La questione del romanzo di formazione e la sua relazione con il novel
Appare spesso nel primo capitolo di Moretti il termine Bildungsroman, termine tedesco che viene usato insieme al termine di romanzo di formazione (titolo del libro): “the way of the world, the Bildungsroman in the European culture “così va il mondo” - “il Bildungsroman nella cultura europea, romanzo che racconta come va il mondo”.
Differenza tra Bildungsroman e romanzo di formazione
Il Bildungsroman è il “Wilhelm Meister”, un genere storicamente coevo al romanticismo. È un sottogenere romanzesco del romanzo di formazione in epoca romantica. Anche se le condizioni del Bildungsroman negli anni del 1830, fuori dal periodo romantico, non ci sono più, si caratterizza per la felice integrazione fra un giovane e la società.
Il Bildungsroman, come il Wilhelm Meister e Pride & Prejudice (considerato un Bildungsroman femminile a tutti gli effetti), ha un happy ending tra il giovane che entra nel mondo con delle richieste, delle critiche, dei desideri e la società nella quale deve entrare. Esiste una fusione armonica. Anche Emma ha un happy ending. Ma se pensiamo ai romanzi dell‘800, come quelli di George Eliot o War and Peace, sono delle eccezioni con happy ending. Nella maggior parte dei romanzi, soprattutto francesi, l'importanza significativa nella nostra nozione di romanzo dell’800 è evidente.
Un romanzo come Le illusioni perdute di Balzac non ha un finale felice, come in Madame Bovary, che finisce con il suicidio della protagonista. Quindi, da una certa epoca in poi, storicamente di fine '800, i finali non sono sempre felici: l’ingresso del giovane in una società non è più un armonioso compromesso tra le due istanze, ma uno scontro, un’incomprensione che impedisce un’armonica fusione, e produce un ending che è unhappy, con degli scontri.
Dopo l’epoca d’oro del Bildungsroman, quando la Bildung produceva un ingresso armonico nella società, non si parla più di Bildungsroman, che è il genere di epoca romantica. Tuttavia, secondo la tesi di Moretti, il modello del romanzo di formazione sottende a una grandissima parte di romanzi ottocenteschi, anche senza un finale felice, fino alla fine dell’800 e inizio ‘900. In quel periodo, nei romanzi non c’è più il processo del giovane che cresce e diventa adulto e socializza felicemente, ma piuttosto rappresentano giovani che non vogliono entrare nel processo di socializzazione o nel mondo degli adulti.
Ma finché c’è il rapporto io-mondo (società), gli elementi fondamentali del romanzo, la struttura di un io giovane che deve imparare a conoscersi e che cerca la sua vocazione, rimangono. È un genere fondato sul fatto che il giovane è un “essere in formazione”, egli attraverso diverse esperienze nel rapporto col mondo adulto, può sperimentare come nel Wilhelm Meister un’identità artistica o cominciare a fare scelte che escludono delle possibilità (e.g. scegliere il corso di laurea, ma ancora non sappiamo quale lavoro faremo). Come in Robinson, il giovane deve imparare da solo; suo padre, madre o principio di autorità non deve decidere per lui la carriera giusta. Ma la risposta di Robinson è un no, perché la sua vocazione e il suo desiderio sono altri.
Logica del Bildungsroman
Possono essere esperienze considerate come errori, perché si rischia; però, dopo aver fatto varie esperienze, l’ingresso nella vita adulta comporta, di necessità, una chiusura delle possibilità. Quindi, le tante possibilità e possibili identità sono la condizione della giovinezza, la quale condizione deve per forza chiudersi in una scelta.
Se ad un certo punto un giovane d’oggi decide che fa un impiego, si può sempre cambiare idea, dipende dalla società dove vive, ma ha fatto una scelta. Quando inizia a fare un lavoro che ha scelto magari fra due, le possibilità si sono ristrette. L’ingresso nella vita adulta comporta per necessità una scelta di una professione ma anche un’autodeterminazione in quanto si ha capito cosa si vuol fare.
Il capitolo di Emma riguarda i romanzi di Jane Austen come romanzi di formazione al femminile, in cui la questione fondamentale per l’ingresso alla vita adulta è il matrimonio (anche il romanzo maschile, il Bildungsroman, si conclude con un matrimonio), in quanto comporta una scelta con la quale ci si lega ad una persona o ad una presa di coscienza della propria identità (Emma che capisce chi ama e che l’ha amato da sempre), quindi le possibilità si restringono, perché nella giovinezza si cambiano amori. Quindi, la formazione è anche la scoperta di chi si ama.
La cosa importante, come in Emma, non è il punto d’arrivo (che è fondamentale) ma il processo. In Emma, lei comincia a conoscere il mondo, entra in una relazione sociale, fa delle esperienze da sola, sbaglia, cambia, riflette e capisce che alla fine capisce che la persona che ama è Mr Knightley. Il processo è il lato della freccia che lega l’io con la società, con il mondo.
Passa per questo rapporto anche una dialettica di classe: Emma è una giovane interessata al nuovo, mentre Mr Knightley rappresenta la cultura della vecchia Inghilterra. Ci sono dei personaggi di mezzo; è ovvio che altri personaggi che molto più di Emma rappresentino il nuovo (Mrs. Elton aveva desiderio di progredire socialmente, innalzandosi; anche Mr. Elton, ma Emma no). Questi personaggi sono portatori di gusti, culture, modi di vedere il mondo. Per Jane Austen, questa storia è la sua occasione di raccontarci quali erano le visioni del mondo che esistevano tra i giovani nell’Inghilterra del tempo.
Nel Bildungsroman, il giovane fa il suo ingresso nella società; c’è una dialettica tra i due principi: autodeterminazione e socializzazione. Io entro in un mondo con cui mi metto in relazione; il quale mi aiuta a fare una scelta, anche se poi mi accorgo che è sbagliata e la correggo. Nella gioventù, c’è l’apertura alle possibilità che ti permette la conoscenza, se il principio culturale fondamentale non è più l’autorità della tradizione ma è l’individuo che da solo decide della propria vita. L’esperienza è fondamentale perché senza questa non puoi conoscere il mondo.
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