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Biologia e genetica - trascrizione negli eucarioti Appunti scolastici Premium

Appunti di Biologia e genetica sulla trascrizione negli eucarioti. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la differenza di procedimento tra eucarioti e procarioti (i diversi promotori nel dettaglio ), le sequenze della trascrizione ed il loro condizionamento del processo, i geni.

Esame di Biologia e genetica docente Prof. E. Hirsch

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A qualsiasi gene viene consentita una trascrizione base. Ogni gene ha, oltre a queste sequenze

promotrici, altre sequenze supplementari a cui possono legarsi delle proteine. Le sequenze a cui

possono attaccarsi le proteine possono avere effetto positivo o negativo; solitamente sono lontane

dalla regione promotrice, possono essere lontane anche parecchie kb, finanche a 10.000 cb. Non

sono sequenze conservate, sono sequenze a cui si possono attaccare proteine intensificando la

trascrizione: sequenze enhancer (aumentatori); queste si trovano spesso all’interno della regione

promotrice. Lavorano con una regolazione di tipo regolatorio: se ci sono più sequenze a cui si

attaccano delle proteine, ogni proteina concorre all’aumento della trascrizione di quel gene. Ci sono

di questi sistemi in cui, se manca una delle proteine da attaccarsi alla sequenza, mentre le altre ci

sono, l’intensità della trascrizione si abbassa, fino ad arrivare all’estremo risultato in cui è

sufficiente che manchi una sola delle proteine di questo sistema affinché la trascrizione non

avvenga, neanche quella di base. É un gioco tra molteplici tipi di proteine. Oppure possono anche

esserci sequenze più o meno simili a cui si attaccano proteine che inibiscono la trascrizione:

sequenze silencer.

Oggi si conoscono già una buona parte di queste sequenze, ottameri in cui si legano proteine che

possono essere di due tipi: ox I e ox II. Al CAAT box si legano altri tipi di proteine.

Mentre negli organismi procariotici giocano un ruolo importante le RNA polimerasi, negli

eucariotici la trascrizione di base è assicurata dalla affinità di un complesso di proteine che vanno

sotto il nome di fattori di trascrizione generale. Questi fattori hanno contatto diretto col DNA e in

particolare col TATA box. Il loro legame col TATA box non sempre è diretto, ma alcune di queste

proteine possono legarsi indirettamente tramite altre proteine dello stesso complesso. Questo

legame consente una stabilità dell’RNA polimerasi sul messaggio. La prima proteina, quella che

configura l’inizio di questo assemblaggio e senza la quale i fattori trascrizionali non potrebbero

agire, è la cosiddetta TFIID (TF = trascription factor). Il numero II indica che questo è il fattore di

trascrizione per l’RNA polimerasi di tipo II. A seconda del tipo di RNA polimerasi abbiamo il TFI,

TFII o TFIII. Questo fattore di trascrizione è a sua volta un insieme di due proteine: la TBP o TATA

box - binding protein (proteina che lega il TATA box) che è la porzione del complesso che ha

affinità per il TATA box, e un complesso di piccole proteine che prende il nome di TAF: TBP

associated factors (fattori associati alla TBP). Tante piccole proteine formano la TAF, si legano alla

TBP per dare la TFIID. Questo complesso di proteine si lega al TATA box. Piano piano si legano

altre proteine, finché arriva l’RNA polimerasi che, in stretto legame col TFIIF, si lega al DNA. I

fattori TFIIH e TFIIJ completano questo complesso di fattori. È stato visto che la trascrizione

comincia solo dopo che avvengono determinate reazioni; queste reazioni dipendono dal legame del

TFIIH, la quale da un lato ha un’attività elicasica, cioè apre la doppia elica per formare la bolla. Ma

ha anche attività protein-chinasica che consente la fosforilazione dell’RNA polimerasi senza la

quale questo non si muoverebbe; quindi il fattore H è importante perché completa il complesso dei

fattori trascrizionali con le sue attività elicasica e chinasica.

Da questo momento il processo di trascrizione è uguale a quello dei procarioti, il tutto è basato sulla

complementarietà delle basi: man mano che i nucleosidi trifosfato si urtano, se trovano una base

complementare si appaiano con legami idrogeno. L’RNA polimerasi ha qui quasi esclusivamente

attività polimerasica.

L’intensità, abbiamo già detto, è aumentata da sequenze a monte, non molto conservate. Il problema

era di capire come una sequenza molto lontana dal gene potesse condizionare l’intensità del

processo. È vero che a questa sequenza si legano proteine enhancer, ma la lontananza è dell’ordine

di kb, migliaia di paia di basi. Il problema è stato risolto quando si vide che il DNA è capace di

avere ripiegamenti tali da mettere a contatto porzioni molto lontane tra di loro. La molecola si

ripiega a tal punto che le proteine legate alle zone dell’enhancer, possono interagire con dei siti

particolari dei fattori di trascrizione generale, cosiddetti coattivatori (TFIIT), a tal punto che

l’interazione proteina-proteina, renda più stabile sul DNA l’RNA polimerasi e quindi abbia

indirettamente intensificato l’attività della molecola enzimatica.


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DETTAGLI
Corso di laurea: medicina e chirurgia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biologia e genetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Hirsch Emilio.

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