GENETICA: studio di come un progetto molecolare determina le funzioni di un organismo.
BIOLOGIA MOLECOLARE: spiega attraverso quali meccanismi il genotipo (informazione genetica) si
esprime nel fenotipo (aspetto esteriore e funzionamento/malfunzionamento). Studia come il genotipo
viene utilizzato per sviluppare il progetto, conservato per poterlo sempre applicare e duplicato per
trasmetterlo alle generazioni successive, tutto ciò sotto l’influenza anche dell’ambiente esterno.
PATRIMONIO GENETICO/GENOMA: insieme di informazioni genetiche (progetto) che permette ad ogni
struttura biologica di organizzare le proprie strutture e svolgere le proprie funzioni.
INFORMAZIONE GENETICA: deve essere:
-‐ Utilizzata: per sviluppare il progetto;
-‐ Conservata: affinché sia sempre possibile applicare il progetto;
-‐ Duplicata: per trasmetterla alle generazioni successive.
È contenuta negli acidi nucleici organizzati in:
-‐ DNA: acido deossiribonucleico che conserva e utilizza le informazioni e si trova nel nucleo, esso è
organizzato in cromosomi che sono formati a loro volta da piccoli pacchetti che contengono un
informazione chiamati geni (sequenza di DNA che contiene l’informazione necessaria per creare
una molecola biologicamente attiva). Dal DNA l’informazione è trascritta da una molecola di RNA
e tradotto in una proteina.
-‐ RNA: acido ribonucleico, si trova nel nucleo o nel citosol ed è coinvolto nei processi di utilizzo
delle informazioni, ne esistono 3 tipi:
ALLELE: una delle alternative in cui può presentarsi un gene
LOCUS: posizione occupata da un gene (in qualsiasi forma allelica) su un cromosoma
PATRIMONIO GENETICO:
-‐ Diploide: due diverse coppie per ogni cromosoma all’interno della cellula;
-‐ Aploide: una sola coppia cromosomica.
OMOZIGOTE: entrambi i cromosomi portano lo stesso allele del gene
ETEROZIGOTE: i cromosomi portano due alleli diversi dello stesso gene
In ogni organismo complesso, la comunicazione fra cellule è necessaria per coordinare le funzioni
cellulari a seconda di ciò di cui necessita l’organismo:
-‐ Cellule che producono molecole segnale:
Ormoni: si muovono nel sangue
• Mediatori extracellulari: si muovono nello spazio extracellulare
•
-‐ Cellule bersaglio che hanno recettori specifici sulle membrane. L’interazione fra i recettori e i
ligandi crea eventi intracitoplasmatici che attivano la risposta cellulare richiesta dal ligando.
LA CHIMICA DEL DNA:
NUCLEOTIDI: gli acidi nucleici sono polimeri dei nucleotidi e formano DNA e RNA.
Nucleotide: gruppo fosforico + zucchero + base azotata che si legano fra loro covalentemente.
-‐ Acido fosforico: acido forte, ha gruppi OH dissociati a pH fisiologico e si esterifica formando i
nucleotidi;
-‐ Zucchero: a 5 atomi di carbonio. Può essere deossiribosio (B-‐D-‐deossiribofuranosio del DNA) o
ribosio (B-‐D-‐ribofuranosio del RNA);
-‐ Basi azotate: ammine aromatiche eterocicliche e planari derivanti da purina e pirimidina.
Formano fra loro legami H e sono 5: Adenina, Timina, Guanina, Citosina e Uracile
Nucleoside: base azotata + zucchero legati da un legame N-‐glicosidico (gruppo OH C1 – N9 o N1)
Nucleotide: nucleoside + acido fosforico esterificato con C5 dello zucchero
Gli atomi degli anelli delle basi azotate sono complanari (tutti gli atomi sullo stesso piano).
I nucleotidi sono legati fra loro tramite ponti fosfodiestere fra –OH del C3 di uno e –fosfato del C5 del
nucleotide successivo.
DNA e RNA sono molecole asimmetriche perché terminano da una parte con il gruppo fosfato (5’) e
dall’altra con il gruppo OH (3’).
Le basi azotate sono A G T C per il DNA e al posto di T c’è U nel RNA.
Gli acidi nucleici sono polarizzati e asimmetrici perché:
-‐ Lo scheletro è formato da un’alternanza di fosfato e ribosio;
-‐ Le basi azotate sembrano gruppi funzionali perpendicolari allo scheletro;
-‐ Ogni acido nucleico ha due estremità 5’ fosforilata e 3’ libera;
-‐ Lo scheletro è idrofilico.
DNA: è la molecola responsabile della trasmissione dell’informazione genetica.
-‐ Nella seconda metà del ‘800 fu isolato dal nucleo di cellule animali un materiale a carattere acido
chiamato nucleina;
-‐ Nella prima metà del ‘900 una serie di esperimenti indicò che l’informazione genetica è
contenuta nel DNA;
-‐ Nel 1928 Griffith condusse esperimenti con diversi ceppi del batterio streptococco (R: non
virulenti, S: virulenti) e descrisse il fenomeno della trasformazione.
-‐ La prova definitiva che il DNA contenesse l’informazione genetica e che fosse il principio
trasformante venne dall’esperimento di Avery, McLeod e McCarthy nel 1944, in cui il materiale
proveniente da batteri virulenti uccisi trasferiva la virulenza a ceppi batterici non patogeniàla
molecola responsabile di ciò era il DNA.
STRUTTURA DEL DNA: regole di Chargaff:
-‐ Nella stessa specie cellule di tessuti diversi hanno uguale composizione del DNA
-‐ La composizione rimane costante nel tempo e nelle attività
-‐ A-‐T/U e C-‐G
-‐ Ogni specie ha una composizione in basi del DNA peculiare (Mammiferi: 40-‐45% GC;
Plasmodium: 15% GC; M.tubercolosis: 65% GC).
Dalla diffrazione a raggi X (tecnica che studia la struttura delle molecole) possiamo notare che il DNA è
un polimero elicoidale a due catene che procedono in direzione opposta.
1953: Watson e Crick modello di struttura tridimensionale del DNA:
-‐ Spiegava tutte le proprietà del DNA;
-‐ Permetteva l’ipotesi delle modalità di trasmissione dell’informazione genetica ai figli;
-‐ Due catene polinucleotidiche avvolte su un asse centrale ad elica destrorsa;
-‐ Scheletro: alternanza di gruppi fosfato e deossiribosio;
-‐ Parte interna occupata dalle basi azotate;
-‐ Formazione di scanalature e periodicità;
-‐ Le due catene sono antiparallele e con estremità opposte;
-‐ Le basi azotate delle due catene sono in sequenze complementari.
La molecola di DNA è composta da due catene polinucleotidiche avvolte ad elica destrorsa intorno ad un
asse maggiore.
Ci sono forze che influiscono sulla struttura del DNA:
-‐ Il DNA svolge le sue funzioni in ambiente acquoso
-‐ Le basi azotate sono insolubili in H2O
-‐ Le basi azotate sono in contatto fra loro per minimizzare il contatto con l’acqua
-‐ La regione esposta ad H2O è composta da gruppi fosfato e zuccheri
-‐ Stabilizzano:
Interazioni deboli idrofobiche da impilamento
• Legami H
•
-‐ Destabilizzano:
Interazioni elettrostatiche tra gruppi fosfato
• Cariche negative mascherate da ioni Mg2+ e proteine (istoni)
•
I gruppi funzionali delle basi azotate sono esposti a livello del solco maggiore (a coppie diverse
corrispondono gruppi esposti diversi).
Diverse classi di proteine sono in grado di interagire e leggere la struttura del DNA, ad una data
sequenza corrisponde una specifica proteina che interagisceàconcetto fondamentale nel processo di
utilizzo e conservazione del patrimonio genetico.
PROPRIETA’ CHIMICHE ESSENZIALI DEL DNA: il DNA è un acido a pH fisiologico, con carica negativa
(mascherata da interazioni con ioni Mg2+ e proteineàistoni) e gruppi fosfato dissociati. Ha una
struttura abbastanza stabile, la doppia elica può essere modificata destabilizzando i legami deboli che
mantengono la struttura e separando quindi i due filamenti. Il legame glicosidico che esiste fra base
azotata e zucchero difficilmente riesce ad essere rotto.
DENATURAZIONE DEL DNA: processo che porta alla separazione dei due filamenti. Avviene attraverso la
rottura dei legami idrogeno. Perché il DNA venga denaturato devono esistere le condizioni in cui i legami
H e i legami più deboli che uniscono le basi azotate non possono più esistere. Questi agenti denaturanti
sono:
-‐ pH estremi;
-‐ aumento della temperatura: la temperatura di fusione è la temperatura alla quale il 50% delle
molecole di DNA è denaturato, molecole ricche di CG denaturano a temperature più alte che
molecole ricche di AT.
La denaturazione è reversibile attraverso un processo altamente specifico (solo in condizioni adatte alla
riunione dei due filamenti complementari) detto rinaturazione (avviene abbassando la temperatura);
questo processo può essere applicato alla ricerca di molecole specifiche di DNA. La ricerca di molecole
specifiche si basa sull’uso di SONDE o PROBES: molecole di DNA marcate e riconoscibili utilizzate per
ricercare in campioni biologici sequenze a loro complementari (target), a cui si legano in opportune
condizioni. La lunghezza della sonda deve essere tale da assicurare la &nbs
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