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Storia del diritto: i Bizantini

La presenza dei Bizantini in Italia

I Bizantini hanno lasciato una forte traccia in Italia, soprattutto nell’Italia meridionale, perché la loro presenza nell’Italia del nord fu assai breve per via della calata dei Longobardi.

Nel 553, al termine della guerra greco-gotica, l’imperatore d’Oriente Giustiniano riconquista la penisola italiana e nel 554 emana la pragmatica sanctio (prammatica sanzione) con cui estende all’Italia il Corpus Iuris Civilis, l’imponente opera legislativa da lui emanata. L’Italia quindi è l’unico territorio dell’Europa occidentale a diritto giustinianeo. Già prima della pragmatica sanctio, abbiamo nel 553 la creazione dell’Italia in prefettura del pretorio d’Italia, governata dal prefetto del pretorio. Resta esclusa la Sardegna che invece faceva parte della prefettura del pretorio d’Africa, costituita già nel 534 d.C.

L'invasione dei Longobardi

È breve l’occupazione di tutto il territorio italiano da parte dei Bizantini perché già nel 568 (o, come parte della storiografia sostiene, a maggio del 569), i Longobardi, guidati da re Alboino, calano in Italia e si impossessano di parte dei territori Bizantini. All’impero romano d’occidente nel nord rimangono soltanto le coste liguri e le coste venete. I Longobardi riescono ad infiltrarsi anche nel centro-sud, dove formano il ducato di Spoleto e il ducato di Benevento.

La riorganizzazione bizantina

Nel 584 d.C., l’imperatore d’oriente Maurizio decreta un nuovo riordino amministrativo. Nel 584, la prefettura del pretorio di Italia, meglio quello che rimaneva della prefettura del pretorio di Italia dopo la calata dei Longobardi, viene trasformata nel cosiddetto esarcato d’Italia. La capitale dell’esarcato d’Italia è la città di Ravenna e a governare l’esarcato è un esarca, che costituiva la massima autorità civile e militare.

Non scompare, almeno inizialmente, la carica di prefetto del pretorio, che diviene un funzionario civile subordinato all’esarca fino a che la carica di prefetto del pretorio non viene soppressa intorno alla metà del VII secolo. Per quanto riguarda la carica di esarca, è soltanto nelle province occidentali dell’impero che, a partire dagli ultimi decenni del VI secolo, assume l’accezione di governatore. Nell’impero bizantino, quindi in oriente, la carica di esarca nasce come una carica funzionariale di rango alquanto basso; quindi è solo con la riforma dell’imperatore Maurizio che l’esarca nelle province occidentali diviene il massimo funzionario, il governatore appunto.

L'esarcato di Ravenna e le sue suddivisioni

Quanto alla prefettura del pretorio d’Africa, questa nel 591 viene trasformata in esarcato d’Africa e la capitale è Cartagine. Tornando all’esarcato d’Italia, questo fu ripartito in circoscrizioni territoriali minori denominate ducati, in quanto affidate a funzionari chiamati duchi o magistri militum (letteralmente maestri dei soldati). I duchi (da dux, ducis) erano di nomina imperiale.

L’imperatore Maurizio divise l’esarcato di Italia in sette distretti militari e uno di questi era l’esarcato di Ravenna, Ravenna che quindi era la capitale dell’esarcato d’Italia in generale e dell’esarcato di Ravenna che era un distretto. Vi era poi un altro distretto militare nominato pentapoli (dal greco pentapoli = cinque città) costituito dalle città di Rimini, Ancona, Fano, Senigallia, Pesaro.

Inizialmente la zona della pentapoli era soggetta all’esarca di Ravenna; in seguito divenne una provincia autonoma assumendo una certa autonomia e poiché queste città sono collocate lungo la costa adriatica questa pentapoli assume la denominazione di pentapoli marittima. Alla pentapoli marittima in seguito se ne aggiunse un’altra, denominata pentapoli annonaria o anche pentapoli montana o ancora pentapoli dei castelli, costituita dalle città di Urbino, Fossombrone, Jesi, Cali e Gubbio.

In seguito queste due pentapoli vengono riunite in un unico distretto militare denominato ducato delle due pentapoli.

L’esarcato di Ravenna scomparirà nel 751 d.C. quando i Longobardi conquisteranno la città di Ravenna. Oltre all’esarcato di Ravenna e al ducato delle due pentapoli, abbiamo poi il ducato di Roma, il ducato di Napoli, il ducato di Liguria, il ducato di Venezia e il ducato di Tuscia.

L'influenza bizantina e il clero

Tornando ai territori bizantini, alcuni di questi non vengono mai conquistati dai Longobardi. Nelle regioni adriatiche e in quelle centrali è molto potente il clero latino e frequentemente i monaci di rito latino arrivano ad assumere non soltanto cariche spirituali ma anche cariche politiche di rilievo. In queste zone si ha un predominio della liturgia latina e si parla lingua latina.

Lo stesso avviene nei ducati di Napoli e Gaeta mentre invece nel ducato che poi diventerà principato di Benevento si ha una significativa presenza del clero greco-bizantino che tuttavia ha una maggiore libertà di movimento nella terra d’Otranto, in Calabria e dopo il VII secolo, in Sicilia.

Nelle regioni meridionali soggette al dominio longobardo, si creano solidi nessi tra aristocrazie militari e fondiarie, siano esse di stirpe longobarda o latina e i dignitari ecclesiastici di rito latino. Vi è tuttavia anche un importante monachesimo greco che è fautore dell’eremitismo e che si colloca accanto al monachesimo latino che sostiene invece la vita comunitaria.

Sempre nella terra d’Otranto, in Calabria e dal VII secolo in Sicilia, si ha una progressiva bizantizzazione della vita religiosa con un crescente influsso delle tradizioni bizantine.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

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