Bilancio e informazione esterna d'impresa
Riassunti per la preparazione all'esame
Programma del corso
Obiettivi formativi: Il corso ha come obiettivo quello di illustrare i contenuti e le modalità di applicazione dei Principi Contabili Internazionali IFRS-IAS, operando anche un confronto con i principi nazionali OIC.
Programma sintetico del corso:
- Le diverse nozioni di capitale e di reddito.
- La nozione di reddito e di capitale alla base degli IAS-IFRS.
- Il Conceptual Framework IASB/FASB.
- Analisi e commento dei principali principi contabili internazionali (IAS 1,2,7,11,12,16,17,18,20,21,23,27,28,32,36,38,39,40, IFRS 1,3,10,11,12,13).
Testi per la preparazione dell'esame
1) A. Magistro: Profitto: prove di dialogo tra economisti ed aziendalisti, Giappichelli, 2011. (solo sezione seconda).
2) IFRS-IAS (ufficial textbook).
3) Materiale messo a disposizione dal docente.
Testi per la preparazione dell'esame per coloro che non frequentano:
A. Magistro, Profitto: prove di dialogo tra economisti ed aziendalisti, Giappichelli, 2011 (solo sezione seconda).
B. IFRS-IAS (ufficial textbook). E a scelta, uno dei seguenti testi:
- A. F. Dezzani, PP. Bianconi, D. Busso, IAS/IFRS, Manuale, Ipsoa, 2014;
- AA.VV., Il bilancio secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS, Giappichelli, 2013.
Nozioni di reddito
IASB e suo funzionamento
- IAS 1: Presentazione del bilancio
- IAS 2: Rimanenze
- IAS 7: Redazione del rendiconto finanziario
- IAS 8: Principi contabili, cambiamenti delle stime contabili ed errori
- IAS 11: Commesse a lungo termine
- IAS 16: Immobili, impianti e macchinari
- IAS 17: Leasing
- IAS 20: Contributi pubblici
- IAS 23: Oneri finanziari
- IAS 27: Bilancio separato
- IAS 28: Partecipazioni in società collegate
- IAS 32: Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio
- IAS 36: Impairment test (riduzione durevole di valore delle attività)
- IAS 38: Attività immateriali
- IAS 39: Strumenti finanziari
- IAS 40: Investimenti immobiliari
- IFRS 3: Aggregazioni aziendali
- IFRS 5: Attività non correnti possedute per la vendita e attività operative cessate
- IFRS 10: Bilancio consolidato
- IFRS 11: Accordi di compartecipazione
Il programma di bilancio e informazione esterna d’impresa si riduce ad un discorso sui Principi Contabili Internazionali (PCI): IAS/IFRS. Gli IAS, emanati da un gruppo di professionisti contabili IASC (International Accounting Standards Committee), fin dal 1973 sono stati il primo tentativo di standardizzazione mondiale delle regole contabili. Successivamente (dopo il 2005) gli IAS prendono la nuova denominazione di IFRS (International Financial Reporting Standards).
Un modo per analizzare questi principi è:
- Esaminarli uno a uno;
- Vedere cosa prevedono tali principi e dunque vedere cosa prevede lo IASB (International Accounting Standards Board: l'organo incaricato di emanare i principi contabili);
- Quali siano le finalità di tali principi;
- Mettere in evidenza le differenze con la normativa civilistica (PCN: c.c. e OIC) ovvero indagare quelli che sono gli aspetti di differenziazione più importanti (i PCI non si differenziano completamente in tutto dai PCN né dalle norme del c.c.).
Il bilancio secondo l'art. 2423 del c.c.
Si compone di alcuni documenti fondamentali:
- Prospetto di stato patrimoniale: mette in evidenza il patrimonio/capitale dell’azienda in un certo momento; il capitale è chiamata grandezza stock proprio perché determinata con riferimento ad un momento particolare che è la chiusura dell’esercizio (si considera un periodo amministrativo che di solito coincide con l’anno solare: dal 01/01 al 31/12), anche se sappiamo che le scritture di assestamento, in seguito alle quali poi si arriverà al bilancio, non vengono fatte entro il 31/12 ma dopo. Entro il 30/04 bisogna convocare l’Assemblea per l’approvazione del bilancio (il c.c. ci dice che entro 4 mesi, prima dell’approvazione del bilancio, quello che non è ancora il bilancio, bensì solo un progetto di bilancio, deve stare presso la sede della società perché i soci possano prenderne visione e deve esserlo già 15 giorni prima e quindi il 15/04; o nei 15 giorni precedenti a tale data (30/03) il progetto di bilancio deve essere presentato all’organo di controllo (Collegio Sindacale) che farà gli opportuni rilievi e redigerà la relativa relazione. Quindi alla fine si hanno 3 mesi di tempo per preparare il progetto di bilancio che poi diventerà bilancio solo dopo l’approvazione; in questi 3 mesi il contabile deve:
- "Scritture a nuovo", ovvero tutto ciò che riguarda le operazioni dal 01/01 che vengono fatte e che dunque riguardano l’anno in corso;
- "Scritture a vecchio", cioè quelle riguardanti il bilancio che ancora si sta preparando e quindi tutto ciò che va ad interessare i saldi del 31/12 (il CDA si riunisce per prendere delle opportune delibere per decidere, ad esempio, come valutare le rimanenze di magazzino, i brevetti, ecc.. e sulla base di queste delibere si faranno delle scritture).
Lo SP è il primo documento in cui si mette in evidenza una grandezza stock (il capitale al 31/12): per determinare questo capitale (nelle sue attività e passività) vengono effettuate più scritture contabili, durante i 3 mesi, che sono solo l’atto finale di un processo valutativo del CDA che delibera intorno a questi argomenti.
Lo SP comprende il capitale lordo/attività raggruppate secondo delle macroclassi, al cui interno vi sono altre successive classificazioni. Queste attività vengono suddivise, valutate, raggruppate secondo 4 criteri:
- Del rigiro: fisso (o immobilizzato) che costituisce un attivo a lungo rigiro; occorrono più anni prima che il capitale torni sotto forma monetaria; ad esempio:
- Il recupero del costo degli impianti avverrà in un certo numero di anni indirettamente, attraverso la vendita dei prodotti finiti;
- Il magazzino, che rientra nell'attivo circolante/corrente, ruota più volte, anche durante gli stessi 12 mesi.
- Della natura dei crediti, che possono essere:
- Nell’attivo immobilizzato crediti di finanziamento: li troviamo (meglio non dire crediti a lungo termine in quanto ad esempio potremmo avere crediti a breve che però rinegoziamo continuamente e quindi che possono diventare a medio e lungo termine).
- Nell’attivo circolante crediti di funzionamento: li troviamo (cioè quelli commerciali).
- Della liquidità: indicare se il credito risulti entro/oltre i 12 mesi.
- Della destinazione: indica ciò che vogliono fare gli amministratori di un investimento. Ad esempio una società ha degli investimenti in titoli che scadono fra 10 anni:
- Se vogliono mantenere questi titoli perché rendono bene, questi li troveremo nell’attivo immobilizzato (nelle immobilizzazioni finanziarie);
- Se questi titoli la società li vuole vendere li mette nell’attivo circolante;
Quindi il criterio che ci dice dove inserire ad esempio questi titoli non è il criterio che si basa sulla natura visto che si tratta sempre degli stessi titoli ma riguarda la destinazione e quindi ciò che ne intendono fare gli amministratori. Anche per quanto riguarda le passività abbiamo delle macroclassi:
- Nella macroclasse A, troviamo il PN con tutte le sue sub-categorie (CS, Riserve legali, statutarie e altre, l’utile o la perdita d’esercizio);
- Nella macroclasse B, troviamo i Debiti, TFR, Fondi rischi e oneri, Ratei e Risconti Passivi (i debiti vanno messi tutti insieme, non abbiamo una suddivisione).
Lo SP previsto dallo IAS 1 (il principio che si occupa della presentazione del bilancio) utilizza un unico criterio: l’attivo/passivo verranno suddivisi in corrente/non corrente (criterio completamente diverso e più semplice rispetto alla normativa nazionale).
IN SINTESI, lo SP è la rappresentazione del capitale/grandezza stock, determinata in un certo momento (al 31/12) e costituito di un elenco di attività (ovvero di risorse a disposizione dell’azienda materiali, immateriali e finanziarie) e di passività (ovvero attraverso i debiti che gravano su queste attività). Nelle attività, tra le immobilizzazioni immateriali, si possono trovare anche dei costi ad utilità pluriennale (costi R&S, di pubblicità, di impianti e di ampliamento, altri); diversamente nei PCI è vietato capitalizzare questi costi e possiamo trovare eccezionalmente i costi di sviluppo: dunque, non solo è differente il modo di aggregare le attività/passività ma, a seconda che prendono a riferimento i PCN o PCI, è differente anche quello che ci può stare e che non ci può stare al loro interno, nel senso che alcune voci che possiamo trovare in un bilancio redatto secondo la normativa civilistica non possono trovarsi in uno SP redatto secondo i PCI perché vietate.
2. Prospetto di conto economico: secondo lo schema del c.c. ha una struttura scalare in cui abbiamo alcuni aggregati, risultati parziali: Il C/ECO procede con alcuni aggregati parziali e consente un’analisi del risultato (utile o perdita) disaggregato che ci permette di vedere ad esempio:
- Quanto di quel reddito dipende dalla gestione ordinaria;
- Quanto dipende dalla gestione finanziaria;
- Quanto da quella straordinaria, ecc..;
Il C/ECO previsto dai PCI è completamente diverso strutturalmente: vanno a confluire delle voci che la normativa contabile nazionale e il c.c. vietano (differenza di impostazione importante); infatti c’è un’idea del reddito chiamata "Comprehensive Income", ovvero di un reddito complessivo in cui vanno a confluire tutta una serie di componenti che sono molto importanti e che determinano la differenza sostanziale tra il risultato economico che emerge da un bilancio redatto con i PCI ed uno redatto secondo i PCN;
IN SINTESI, il C/ECO ci serve a determinare il risultato economico ma questo reddito viene determinato in modo diverso nel nostro c.c. rispetto al modo in cui viene determinato se ci muoviamo nell’ambito dei PCI (che prevedono divisioni e categorie differenti).
3. Nota integrativa: è un documento descrittivo, la cui funzione è quella di spiegare, interpretare, permettere di “decodificare” le cifre riportate in bilancio inserite nelle varie classi, voci, ecc..; in NI troviamo tutte le spiegazioni che hanno poi avuto come sintesi quella cifra che noi troviamo in bilancio. Dunque:
- Se abbiamo tra le Immobilizzazioni Materiali la voce macchinari, in NI troviamo il costo originario, il tipo di amm. utilizzato (e quindi il criterio di amm. utilizzato, se a quote crescenti, costanti, decrescenti, variabili), ecc..;
- Tra le immobilizzazioni, troveremo la voce macchinari e sotto troviamo F. amm.;
- In NI troviamo gli acquisti dell’anno, le vendite dell’anno, le eventuali rivalutazioni;
La NI ci permette di capire se:
- Quei macchinari li abbiamo acquistati, li abbiamo costruiti in economia, se è stata fatta un’operazione di permuta o leasing;
- Ho capitalizzato interessi passivi o oneri accessori (spese di trasporto, di installazione) sui finanziamenti che abbiamo ottenuto per comprare quel macchinario;
Quindi in NI ci troviamo la spiegazione di come siamo arrivati a quelle cifre.
IN SINTESI, la NI ci dice tutto ciò che c’è da sapere sulle varie voci/cifre inserite in bilancio ed è importante proprio perché leggere il dato solo in valore assoluto ci dice poco.
4. Relazione sulla gestione: non è un documento di bilancio, bensì è un documento che “correda” il bilancio (aggiunge informazioni ma non è bilancio.). È obbligatoria tale relazione ed è molto importante in quanto al suo interno vi sono molte informazioni importanti che serve fornire all’esterno;
5. Rendiconto finanziario (Cash Flow Statement): documento che pur non essendo obbligatorio è caldamente consigliato dai PCN e rappresenta un prospetto dei cash flow (obbligatorio nei PCI). Anche qui tra le diverse normative si vede una differenza perché si ritiene che sia indispensabile, per le società quotate di grandi dimensioni e di grande impatto, avere un documento in cui si evidenziano i flussi monetari (cash flow).
Quindi il bilancio, sia quello del c.c. sia quello redatto secondo i PCI, mette in evidenza 2 grandezze economiche:
- Il capitale (grandezza stock): va “a fotografare” il patrimonio inteso in un certo modo al 31/12 (anche se poi praticamente, abbiamo visto che la sua preparazione avviene con le informazioni e le delibere nei 3 mesi successivi alla chiusura dell’esercizio, ovvero entro il 30/03).
- Il reddito di esercizio (grandezza flusso): (che ricaviamo dal C/ECO) si forma dunque attraverso le varie componenti (positive e negative) che emergono dalle operazioni che vengono svolte durante l’anno (dal 01/01 al 31/12) ed evidenzia il risultato economico di esercizio.
Una cosa importante da dire è che il reddito, che noi leggiamo in un bilancio redatto secondo il c.c., ha un significato completamente diverso dal reddito che noi leggiamo in un bilancio redatto secondo i PCI: le regole e i criteri di valutazione che troveremo nei PCI sono diversi per cui ciò sta a significare che se facessimo un bilancio di una stessa società, prima non quotata (c.c.) e poi quotata (PCI), ci rendiamo conto che il risultato che emerge dai due C/ECO calcolati seguendo le due diverse discipline contabili può essere completamente differente. Ciò accade perché in realtà esistono diverse nozioni di reddito, a seconda che si utilizzino dei criteri/regole diverse per poterlo determinare: il c.c. dall’altra parte i PCI hanno un’idea diversa di quello che è il risultato di esercizio, che lo conduce a risultati differenti.
Ad esempio: La Daimler era una società che voleva quotarsi alla borsa di New York e facendo il bilancio secondo le direttive contabili aveva un utile mentre rifacendo il bilancio secondo un’altra normativa contabile risultava in perdita; quindi cambiando la normativa si giungeva al risultato opposto.
Nel momento in cui si è pensato prima di fare il mercato unico europeo e poi un’integrazione ancora più stringente, per favorire gli scambi tra i vari Paesi membri, è logico che bisognava arrivare ad linguaggio contabile comune, a dei sistemi contabili uniformi: nel senso che il modo in cui si faceva il bilancio in Italia doveva essere uguale, o quantomeno equivalente, a quello che si faceva in Germania, Francia, ecc.. Quindi si è pensato di fare un’armonizzazione a livello europeo: cioè i bilanci dei paesi membri dovevano essere, se non proprio uguali (visto che era difficile vincere tutte le resistenze dei vari Paesi), quantomeno equivalenti.
Le direttive contabili Europee più importanti sono:
- La IV direttiva contabile: sul bilancio d’esercizio è che nel linguaggio delle direttive europee vengono dette sui “conti annuali”;
- La VII direttiva contabile: sui bilanci consolidati.
In Italia la direttiva comunitaria è stata recepita nel '91 (siamo stati l’ultimo paese a recepire le direttive Europee) e da quel momento recependo ciò si è andati a cambiare il c.c. Quindi le norme del c.c. che leggiamo adesso sono norme che sono state redatte dopo che c’è stata l’emanazione della direttiva e che quindi rendono il nostro bilancio equivalente a quello degli altri paesi europei; anche i PCN si sono adattati a tali direttive. Dunque il corpo di regole che abbiamo oggi per le società non quotate è equivalente a quello degli altri Paesi; si è fatta quest’operazione importante di armonizzazione a livello europeo.
Dunque, si pose il problema di fare in modo che le società europee che volevano quotarsi nei mercati internazionali venissero ad essere sottoposti ad una normativa che potesse essere riconosciuta a livello internazionale. L’UE aveva 2 possibilità:
- Adottare i principi contabili americani: visto che questi erano adottati anche da altri paesi e avendo gli USA una certa influenza sul panorama mondiale, adottando questi principi in qualche modo si sarebbe raggiunta un'armonizzazione che, sebbene non proprio globale, venisse riconosciuta negli USA e in altri Paesi che adottavano questi principi contabili; i principi americani sono chiamati “rule-based”, cioè basati su regole, nel senso che vanno ad analizzare ciascuna fattispecie di operazione e dettano regole precisissime su ciascuna fattispecie;
- Adottare i PCI: emanati da un organismo nuovo: IASB (International accounting standard Board). Quest’organismo stava emanando un corpo di principi contabili riconosciuti a livello internazionale ma che si differenziavano un po’ da quelli statunitensi perché quelli emanati da questo “Standard Setter” erano basati sui principi e non sulle regole; i principi IAS sono chiamati “principle based”, cioè erano basati su principi nel senso che, più che analizzare ogni singola fattispecie, dettavano dei principi di carattere più generale.
In realtà l’Europa pensò che adottare dei principi contabili americani (US GAAP) avrebbe significato in qualche modo far sì che vi fosse una dominanza di un altro paese (in cui queste regole erano state emanate) in Europa. Ciò avrebbe voluto dire che l’Europa non avrebbe dovuto far nulla ma semplicemente doveva adottare i principi contabili americani per quelle società quotate, ovvero anche in mercati al di fuori dell’UE.
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