Estratto del documento

Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione

La censura in Italia (Vittorio Frajese)

Prima della stampa esistevano altre forme di pubblicazione e circolazione di un testo:

  • Consegna a uno scriptorium per la produzione di copie manoscritte
  • Dedica a una persona dotata di pubblico di rilievo
  • Presentazione ufficiale del libro

La stampa non sostituisce completamente la copia manoscritta che sopravvive fino al Settecento: libri di magia e di astrologia, di filosofia di opposizione al regime.

In Italia teoria della potestas indirecta dei papi nelle cose temporali: la res publica cristiana è composta da due società, una politica ed una ecclesiastica, perfectae, dotate di tutti i mezzi per conseguire i propri scopi, dove la giurisdizione ecclesiastica ha riserva in materie riguardanti il fine spirituale della salvezza. Per questo, essa istituisce l’Inquisizione e la censura libraria.

Nel diritto canonico:

  • La censura viene intesa come pena spirituale, scomunica come conseguenza penale prodotta dall’atto di scrivere o leggere un libro eretico: risanamento mediante la confessione e l’assoluzione da scomunica.
  • L'espurgazione è un rito canonico volto a lavare un certo imputato da un sospetto non provato e tuttavia infamante, decisa al termine dell’inquisitio (anime espurgabili, destinate cioè al purgatorio/anime omnino damnatae, cioè destinate all’inferno).

Censura d’Inquisizione si concentra sui colti: la pericolosità di un libro aumenta con l’istruzione del lettore.

Storia della censura

  • Concilio di Nicea (325): la comunità ecclesiastica legittimamente congregata si attribuisce il potere di definire la verità di fede decidendo tra opposte tesi, condannando le dottrine e quei libri che contenessero quelle ritenute deviate. Vengono condannate l’arianesimo e la Thalia di Ario, con l’imperatore Costantino che ne ordina il rogo.
  • Concilio di Efeso (431): gli scritti di Nestorio vengono fatti bruciare.
  • Rifiuto dei valori letterari espressi dal mondo antico di San Girolamo e rifiuto del sapere librario di S. Francesco d’Assisi in difesa della simplicitas cristiana.
  • Nel Duecento la scrittura filosofica e teologica viene sottoposta al controllo di tre generi di autorità:
    • Gli ordini religiosi attraverso provvedimenti di disciplina interna
    • La Facoltà di Teologia dell’università di Parigi attraverso provvedimenti di rilievo erga omnes
    • La monarchia pontificia
  • Directorium inquisitorium (1376) di Eymerich: testo fondamentale per il diritto di inquisizione, contiene una lista di filosofi responsabili di errori verso la fede cristiana.
  • Libellus ad Leonem X (1513): documento dello spirito della reformatio ecclesiae diffuso in Italia scritto da due patrizi veneziani poi monaci Giustiniani e Querini che orienta l’opera del V Concilio lateranense istituito da Leone X delineando un disegno di purificazione della società per sanare le deformationes:
    • Rafforzare l’Inquisizione e convertire gli infedeli nella res publica cristiana.
    • Impedire la diffusione delle superstitiones (cioè l’astrologia e altre forme di divinazione), rappresentazioni teatrali, letture umanistiche e divagazioni letterarie attraverso il controllo sulla produzione scritta.

In seguito ai disegni riformatori del V Concilio, due decreti importanti:

  • Bolla Apostolici regiminis (1513): prevalenza della teologia sulla filosofia.
  • Bolla Inter sollicitudines (1515): istituzione dell’imprimatur: obbligo di sottoporre i manoscritti destinati alla stampa all’approvazione del Magister sacri palatii in Roma e dei vescovi con gli inquisitori fuori di essa. Permesso di stampa: imprimatur/privilegio di stampa: protezione accordata all’investimento di uno stampatore attraverso il divieto fatto agli altri di riprodurre lo stesso testo per un certo numero di anni.

Nel 1517, in seguito alla Riforma di Martin Lutero con la divulgazione delle sue 95 tesi, la censura assume una funzione anti-protestante. Fino alla fine degli anni Quaranta del Cinquecento i controlli non sono però organizzati, e i libri della Riforma, varcate le Alpi, circolano in Italia accompagnati da una propaganda svolta in pubblico.

Nel 1542 viene istituito, con il compito di debellare la Riforma, il Sant’Ufficio della romana ed universale inquisizione: la censura viene posta alla sua dipendenza e a quella dei suoi delegati periferici. Tutta la materia libraria passa sotto la gestione del Sant’Ufficio appoggiato dagli inquisitori e dai vescovi.

Nel 1549 a Venezia, repubblica marinara centro di scambi commerciali con il Mediterraneo e il Nord-Europa dove era stampata la metà dei libri prodotti in Italia, viene redatta dalla magistratura dei Tre savi all’eresia e dall’inquisitore una lista di libri proibiti che viene però contestata dagli stampatori e ritirata.

Nel 1558 il Sant’Ufficio porta a termine un proprio catalogo di libri proibiti, ampliando la battaglia anche ai libri ebraici. Papa Paolo IV inasprisce il sistema penale confermando la scomunica per tutti coloro che avessero stampato, letto o posseduto libri eretici, e la nuova guida del Sant’Ufficio Michele Ghislieri pubblica un nuovo Indice nel quale proibisce il Talmud, la Bibbia in volgare e annovera Erasmo tra gli eretici assieme a Machiavelli.

Nel 1564 il nuovo papa Pio IV al concilio di Trento attenua l’asprezza del Sant’Ufficio, estromettendo Ghislieri e nominando una commissione per rivedere l’indice di Paolo IV. Il nuovo Indice tridentino crea un sistema a due piani, con una prima classe di libri eretici attribuita alla competenza dell’inquisizione e al suo sistema penale, e una seconda classe concernenti la morale o toccati da errori marginali, attribuiti alla competenza del vescovo e al suo sistema penitenziale.

Nel 1571 Pio V istituisce la congregazione dell’Indice con il compito di tenere aggiornata la lista dei libri proibiti e curarne l’applicazione, guidata da Sirleto che estende le attenzioni dell’Indice alla cultura pagana degli umanisti, la vana curiosità letteraria e la filosofia non integrata nella teologia. Alla morte di Sirleto, l’Indice avvia un primo meccanismo di espurgazione dei libri e si scontra con il Sant’Ufficio quando definisce la non ereticità degli scritti di Erasmo da Rotterdam, invadendo il campo della sorella e contestando la scelta da essa compiuta.

Nel 1590 estremo irrigidimento: l’Indice sotto la tutela di papa Sisto V sottoscrive l’indice più duro della storia della Chiesa, che verrà tuttavia ritirato alla morte del papa che lo aveva voluto. Il motivo? L’unico punto di transigenza concesso da Sisto V: l’espurgazione del Talmud anziché la sua messa al rogo.

Nel 1596 nuovo Indice clementino voluto da Santori, cardinale del Sant’Ufficio, con proibizione della Bibbia in volgare e rogo del Talmud.

Nel 1600 Clemente VIII definisce le competenze delle due congregazioni:

  • Indice: redige l’Index librorum prohibitorum, compie un’opera di vaglio e analisi mediante la quale valuta un testo in relazione alla dottrina, decide quali libri non-eretici possano essere stampati e quali proibire, non deve intromettersi in alcun modo in cause di eresia, trasmettendole invece agli inquisitori del Sant’Ufficio.
  • Sant’Ufficio: riserva in materia di eresia.

Fallimenti dell’indice

  • Proposta del cardinale dell’indice Aleotti di istituire un indice dell’iconografia proibita: bocciata per l’opposizione di Santori.
  • Indice espurgatorio del Maestro del sacro palazzo Brisighella: respinto per la richiesta di Clemente VIII di un’esclusiva di stampa ventennale sulle edizioni dell’espurgatorio.

Successi del Sant’Ufficio

  • Nel 1640 i frontespizi dei libri da stampare devono essere inviati al Sant’Ufficio.
  • Nel 1669 gli inquisitori periferici sono obbligati a non eseguire istruzioni provenienti da altre congregazioni cardinalizie.

Libri proibiti

Inizialmente concessi solo dal papa e dai membri del Sant’Ufficio, i permessi di lettura dal 1631, relativamente ai libri non eretici, diventano privilegi concessi dalla congregazione dell’Indice sulla base di un giudizio di affidabilità personale attestata da un presentatore ecclesiastico, a:

  • Ecclesiastici di alto rango
  • Nobili
  • Giuristi
  • Medici

Nella letteratura vengono segnalati all’Indice:

  • L’Orlando Furioso di Ariosto: completa proibizione per mescolanza di sacro e profano e la critica della decadenza morale dei religiosi.
  • Il Canzoniere di Petrarca: censura dei sonetti che mostravano il paragone tra Laura e la visio dei per vicinanza alla filosofia epicurea.
  • Il Decamerone di Boccaccio: espurgazione creativa. Vengono introdotte modifiche che rovesciano il senso del testo volgendo il messaggio anticlericale in antiprotestante e antimusulmano.
  • La Gerusalemme liberata di Tasso: evita consapevolmente quegli aspetti costitutivi della censura del Furioso e sottopone il suo poema a un comitato di revisori. Censura: incidenza del magico e del meraviglioso nello svolgimento dell’azione e la scarsa aderenza alla storia: nuova versione del poema, la Gerusalemme riformata, dove Tasso introduce episodi storici e allegorie spirituali in luogo dell’elemento meraviglioso.

L’imbroglio anti-copernicano

Nel 1616 il matematico pisano Galileo Galilei viene denunciato al tribunale del Sant’Ufficio: data l’opposizione di natura teologica alla teoria eliocentrica copernicana basata su passi biblici dove si parla di mobilità del sole, Galilei proponeva, in una lettera ad un amico, un nuovo metodo di interpretazione delle sacre scritture accompagnato da una lettura copernicana di quei passi. Il cardinale Bellarmino, assumendo una posizione morbida, convince Paolo V a proibire i libri di teologia volti ad interpretare la Bibbia in senso copernicano e ammonire solo verbalmente Galilei a limitarsi a esporre la teoria copernicana come semplice ipotesi matematica lasciando l’interpretazione della Bibbia alle autorità ecclesiastiche.

Nel 1632 Galilei pubblica un nuovo libro, Dialogo dei massimi sistemi, soddisfacendo scrupolosamente le condizioni di Bellarmino e non difendendo così ex prophesso (cioè istituzionalmente) la realtà del moto terrestre. Il Sant’Ufficio, privo di strumenti per perseguire Galilei, ricorre allora a una nota interpolata falsa sul verso del voto dei teologi che, parlando di un divieto di sostenere la teoria copernicana in qualsiasi forma, consente così di processare Galilei per la violazione del precetto giudiziario.

Dissimulazione come pratica della vita politica nel Cinquecento

Per Paolo Sarpi era precetto di vita quotidiana da impiegare verso tutti, compresi gli intimi se non culturalmente consoni. Equilibrio tra l’effetto della protezione giudiziaria e la chiarezza della comunicazione; alcuni esempi:

  • Ludovico Zuccolo, allievo di Sarpi, le sue scritture sono “protette”, “schermate”: riparo dall’inquisizione ma perdita di incidenza sul pubblico. Galilei, scritture che ogni lettore può intendere e che perciò lo avrebbero portato davanti al tribunale dell’Inquisizione.
  • Lorenzo Valla nel suo De vero et falso bono (già De voluptate) tenta di conciliare l’epicureismo e il cristianesimo disponendo il dialogo in uno schema triadico-pensiero dell’autore distribuito su tutti i personaggi disponendo il proprio ragionamento su più piani di intensità e senza obbligare il lettore a una decisione.
  • Leon Battista Alberti in Momus sive de principe narra dell’ipercritico e loquace dio Momo inviato sulla terra dal concilio degli dei intenzionati a porre mano a una vasta reformatio: è un romanzo con allegorie in situazione, cioè ogni dio e personaggio rappresenta prima sé stesso ma nel contesto assume significati specifici generati dalle potenzialità metaforiche offerte dalla sua figura. Non possiamo sapere se il pensiero di Momo, il quale da stoico riconosce la divinità esclusivamente nella natura, fosse anche quello di Alberti.
  • Campanella scrive il contrario di ciò che pensa: enunciando i titoli posseduti dal re di Spagna per occupare le terre americane condanna la pratica dell’omosessualità da parte degli amerindi, un peccato verso la natura umana tale da legittimare l’asservimento dell’intera popolazione; nella realtà, però, il domenicano era noto alla comunità ecclesiastica proprio per le sue pratiche omosessuali.

Quando un testo risultava molto ambiguo, i giudici chiamavano l’autore a dichiararsi sulle censure estratte dai suoi testi e a sciogliere le ambiguità, obbligandolo così a uscire allo scoperto.

Censura politica

La giurisdizione laica, emarginata da quella ecclesiastica, torna a riaffiorare alla fine del Cinquecento e si impone poi nel corso del secolo successivo. La censura politica interessa per lo più le gazzette, i fogli ufficiali sui quali vengono stampate le informazioni da dare al pubblico riguardo alle scelte compiute dal governo. Negli stati della penisola va affermandosi, nell’ambito della censura libraria, un regime di doppia lettura, laica ed ecclesiastica, con preminenza ancora di quest’ultima, che rilascia l’imprimatur, sulla prima, che si risolve in un vidit. La situazione è diversa a Venezia.

A Venezia

Venezia, che, ospitando la più vasta industria tipografica d’Italia, è quella repubblica ad essere danneggiata maggiormente dall’indice, accetta gli Indici ma non la giurisdizione ecclesiastica. Nel corso degli anni Trenta del Cinquecento il Consiglio dei X, magistratura laica istituita per tutelare il doge e il governo, pone a guardia del segreto di stato due magistrature:

  • Inquisitori di Stato: proteggono il governo dalla fuga di notizie e da rivelazioni di informazioni strategicamente rilevanti.
  • Esecutori contro la bestemmia: controllano i discorsi politici tenuti nei ridotti e nelle bettole.

Con una legge del 1562, i Riformatori dello Studio di Padova (Magistratura veneziana istituita nel 1517 si occupa dell’Università di Padova, dell’istruzione e della censura) stabiliscono che i manoscritti per poter essere pubblicati vengano sottoposti a tre letture:

  1. Inquisitore, per fede e costumi
  2. Pubblico lettore (individuato però nell’inquisitore), per materia politica
  3. Segretario ducale, per eventuali offese a sovrani amici e a trattative diplomatiche

Il permesso di stampa era quindi rilasciato dal Consiglio dei X: il potere civile veneziano ottiene quindi la tutela della sua sovranità, mentre la Chiesa ottiene che ogni libro stampato nella serenissima avesse la sua approvazione, pur con un semplice vidit.

Nel 1596 Venezia integra il nuovo indice di Clemente VIII con una Dichiarazione delle regole, una sorta di concordato (secondo Venezia)/concessione (secondo Roma) grazie alla quale Venezia riesce a porre dei limiti alle nuove... (testo tronco per necessità di sintesi)

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 16
Bobbi-Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione Pag. 1 Bobbi-Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bobbi-Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bobbi-Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bobbi-Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione Pag. 16
1 su 16
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RB41 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia istituzionale dei mezzi di comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bobbi Silvia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community