubblicati libelli anti-veneziani con l’imprimatur ufficiale, a Venezia gli scritti in

difesa del governo escono per la maggior parte anonimi data la necessità di ottenere il vedit

dell’inquisitore il senato, estromettendo l’inquisitore, nomina una commissione di sette teologi, fra

cui Sarpi e il suo collaboratore Fulgenzio Micanzio, per la lettura ecclesiastica, ma esso sarà poco

operante.

La guerra delle scritture è l’unico momento di pubblica discussione in materia religiosa avvenuta in

Italia fino all’arrivo dei francesi nel 1796 si risolve con la decisione della classe politica veneziana

di ripristinare i consueti rapporti con Roma e di ritornare al vecchio sistema di censura della stampa

PAOLO SARPI

Sarpi, consultore in iure della Repubblica e avversario della Chiesa romana, nei suoi scritti privati

sostiene che la proibizione dei libri debba essere decisa dall’inquisitore solo con la presenza di un

assistente laico che possa impedirgli di farlo nei casi in cui ritenga che si stia sbagliando

L’atteggiamento di Sarpi verso la censura romana è da inserire in una strategia più grande, volta ad

abolire la giurisdizione ecclesiastica: egli infatti pensa che la censura teologica e la cura morale dei

fedeli siano responsabilità della Chiesa ma che i poteri penali siano una prerogativa dello stato

soltanto, prevedendo per questo l’estinzione dei tribunali.

Sarpi scrive favorevolmente riguardo alla censura politica: essa colpisce la diffusione di notizie

presso il largo pubblico affinché il suddito non si faccia giudice delle azioni del governo

ILLUMINISMO

Al volgere degli anni Ottanta del Seicento si formano due gruppi che assumono posizioni radicali

sul piano filosofico e religioso:

A Roma, i Bianchi, riunito attorno al prelato Gabrielli, segue idee di tipo deistico

 A Napoli, segue un materialismo di impianto epicureo e innesto cartesiano

Fino alla metà del Settecento, indice clementino del 1596 come punto di riferimento, poi nel 1758

con la riforma di Benedetto XIV l’indice viene corretto, con l’eliminazione del divieto di lettura

della bibbia in volgare, e vengono ridefinite le procedure di censura delle due congregazioni:

⇒ la censura spetta al Sant’Ufficio e all’Indice, non solo a quest’ultima

⇒ Sant’Ufficio e Indice non sono sullo stesso piano

⇒ viene esplicitato il carattere processuale della censura di un libro

affermazione della giurisdizione civile laica la censura diventa l’istituzione volta a regolare il

rapporto della scrittura con la sfera pubblica

a Venezia il governo, per trovare un rimedio alla concorrenza d’Oltralpe e agli effetti dell’indice,

autorizza la stampa alla macchia, dando cioè dei permessi di stampa sotto falsa data e sede di

stampa

CIVILE POLIZIA

Come in Francia e in Austria la censura diventa di competenza della civile polizia funzione di cura

di quel complesso di condizioni economiche, igieniche e morali volte ad assicurare sicurezza e

sanità della vita cittadina: il controllo della stampa è inserito in questo sistema igienico-morale

Compromesso illuminista La censura dei principi introduce libertà di comunicazione nel settore

giuridico, economico e amministrativo, ma non ammette un discorso che toccasse la materia

religiosa-la filosofia

Vengono individuate due funzioni della censura:

a) di police, volta a impedire la diffusione di idee e notizie contrarie all’autorità del principe

b) di commerce, volta a regolare la stampa

> Nel 1743, con il decreto di Maria Teresa d’Austria, a Milano la censura inizia ad essere controllata

da un organo governativo dello stato

principio di base: l’arte degli stampatori e dei librai, come attività commerciale, deve essere

sottoposta soltanto all’autorità del governo; da qui, due principi:

a) censura ecclesiastica ridotta al foro penitenziale

b) divieto di stampa estensione del potere temporale, non di quello spirituale della Chiesa

Nelle pagine degli illuministi italiani e nelle parole inseriti negli ambienti di governo compaiono

difese della libertà di espressione anche a mezzo della stampa nel 1781 Giuseppe II decreta

l’abolizione della censura preventiva in Lombardia

> In seguito alla Rivoluzione Francese e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino,

prima Napoli e poi tutti gli altri stati italiani firmano una convenzione con la quale si impegnano a

controllare tutte le persone e i libri sediziosi provenienti dalla Francia

> Con l’entrata dell’armata di Napoleone in Italia nel 1796 decadono le normative sulla censura

degli antichi stati; viene inoltre ammessa la professione di ogni culto senza particolare

riconoscimento di quello cattolico e le attività delle congregazioni vengono soppresse, per poi

riprendere dal 1817 solo nello stato pontificio

Nel triennio repubblicano (1796-1799) così avvengono due cambiamenti importanti:

1. La censura si rivolge alla materia politica, lasciando libera la com. libraria e controllando la

com. di massa individuata nella stampa e nel teatro

2. Le autorità francesi e i governi italiani applicano una distinzione, nella sfera del libro, tra

censura preventiva e repressione dell’abuso: ognuno sarà responsabile di ciò che

pubblicherà

Il Direttorio della Repubblica Cisalpina controlla le pubbliche discussioni e introduce delle prime

limitazioni alla stampa periodica, con la “legge provvisoria sulla polizia tipografica”, ponendo le

tipografie per un anno sotto il controllo della polizia e vietando di parlare male del governo

> Con il colpo di stato del 18 Brumaio nel 1799 da parte di Napoleone in Francia si instaura un

regime autoritario nuova costituzione priva di riferimenti alla libertà di stampa e stretto controllo di

polizia sui fogli volanti, i giornali, i periodici

La Repubblica Italiana si allinea alla nuova costituzione francese regolando la stampa con il diritto

d’autore e il Decreto di regolamento delle stampe e libri obbligando chi fosse in possesso di

torchi di darne notifica alla polizia e istituisce un Magistrato di revisione incaricato di rivedere le

composizioni teatrali SI’ libertà di stampa dei libri, ma controllo ex post

Napoleone in una lettera a Beauharnais, vicerè d’Italia, suggerisce di sopprimere la censura sui

libri egli si spingerà oltre, abolendo la revisione preventiva dei giornali compensandola con

l’introduzione della censura volontaria e l’istituzione di incentivi gestiti dall’Ufficio per la

libertà di stampa (Napoleone considererà avventata l’abolizione completa della censura

preventiva)

⇓ E’ il tramonto della censura sul manoscritto affermarsi dell’intervento sulla distribuzione,

applicata anche ai giornali + deterrente della sospensione del periodico

> Nella Restaurazione, dopo il Congresso di Vienna, vengono restaurati i governi monarchici:

NO ancien regime, ma stati monarchici collegati tra loro da una solidarietà diretta a debellare i

movimenti liberali e democratici portati dalla rivoluzione religione come sostegno ideologico e

base di consenso

Il contrasto tra congregazioni romane e sovrani riformatori del Settecento viene meno come il

giurisdizionalismo fondamento religioso dell’istituzione monarchica, Indice e Sant’Ufficio tornano

operanti nello stato pontificio senza tuttavia inquisizioni periferiche

Viene ripristinato l’Ufficio di censura se prima esisteva una distinzione tra censura preventiva e

sistema polizia -che aveva il controllo dello stampato- ora la censura preventiva diventa parte delle

attività di controllo del sistema di polizia

> Metodo austriaco: a Milano, a cui Venezia ha consegnato il primato della produzione editoriale, la

polizia austriaca valuta negativamente l’incontrollata proliferazione delle tipografie e prende queste

iniziative:

• introduce la patente di abilitazione per l’esercizio di venditore di libri;

• mette al vaglio le opere principali italiane per contrastare il diffondersi del pensiero democratico

e liberale, cancellare dalla memoria la stagione napoleonica, e segnalare gli scritti teologici di

autori protestanti secondo l’antico schema controriformistico redige un indice di libri italiani da

proibirsi

• compie una graduazione delle proibizioni in relazione alla classe sociale del lettore, come già

fatto dalla Polizia degli altri stati italiani:

1. admittitur, equivalente dell’imprimatur

2. transeat, permissione del libro ma divieto di pubblicizzazione

3. erga schedam, proibizione ma con possibilità di eccezione per persone qualificate e fedeli

4. damnatur, equivalente dell’omnino prohibitus

Censura polizia lombardo-veneta:

la pericolosità del libro aumenta con una derivazione sociale più bassa

Censura tribunali dell’Inquisizione:

la pericolosità del libro aumenta con il grado d’istruzione del lettore e i privilegi di ceto

• controlla, grazie alla posizione geografica di barriera tra l’Italia e l’Europa, la corrispondenza

privata degli abitanti dei diversi stati italiani con quelli del Piemonte e dell’Europa, dato che

essa passa per le poste austriache, dove quella sospetta viene aperta e letta dalle “logge postali”

o “gabinetti neri”

> Nello stato pontificio si crea un sistema dualistico che vede la nuova sfera d’interesse politico

gestito dalla polizia affiancarsi alla competenza ecclesiastica, esercitata tradizionalmente dall’Indice

e dal Sant’Ufficio

condanna della libertà di stampa, derivazione protestante dalle libertà moderne

censura romana colpisce la dimensione di massa della cultura, rivolgendosi alla divulgazione

scientifica, enciclopedie, storiografia di indirizzo liberale, letteratura sentimentale, spettacoli di

teatro viene istituito il Consiglio di revisione, che esprime un voto sul manoscritto da sottoporre

poi al Maestro del sacro palazzo che rilascia l’imprimatur, mantenendone formalmente il ruolo

secolare

> Le leggi pre-statutarie del 1847 non aboliscono la censura ma creano uno spazio di discussione in

materia politica:

- nello stato pontificio Pio IX apre ad un allentamento dei freni della censura con la promozione di

un giornale politico semi autonomo che discuta di temi legati all’amministrazione e faccia da

interlocutore tra la popolazione e il governo pontificio

- in Toscana la legge affida la censura preventiva a consigli di revisione, permettendo di

commentare gli atti di governo con l’esclusione della materia religiosa, dei concetti anti-monarchici

e ostili al governo la costituzione concessa da Leopoldo II nel 1848 sarà dall’impostazione analoga

a quella napoletana

- a Napoli la censura viene parzialmente abolita dall’atto sovrano la costituzione concessa dal

sovrano Ferdinando II nel 1848 lascerà in vita la censura per l’argomento religioso trattato ex

prophesso abolendola per le altre materie

> In tutti questi casi all’abolizione della censura segue l’apparizione e la proliferazione di giornali

politici

- nel Piemonte Carlo Alberto avvia il regno all’abolizione dell’Ufficio di censura lo Statuto

Albertino nel 1848 dichiara che la stampa sia libera, ma che la legge ne reprima gli abusi, e che solo

le edizioni sacre –bibbia, catechismi e libri liturgici- per essere stampati necessitino

dell’approvazione del vescovo (ma NON scritti sulla materia religiosa)

- lo statuto concesso da Pio IX dichiara abolita la censura degli scritti concernenti materia politica

d’ora in poi soggetti alla legge repressiva, ma conserva la censura per quegli scritti di materia

religiosa nel 1849 con la proclamazione della Repubblica Romana, essa, estromettendo pio ix,

sorpassa la normativa disposta dal papa decretando l’abolizione di ogni tipo di censura, anche in

materia religiosa, ma con l’entrata delle truppe francesi a Roma nel lo stato pontificio ritorna allo

statu quo ante e la censura preventiva viene ristabilita nel 1850

- a Napoli la libertà viene formalmente revocata, a Firenze il giornalismo politico viene sottoposto

all’autorizzazione del ministro dell’interno e consentito solo nelle città dotate di prefetto

LE PAROLE E LE FIGURE (Andrea Sangiovanni)

Tra gli anni Venti e Trenta la stampa italiana è sottoposta a una spinta modernizzatrice, nata dalla

consapevolezza del proprio ruolo di strumento per la costruzione dell’opinione pubblica, ma per la

dipendenza da gruppi industriali la condizione economica del paese si riversa nell’organizzazione

industriale non consentendo investimenti

> L’industria libraria è meno vivace, predominanza di una figura di editore allo stesso tempo

tipografo e libraio con forti tratti di artigianalità, crisi della produzione libraria

 es. Mondadori, Treves, Nerbini

La società bibliografica italiana aveva promosso all’inizio del secolo una ricerca per capire quali

fossero i gusti del pubblico, andando a individuare così una pluralità di pubblici: ciò indica il

sorgere di una moderna industria culturale

es. letteratura per l’infanzia

> Le immagini come elemento fondante dell’impianto mediale: sono di grande ausilio per il

diffondersi dell’abitudine alla lettura

+ importanza nella comunicazione politica, - in pubblicità

Nonostante l’immagine pubblicitaria facesse ormai parte dell’immaginario collettivo e venisse

considerata una forma d’arte vera e propria, la cartellonistica tradizionale di tipo figurativo inizia ad

essere sostituita da una sintesi grafica da inserirsi nel solco delle nuove tendenze artistiche come il

cubismo marginalizzazione di artisti come Dudovich

Altri elementi di modernità del sistema dei media:

• Fondersi di diverse forme di comunicazione e creazione di personaggi multimediali come il

signor Bonaventura (dai fumetti sul Corriere dei piccoli a rappresentazioni teatrali)

• Creazione di un evento mediale come la pubblicizzazione da parte dell’ufficio stampa della

Camera di commercio dell’Aida di Verdi all’arena di Verona nel 1913 capace di attirare 40

mila persone

> Industria discografica: in Italia non esiste ancora un mercato di massa come negli USA, la musica

registrata entra solo nelle case della ricca borghesia, bisognerà aspettare l’avvento della radio negli

anni trenta perché arrivi davvero nei salotti

I dischi musicali si vendevano paradossalmente più all’estero, negli USA, che in patria es. la

Phonotype Record, industria musicale napoletana fondata da due fratelli Esposito che gestiva tutto il

processo industriale del disco e si occupava della sua vendita al mercato statunitense

In linea di massima esistevano società straniere che avevano acquisito le etichette italiane o avevano

partecipazioni nelle industrie discografiche del nostro paese.

> Il fascismo troverà ancora immaturo il sistema dei media italiano agli inizio degli anni Venti, e

determinerà le caratteristiche principali dell’industria culturale italiana degli anni trenta e quaranta;

la fine del regime fascista non determinerà una cesura netta con il passato ma ci saranno continuità

significative

STAMPA

Il nascente fascismo pone gli occhi sulla stampa come primo mass medium, prima già con il Popolo

d’Italia e altri quotidiani e settimanali di provincia, poi acquisendo la proprietà dei principali

quotidiani del Paese o portandoli sulla sua posizione con cambi di direzione

Nel 1923 il governo Mussolini prepara un regio decreto –firmato dal re- che prevede severe misure

repressive della libertà di stampa, stigmatizzate dai giornali liberali, come il Corsera, che avevano

appoggiato il fascismo; esso prevedeva:

la trasformazione della figura del gerente responsabile, il cui ruolo sarebbe spettato al direttore o

 a un redattore

l‘attribuirsi ai prefetti della capacità di sospendere il giornale nei casi di turbamento dell’ordine

 pubblico

Esso tuttavia non verrà reso operante da principio, ma rimarrà una preoccupante minaccia

aleggiante sulla stampa dei primi anni venti del resto, la stampa liberale e democratica aveva già

preferito prima della marcia su Roma (1922) il silenzio all’esprimersi sulle violenze e i soprusi del

fascismo, e il direttore del Corsera Albertini nel 1923 annuncerà che il giornale avrebbe adottato

una “strategia del silenzio” per difendersi dalle minacce dei fascisti

Dopo il delitto Matteotti e di fronte alla crisi che ne seguirà, tuttavia, la minaccia non sarebbe più

stata sufficiente: nel 1924 allora il regio decreto viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale, e dal 1925

gli oppositori al regime verranno tutti sconfitti (lo stesso Albertini verrà allontanato dalla direzione

del corsera)

> Nel 1924:

viene predisposto uno strumento di controllo dell’opinione pubblica: l’invio di una serie di

 disposizioni ai quotidiani il cui scopo è il controllo dello “spirito pubblico” attraverso un attento

dosaggio delle informazioni, le “veline”

a capo dell’agenzia stampa Stefani viene messo Manlio Morgagni, giornalista fedelissimo del

 duce

nasce il Ministero delle comunicazioni, con a capo Costanzo Ciano, che riunisce ferrovie, poste

 e telegrafi, telefonia e marina mercantile progetto di controllo unitario della comunicazione da

parte del fascismo

l’Uri (Unione radiofonica italiana) avvia le trasmissioni regolari

Nel 1927 il Gran Consiglio del Fascismo riafferma la funzione educativa della stampa e la necessità

che essa sia permeata e modellata dallo spirito fascista nel 1928, Mussolini, di fronte a un’audience

di una sessantina di editori di giornali, usa la metafora dell’orchestra, paragonando i giornali a

strumenti che suonano in armonia, ciascuno con il proprio timbro, diretti dallo stesso direttore

RADIO

La nascita di riviste tecniche legate al mondo della radio come “Radiofonia” indica che esiste già un

primo pubblico di radio-amatori

Nel 1924 I° tentativo da parte di Mussolini di uso della radio in occasione di un discorso politico al

teatro Costanzi di Roma inconvenienti tecnici disturbano la trasmissione, rinforzando lo scarso

interesse del duce nei confronti del nuovo strumento

L’anno seguente, però, un nuovo radio-discorso dalla stazione sperimentale di Milano andrà a buon

fine; l’importanza della radiofonia comincia a diffondersi nonostante l’iniziale diffidenza del

fascismo, ma il bilancio non è comunque incoraggiante:

- l’ascolto è rapsodico, frutto di navigazione casuale fra le onde elettromagnetiche

- gli apparecchi hanno prezzi troppo alti per poter incontrare la nascente domanda del mercato

obiettivo: creare coscienza radiofonica

Nel 1928 l’ente concessionario cambia nome in Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche)

obiettivo: radio come giornale parlato d’Italia, strumento di propaganda a disposizione del regime,

raggiungibile tramite propaganda di italianità

Il profilo degli ascoltatori che emerge dal primo referendum del 1927 per indicare le trasmissioni

preferite mostra il passaggio da un pubblico di radioamatori del 1924 a uno non sempre giovane, di

cultura medio bassa e scarsamente politicizzato l’Eiar non mira a conoscere il pubblico ma

piuttosto ad orientarlo ed educarlo alla propria idea di ascolto

CINEMA

Il regime considera la cinematografia “un’arma poderosissima”

Indecisione negli anni venti:

- Da una parte, NO politica fascista per il cinema…

- ..dall’altra, il regime interviene a favore di una società per la produzione di film educativi,

il SIC in seguito alla visione del cortometraggio “Dove si lavora per la grandezza

dell’Italia” che mostrava Mussolini all’opera a Palazzo Chigi, nasce l’idea di utilizzare le

immagini in movimento come strumento di acquisizione del consenso

Il SIC cambia nome in LUCE e nel 1925 diventa un ente statale, l’Istituto Nazionale Luce

Nel 1926 una legge impone a tutti i cinema la proiezione di documentari LUCE come complemento

dei normali spettacoli organo della propaganda visiva del regime

Nel 1927 vengono realizzati i primi Giornali cinematografici Luce, i cinegiornali proiettati nelle

sale

Cinema narrativo attraversato da tensioni: in film come Sole di Blasetti e Rotaie di Camerini

chiaramente dall’intento politico-propagandistico compaiono elementi di rottura con l’iconografia

fascista essi sono i tenui primissimi segnali di una corrente realista che attraversa sotterraneamente

il cinema fascista e che porterà alla stagione neorealista nel dopoguerra

Promuovere il cinema commerciale oppure quello autoriale?

⇐ NO politica cinematografica ben precisa da parte del fascismo

Nel 1931 prima legislazione in materia cinematografica: sono promosse misure di incentivo per

 la cinematografia nazionale che aiutano i produttori con un sussidio pari al 10% degli incassi

delle loro pellicole e viene adottata una politica protezionistica nei confronti dei film

provenienti dall’estero

Nel 1933 nuova legge che mantiene le misure protezionistiche e abroga la legge precedente,

 andando a premiare la qualità oltre che il successo commerciale

⇒ L’intervento dello stato finisce per frenare lo sviluppo del cinema italiano: la modestia

dell’industria cinematografica italiana non ha ripercussioni negative nel rapporto con gli

spettatori, che negli anni Trenta preferiscono il cinematografo agli altri tipi di spettacoli

FOTOGRAFIA

Nel 1927 nasce anche l’apposito Servizio fotografico che distribuisce le immagini del regime ai

giornali:

- Negli anni Venti dalle fotografie emerge una rappresentazione del regime che tende a privilegiare

più toni medi e borghesi di quelli forti e rivoluzionari tipici della propaganda più diretta

- Negli anni Trenta rappresentazione del regime totalitario, monumentalizzazione dell’immagine del

duce e del culto del littorio e ricerca di un’immagine popolare e dinamica di un regime fondato sul

patto rivoluzionario delle origini tensione permanente tra spinta iconoclastica e controspinta

monumentale, fra icone che evocano la sovversione e altre che inventano una tradizione

ANNI DEL CONSENSO

L’intero sistema dei media fascista tende a costruire un modello nazionale teso alla formazione

dell’uomo nuovo trasformazione del ministero della Stampa e Propaganda in ministero della

Cultura Popolare (Minculpop) chiaro segnale di questa volontà

> Negli anni Trenta trasformazione del ruolo della radio nella cultura del fascismo:

la radiodiffusione assume un’importanza culturale, politica, sociale ed economica superiore a quella

della stampa a metà degli anni Trenta esiste già un pubblico formato dai ceti medi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RB41 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bobbi Silvia.

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