Bion e la psicoanalisi dei pazienti psicotici
Biografia e formazione
Bion nacque in India da genitori inglesi e a otto anni venne mandato da solo in collegio in Inghilterra. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale, esperienza che lo traumatizzò profondamente.
Esperienze durante la Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bion si occupò di un gruppo di soldati che presentavano sintomi per cui erano stati ritirati dal fronte. Si dedicò al problema della terapia dei pazienti psicotici, utilizzando concetti freudiani e kleiniani.
Concetti fondamentali nella terapia psicotica
Bion fu colpito da fenomeni riguardanti la perdita e la distorsione del contatto con la realtà. Si soffermò sugli oggetti bizzarri, come la paura dei pazienti che un grammofono li stesse ascoltando o che una statua li stesse spiando. Questi oggetti bizzarri nascono dal fatto che il paziente, vivendo come troppo doloroso il contatto con la realtà, attacca le funzioni dell'io responsabili del contatto con la realtà. Gli attacchi sono condotti tramite meccanismi di scissione, e più è violento l'attacco, più gli oggetti sono persecutori.
Caratteristiche delle comunicazioni dei pazienti psicotici
Le comunicazioni dei pazienti psicotici presentano tre caratteristiche: curiosità, arroganza e pseudostupidità. Questi elementi sono riconnessi al complesso edipico. I pazienti sembrano attaccare i legami, mostrando pensieri reciprocamente sconnessi e un uso errato delle parole, come se le associazioni e i legami fossero saltati.
Cambio di prospettiva
Ad un certo punto, Bion cambiò prospettiva. Riflettendo su attacchi al legame, curiosità, arroganza e apparente stupidità, si accorse che chi si comportava in questo modo non era il paziente, ma il terapeuta. Il terapeuta pretendeva che i pazienti comunicassero con parole comprensibili e, di fronte alla mancata comprensione, reagiva con curiosità, arroganza e apparente stupidità.
Comunicazione e identificazione proiettiva
I pazienti comunicano facendo rivivere al terapeuta i sentimenti e le emozioni che non riescono a pensare. Non è necessario cercare di capire e pensare che la comunicazione verbale sia più importante, ma bisogna essere più attenti a ciò che i pazienti suscitano nell'analista. I pazienti comunicano attraverso l'identificazione proiettiva realistica comunicativa, che non è onnipotente, poi detta dinamica contenitore-contenuto.
Dinamica relazionale e transfert
Nella stanza di analisi, il paziente comunica attraverso identificazioni proiettive all'analista ciò che prova ma che non riesce a pensare. Se il terapeuta non riesce a capire, diventa un ostacolo. La dinamica relazionale è un pezzo di transfert. Nel riproporre quel modo di comunicazione, il paziente ripropone un modo di fare normale nella fase precoce di sviluppo e la chiusura del terapeuta è la riproposizione di comportamenti che i pazienti hanno vissuto da piccoli.
Teoria dello sviluppo dell'apparato per pensare pensieri
All'inizio, il bambino vive sensazioni e emozioni ancora non pensate, dette elementi beta (così chiamati per non illudersi di conoscere qualcosa che non si conosce). Gli elementi beta creano...
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