Teoria del bilancio
Nel bilancio d’esercizio vi sono tre tipologie di quantità: quantità di misura, stimate e quantità astratte.
Tipologie di quantità nel bilancio
Una quantità di misura può essere misurata in modo oggettivo (ad esempio nel bilancio la voce “cassa”).
Una quantità stimata viene valutata per comodità ed economicità in base a ipotesi soggettive ma può essere anche misurata esattamente in modo oggettivo (ad esempio nel bilancio la voce “rimanenze”).
Una quantità astratta è una quantità variamente configurabile in funzione di diverse ipotesi valutative tutte teoricamente possibili e applicabili. Fondamentale quindi è la scelta del criterio valutativo da applicare (ad esempio nel bilancio la voce “ammortamenti”).
Reddito di esercizio
Il reddito di esercizio è una quantità astratta che dipende dal fine del bilancio e dai criteri generali e particolari di valutazione. Il fine del bilancio coincide con il significato che si vuole dare al reddito di esercizio. Da esso discendono i criteri generali e particolari di valutazione. Secondo la divisione di Onida esistono due tipologie di fini.
Secondo il Fine α il reddito di esercizio è indicatore delle condizioni più o meno favorevoli incontrate dalla gestione.
Secondo il Fine β il reddito di esercizio è indicatore di economicità. Il conto economico indica il reddito medio.
L’economicità si basa sull’equilibrio economico e sull’adeguata potenza finanziaria.
Equilibrio economico d’esercizio
Equilibrio economico d’esercizio → Ricavi Totali = Costi totali + Remunerazione congrua
Remunerazione congrua = i1 + i2 + i3
Elementi della remunerazione congrua
- i1 = tasso per il puro investimento
- i2 = tasso di rischio del capitale investito
- i3 = eventuale tasso per il lavoro imprenditoriale
La potenza finanziaria rappresenta la capacità in azienda in ogni momento gestionale di soddisfare gli impegni assunti. La potenza finanziaria individua le risorse finanziarie necessarie per soddisfare convenientemente e continuativamente gli impegni assunti. Deve rispondere alle condizioni minime del fabbisogno finanziario che nasce dalle eccessive uscite rispetto alle entrate (Potenza Finanziaria ≥ Fabbisogno Finanziario).
I soggetti destinatari del bilancio
I soggetti destinatari del bilancio possono essere interni o esterni all’impresa. Tra i soggetti interni possono essere interessati al bilancio i manager, il soggetto economico, i dipendenti. I soggetti interessati esterni possono essere i creditori, i finanziatori, gli azionisti, i concorrenti, lo Stato, gli analisti finanziari, i clienti.
Funzione del bilancio
Il bilancio può essere concepito come uno strumento passivo, ovvero come una resa di conto che risulta essere più facilmente comparabile con altri bilanci, oppure come uno strumento attivo al servizio della gestione, ovvero come uno strumento di politica aziendale.
Condizioni per la sopravvivenza dell’impresa
Le condizioni per la sopravvivenza dell’impresa, che permettono il mantenimento del ruolo del manager, sono due:
- Distribuire i dividendi normali e consueti mantenendo il valuation ratio a livello di sicurezza;
- Effettuare gli investimenti indispensabili mantenendo il leverage a livello di sicurezza.
Dividendi normali e consueti
I dividendi normali e consueti sono i dividendi che devono essere distribuiti in linea con quelli offerti dal mercato e con quelli distribuiti in passato dall’impresa. I destinatari dei dividendi sono gli azionisti, se i dividendi non fossero in linea con quelli offerti nelle altre aziende del settore gli azionisti si ritirerebbero dall’impresa vendendo le proprie azioni, cosa che farebbero anche nel caso in cui i dividendi diminuissero sempre di più rispetto a quelli precedentemente distribuiti dalla stessa impresa.
Valuation ratio ≥ 1 → Livello di sicurezza
All’interno dell’impresa risulta necessario l’equilibrio dei dividendi che devono essere normali e consueti in modo da mantenere al livello di sicurezza il valuation ratio.
Investimenti indispensabili
Gli investimenti indispensabili sono quegli investimenti necessari che permettono all’impresa di rimanere sul mercato.
C.C./C.N. ≥ 1
La leva finanziaria o leverage misura l’indebitamento. Se il valore della leva finanziaria è minore di 1, il capitale è maggiore del prestito. Se il valore della leva finanziaria è maggiore di 1 si crea un imbarazzo finanziario. La soglia di pericolosità che crea un allarme finanziario è per valori maggiori o uguali a 2. Se si supera la soglia aumentano i rischi per i creditori e i finanziatori e per l’impresa; il rischio è anche economico in quanto ci saranno interessi più alti sui finanziamenti e sui crediti che portano a una maggiore rigidità del conto economico causando possibili oscillazioni dei dividendi.
Fine α
Secondo il fine α il reddito di esercizio è indicatore delle condizioni più o meno favorevoli incontrate dalla gestione.
Postulati di α
- Il criterio del tempo fisico
- La neutralità del bilancio
- La costanza dei criteri di valutazione
- La non unitarietà della gestione
- L’imputazione dei costi e ricavi in base a elementi oggettivi
1) Tutti gli esercizi amministrativi sono uguali indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali e politiche incontrate in un dato momento temporale. Un effetto di tale postulato è la costanza delle quote di ammortamento.
2) Il bilancio è una resa di conto e non deve perciò risentire della discrezionalità degli amministratori. Il bilancio è uno strumento passivo che permette ai terzi di conoscere il risultato dell’azienda senza che gli amministratori possano incidere su di esso.
3) Non possono essere modificati i criteri valutativi da un esercizio al successivo. La costanza può essere vista da un punto di vista formale o sostanziale. La costanza sostanziale ci dice che bisogna mantenere il livello dell’informazione e dell’informativa. La costanza formale ci dice che bisogna rigidamente mantenere gli stessi criteri senza possibilità di deroghe. Nel fine α genericamente si fa riferimento alla costanza formale.
4) In α si considera ogni anno separatamente; non si considerano i legami fra costi e ricavi e non si considera la programmazione pluriennale.
5) I ricavi sono di competenza dell’esercizio se realizzati ossia se sussistono due condizioni fondamentali: sono relativi a beni e servizi prodotti nell’anno; è avvenuto il trasferimento di proprietà che viene stabilito da norme giuridiche.
I costi si dividono principalmente in: costi variabili e costi fissi. I costi fissi a loro volta si suddividono in costi comuni pluriennali anticipati e costi fissi d’esercizio.
I costi variabili si imputano in funzione della quantità prodotta. I costi fissi d’esercizio si imputano all’esercizio in cui si manifestano. I costi comuni pluriennali anticipati che corrispondono a beni a utilità pluriennale vengono ammortizzati.
Esercizio sull’applicazione del fine α in data 11/10/11
Criteri particolari di valutazione del fine α
Costi comuni pluriennali anticipati
Per i costi comuni pluriennali anticipati (ad esempio impianti o macchinari) vanno valutati il valore iniziale del bene (Vo), il valore finale del bene (Vt), la durata dell’ammortamento (t) e la quota di ammortamento (q). Questi risultano essere elementi importanti da considerare nel momento della redazione del bilancio d’esercizio.
Il bene può essere acquisito da terzi e quindi il suo valore iniziale viene valutato secondo il costo d’acquisto.
Vo=Costo fattura+ Oneri accessori
Gli oneri accessori sono oneri necessari a rendere il bene operativo all’interno dell’azienda. Il valore iniziale del bene secondo il costo d’acquisto è oggettivo e quindi si conforma alle regole di mancanza di discrezionalità previste per il fine α.
Il bene a utilità pluriennale può essere prodotto all’interno dell’impresa e quindi la valutazione si attiene al costo di produzione. I costi di produzione possono essere diretti o indiretti; sussistono diverse configurazioni di costi di produzione:
- Costo materie prime + Costo manodopera diretta = COSTO PRIMO
- + Oneri diretti industriali + Quota oneri indiretti industriali = COSTO DI PRODUZIONE O INDUSTRIALE
- + Quota di costi di ricerca e sviluppo + Quota costi amministrativi + Quota costi di distribuzione + Quota oneri finanziari + Quota oneri fiscali + Oneri diretti non industriali = COSTO COMPLESSIVO
- + Interessi figurativi sul capitale proprio = COSTO ECONOMICO TECNICO
Il fine α utilizza come costo di produzione il costo complessivo. In questa configurazione di costo si trovano una parte di costi diretti, determinabili oggettivamente, e una parte di costi indiretti che potrebbero essere condizionati dalla discrezionalità delle scelte effettuate. Tale discrezionalità dei costi indiretti è eliminata dal fine α che stabilisce un unico criterio di valutazione basato sulla proporzionalità dell’impianto con l’attività dell’azienda.
Esercizio su valutazione del valore iniziale del bene prodotto dall’impresa secondo la configurazione del costo complessivo per il fine α in data 12/10/11
Quota di ammortamento
Per il fine α ci sono due teorie dell’ammortamento:
- Affermare che tutti gli esercizi amministrativi sono uguali vuol dire imputare quote di ammortamento costanti;
- Affermare che tutti gli esercizi amministrativi sono uguali vuol dire imputare quote costanti dell’intero costo legato al bene da ammortizzare.
Elementi dell’intero costo legato al bene:
- Le quote di ammortamento (x);
- Gli oneri di manutenzione (z) che hanno andamento crescente nel tempo;
- Gli oneri finanziari (y) che hanno andamento decrescente nel tempo.
Poiché si imputano agli esercizi quote costanti dell’intero costo dato dalla somma di x, y e z, se y + z è costante allora si imputeranno quote di ammortamento (x) costanti nei vari esercizi. La prima teoria risulta essere quindi un caso particolare della seconda. Se y + z è decrescente la quota di ammortamento x è crescente. Rimane perciò sempre costante l’intera quota dei costi del bene nei diversi esercizi mentre la quota di ammortamento può essere costante, crescente o decrescente a seconda dell’andamento della somma degli altri due elementi y e z. Nel fine α sono quindi possibili quote di ammortamento anche non costanti. Tuttavia la non completa prevedibilità degli oneri crea un problema nel metodo basato sul fine α che tende a eliminare la discrezionalità nei procedimenti.
Il fine α stabilisce vari criteri matematici per determinare le quote di ammortamento crescenti o decrescenti come il Metodo Cole. Secondo il metodo Cole bisogna determinare qx ovvero la quota base secondo la formula:
Vo − Vn qx = 1 + 2 + ... + n
Dove Vo è il valore finale del bene, Vn il valore finale e n è la durata. Una volta determinata la quota base sarà determinata ad altra grandezza a seconda del tipo di piano di ammortamento desiderato.
Esempio Metodo Cole in data 17-10-2011
Rimanenze
I criteri di valutazione particolari di α riguardano anche le rimanenze (di prodotti, di merci, di semilavorati). Per quanto riguarda le rimanenze sussistono tre punti fondamentali:
- Definizione della quantità in rimanenza;
- Definizione di costo e ipotesi di scarico del magazzino;
- Valore di presumibile realizzo delle rimanenze.
Questi sono tre parametri indispensabili per valutare le rimanenze.
- Il primo parametro, la quantità in rimanenza, viene misurato in modo oggettivo; non ci sono quindi problemi valutativi.
- Per il costo si fa un rinvio alla disciplina dei costi comuni pluriennali anticipati. Infatti si può avere un costo di acquisto e un costo di produzione. Il costo d’acquisto è oggettivo e non crea problemi valutativi derivando da terzi soggetti. Il costo di produzione invece si identifica con il costo complessivo in maniera identica ai costi comuni pluriennali anticipati.
Le ipotesi di scarico del magazzino nascono dai problemi valutativi che sorgono per quei beni che si usano in modo continuativo nell’azienda. Sussistono quattro ipotesi:
- Lifo (Last in first out): l’ultimo entrato è il primo a uscire ovvero le ultime merci comprate sono le prime a essere usate nel processo produttivo.
- Fifo (first in first out): le prime a entrare sono le prime a uscire.
- Hifo (highest in first out): escono prima quelle col prezzo maggiore.
- Cmp (costo medio ponderato)
Il fine α ritiene che non ci sia un gran margine di discrezionalità nel lasciare la scelta del criterio da usare in quanto il criterio deve poi essere utilizzato costantemente per tutti gli esercizi successivi. L’andamento e le relazioni fra le ipotesi risentono dell’andamento dell’inflazione. Ad esempio se c’è inflazione Lifo < Fifo.
- Il valore di possibile realizzo consiste nel prezzo delle rimanenze dopo la chiusura dell’esercizio. Le rimanenze devono essere valutate con il valore minore fra il costo preso in considerazione secondo l’ipotesi utilizzata e il valore di presumibile realizzo. Se il prezzo atteso è minore del costo, la rimanenza deve essere valutata tramite il valore del presumibile realizzo.
Esercizio sulle valutazione delle rimanenze secondo il fine alfa in data 26/10/11
Fine β
Secondo il fine β il reddito è indicatore di economicità. Il conto economico indica quindi il reddito medio.
Postulati generali del fine β
- Criterio del tempo economico
- Unitarietà della gestione
- Valutazione a sistema
- Programmazione pluriennale
- Influenza della dinamica dei costi (o dei ricavi) per poter evidenziare il reddito medio (perequazione dei redditi).
1 – Gli esercizi amministrativi non sono tutti uguali ma sono influenzati dalle condizioni economiche, sociali e politiche incontrate.
2 - I costi sono collegati a tutti i costi e ai ricavi. I ricavi sono collegati con tutti i ricavi e con i costi. Gli esercizi sfavorevoli sono collegati agli esercizi favorevoli e spesso ne costituiscono il presupposto.
3 – Alla valutazione elemento per elemento deve seguire una valutazione del progetto nel suo complesso con un’ottica di medio lungo periodo.
4 – Si valutano i costi e i ricavi in un arco temporale ampio.
5 – Influenzare la dinamica dei costi e dei ricavi per poter evidenziare il reddito medio, che è il reddito che descrive l’economicità, non deve essere interpretato come “politica di bilancio” ma come strumento necessario per raggiungere il fine.
Esercizio applicazione del fine β in data 17/10/2011
Fine β criteri particolari di valutazione
Esistono due fasi valutative:
- Fase A in cui gli elementi sono valutati singolarmente;
- Fase B in cui gli elementi sono valutati a sistema. La fase B presenta due sottofasi:
- Fase B1 che riguarda la verifica dell’esistenza della congrua remunerazione;
- Fase B2 in cui si ha la perequazione dei redditi e quindi l’evidenziazione del reddito medio.
Se la congrua remunerazione non è presente non si può passare alla fase B2 ma si deve prima prendere opportuni provvedimenti che daranno luogo alla procedura del risanamento che porta alla svalutazione dei CCPA.
Gli elementi valutati possono essere: elementi attivi a realizzo diretto o indiretto e gli elementi passivi. Gli elementi passivi sono valutati al valore di presunta estinzione. Gli elementi attivi a realizzo diretto sono quelli che tornano direttamente in moneta ottenendo il correlativo ricavo come le rimanenze. Questi elementi vengono valutati in prima approssimazione con il valore di presunto realizzo.
Gli elementi attivi a realizzo indiretto sono quelli che tornano indirettamente in moneta attraverso il procedimento dell’ammortamento come ad esempio i costi comuni pluriennali anticipati. Questi elementi vengono valutati facendo riferimento al concetto di capacità di ammortamento ovvero il massimo valore che i costi comuni pluriennali anticipati possono avere in β.
Nel fine β una volta valutato il valore iniziale Vo dei CCPA si deve effettuare un’ulteriore riflessione, che segna il passaggio alla fase B, calcolando la capacità di ammortamento calcolata come differenza tra la capacità di reddito e la congrua remunerazione. La capacità di reddito è calcolata come la differenza tra margine lordo e costi fissi d’esercizio.
Esercizio applicazione del fine β con tre casi. Il caso in cui la capacità di ammortamento copre esattamente i CCPA; il caso in cui la capacità di ammortamento è minore dei CCPA e si avvia la procedura del risanamento e il caso in cui la capacità di ammortamento è maggiore dei CCPA e si hanno remunerazioni più che congrue in data 18/10/2011.
Valutazione delle rimanenze
Secondo il fine β le rimanenze vengono valutate...
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