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condivisibili, in una parola capaci, da un lato, di “prendere sul serio” le persone in stato

sostenibili,

vegetativo e di riconoscere ragionevole tutela ai loro diritti e, dall’altro, di dare agli operatori

sanitari coinvolti orientamenti meno incerti sulle decisioni che comunque vengono prese nelle

situazioni di fine vita; e questo anche nella prospettiva di combattere quel tradimento degli scopi

della professione sanitaria, spesso alimentato proprio da “cattivo diritto”, che va sotto il nome di

medicina difensiva. Questa sì sarebbe una novità.

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SENTENZA ROE vs WADE (CORTE SUPREMA DEGLI STATI UNITI)

Roe vs Wade (1973) è una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America che ha

rappresentato un precedente riguardo la legislazione sull'aborto. Secondo la sentenza Roe, la

maggior parte delle leggi contro l'aborto negli Stati Uniti d'America violava il diritto alla privacy

garantito dal Quattordicesimo Emendamento della Costituzione. Questa decisione ribaltò tutte le

leggi statali e federali che proibivano o restringevano la possibilità di abortire in alcuni casi ben

precisi. La sentenza Roe vs. Wade è una delle più controverse e politicamente significative nella

storia della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America.

Il nodo centrale della Roe vs. Wade consiste nello stabilire che l'aborto è possibile per qualsiasi

ragione la donna lo voglia fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere al di fuori

dell'utero materno, anche con l'ausilio di un supporto artificiale. Questa soglia si verifica di solito

intorno ai sette mesi (28 settimane), ma può presentarsi prima, anche alla 24sima settimana. La

Corte ha inoltre stabilito che in caso di pericolo per la salute della donna, l'aborto è legale anche

oltrepassata il punto oltre il quale il feto è in grado di sopravvivere al di fuori dell'utero materno.

Questa sentenza della Corte ha condizionato le leggi di ben 46 stati.

La sentenza Roe vs. Wade ha dato il via a un dibattito nazionale che continua tutt'ora. Al centro si

trovano diverse questioni: in quali circostanze l'aborto dovrebbe essere illegale; chi dovrebbe

decidere quali siano tali circostanze; quali atteggiamenti la Corte Suprema dovrebbe adottare nel

dirimere tali questioni, e quanto dovrebbero essere tenuti in considerazione i punti di vista religiosi

e morali nella sfera politica. La sentenza Roe vs. Wade ha influenzato la politica nazionale,

dividendo gran parte della nazione tra pro-Roe (per lo più a favore della libertà di scelta) e anti-Roe

(per lo più a favore della tutela della vita del feto) e ispirando gruppi di attivisti su entrambi i fronti.

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SENTENZA WEBSTER vs REPRODUCTIVE HEALT SERVICES

Nella primavera del 2001 viene presentata negli Stati Uniti una proposta di legge che ha lo scopo di

proteggere e difendere il ‘feto’ da possibili danni durante la gravidanza. Il motivo delle virgolette si

chiarirà tra breve.

Il 26 aprile 2001 l'Unborn (H.R. 503, S. 480), sponsorizzata da un

Victims of Violence Act

sorridente Linsey Graham e fortemente sostenuta dal (National

NRLC Right to Life Committe),

viene approvata dalla House of Representatives, con 252 voti favorevoli contro 172 contrari:

provocare la morte del feto, questo il cuore della legge, equivale a uccidere una persona non nata

(unborn child).

La legge, riaffiorata in seguito all’ondata ultraconservatrice che ha portato al potere Bush,

"vivacchiava da anni tra i banchi del Congresso americano, già una volta approvata simbolicamente

dai deputati e respinta dal Presidente, che oppose il veto. Ma quel presidente si chiamava Bill

Clinton e se ne è andato. Al suo posto, siede George W. Bush, che deve la sua (quasi) vittoria al

partito di Dio, alla destra integralista…" (Zucconi, 2001, p. 17). La posizione di Bush rispetto alla

è nota e il presidente ha garantito che firmerà la legge, se passerà anche al Senato.

difesa della vita

L’esigenza a cui tale legge vuole rispondere è la carenza di specifiche tutele del feto nella

legislazione federale americana. Va detto, infatti, che già ventiquattro stati riconoscevano l’unborn

come una vittima, equiparando feto e neonato, alcuni per tutto lo stadio della gestazione, a

child

partire dal concepimento, altri solo a partire da un certo momento dello sviluppo prenatale.

Un caso emblematico di questa inadeguatezza legislativa è costituito dall’aggressione ai danni di

una giovane donna incinta avvenuta nel 1996: nella base dell’Air di Wright Petterson,

Force

l’aviere Gregory Robbins picchiò la moglie, causando la perdita del bambino. L’aviere fu

incriminato soltanto per le percosse inflitte alla moglie, ma non per l’interruzione della gravidanza.

Una scomoda eccezione

La nuova legge riconosce l'esistenza di nel caso di una aggressione ai danni di una

due vittime

donna incinta: una vittima, ovviamente, è la donna, l'altra è l'unborn definito come "un

child,

membro della specie umana, in ogni fase dello sviluppo, che è portato nel ventre materno". Se un

criminale spara ad una donna incinta danneggiando o uccidendo l'unborn vi sono due crimini

child,

distinti commessi verso La punibilità dell’offesa arrecata al feto non richiede

due persone distinte.

la dimostrazione che l’aggressore sapesse della gravidanza della sua vittima o intendesse causare

intenzionalmente la morte o il danno al feto. La pena prevista è la stessa prevista dalla Legge

Federale per l’omicidio o l’aggressione nei confronti della madre (omicidio colposo nel caso di

morte). Nel caso in cui, invece, vi fosse l’intenzionalità di uccidere o danneggiare il feto, la pena

sarebbe equivalente a quella stabilita per l’uccisione o l’aggressione ad un essere umano (omicidio

volontario nel caso di morte).

L’equiparazione tra la procedura penale riguardo il feto e quella riguardo la madre, e la

conseguente considerazione del feto come un soggetto avente diritti, incontra un ostacolo: l’aborto,

che deve essere ammesso (sentenza della Corte Suprema del 1973, Roe v. Wade). Ma sembra

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costituire una scomoda Nella sezione del paragrafo

eccezione. c Protection of unborn children,

viene esclusa la perseguibilità di qualunque persona esegua un aborto con il consenso della donna

incinta o nel caso in cui tale consenso sia implicato dalla legge, e viene altresì esclusa la

perseguibilità della madre che di abortire.

decide

Ma se l’unborn è considerato persona, e se la sua morte comporta l’accusa di omicidio

child

colposo o volontario per chi commette il crimine, cosa rende un tipo particolare di omicidio

cioè l’aborto, legalmente ammissibile e non punibile?

volontario,

Il feto diventa unborn child

Nella legge non compare mai la parola ‘embrione’ né la parola ‘feto’, ma solo la parola ‘unborn

e tale scomparsa viene accompagnata dall’affermazione che la vita comincia con il

child’,

concepimento. La legge del Missouri, ad esempio, riconosce da tempo l’unborn come una

child

vittima durante tutto il periodo prenatale e gli conferisce tutti i diritti, i privilegi e le immunità validi

la Corte Suprema degli Stati Uniti ha trovato tale legge costituzionale con la

per le altre persone;

condizione di non restringere la libertà di aborto, condizione che sembra essere fragile nel suo

intento e contraddittoria nella sua dichiarazione. Tale legge, oltre ad affermare che la vita inizia al

, proibisce l’utilizzo

momento del concepimento (the )

life of each human being begins at conception

di fondi pubblici o di facilitazioni per eseguire aborti non necessari a salvare la vita della madre (the

Act also prohibits the use of public employees and facilities to perform or assist abortions not

e rende illegali l’utilizzo di fondi pubblici o di facilitazioni allo

)

necessary to save the mother's life

scopo di consigliare una donna a decidere per un aborto, non necessario a salvare la propria vita

(Webster v. Reproductive Health Services, 1989).

La libertà di aborto è messa a rischio dalla stessa modalità concettuale e dalla scelta

attuata dalla legge.

lessicografica

George Lakoff analizza i termini ‘embrione’, ‘feto’, ‘bambino’ (‘baby’). ‘Embrione’ e ‘feto’ sono

termini medici: un ‘embrione’ è il prodotto del concepimento ad uno stadio più organizzato rispetto

a un agglomerato di cellule, ma non ancora riconoscibile come membro della specie; un ‘feto’ è uno

stadio ancora più evoluto, ma non ancora nato. Non c’è, ovviamente, un preciso momento in cui

l’agglomerato di cellule diventa un embrione e l’embrione un feto. Una volta che il feto è nato, è

chiamato ‘bambino’. Questi modi diversi di riferirsi a diversi stadi dell’evoluzione umana a partire

dal concepimento, vengono ridotti dall’Unborn ad un unico termine, ad un

Victims of Violence Act

unico ‘modo’ di essere appartenenti alla specie umana in questa fase dello sviluppo: sebbene

child,

È chiaro che tale riduzione terminologica impone un certo tipo di concettualizzazione:

unborn..

‘baby’ è un essere umano che esiste autonomamente e che rimanda a una dimensione morale,

mentre i termini ‘embrione’ e ‘feto’ rimandano a un contesto principalmente medico. Di

conseguenza le decisioni morali relative all’aborto o allo statuto dell’unborn sono determinate

baby

una volta che si siano scelte le parole. Infatti, l'aggettivo ‘unborn’ non basta a cancellare le

caratteristiche specifiche di ‘child’.

Ma se viene considerato a pieno titolo persona umana, dobbiamo pensare a una persona

child

bonsai? Oppure a una persona potenziale? Vi è qualcosa di incomprensibile sulla definizione di un

ammasso di cellule come persona.

È proprio per non incorrere in questa incomprensibilità che filosofi come John Harris

propongono una distinzione tra pre-persona e persona. Il termine pre-persona comprende lo zigote,

l’embrione e il feto fino all’emergenza di alcune caratteristiche che permettono di individuare lo

stato di persona, determinato dall’autocoscienza e da una rudimentale intelligenza, quindi dalla

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capacità di apprezzare la propria esistenza. Non è possibile stabilire l’esatto momento in cui una

pre-persona acquisisca tali caratteristiche. Pur ammettendo una zona chiaroscurale, Harris individua

tuttavia due zone distinte dello sviluppo in cui gli individui sono chiaramente pre-persone e in cui,

d’altra parte, essi sono chiaramente persone.

Con un colpo ben assestato l’Unborn offre la soluzione al problema di

Victims of Violence Act

stabilire una soglia o di indicare cambiamenti moralmente rilevanti in un processo continuo quale lo

sviluppo e l'evoluzione di un grumo di cellule in persona umana: la vita ha inizio al concepimento.

Ma l’affermazione che la vita umana comincia nel momento dell’incontro tra un ovulo e uno

spermatozoo è problematica. In un certo senso tale affermazione è falsa, in quanto sia l’ovulo che lo

spermatozoo sono già prima del concepimento.

vivi

Si può facilmente concedere ai sostenitori di tale posizione che vogliano intendere che il

concepimento sia l’inizio di un essere umano specifico: ma anche questa tesi può essere

nuovo

criticata.

In primo luogo ci si trova di fronte a un possibile inganno, perché sono molte le cose che possono

incominciare al concepimento. L’ovulo fecondato diventa una massa cellulare che si divide in due

componenti principali, l’embrione e il trofoblasto; quest’ultimo si sviluppa fino a diventare la

porzione fetale della placenta e il cordone ombelicale, e alla nascita viene espulso. Tale

suddivisione cellulare è particolarmente interessante: vi sono due uguali geneticamente, vive e

cose,

umane ma solo una è considerata degna di essere protetta.

In secondo luogo, un ovulo fecondato non è ancora un ‘singolo nuovo essere umano’, perché fino

a due settimane dopo il concepimento può incorrere in una divisione gemellare, e dare origine a due

individui, invece che ad uno. Come intendere, allora, un’esistenza di un individuo che ha la durata

di due settimane per poi in due individui? Un potrebbe diventare due o

trasformarsi unborn child

più unborn children?

Vi è infine una terza questione: se l'ovulo fecondato di Louise Brown è considerato

in vitro

l'unborn anche l’ovulo non fecondato era l’unborn dal momento che si sapeva che

Louise, Louise,

l’ovulo sarebbe stato fecondato di lì a poco. Infatti l’ovulo non-ancora-fecondato è vivo, è un

antecedente causale di Louise, è nessun altro che Louise, e allora esso non è altro che Louise

Brown. Se qualcuno avesse rovesciato in laboratorio la provetta contenente l’ovulo non ancora

fecondato di Louise, avrebbe interrotto la vita di Louise Brown.

Determinare l’esatto inizio della vita umana è evidentemente difficoltoso; abbracciare la tesi

secondo la quale ha inizio con il concepimento sembra implicare il rischio di dover chiamare

ovuli umani non fecondati, spermatozoi, un tessuto, una cellula, il cordone

unborn children

ombelicale e di dare loro lo stesso peso giuridico di un individuo adulto.

La proposta rivale: Motherhood Protection Act of 2001

La proposta alternativa, avanzata da Zoe Lofgren e John Conyers, contiene la stessa esigenza di

proteggere la madre e il feto e di considerare con attenzione i casi di aggressione e di violenza verso

le donne incinte, ma parla chiaramente di "crimini contro la donna che sta portando a termine la

gravidanza". Non introduce una seconda persona i cui diritti potrebbero essere violati: parla di

(lesione prenatale), mai di Ma quando si parla di si

prenatal injury unborn child. prenatal injury

intende che si tratti di attentato ai diritti della madre: la madre ha il diritto che il suo feto non

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subisca nessuna violenza, non è un diritto del feto ma un diritto della madre. Ed è proprio questo

argomento a costituire la differenza rispetto all’Unborn Victims of Violence Act.

Interferire (provocando danni o un aborto in seguito ad aggressione) con il normale corso di una

gravidanza, costituisce un’aggravante e non un crimine ‘autonomo’, commesso ai danni di una

vittima unborn.

Il viene respinto dalla House of Representatives.

Motherhood Protection Act of 2001

Douglas Johnson, di in una lettera aperta in cui appoggia l'Unborn

Legislative Director NRLC,

chiama con disprezzo ‘one-victim substitute’ tale proposta di legge, e vuole

Victims of Violence Act,

evidenziarne i difetti, e soprattutto evitare che il Congresso e poi il Senato la approvino.

I motivi per rifiutare la proposta del si dice siano molteplici (several),

Motherhood Protection Act

ma poi Mr. Johnson, evidentemente, ritiene che i soli due motivi da lui elencati siano talmente forti

da essere sufficienti, ove il primo è disonesto, e il secondo è inconsistente.

Il primo motivo è che la proposta del sarebbe (calloso,

Motherhood Protection Act callous

odioso) verso le madri che sopravvivono alle aggressioni in cui i loro bambini (their sono

babies)

uccisi. Il caso scelto a sostegno di questa posizione è talmente da essere disonesto. Il

al limite

piccolo Zachariah, morto in seguito a percosse quattro giorni prima della data prevista della sua

nascita, ‘dimostra’ l'assurdità della posizione che riconosce una sola vittima e non due nelle parole

della madre, Tracey Sheide: "La proposta è offensiva nei miei confronti. La sua

one-victim

premessa è questa: la notte che mio marito mi picchiò, nessuno morì. Ma questo non è vero. Quella

notte, c'erano Io venni quasi uccisa ma me la cavai. Il piccolo Zachariah morì". La

due vittime.

gigantografia del piccolo corpo di Zachariah e della bara azzurra campeggiò sui banchi della destra

repubblicana durante tutto il pomeriggio del dibattimento sull’Unborn Victims of Violence Act.

Le parole della madre sembrano ragionevoli e il suo invocare giustizia nei confronti di una

seconda vittima appaiono altrettanto legittime dell’invocarne per un infanticidio. Il problema

sembra stare proprio qui: nella difficoltà di poter parlare ‘allo stesso modo’ di tutti gli unborn

in ogni fase dello sviluppo dal concepimento alla nascita. La prossimità al parto (4 giorni)

children,

rende Zachariah un quasi-neonato e troppo comodo l’uso di questo tragico avvenimento come

esemplare.

Il secondo motivo offerto da Johnson sarebbe la presenza di una incoerenza legale nel

considerare un danno alla gravidanza come una seconda offesa alla stessa vittima, la madre. "In

quei casi in cui la donna è uccisa dall'aggressore, non è una imputazione perseguire

doppione

l'aggressore sia per avere ucciso la donna sia per averle causato una lesione addizionale?", si chiede

Johnson come se avesse trovato il giusto mattone da togliere per far crollare l'argomentazione

nemica. Ma allora sarebbe altrettanto incoerente che esistano le aggravanti per un omicidio, o per

qualunque crimine giudichiamo al vertice di una scala di gravità. Non è forse un’aggravante

offendere il cadavere delle proprie vittime? Non è un’aggravante torturare prima di uccidere

qualcuno? Non sembra possibile rintracciare in questi esempi alcuna incoerenza legale.

L'opinione di Tooley

Come dice Micheal Tooley, le più accettabili teorie sull'aborto sono quelle più estreme. Senz'altro

la teoria dell'unborn è una teoria estrema, e anche se non si dichiara direttamente sull'aborto

child

(anzi, esclude l'aborto dall’elenco delle violenze possibili ai danni del bambino non nato), si

dichiara senza dubbio su una questione che costituisce il cuore del dibattito sulla legittimità

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dell'aborto: il problema di quando si diventa persona. Tutti i sostenitori di tale legittimità devono

sostenere che persona si diventa ‘ad un certo punto’, e prima di quel punto, di quella soglia, è

moralmente ammissibile intervenire per interrompere una gravidanza, dopo no, a causa del fatto che

l'aborto si trasformerebbe nell’interruzione della vita di una persona, quindi in omicidio. È

necessario indicare una differenza moralmente rilevante tra i diversi stadi dello sviluppo di un

essere umano, dallo zigote al neonato. Tale decisione non trova e non può trovare una soluzione

‘fattuale’, dal momento che è costituito da una linea continua e che nessun cambiamento fisiologico

è intrinsecamente rilevante dal punto di vista morale.

La difficoltà di scegliere e di dimostrare la scelta di una soglia non indebolisce comunque la

posizione che vuole affermare la distinzione tra pre-persona e persona: i ‘più onesti’ e i più

scrupolosi sarebbero disposti a indicare una fase di dubbio, che richiede precisazioni, ma che

costituisce lo spartiacque tra pre-persona e persona.

Qualunque sia il momento in cui un ‘concepito’ diventa persona, quel momento è determinato

dall’acquisizione di alcune caratteristiche, che permettono di attribuirgli un diritto alla vita e di

parlare di inviolabilità di tale diritto.

La posizione di Tooley acquista vigore dal confronto con la dottrina che sostiene che si è persone

fin dal concepimento, abbracciata dall’Unborn e anche dai cattolici e dai

Victims of Violence Act

conservatori.

"Dal momento che esistono le persone umane - ciò è indiscutibile - o lo si è da subito o mai",

sostengono i fautori di questa teoria della vita, trascurando di specificare almeno una

estrema

premessa che renderebbe più comprensibile la suddetta affermazione: poiché non si verifica mai,

nello sviluppo prenatale, un evento individuabile come cruciale per la trasformazione di un grumo

In base a questo ragionamento, si è persone da subito (ovvero, a partire dal

di cellule in persona.

concepimento), perché l’altra possibilità, che non si è persone, non è ovviamente neanche da

mai

prendere in considerazione.

Questa è l’argomentazione di Ramón Lucas Lucas (2001, p. 84) il quale sostiene che "c’è una

per cui la vita biologica dell’embrione è e deve esser già vita

profonda ragione metafisica

personale. […] La vita umana è la vita di uno "spirito incarnato". Dunque una vita vegetativa d’un

perché il suo principio vitale unico è l’anima

embrione umano è una vita personale umana

spirituale" (il corsivo è mio).

Tooley vuole confutare la tradizionale obiezione etica contro l’aborto, che consiste nell’attribuire

all’embrione e al feto un diritto alla vita. La questione da discutere diventa quella di quali proprietà

deve possedere un organismo per avere un serio diritto alla vita, e qual è il momento nello sviluppo

di un membro della specie umana a partire dal quale si possiedono tali proprietà.. In altre parole,

cosa rende un organismo una persona e quando un organismo ‘diventa’ persona. Persona è un

concetto morale, che deve essere distinto dal termine descrittivo ‘essere umano’: l’enunciato ‘x è

una persona’ è sinonimo dell’enunciato ‘x ha un serio diritto alla vita’, mentre può

essere umano

essere sostituito dall’espressione ‘membro della specie homo sapiens’, evitando l’ambiguità di

e lasciando soltanto una caratterizzazione in termini fisiologici di un certo tipo di organismo

umano

biologico.

La soluzione proposta da Tooley è il requisito dell’autocoscienza: "un organismo possiede un

serio diritto alla vita solo se possiede il concetto del sé come soggetto continuo nel tempo di

esperienza e altri stati mentali, e creda di essere una tale entità continua nel tempo" (Tooley, 1972,

p. 33). 23

Il feto non possiede tale requisito, e quindi non ha un serio diritto alla vita che debba essere

tutelato; di conseguenza l’aborto può essere difeso sulla base di un forte principio morale. Il

carattere estremo della posizione di Tooley è determinato dal fatto che l’attribuzione di quelle

caratteristiche di autocoscienza non sia contemporanea alla nascita, ma successiva ad essa: un

neonato non può avere la capacità di desiderare di esistere come soggetto di esperienze ed altri stati

mentali.

Il fatto che l’attribuibilità dell’autocoscienza si manifesti solo in seguito alla nascita rende

moralmente equivalenti il neonato e il feto per un certo periodo di tempo e moralmente ammissibili

sia l’aborto che l’infanticidio.

Rischi

L’Unborn vuole cancellare le tappe embrione-feto-persona o qualunque

Victims of Violence Act

distinzione tra pre-persona e persona, e considerare (nel senso di persona, quindi

human being

titolare di un serio diritto alla vita) qualsiasi ‘cosa’ si trovi nel grembo materno a partire dal

concepimento.

Ma vi sono almeno tre conseguenze immaginabili che è importante analizzare.

1. Il conflitto madre/unborn come conflitto dei diritti di due persone: chi avrebbe più

child

diritto di essere protetto (nel caso in cui si debba fare, ad esempio, una scelta di

sopravvivenza: la madre contrae una malattia la cui cura danneggia o addirittura causa la

morte del feto)?

2. Il problema della madre-contenitore: le incubatrici viventi.

3. Le possibili conseguenze sul piano legale: il passaggio a dichiarare l'aborto illegale sembra

una conseguenza immediata e legittima. Anzi, una conseguenza che libererebbe tale

proposta di legge da una profonda contraddizione.

Il conflitto di diritti e le incubatrici viventi

Come evitare la collisione del diritto della madre e del diritto dell'unborn che, in quanto

child,

persona, si trova ad avere gli stessi diritti della madre? Il diritto alla vita assegnato al feto e il diritto

di scelta della madre (incluso quello di decidere del suo corpo) darebbero vita ad un primo possibile

contrasto. Ma, d’altra parte, sembra ragionevole ammettere che il diritto alla vita di una persona (il

feto) sia più forte del diritto della madre di scegliere cosa avverrà del suo corpo e al suo interno.

Partendo da questa asserzione, è ragionevole ammettere che un futuro di donne-incubatrici, pur

avendo qualche tratto troppo ‘fantascientifico’, sarebbe verosimile.

Judith Jarvis Thompson attacca tale presunta maggiore forza del diritto del feto alla vita

invitandoci ad immaginare la seguente situazione: una mattina ci svegliamo distesi accanto a un

famoso violinista al quale è stata diagnosticata una grave insufficienza renale. La società dei

musicofili, dopo accurate ricerche negli archivi medici, ha scoperto che soltanto noi possediamo il

tipo di sangue adatto per le trasfusioni. Durante la notte siamo stati portati in un ospedale e il nostro

sistema circolatorio è stato collegato a quello del violinista allo scopo di depurare il suo sangue. Al

nostro risveglio il direttore dell’ospedale ci informa delle novità: "[…] il violinista è collegato al

suo corpo. Staccarsi vorrebbe dire ucciderlo. Ma non c’è da preoccuparsi, è solo per nove mesi. Per

allora sarà guarito dalla sua insufficienza, e potrà essere staccato senza pericoli. […] Ricordi che

ogni persona ha diritto alla vita, e i violinisti sono persone. Certo, lei ha il diritto di decidere cosa

avverrà del suo corpo e al suo interno, ma il diritto alla vita di una persona prevale sul suo diritto a

decidere cosa avverrà del suo corpo e al suo interno" (Thompson, 1971, p. 5). Avremmo forse il

24

di accettare tale situazione? Qualcuno potrebbe obbligarci a rimanere collegati al

dovere morale

violinista? Saremmo di certo gentili a concederglielo, ma il diritto alla vita attribuito ad una persona

non implica il diritto ad usare il corpo di un’altra persona, e non può essere considerato

agevolmente più forte del diritto di ognuno di decidere del proprio corpo.

Il conflitto di diritti però potrebbe avvenire tra il diritto alla vita del feto e il diritto alla vita della

madre. Se si decidesse che il diritto alla vita del nascituro è più forte del diritto alla vita della madre,

le conseguenze sarebbero ancora più gravi (lo scontro avverrebbe su un piano di vera e propria

sopravvivenza).

Tale maggiore forza, ad esempio, potrebbe essere sostenuta dall'argomento che il nascituro ha più

diritto dal momento che non ha ancora vissuto niente, non ha avuto la possibilità di godere

dell'esistenza a differenza della madre (lasciamo da parte l'argomentazione irrazionale della

sacralità della vita).

Di conseguenza, se una donna incinta venisse a sapere di avere una malattia che le impedisce di

terminare la gravidanza senza morirne, cosa si dovrebbe fare? Quale diritto alla vita dovrebbe

essere tutelato ai danni dell’altro?

Abortire significherebbe provocare direttamente la morte del feto, mentre non intervenire

significherebbe lasciare morire la madre (l’assunzione implicita è che sia meno grave

soltanto

lasciare morire qualcuno piuttosto che provocarne direttamente la morte); inoltre abortire

significherebbe uccidere un bambino innocente. E allora, essendo le uniche scelte possibili il

lasciare morire una persona o ucciderne una direttamente (per di più innocente), si deve preferire

lasciare morire la persona. Tanto più che ad essere malata è la madre, non il feto. Nel caso in cui

non si possa salvare la vita di entrambi, non può essere privilegiata la vita della persona malata (la

madre) al prezzo della vita della persona sana (il feto), altrimenti ciò istituirebbe il principio in base

al quale per salvare qualcuno che è malato si può sacrificare qualcun altro che è sano e che per sua

fortuna non era stato colpito da quella malattia: un cardiopatico potrebbe essere salvato uccidendo

una persona sana il cui cuore potrebbe essere trapiantato al primo per salvargli la vita; una persona

morente a causa di un fegato danneggiato potrebbe pretendere un fegato nuovo appartenente ad

un’altra persona.

Pensando al violinista, ci troveremmo in questa situazione: lo sforzo a cui vengono sottoposti i

nostri reni ci condurrà a morte nel giro di qualche tempo; ma rimanere dove siamo,

dobbiamo

perché decidere di staccare i collegamenti che ci legano a lui significherebbe uccidere direttamente

un violinista innocente. E questo sarebbe inammissibile. Non sembra richiedere molte parole

l’affermazione dell’ammissibilità di difendere la propria vita, staccando i collegamenti o abortendo

anche se tali azioni implicano la violazione di un altrui diritto alla vita.

Una volta assegnato un diritto alla vita al feto, che cosa accadrebbe nel caso in cui una donna si

rifiutasse di preservarlo (decidendo intenzionalmente di uccidere il feto) o la sua condotta fosse

giudicata dannosa o addirittura mortale per il nascituro (uccidendo inintenzionalmente il feto)?

Le donne rischierebbero di diventare 'nutrimento' e come nel film Matrix (in quel

contenitori,

caso i beneficiari erano gli alieni, in questo caso sarebbero gli per un tempo

unborn children),

limitato (9 mesi) senza neanche godere dell'illusione ricostruita dal programma complesso e

ingannevole che dà il titolo al film. 25

Il compito delle donne, una volta rimaste incinte, sarebbe quello di portare a termine la

gravidanza e alla nascita l'unborn evitandogli qualunque rischio, consensualmente oppure no,

child

anche a costo della propria vita.

Come proteggere il diritto dell'unborn contro i possibili danni causati da un comportamento

child

‘sconsiderato’ della madre? Bisognerebbe forse impedire alle donne incinte di fumare? Di condurre

una vita faticosa e potenzialmente dannosa per il nascituro? Smettere di fumare sarebbe forse

preferibile moralmente, ma non può mai essere un e nessuno può imporre ad una donna di

dovere,

smettere di fumare a causa della sua gravidanza. Inoltre, anche un comportamento precedente alla

gravidanza può essere dannoso per il feto: si dovrebbe forse impedire a tutte le donne di fumare

perché potenziali portatrici di feti?

Vi sono donne che potrebbero arrecare danni al nascituro non a causa di un comportamento

ma a causa di una condizione strutturale: una malattia, un difetto genetico.

sbagliato,

Andrebbe forse impedito alle donne affette da AIDS di rimanere incinte, così come alle portatrici

di malattie geneticamente trasmissibili? Va reso obbligatorio il vaccino contro la rosolia? Va

impedito alle donne povere di rimanere incinte perché la loro condizione di indigenza causerebbe

privazioni dannose per il corretto sviluppo del feto? In questo elenco, potenzialmente infinito,

andrebbero almeno nominate anche le donne stupide o sole, a causa del fatto che una "persona

stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista" come stabilisce la Quinta Legge Fondamentale

della Stupidità Umana formulata da Carlo M. Cipolla, e che una donna sola può essere costretta a

lavorare durante gran parte della gestazione e per questo la sua gravidanza potrebbe essere

compromessa. Quali sarebbero allora i criteri per permettere o negare alle donne un diritto a

rimanere incinte?

Inoltre è naturale ipotizzare la necessità di tutelare anche i bambini già nati dalle condotte

dannose dei genitori: senza dubbio una donna stupida può essere altrettanto dannosa verso i suoi

figli già nati, anzi forse lo sarebbe soprattutto verso questi ultimi. E questo presiederebbe ad una

politica di degli aspiranti genitori tanto severa verso i genitori naturali quanto più oggi

screening

non sia con gli aspiranti genitori adottivi o con coloro che aspirano alla fecondazione artificiale.

Regina e le altre

"Per una donna incinta, l’esistenza di una legge sul danno al feto potrebbe rendere quasi ogni

azione potenzialmente criminale. I suoi spostamenti quotidiani, la dieta, i rapporti sessuali, i

divertimenti e le altre attività sarebbero sottoposte all’esigente e sospettoso esame critico dei

medici, della collettività e magari anche di una giuria. Una donna potrebbe trovare difficile spiegare

le forze che determinano il suo comportamento, e convincere una giuria che non era mossa da

un’ostilità verso il feto" (Schott, 1988, p. 239).

Lee A. Schott scrive nel 1988; nel 1996 la Corte Suprema di uno degli stati roccaforte del

movimento anti-abortista, il South Carolina, approva la legge che considera persona il feto che

abbia raggiunto l’autosufficienza, la possibilità cioè di sopravvivere fuori dall’utero. Nel 2001 viene

approvata una legge federale che vuole tutelare gli unborn children.

Il 15 maggio 1989 Regina McKnight, una giovane senza casa, cocainomane, mentalmente

ritardata e abitante nel South Carolina (e, aggiungere, nera), partorì un bambino morto.

dovremmo

Regina McKnight, alla fine del maggio 2001, è stata dichiarata colpevole di omicidio e condannata

a scontare 12 anni di prigione. 26

La giovane fumava crack durante la gravidanza: l’autopsia evidenziò delle tracce di tale sostanza

nel corpo del feto e il medico che eseguì l’autopsia ritenne che la morte del piccolo risalisse ad uno

o due giorni prima del parto, avvenuto all’ottavo mese e mezzo. I medici che intervennero al

processo non concordarono nel ritenere la tossicomania della madre la causa della morte del feto:

determinare la causa di un parto di un bambino morto è spesso estremamente difficile e a volte

impossibile.

Nonostante questo, una giuria dichiarò Regina colpevole di omicidio dopo aver deliberato per

soli quindici minuti. Charles Condon, candidato repubblicano al governo, ritenne la condanna una

importante testimonianza della volontà del South Carolina di proteggere la vita innocente tanto

delle persone quanto delle persone

born unborn.

La legislazione del South Carolina considera persona il feto vitale e quindi ogni comportamento

potenzialmente dannoso per il feto è perseguibile come criminal child abuse.

L’uso di sostanze stupefacenti sembra occupare il primo gradino dei comportamenti sconvenienti,

ma possono essere nominati anche il fumo, gli alcolici, le droghe legali o la violazione delle

prescrizioni mediche.

La violazione dei diritti, questa volta delle donne e non del feto, è una inevitabile conseguenza

dell’equiparazione giuridica tra una pre-persona e una persona; ma vi è un’altra conseguenza

piuttosto allarmante.. Le donne incinte il cui comportamento è giudicato, da loro stesse, trascurato

verso l’unborn e quindi condannabile, le donne che fanno uso di sostanze stupefacenti, sempre

child

più spesso si guardano bene dall’andare in ospedale per sottoporsi a controlli durante la gravidanza,

per evitare la prigione. Quando lo fanno, è per partorire, oppure è a causa di qualche complicazione

a cui può essere tardi rimediare.

Ciò che è accaduto a Regina McKnight suscita una domanda: come sia possibile considerare una

conseguenza non desiderata e forse non determinata dall’uso di crack come omicidio e, allo stesso

tempo, affermare che è legale abortire. Causare quello stesso effetto (la morte) deliberatamente non

può essere legittimo se si dichiara che è un crimine farlo involontariamente.

La maggiore gravità di un omicidio intenzionale rispetto a un omicidio colposo sembra

paradossalmente invertita in tale caso.

Regina è il primo caso in cui una donna venga accusata di omicidio in tali circostanze: negli anni

precedenti molte altre donne sono state coinvolte in processi a causa di un comportamento ritenuto

dannoso per il feto. Nel 1997 Cornelia Whitner, risultata positiva al test per rilevare presenza di

cocaina nel sangue, viene condannata a 8 anni per abuso su minore, anche se il suo bambino era

nato sano.

Melissa Ann Crawley fumava cocaina mentre era incinta nel 1991. Nel 1998 il suo ricorso in

appello fallisce e Melissa entra in prigione per scontare 5 anni: nonostante bambino fosse sano,

quel

Melissa si fosse disintossicata, avesse trovato lavoro e stesse allevando tre bambini, che ora sono

con i parenti. "Melissa stava facendo un buon lavoro con i suoi bambini. La mia opinione è che si

stia causando maggiori danni a questi bambini facendola stare in prigione di quanto possa essere

stato danneggiato il bambino di 6 anni (quello della gravidanza incriminata, n.d.r.) a causa dell’uso

di cocaina", sostiene uno degli avvocati difensori di Melissa.

27

Il South Carolina è uno degli stati che stanzia meno fondi per i programmi di disintossicazione e

la prevenzione delle tossicodipendenze, ma spenderà circa 300.000 dollari per la lunga detenzione

di Regina McKnight.

Contraddizioni interne all'Unborn Victims of Violence Act

Sia nell'aborto che in una aggressione muore un A rendere il primo non punibile (e

unborn child.

quindi legale e quindi, in un certo senso, morale) è la volontà della donna. La decisione della donna

è capace di trasformare un omicidio in aborto (omicidio legalizzato)?

E allora, dovrebbe valere anche per un bambino di 10 mesi o 10 anni, dal momento che sempre di

bambino si parla, fin dal concepimento, e che non indebolisce in nessun modo lo status di

unborn

bambino: di conseguenza una madre che decida di uccidere il suo di qualunque età è

born child

ugualmente non punibile come una donna che decida di interrompere una gravidanza.

Altrimenti sarebbe necessario stabilire cosa rende moralmente diversi un e un

unborn child born

l'essere dentro o fuori dell'utero materno non sembra costituire una differenza moralmente

child:

rilevante. La scelta del termine per definire qualunque organismo dal concepimento in poi

child

rende piuttosto difficile, se non impossibile, non classificare l’aborto come baby killing.

Inoltre, una donna dovrebbe essere non punibile se abortisce (uccidendo il proprio unborn child)

e punita se prende a pugni la propria pancia causando la morte dell’unborn Come può

child?

un’azione che ha lo stesso esito (la morte dell’unborn essere perfettamente lecita quando

child)

viene commessa volontariamente da un soggetto particolare (la madre), e invece perseguibile

penalmente quando viene commessa involontariamente da quello stesso soggetto particolare (la

o

madre) oppure quando viene commessa sia volontariamente che involontariamente da un soggetto

qualunque diverso dalla madre? Vi sono due paradossi che possono essere evidenziati. Il primo è

che un’azione ugualmente volontaria e con lo stesso esito (un danno per è perseguibile

c)

penalmente quando la compie e non perseguibile penalmente quando la compie dove sia che

a b, a

sono diversi da A questo paradosso si potrebbe scampare solo dicendo che c’è un particolare

b c..

soggetto la madre, che gode di una speciale immunità nel causare la morte del soggetto

b, c,

l’unborn Benché questa sia l’unica soluzione a tale paradosso, non è certo la soluzione

child.

adottata dalla legge. Infatti c’è un secondo paradosso che impone di scartare la soluzione

dell’immunità.. Un’azione con lo stesso esito (la morte del soggetto cioè l’unborn e

c, child)

compiuta dallo stesso soggetto la madre, è perfettamente legittima quando il soggetto la compie

b, b

volontariamente, e perseguibile penalmente quando il soggetto la compie non volontariamente,

b

per negligenza. Questo secondo paradosso è grave di per sé ed è anche ciò che garantisce

l’irresolubilità del primo paradosso, a cui si accompagna. La scala di gravità delle azioni che ne

risulta è del tutto ingiustificabile.

E poi, è la sola madre biologica ad essere non punibile se abortisce?

Cosa succede nel caso di un utero in affitto: la gestante potrebbe essere accusata di arrecare

danno a una vittima se decidesse di abortire e la ‘proprietaria’ dell'ovulo fecondato invece non

punibile se con percosse causasse un aborto? In questo caso chi sarebbe autorizzato dalla legge a

poter decidere di abortire?

Sembrerebbe che siano la decisione della donna e la ‘proprietà biologica’ del feto a costituire una

differenza moralmente rilevante tra aborto e omicidio, volontario o involontario che sia. Ma questo

è insensato e contraddittorio, e costituisce una difesa troppo debole del diritto di abortire, che

dovrebbe intendersi, secondo lo spirito di questa legge, come un diritto di compiere un’azione

28

illegale e moralmente riprovevole. E, viene da pensare, soltanto fino a quando a tale immoralità non

verrà posto rimedio e l’aborto tornerà ad essere illegale.

Scomodi paragoni

Sarebbe interessante verificare le posizioni dei sostenitori dell'Unborn Victims of Violence Act

sulla pena di morte, sulle politiche pre- e post-natali e sull’eutanasia.

L’atteggiamento dei sostenitori dell’Unborn modellato su una estrema

Victims of Violence Act,

difesa del diritto alla vita, non può essere considerato a sostegno della vita in assoluto, dal momento

che molti di loro sono favorevoli alla pena di morte. Una possibile spiegazione e diminuzione di

tale contraddizione può essere costituita dalla precisazione di La difesa e la tutela viene

innocenza.

assicurata alle vite innocenti: l’unborn è l’esempio più evidente di una vita umana innocente,

child

mentre un condannato a morte ha cancellato per sempre con il crimine la sua innocenza e il suo

diritto alla vita.

La difesa del diritto alla vita, che ormai sappiamo dover essere limitato alle vite innocenti, deve

convivere spesso con un’altra posizione apparentemente inconciliabile: l’opposizione alle cure pre-

e post-natali. Non sarebbe forse illogico e immorale voler salvare le vite di le cui

unborn children

madri desiderano abortire (ammettiamo che questo sia un desiderio dei sostenitori dell'Unborn

e non voler salvare invece altri desiderati dalle proprie

Victims of Violence Act) unborn children

madri e molti dei quali muoiono a causa di inadeguate cure pre- e post-natali? Se lo scopo fosse

davvero la protezione degli perché non sostenere le cure pre- e post-natali? Fa

unborn children,

pensare la decisione presa da Bush di dare l’avvio al ritiro dei fondi americani alle agenzie

internazionali che fanno propaganda all’aborto nel Terzo Mondo, fondi che non sono stati di certo

ridestinati alle spese per la cure pre- e post-natali. La protezione e la tutela della vita è garantita

contro l’aborto e fino al parto (ove le condizioni lo permettano senza complicazioni), dopo

naturali

sembra non suscitare molto interesse.

Lakoff offre una spiegazione di questo atteggiamento (essere fautori del diritto alla vita e allo

stesso tempo favorevoli alla pena di morte e contrari alle cure pre- e post-natali) in termini di scelta

‘politica’ di secondo cui gli atti vengono considerati morali o no. Avere

macro-categorie morali

una visione conservatrice del mondo significa avere una (Strict

Moralità da Padre Severo Father

Secondo Lakoff, non è fondamentale che un atto promuova o metta fine alla affinché

Morality). vita

tale atto venga giudicato ‘giusto’ o ‘sbagliato’ da un conservatore. Piuttosto, un conservatore

giudicherà ‘moralmente giusti’ o ‘moralmente sbagliati’ atti che favoriscono la vita, atti che

sia sia

la recidono, tali atti siano in armonia o in opposizione con la

a seconda che Morale da Padre

Severo.

Il diritto alla vita è un diritto che i conservatori riconoscono, ma non in assoluto: essi lo

riconoscono a tutti gli esseri umani innocenti (di qui la loro prontezza nel battersi per un diritto alla

dei ivi compresi i ma a tutti gli esseri umani Se una

vita bambini, bambini non nati), non colpevoli..

persona compie azioni gravemente immorali, perde il diritto alla vita. La pena di morte è

considerata perciò morale in alcuni casi (la sua accettabilità deriva dalla Categoria della Moralità

della Punizione).

L’indifferenza riguardo alle cure pre- e post-natali è spiegabile in base ad un altro ragionamento:

le donne (o i genitori) che decidono di avere un bambino devono essere responsabili e in grado di

badare alla propria salute e a quella del nascituro. Di conseguenza, non c’è nessuna ragione morale

per cui si dovrebbe favorire programmi sociali per sostenere le cure pre- e post-natali. La mortalità

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti di Biodiritto, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Introduzione al biodiritto, Casonato. incentrato in particolare modo sui seguenti argomenti trattati: bioetica, dignità umana, clonazione e le differenze presenti nei vari ordinamenti legislativi. Sono citate anche le sentenze della Corte di Cassazione.


DETTAGLI
Esame: Biodiritto
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biodiritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Casonato Carlo.

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