DEFINIZIONI
BIOMATERIALE: sostanza non vivente utilizzata nella fabbricazione di un dispositivo
medico che ha in qualche punto un'interfaccia con un tessuto vivente.
BIOCOMPATIBILITA': capacità di un biomateriale di determinare da una parte di un
essere vivente una favorevole reazione alla sua presenza in una specifica applicazione.
BIOCOMPATIBILITA’ dei DISPOSITIVI a LUNGO TERMINE: abilità del dispositivo di
svolgere la sua specifica funzione, con il desiderato grado di incorporazione nel
tessuto ospite, senza provocare alcun effetto locale o sistemico indesiderato.
BIOSICUREZZA: esclusione di possibili danni seri causati dal materiale a carico
dell’ospite.
BIOFUNZIONALITA’: capacità del materiale di stimolare nell’ospite la risposta
desiderata per la sua specifica applicazione.
BIODEGRADAZIONE: progressiva disgregazione di un materiale mediata da attività
biologiche.
BIORIASSORBIMENTO: processo di dissoluzione o di rimozione dovuto ad attività
cellulare di un materiale inserito in ambiente biologico.
CITOTOSSICITA’: capacità di un materiale di provocare un effetto tossico a carico delle
cellule che comporta una variazione della loro normale morfologia e fisiologia.
TROMBOGENITA': proprietà di un materiale che induce la formazione di un trombo.
MUTAGENICITA’/CARCINOGENICITA’: capacità di una sostanza di causare anomalie
geniche.
DISPOSITIVO MEDICO: strumento, apparato, arnese, macchina, invenzione, reagente in
vitro o un altro oggetto similare compreso ciascun componente, parte o accessorio per
il quale è previsto l'uso in medicina.
ORGANO ARTIFICIALE: dispositivo medico che sostituisce in parte o completamente le
funzioni di uno degli organi.
PROTESI: dispositivo medico che sostituisce un arto, un organo o un tessuto.
BIOPROTESI: protesi impiantabile costituita totalmente o sostanzialmente da un
tessuto biologico trattato non vivente.
DISPOSITIVO PERCUTANEO: dispositivo medico che passa attraverso la cute rimanendo
in tale posizione per un significativo lasso di tempo.
IMPIANTO: dispositivo medico fabbricato con uno o più biomateriali posto
intenzionalmente all'interno del corpo e totalmente o parzialmente inglobato al di
sotto di una superficie epiteliale cutanea o mucosa.
GRAFT: pezzo di tessuto vivente trasferito da una zona di un donatore ad una zona di
un ricevente con lo scopo di ricostruire quest'ultima.
TRAPIANTO: struttura completa trasferita da una zona di un donatore ad una zona di
un ricevente con lo scopo di ricostruire quest'ultima.
Il problema è l’iterazione tra corpo umano e dispositivo medico, innanzitutto un
dispositivo può essere totalmente impiantato (protesi d’anca) oppure percutaneo
(protesi dentaria). Importante in questo ambito è quindi l’uso dei corretti biomateriali
Biomateriali artificiali sintetici:
o metalli + ottime prestazioni meccaniche
+ buone tecnologie
- reazioni con l’ambiente circostante (liberano ioni)
Polimeri + estremamente biocompatibili
- perdita di massa molecolare
Ceramici + estremamente duri
+ inerti Rigetto: fenomeno che porta l’organismo
+ buona tecnologia ospite a chiudere i capillari che irrorano il
- molto fragili nuovo organo
Biomateriali naturali:
o viventi trapianti: organo proveniente da un donatore umano (possibile rigetto)
trapianti ingegnerizzati: organi cresciuti artificialmente (possibile
rigetto) autocraft: cellule cutanee del paziente re-impiantate nello stesso
(cellule autologhe)
non viventi homograft: cellule prelevate da un donatore ma rese non viventi
eterograft: cellule prelevate da un animale ma rese non viventi
Cellule trattate mediante tecniche
Sia homograft che eterograft presentano che permettono di eliminare la parte
reazioni compatibili con quelle dei materiali vivente delle stesse mantenendo
forma e struttura
polimerici
Biocompatibilità
Capacità di un materiale di generare una risposta appropriata in un sistema ospitante
data una particolare applicazione.
La ricerca del migliore dispositivo deve tener conto di alcuni fattori come:
- Destinazione e durata d’uso: se temporaneo (es. lenti a contatto giornaliere),
periodico (es. lente a contatto mensile) o permanente (es. protesi d’anca).
- Risposta dell’organismo: se si verifica infiammazione (se il corpo cerca di rigettare
il dispositivo), infezione (può verificarsi per i dispositivi percutanei), coagulazione
(sangue coagula a contatto con qualsiasi materiale che non sia endotelio) o emolisi
(rottura dei globuli rossi a causa di urti e variazioni di temperatura).
- Dispositivo: se la geometria è identica a quella della parte da sostituire
L’iterazione tra biomateriale e ambiente vivente avviene all’interfaccia tra i due,
questo ci permette anche di avere una parte interna non biocompatibile, l’importante
che tutto sia rivestito da un materiale biocompatibile
Biocompatibilità
Funzionale: Biologica: interfaccia
Anatomica: adeguatezza alle tra dispositivo e
forma, peso e specifiche di tessuto
ingombro progetto
Importante è quindi interazione tra il biomateriale e il corpo umano ed in particolare
possiamo notare:
- Effetti impianto sull’ospite abbiamo effetti locali come la carcinogenesi, le
infezioni, le infiammazioni, la citotossicità, l’emotossicità e l’interazione con il
sangue. Abbiamo però anche effetti sistematici come la formazione di emboli, le
reazioni immunitarie, la sensibilizzazione allergica e la tossicità sistematica.
- Effetti ospite sull’impianto abbiamo effetti fisico-meccanici come l’usura del
materiale più morbido, la fatica, la corrosione e l’ossidazione. Abbiamo anche
effetti biologici come l’adsorbimento di sostanze dai tessuti, la degradazione
enzimatica e la calcificazione.
- Fenomeni alla superfice adsorbimento superficiale di proteine (dispositivo
coperto da uno strato proteico, il tipo di proteine adsorbite. È determinato dalle
proprietà delle proteine presenti nei fluidi circostanti), adesione e attivazione
cellulare (dipendono dal tipo di proteine adsorbite, dalla loro conformazione e dal
riarrangiamento).
Per valutare la biocompatibilità si possono seguire due differenti procedimenti detti in
vitro (test cellulari) e in vivo (impianti in modello animale). Generalmente quando si
sviluppa un materiale i primi test vengono fatti in vitro e conseguentemente si passa
ai test in vivo sugli animali anche se ancora non si avrà una corretta simulazione della
reazione del corpo umano.
In vitro posso fare esperimenti senza cellule, cioè prendo il materiale, lo pongo in
ambiente simile a quello biologico e controllo gli effetti (verifico la corrosione o la
degradazione). Per capire però la biocompatibilità del materiale effettuo i test cellulari
che sono regolati sia in vivo che in vitro dalla normativa ISO 10993.
Quando studio la risposta del materiale in vitro faccio test di:
- Citotossicità: il materiale non deve essere tossico per le cellule e il contatto cellule
materiale non deve essere tossico.
- Mutagenicità o carcinogenicità: se il materiale fa mutare le cellule facendole
diventare carcinomi.
- Emocompatibilità: sangue è il tessuto più critico, quindi effettuo test per verificare
la citocompatibilità con il sangue. (devo evitare la morte cellulare, emolisi e
coaguli).
- Biofunzionalità: valuto l’attacco cellulare, l’adesione cellulare, la proliferazione e le
funzioni biosintetiche. Questo lavoro avviene grazie a tecniche di microscopia come
la microscopia elettronica (studio la morfologia e l’adesione cellulare) o quella a
fluorescenza (formazione di miotubi).
Quindi se le cellule reagiscono bene il materiale è biocompatibile se invece muoiono il
materiale è tossico. Inoltre, se le cellule mantengono stessa forma e funzione vuol dire
che il materiale non è citotossico. Le cellule che vengono utilizzate per questi test
possono essere di due tipologie:
- Cellule primarie cellule isolate da un materiale vivo tramite prelievo o biopsia.
Hanno come vantaggio il fornire dei parametri biologici realistici mentre gli
svantaggi sono la bassa riproducibilità e reperibilità
- Cellule di linea o immortalizzate derivate da culture primarie o manipolazioni
genetiche come vantaggio hanno la riproducibilità, la reperibilità e la
standardizzazione mentre come svantaggio hanno la risposta fornita che non è
fisiologica.
Quando mi trovo davanti ad un nuovo materiale ho quindi una procedura da seguire
che è la seguente:
1. Lo pongo in ambienti con diverse t e diversi pH
2. Faccio test funzionali come i cicli di fatica e verifico se e cosa rilascia
3. Lo metto a contatto con cellule immortalizzate e valuto cosa succede
4. Testo il materiale in un piccolo animale con i test in vivo analizzando i tessuti
biologici per comprenderne la biocompatibilità
Una volta ottenuto il materiale devo crearne un oggetto e quindi assicurarmi che le
tecnologie di lavorazione non alterino le proprietà del materiale. Se il materiale non
viene modificato chimicamente passo a studiare la biocompatibilità funzionale e
anatomica impiantando ad esempio la protesi nell’animale e controllando se
riprendono le funzionalità. Se avviene questo si fa domanda all’FDA per l’utilizzo del
materiale ed infine sperimento sull’uomo. Superata la sperimentazione che dura circa
10 anni per protesi e di più per i farmaci si può commercializzare il prodotto.
I test cellulari possono essere chiamati di citotossicità diretta o indiretta.
- La citocompatibilità indiretta: è il primo test che viene effettuato, si prendono un
po' di campioni del materiale e si mettono in una piastra di petri (un vassoietto di
plastica con vaschettine con coperchio). Si lascia il medium a contatto con il
materiale per un certo tempo nell'incubatore a 37 gradi (questa temperatura è un
vincolo). Controllo gli effetti dopo una settimana prendo il medium che è stato a
contatto con il materiale e ci coltivo le cellule. Semino le cellule di linea e le coltivo
su una vaschetta nuova, le faccio crescere e se il materiale ha rilasciato sostanze
citotossiche queste cellule muoiono. Invece, se questo materiale non ha rilasciato
sostanze citotossiche non vedo la differenza con l'inizio. Questo è il test di
citotossicità indiretta perché non metto a contatto il materiale con le cellule ma uso
il medium comune e viene fatto su n cellule.
- La citocompatibilità diretta: è un esperimento in cui il materiale che vogliamo
valutare viene messo nella piastrina di Petri ma insieme a lui vengono coltivate
sopra anche le cellule. Si usa il materiale, un medium nuovo e le cellule cosi da
andare a valutare il contatto tra le cellule e il materiale.
Il materiale che rilascia di più è il polimero, in generale i materiali rilasciano ioni
metallici (i metalli) che se sono pochi non creano danni, sono pericolosi se sono tanti.
Monomeri, contaminanti, lubrificanti, stabilizzanti, plastificanti, antiossidanti sono
sostanze che possono essere tossiche o non tossiche. Questi residui vengono
fagocitati dai macrofagi che le inglobano all'interno della cellula. Quindi in generale
materiali che rilasciano non vanno bene. D'altra parte, non esistono materiali che non
rilasciano, quindi per minimizzare il rilascio devo pensare alla chimica.
Per capire poi se una cellula è viva o morta faccio le analisi colorimetriche in
particolare tramite MTT che si lega alle cellule vive. Permette di visualizzare
qualitativamente la distribuzione delle cellule. In particolare, si usano due metodi
quello spettroscopico (misuro l’assorbenza del sale, cioè l’MTT ridotto, che aumenta
con il numero di cellule vive) e quello alamar blue (i nuclei vivi sono blu quelli morti
viola, guardo solo quale colore prevale).
La vera biocompatibilità però è quella in vivo che viene valutata impiantando il
dispositivo in materiale vivo. Appena impiantata la protesi ho la necessità di un
periodo di guarigione detto processo infiammatorio al termine del quale non dovrei
avere nessuna differenza nel materiale vivo rispetto a com’era prima dell’intervento. Il
processo infiammatorio è una risposta fisiologica dell’organismo mediato da proteine e
cellule. Ad esempio, nel caso di protesi d’anca se dopo circa 3 mesi ho ancora questo
processo significa che la protesi non ha funzionato correttamente. Inoltre, può
succedere che ci siano micromovimenti tra protesi e tessuto che lo accoglie che
portano a far fallire la protesi a causa di una microdistruzione biologica oppure posso
trovare l’osso non ben formato ma con un callo o una parte infiammata. Invece nel
caso di protesi vascolare devo garantire che questa si deformi e inoltre un altro
aspetto che può portare problemi è che questa è immersa in tessuto connettivo molle
e quindi non sarà ferma rispetto al tessuto in cui è immersa.
COLTURE CELLULARI
Consiste nel mantenimento o di cellule in laboratorio, i primi tentativi furono svolti nel
‘900 ma si ebbe un grande sviluppo negli anni ’50.
Prima cosa importante da fare è la classificazione delle cellule in base ad alcuni
parametri:
- Presenza di nucleo: quindi procariote piuttosto che eucariote
- Provenienza: quindi cellule primarie o cellule di linea continua
- Meccanismo di crescita: quindi cellule ancoraggio dipendenti (colture in
monostrato) o cellule in sospensione (colture in sospensione)
- Morfologia: abbiamo le cellule simil-epiteliali (aderiscono al substrato, appaiono
piatte e di forma poligonale), le cellule simil-linfoblasti (non aderiscono al
substrato, rimangono in sospensione e sono sferiche) e le cellule simil-fibroblasti
(aderiscono al substrato, bipolari ed appaiono allungate)
Le colture cellulare possono essere usate in diversi campi: possono essere usate come
sistemi modello (per lo studio di farmaci, processi d’invecchiamento, biocompatibilità
tumorigenicità e biologia molecolare), per la terapia cellulare o genica e
nell’ingegneria dei tessuti.
Come avviene la crescita cellulare?
Per prima cosa bisogna fornire periodicamente nuova superfice cosi che le cellule
possano proliferare, in particolare quando le cellule sono nella log phase. La maggior
parte delle cellule animali cresce in monostrato su un substrato solido, il processo può
essere visto nel grafico e viene suddiviso in più fasi:
lag phase: fase durante la quale le cellule non si
dividono, aderiscono al substrato.
log phase: fase di proliferazione in cui il numero
di cellule cresce esponenzialmente.
stationary phase: quando la superfice a
disposizione coperta la proliferazione rallenta
fino a cessare, il numero di cellule rimane quindi
costante.
death phase: se la coltura viene protratta
ulteriormente nel tempo si arriva alla morte
cellulare.
Un’altra importante fase è quella di espansione della popolazione cellulare, per prima
cosa vi è lo scongelamento e la formazione di una sospensione di cellule che poi con la
semina vengono trasferite in contenitori. Successivamente vi è una fase di
incubazione fino a che le cellule raggiungano la semi-confluenza. Le cellule vengono
distaccate e suddivise in piastre sulle quali vengono conservate per congelamento.
Importante è la conservazione cellulare che mantiene le cellule quiescenti e garantisce
la presenza di scorte. Avviene nel seguente modo la sospensione viene conservata in
criovals depositate in un contenitore per azoto liquido.
Importante come abbiamo visto prima è anche il medium per colture cellulari che ha il
compito di mantenere un ambiente biochimico simile a quello naturale, fornisce i
nutrienti essenziali, mantiene costante il pH e fornisce anche un’indicazione visiva
dello stato di salute delle cellule. Il medium base è composto da amminoacidi,
carboidrati, vitamine, sali e elementi in tracce. A questo vengono poi aggiunti additivi
come la glutammina, antibiotici, siero (fattori di crescita, ormoni) o amminoacidi non
essenziali.
Una volta che le cellule sono nel terreno di coltura il mantenimento delle condizioni
vitali viene garantito da un incubatore per colture cellulari che va a controllare
temperatura, umidità relativa e composizione atmosferica. Tramite questo si può
+
controllare anche il pH, le colture cellulare infatti liberano molti ioni H generando
acidificazione, per risolvere il problema si una un sistema tampone che mantiene il pH
nonostante il rilascio di ioni e quello più usato e a base di bicarbonato
Infine, un ultimo importante parametro da mantenere è la sterilità cioè la totale
assenza di batteri e altri microrganismi. Le principali fonti di contaminazione sono il
contatto con attrezzi non sterili, errori accidentali e l’ingresso di particelle per via aere.
Per preservarla si usano filtri, incubatori, strumenti sterilizzati in autoclave e la cappa
a flusso laminare. Quest’ultima è una cappa ventilata aperta frontalmente con vetro
protettivo, va a filtrare l’aria trattenendo il 99,97% delle particelle, però non sterilizza
semplicemente evita la contaminazione.
LE PROTEINE
Sono numerose e fondamentali nel corpo umano, sono utilizzate per creare
biomateriali, sono un materiale biologico (autograft, se sottoposte a sterilizzazione
possono essere usate come matrice) e sono lo strumento di comunicazione tra cellule.
L’unità funzionale ovvero il monomero sono gli
amminoacidi
Sono tra di loro differenziati dal gruppo laterale R
Possono essere: Positivi (lisina, arginina, istidina)
Negativi (acido aspartico, acido glutammico)
Neutri (serina, teorina)
Casi speciali (glicina)
Idrofobici o idrofilici
Il punto isoelettrico, pl, è il pH a cui la concentrazione
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Bioingegneria chimica (biomateriali)
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