Biochimica
La struttura tridimensionale di una proteina è determinata da 5 fattori:
1. La struttura tridimensionale di una proteina è determinata dalla sua sequenza
amminoacidica
2. La funzione di una proteina dipende dalla sua struttura
3. Una certa proteina presenta un’unica o poche conformazioni stabili
4. Le forze più importanti che stabilizzano una proteina sono interazioni non
covalenti
5. Esistono modelli strutturali comuni che consentono di classificare le varie
strutture proteiche
La conformazione delle proteine segue il principio dell’energia libera di Gibbs in
cui le possibili conformazioni sono, di solito, quelle termodinamicamente più stabili e
con la minore energia libera di Gibbs.
La struttura secondaria delle proteine sono principalmente due: conformazioni α
e β. La più semplice disposizione che può assumere una catena peptidica con i legami
peptidici rigidi, è una struttura elicoidale chiamata α-‐elica. L’unità ripetitiva è un
singolo giro dell’elica che si estende per la lunghezza di 5,4 Å Cinque fattori che
.
alterano la stabilità di un’α-‐elica:
repulsione elettrostatica
1. La tra i residui amminoacidi con gruppi R carichi
dimensione
2. La dei gruppi R adiacenti
L’interazione
3. fra catene laterali spaziate da tre o quattro residui
residui di Pro e Gly
4. La presenza di
interazioni
5. Le fra gli amminoacidi all’estremità dell’elica e il dipolo elettrico
generato da questa struttura.
I foglietti β invece hanno lo scheletro covalente della catena polipetidica estesa
con un andamento a zig zag invece che elicoidale. In questa struttura i segmenti che
formano il segmento β sono solitamente vicini sulla catena polipetidica, ma possono
anche essere abbastanza lontani l’uno dall’altro nella sequenza lineare del
polipeptide.
La struttura terziaria di una proteina descrive invece la disposizione di tutti i suoi
atomi nello spazio tridimensionale. Mentre la struttura secondaria si riferisce a una
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speciale disposizione di residui amminoacidici che sono adiacenti nella struttura
lungo raggio
primaria, la struttura terziaria tiene conto delle interazioni a . I cambi di
direzione dipendono dal numero e dalla specifica posizione di amminoacidi capaci di
Pro Gly Ser
produrre inversioni come i residui , , . Considerando questi livelli strutturali,
conviene raggruppare i vari tipi in due insiemi ben definiti di proteine:
Proteine fibrose, che hanno catene polipeptidiche disposte in lunghi fasci o
• in foglietti. Sono costituite in gran parte da un unico tipo di struttura
secondaria. Fanno parte di questa categoria proteine che conferiscono
resistenza e protezione esterna. Tutte le proteine fibrose sono insolubili in
acqua, caratteristica che dipende dall’alta concentrazione di amminoacidi
idrofobici all’interno e sulla superficie della proteina. Per esempio nei
mammiferi α-‐cheratina si è evoluta per resistere alla tensione. Rappresenta la
quasi totalità del peso secco dei capelli, lana, unghie... L’ α-‐elica dell’ α-‐
cheratina è destrorsa ed è organizzata in un avvolgimento avvolto. Due
filamenti di α-‐cheratina con la stessa direzionalità si avvolgono una sull’altra
Ala
generando un superavvolgimento. Le α-‐cheratine sono ricche di residui di ,
Val Met
, . Anche il collageno come l’ α-‐cheratina si è evoluto per resistere a
tendini
stress di tensione ed è presente nel tessuto connettivo come i ,
cartilagine ... Anch’esso è un avvolgimento avvolto costituito da tre catene
polipeptidiche superavvolte le une sulle altre. L’ avvolgimento superelicoidale è
destrorso, mentre le singole catene α sono sinistrorse. La sequenza
amminoacidica tipica del collageno è costituita da un’unità ripetuta di triplette
Gly-‐X-‐Y Pro 4-‐Hyp
del tipo dove X è molto spesso ed Y è molto spesso . I residui
di Gly sono gliunici che si possono adattare ai punti in cui le catene α si
accostano molto strettamente; i residui di Pro e 4-‐Hyp consentono lo stretto
avvolgimento della catena polipetidica del collageno. La Gly non può essere
sostituita da nient’altro senza che si abbiano effetti deleteri all’interno della
struttura.
Proteine globulari, che hanno invece catene polipeptidiche ripiegate e
• assumono forme sferiche o globulari. Sono costituite da più tipi di strutture
secondarie. Fanno parte di questa categoria proteine regolatrici ed enzimi. Per
esempio la mioglobina è una proteina relativamente piccola che lega
l’ossigeno nelle cellule muscolari doe svolgela funzione di conservarlo e
rilasciarlo nel muscolo che si contrae rapidamente. Essa è costituita da una
singola catena polipeptidica e da un gruppo ferro-‐porfirinico chiamato eme;
lo stesso gruppo è presente nella emoglobina che lega l’ossigeno negli
eritrociti ed è responsabile del colore rosso che assumono sia la mioglobina che
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l’emoglobina. Lo scheletro della proteina è costituita da segmenti compatti di
α-‐eliche interrote da ripiegamenti, alcuni dei quali β. I gruppi R idrofobici per la
maggior parte sono presenti all’interno della proteina, lontano dal contatto con
l’acqua. La molecola è così compatta che all’iterno vi è spazio per sole quattro
molecole di acqua. Questo denso nucleo idrofobico è tipico della proteine
globulari. Il gruppo eme è confinato in una tasca della molecola di mioglobina.
L’atomo di ferro posto al centro è provviso di due legami di coordinazione
perpendicolari al piano dell’eme. Uno di questi si lega al gruppo R di un residuo
di Hys nella posizione 93; l’altro invece è il sito di legame per la molecola di
ossigeno. In questa tasca l’accessibilità del gruppo eme al solvente è molto
limitata. Questo è un fattore cruciale in quanto il gruppo eme libero in una
soluzione ossigenata viene rapidamente ossidato e l’atomo di ferro passa dallo
2+
stato di ossidazione Fe , capace di legare reversibilmente l’ossigeno, a
3+
Fe che non è in grado di legare l’ossigeno.
La struttura terziaria di una proteina globulare è determinata dalla sua
sequenza amminoacidica. Esperimenti hanno dimostrato che la denaturazione di
una proteina è un processo reversibile. Alcune proteine globulari denaturate
possono riacquistare la loro struttura nativa e la loro attività biologica se vengono
riportate nelle condizioni in cui la conformazione nativa è stabile. Questo processo è
chiamato rinaturazione. Esempio classico è la denaturazione della ribonucleasi.
Posta in una soluzione concentrata di urea in presenza di un riducente, essa si
denatura perdendo la sua attività catalitica. Quando però vengono allontanati l’urea
e il reagente riducente, la ribonucleasi con avvolgimento casuale si riavvolge
spontaneamente nella struttura terziaria corretta, con il ripristino dell’attività
catalitica. Tale riavvolgimento è talmente accurato che i quattro ponti disolfuro
presenti nella proteina, si riformano nelle stesse posizioni occupate nella proteina
nativa. Secondo modelli matematici esistereberro 105 possibili combinazioni. Questo
esperimento ha dimostrato che la sequenza amminoacidica delle catene
polipeptidiche delle proteine contiene tutte le informazioni necessarie per ripiegare
la catena nella struttura tridimensionale nativa. Non tutte le proteine si ripiegano
spontaneamente. Gli chaperoni molecolari sono proteine che interagiscono con
polipeptidi parzialmente o impropriamente ripiegati, facilitandone l’avvolgimento
corretto. Per esempio una famiglia di proteine chiamate Hsp70 presenti in cellule
sottoposte a elevate temperature, si legano a regioni non ripiegate di un polipeptide,
ricche di amminoacidi idrofobici impedendo un ripiegamento non corretto.
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Cap.5
Le funzioni di molte proteine richiedono il legame di reversibile di altre molecole. Una
molecola unita reversibilmente a una proteina viene detta ligando. Un ligando può
essere qualsiasi tipo di molecola, anche una proteina. La natura transitoria del
legame proteina-‐ligando è fondamentale in quanto permette una risposta rapida e
reversibile a variazioni ambientali e metaboliche. Un ligando si lega ad un sito della
proteina detto sito di legame che è complementare al ligando stesso per forma,
dimensione, carica e carattere idrofobico. L’interazione è specifica: una proteina
può discriminare tra migliaia di molecole diverse presenti nelle vicinanze e legarne
solo una o poche. Il legame tra una proteina e un ligando induce una modificazione
conformazionale della proteina che in questo modo permette un legame più saldo e
duraturo con il ligando. Tale modificazione prende il nome di adattamento
indotto. Gli enzimi rappresentano un caso speciale di funzione proteica. Essi legano
e trasformano chimicamente altre molecole, ovvero catalizzano una reazione. Le
molecole su cui agiscono gli enzimi sono dette substrati e il sito che lega il ligando
viene detto in questo caso sito catalitico. L’esempio più utilizzato per spiegare il
concetto di legame reversibile fra ligando e proteina, è quello del legame fra
l’ossigeno e l’atomo di Fe presente nel gruppo prostetico eme. L’ossigeno è poco
solubile in acqua e quindi non può essere trasportato ai tessuti in quantità sufficienti
se è semplicemente disciolto nel plasma sanguigno. L’eme è costituito da una
struttura organica complessa ad anello, la protoporfirina a cui è legato un singolo
2+
atomo di ferro nello stato di ossidazione ferroso (Fe ).  
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