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Bioetica

Perché la bioetica?

Il perché nasce con lo sviluppo della scienza e con le provocazioni che essa pone. Vi sono delle tematiche molto antiche, come l’aborto e l’eutanasia, mentre altre sono comparse con le nuove scoperte scientifiche: la maternità assistita, l’interruzione di gravidanza, la clonazione.

Già nel Giuramento di Ippocrate erano presenti questi elementi:

  • Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
  • Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
  • In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
  • Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili. Principio di riservatezza, esisteva già allora il segreto professionale.

Oggi sono poi sempre presenti dei temi antichi, ma rivisitati e adattati alle implicazioni aggiuntive delle nuove tecnologie e dell’indiscusso protagonista del mercato: il denaro che, ormai, regola qualsiasi azione e decisione. Per esempio i test genici hanno amplificato il concetto di segreto professionale, che non riguarda più solamente il paziente in cura, ma anche tutta la famiglia biologica a cui esso appartiene; oppure esistono oggi tecniche per tenere in vita delle persone anche per decenni, ma si tratta di una vita vegetale. È giusto far vivere delle persone in questo modo? L’eutanasia, in questo caso si potrebbe attuare?

La bioetica è in stretto legame con lo sviluppo della scienza, che spesso è molto ambigua. Rodotà definisce le nuove tecnologie “le tecnologie della libertà”, poiché esse offrono nuove possibilità, nuove scelte e liberano dal dolore, dalla malattia, dalla sessualità praticata con timore, dalla procreazione temuta come una maledizione. Le nuove tecnologie, però, portano anche delle prigionie e sofferenze, come nel caso del signor Welby: aveva una malattia invalidante che non gli permetteva di avere una vita normale, ma gli è stato vietato di morire, anche se questo era il suo desiderio.

La nascita della bioetica

Nella scienza vi sono delle ambiguità profonde e forti, uomini della chiesa, come Hans Kung, il quale afferma di voler essere lasciato morire quando sarà il momento. La nascita della bioetica attuale può essere fatta risalire a tre momenti chiave della storia:

  • 460-370 a.C. Giuramento di Ippocrate (Primum non nocere, fare del bene, segreto professionale)
  • 1946 Codice di Norimberga (Principio di autonomia)
  • Anni ’70 Van Rensselaer Potter e i suoi tre libri.

Il Codice di Norimberga

Il Codice di Norimberga fu stilato in un momento storico in cui vi era l’estrema necessità di porre dei limiti e delle regole per tutelare la salute e la vita degli uomini, di tutti gli uomini, anche quelli portatori di un qualche handicap o malattia invalidante. Nel 1946 si era appena conclusa la seconda guerra mondiale, un periodo di estrema sofferenza in cui i tedeschi si erano anche ritenuti in diritto di poter “giocare” con la vita di altri uomini: avevano compiuto ogni genere di sperimentazione su bambini e uomini affetti da una qualche patologia invalidante, esseri umani considerati imperfetti, utili solo alla sperimentazione scientifica. Si sentì così il bisogno, la necessità, di stilare un codice che tutelasse ogni singola persona, che affermasse la supremazia del singolo sugli interessi della scienza e della società. Si stabilì il primato dell’essere umano. Il Codice di Norimberga si apre infatti col principio secondo cui “nessuna sperimentazione può essere effettuata senza il consenso della persona”. Emerse per la prima volta quella che noi oggi chiamiamo la volontarietà del trattamento.

Principio di autonomia della persona

Codice di Norimberga (1946)

  1. Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale. Ciò significa che la persona in questione deve avere capacità legale di dare consenso, deve essere in grado di esercitare il libero arbitrio senza l'intervento di alcun elemento coercitivo, inganno, costrizione, falsità o altre forme di imposizione o violenza; deve avere sufficiente conoscenza e comprensione degli elementi della situazione in cui è coinvolto, tali da metterlo in posizione di prendere una decisione cosciente e illuminata. Quest'ultima condizione richiede che prima di accettare una decisione affermativa da parte del soggetto dell'esperimento lo si debba portare a conoscenza della natura, della durata e dello scopo dell'esperimento stesso; del metodo e dei mezzi con i quali sarà condotto; di tutte le complicazioni e rischi che si possono aspettare e degli effetti sulla salute o la persona che gli possono derivare dal sottoporsi dell'esperimento. Il dovere e la responsabilità di constatare la validità del consenso pesano su chiunque inizia, dirige o è implicato nell'esperimento. È un dovere e una responsabilità che possono essere impunemente delegati ad altri.
  2. L'esperimento dovrà essere tale da fornire risultati utili al bene della società, e non altrimenti ricavabili con mezzi o metodi di studio; la natura dell'esperimento non dovrà essere né è casuale né senza scopo.
  3. L'esperimento dovrà essere impostato e basato sui risultati della sperimentazione su animali e sulla conoscenza della storia naturale del morbo o di altri problemi allo studio, cosicché risultati antecedenti giustifichino lo svolgersi dell'esperimento.
  4. L'esperimento dovrà essere condotto in modo tale da evitare ogni sofferenza o lesione fisica o mentale che non sia necessaria.
  5. Non si dovranno condurre esperimenti ove vi sia già a priori ragione di credere che possa sopravvenire la morte o un'infermità invalidante, eccetto forse quegli esperimenti in cui il medico sperimentatore si presta come soggetto.
  6. Il grado di rischio da correre non dovrà oltrepassare quello determinato dalla rilevanza umanitaria del problema che l'esperimento dovrebbe risolvere.
  7. Si dovrà effettuare una preparazione particolare, e particolari attenzioni dovranno essere usate al fine di mettere al riparo il soggetto dell'esperimento da possibilità anche remote di lesione, invalidità o morte.
  8. L'esperimento dovrà essere condotto solo da persone scientificamente qualificate. Sarà richiesto il più alto grado di capacità e attenzione in tutte le fasi dell'esperimento a coloro che lo conducono o vi sono comunque coinvolti.
  9. Nel corso dell'esperimento il soggetto umano dovrà avere la libera facoltà di porre fine ad esso se ha raggiunto uno stato fisico o mentale per cui gli sembra impossibile continuarlo.
  10. Durante l'esperimento lo scienziato responsabile deve essere pronto a interromperlo in qualunque momento se è indotto a credere in buona fede, dopo una ponderata riflessione con tutte le sue facoltà, che la continuazione dell'esperimento comporterebbe probabilmente lesioni, invalidità o morte per il soggetto umano.

I contributi di Potter

Negli anni ’70, Potter, un medico oncologo e ricercatore, scrisse tre libri, che segnarono la nascita della Bioetica Moderna:

  • The Science of Survival (1970)
  • A Bridge to the Future (1971)
  • Global Bioethics (1988)

In questi volumi Potter cerca di definire la Bioetica e gli ambiti in cui essa opera. La bioetica non è una scienza, non è un accordo intersoggettivo pubblico, raggiunto tramite il metodo sperimentale, che si instaura in un determinato momento storico. In essa non esiste il metodo sperimentale, non è in grado, la bioetica, di dire se un’affermazione si corretta o sbagliata, non le è possibile convalidare le proprie risposte. La bioetica consiste in una serie di opinioni e non c’è modo di stabilire se l’opinione di una persona sia più corretta o meno di quella di un’altra, ogni singolo individuo ha le proprie opinioni.

Bioetica: definizione

Bioetica = è lo studio del comportamento umano nell’ambito del vivente (bios), alla luce di principi e di valori morali. La bioetica cerca quindi di argomentare, di dare un’opinione riguardo a determinati argomenti che interessano l’uomo e i suoi rapporti con la società e con l’intero ambiente che lo circonda. Si possono distinguere tre principali ambiti nella bioetica:

  • Etica medica: come si comporta l’uomo con gli altri uomini (donazione degli organi, clonazioni, eutanasia, banche dati, obiezione di coscienza, …)
  • Etica animale: come si comporta l’uomo nei confronti degli altri esseri viventi (alimentazione, allevamento intensivo, sperimentazione animale, clonazione, …)
  • Etica ambientale: come si comporta l’uomo nei confronti dell’ambiente (OGM, …)

La bioetica moderna nasce negli anni ’70, quando erano in corso i primi esperimenti sulla ricombinazione genica, quando si è assistito all’incredibile sviluppo delle biotecnologie e di altre nuove tecnologie scientifiche. Nel primo libro, Potter definisce la bioetica come la scienza della sopravvivenza, ma non una scienza nel senso stretto della parola: la bioetica è una sorta di “tecnica” che può aiutare la sopravvivenza dell’uomo sulla terra. Infatti, con l’evoluzione delle biotecnologie, si ebbe paura, timore, che un loro sviluppo incontrollato, senza alcun principio morale, avrebbe potuto compromettere l’esistenza dell’uomo sulla Terra; si aveva paura di una bomba biologica.

Scopo della bioetica

La bioetica cerca di rispondere alla domanda “Si fa ciò che si può?” e si chiede se quello che si fa sia o meno moralmente accettabile. Pone quindi dei problemi morali, li rende evidenti a chi non se li era mai posti e cerca di argomentare e mettere in discussione quelle che alcuni ritenevano certezze. La bioetica si pone quindi come un ponte tra due culture, tra la cultura umanistica e quella scientifica-tecnica.

I tre ambiti dell’etica non sono scollegati, ma sono in stretto rapporto tra di loro, vi è un forte legame tra l’uomo e l’intero ambiente che lo circonda. Per esempio, lo sviluppo di un farmaco richiede diverse fasi di sperimentazione che coinvolgono prima di tutto gli animali, solo in una fase successiva l’uomo. Vi è quindi una tensione tra il fattibile e il faciendum; la bioetica non è una bacchetta magica, ma ha come obiettivi:

  • Porre problemi a chi non se li era posti;
  • Chiarire le idee;
  • Confronto di opinioni.

Soprattutto non vuole mettere dei paletti, non vuole arginare la scienza: il suo obiettivo principale è mettere in discussione, argomentare i vari aspetti di una nuova scoperta scientifica e gli effetti che essa ha sull’uomo e sull’ambiente. Lo scopo della bioetica non è dare delle risposte, ma porre delle domande! Dà quindi la possibilità di confrontarsi con opinioni diverse, di vedere altri punti di vista e di riconoscere l’alterità dell’altro individuo; il confronto con le idee di altre persone è una forma di rispetto, permette di mettersi nei panni di un altro per qualche minuto e di cercare di capire il suo punto di vista e il perché sia arrivato a certe conclusioni.

Oggi è possibile compiere sperimentazione umana, ma solamente se il singolo dà il proprio consenso e se c’è una certa sicurezza sulla poca pericolosità del procedimento, poiché la sperimentazione, per definizione, non è certa, porta dei rischi. Si afferma quindi il primato dell’essere umano, i cui interessi vengono prima di quelli della scienza e della società. Purtroppo il consenso da solo non tutela la persona, poiché potrebbe essere dato in condizioni di estrema necessità, per esempio una grande difficoltà economica può spingere una persona a dare il proprio corpo alla scienza solo per denaro. Si tratterebbe quindi di un consenso forzato e non volontario. Sempre secondo Potter, la bioetica si può definire come “Il sapere che ci permette di/spiega come utilizzare la conoscenza scientifica.” (= Knowledge how to use knowledge.)

Bioetica: nuova disciplina

La bioetica è una nuova disciplina che combina la conoscenza biologica/descrittiva con la conoscenza del sistema dei valori umani, che sono una scienza prescrittiva. Bioetica = lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita e della cura della salute, in quanto tale condotta viene esaminata alla luce di valori e principi morali. (Encyclopedia of Bioethics, Reich, 1978) – (1978, Kennedy Institute of Ethics, Washington) La bioetica è valida in molti ambiti, si avvale perciò di molte discipline e competenze ed è laica. Non viene, o non dovrebbe, perciò essere influenzata dalle varie religioni si tratta di una riflessione razionale e morale sull’agire umano, non deve essere condizionata dalle credenze personali. La riflessione deve essere razionale anche se, avendo a che fare col bios, con la vita, entrano in gioco emozioni e timori.

Riflessione etica

La riflessione etica si può suddividere in vari momenti:

  • Conoscenza: è libera! secondo la Costituzione Italiana e la Convenzione di Oviedo la ricerca e la conoscenza devono essere libere, sono un diritto inviolabile dell’uomo.
  • Metodo: devono esserci dei limiti morali! Deve essere valutato, non deve andare contro l’etica e i principi morali.
  • Applicazione: devono esserci dei limiti morali! Deve essere valutato, non deve andare contro l’etica e i principi morali.
  • Fine: libero o sottoposto a limiti morali? (per me devono esserci dei limiti.)

Questi momenti sono spesso intrecciati tra loro, occorre quindi cercare di distinguere la conoscenza pura da tutto il resto (non facile). La bioetica si pone come scopo il porsi all’interno della scienza e valutarne le tematiche - non la vuole frenare – attraverso un approccio privo di oltranzismi ideologici e dogmatici: nell’analisi è necessario il rigore, il procedimento scientifico. Il Diritto dovrebbe vietare certe pratiche estreme, dovrebbe limitarsi ad arginare in maniera prudente e fermarsi dove deve intervenire su argomenti altamente sensibili, delicati e personali per il singolo individuo. Non dovrebbe intervenire in quelle che sono scelte personali e private.

Principi fondamentali della bioetica

Principi fondamentali concreti della bioetica, non astratti:

  1. Principio di non maleficialità: primum non nocere.
  2. Principio di beneficialità: dovere di promuovere il bene e l’interesse del malato. Domanda di più del primo principio: implica anche un agire positivo per aiutare gli altri, non semplicemente evitare azioni dannose. Un bene oggettivo, non soggettivo (dato dal principio di autonomia), bene del paziente e della collettività.
  3. Principio di autonomia della persona: dovere di rispettare la libera e responsabile volontà del malato.
  4. Principio di equità, giustizia: obbligo di considerare le conseguenze sociali su terzi di ogni intervento sanitario (di conciliare il bene del singolo con il bene collettivo evitando ogni squilibrio e rispettando l’equità nella distribuzione delle risorse e dei servizi).

Applicazioni e caratteristiche dei principi fondamentali

Principio di non maleficialità: non somministrare farmaci sbagliati; non procurare danni eccessivi o non necessari agli animali; non diffondere virus; non strumentalizzare il corpo; non rispettare le norme igieniche; non violare il segreto professionale (es. nei test genetici); non accanirsi; non violare il rapporto di fiducia.

Principio di beneficialità: somministrare un farmaco già sperimentato e di cui si conoscono gli effetti; ascoltare il paziente; curare il paziente; guarire il paziente; alleviare il dolore; prevenire; tutelare la vita; tutelare la salute; praticare TSO; terapia genica germinale; vaccinazioni obbligatorie; rispettare il dissenso (casi controversi).

Principio di autonomia: informare il paziente; non imporre alcun trattamento; rispettare la volontà del paziente. È il principio su cui si fondano la medicina e la ricerca scientifica. Esso si basa sulla possibilità del paziente di dare il proprio consenso/dissenso al trattamento proposto Consenso informato = Scelta responsabile (più “bello” come termine, mette in evidenza la possibilità di scegliere anche in negativo, non di accettare un qualcosa di già deciso). Viene affermato dal Codice di Norimberga, il quale non è vincolante né obbligatorio poiché non ha valenza di legge; viene però riconosciuto a livello mondiale e i suoi principi vengono richiamati da altri documenti, come la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo.

Casi in cui si rispetta la scelta responsabile del paziente:

  • PMA = Procreazione Medicalmente Assistita. In questo caso il consenso deve essere della coppia e deve essere ripetuto in diversi momenti.
  • Rettificazione di sesso;
  • DAT = Direttive Anticipative del Trattamento testamento biologico.
  • Misure verso i soggetti deboli, come l’amministrazione di sostegno per persone maggiorenni del tutto o in parte non autonome; non per gli incapaci: un anziano può essere non autonomo ma capace di intendere e di volere.

Principio di giustizia: non discriminare i pazienti; non violare il segreto professionale; non accanirsi irragionevole ostinazione nel somministrare trattamenti inutili. Accanimento terapeutico.

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Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chicca143 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Ciliberti Rosagemma.
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