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Il libro e le sue evoluzioni attraverso i secoli

Nel 1951 il nuovo medium per eccellenza era la televisione, e i “telelibri” immaginati da Asimov sostituivano lo schermo alla carta; un decennio dopo c’è stato un tentativo di questo genere, il VERAC903, una macchina per la lettura. La rivoluzione gutenberghiana e la diffusione della stampa sono i fattori della diffusione della riforma protestante, che propone l’idea della lettura individuale della Bibbia. Il libro per eccellenza, la Bibbia, è nato quando c’erano ancora tavolette in argilla e rotoli, e solo secoli dopo, ha assunto la forma di codex, ossia libro rilegato.

La diffusione della rete internet e dei personal computer ha offerto nuovi supporti, la pagina è sostituita dallo schermo e i caratteri si trasformano in bit. Il passaggio da oralità a scrittura è la prima rivoluzione dei supporti e forme di trasmissione della conoscenza; il passaggio dal volumen al codex, ossia dal rotolo al libro, è la seconda rivoluzione; la terza rivoluzione è quella gutenberghiana; la quarta rivoluzione è proprio questa: dal libro si passa al mondo elettronico. La tesi fondamentale è che il supporto del testo, chiamato “interfaccia di lettura”, ha un ruolo centrale nell’evoluzione della lettura.

Interfacce di lettura e fruizione dell'informazione

Un’epigrafe funebre romana del II sec. a.C. recita: “Straniero, ciò che ho da dirti è poco: fermati e leggi”. Il testo è rivolto al passante e lo invita a soffermarsi e a leggere, promettendogli che sarà breve. La lapide è fissa, non può spostarsi: il testo inciso su pietra è legato alla pietra stessa e al posto in cui è collocata; la lettura richiede un avvicinamento del lettore al supporto del testo. Gli strumenti che ci aiutano a interagire col mondo che ci circonda hanno funzione di mediazione fra noi e il mondo, e sono considerati delle “interfacce”.

Il libro ha avuto un’enorme diffusione, perché è di facile lettura, e di trasporto, è economico, resistente, e comodo nella forma, è funzionale nell’impaginazione. Nel libro si può parlare di specializzazione delle interfacce, per esempio, la differenza fra tascabili e libri da scrivania, la differenza fra formati, tipi di carta, organizzazione tipografica, e così via; un altro esempio, è in ambito informatico, nella differenza fra interfacce hardware (la tastiera, lo schermo, il mouse) e interfacce software (menu, icone, finestre, pulsanti).

Si possono distinguere: interfaccia fisica, e organizzazione logica dell’informazione sull’interfaccia. Il problema è classificare le situazioni di fruizione dell’informazione, e la distinzione più immediata è: lean forward; lean back; secondaria; in mobilità. La prima, la lean forward, è quella in cui si è “protesi in avanti”, ossia si scrive, si studia, si lavora al pc, ed è caratterizzata da un uso attivo dell’informazione, si assorbono le informazioni, le si elaborano e le si modificano. È anche il caso di quando si è per esempio seduti sul divano, ma si sta giocando ad un videogioco, la fruizione non è rilassata, si è comunque protesi in avanti.

La lean back è la fruizione rilassata, ossia “appoggiati all’indietro”, per esempio in poltrona, quando si legge un romanzo, o si guarda un film; è tipica della televisione e del cinema. L’informazione in questo caso viene assorbita in background, in posizione secondaria, e l’attenzione dell’utente non è assorbita completamente dall’informazione, ma è in una sorta di background. Può anche essere il caso di uno studente che ascolta una lezione con in un orecchio un auricolare dell’MP3 con cui ascolta musica; si legge il giornale mentre si ascolta la radio o la tv.

Le situazioni di mobilità invece sono più avanzate: per esempio si ascolta il lettore MP3 sull’autobus, o in metropolitana, si legge un libro sul treno, si telefona camminando o si ascolta la radio in macchina: l’attenzione dell’utente è impegnata in minima parte e può concentrarsi sul canale informativo. I casi di fruizione secondaria sono rari: il libro tende ad assorbire la maggior parte dell’attenzione, quindi è difficile leggere e dedicare attenzione nello stesso momento ad un’altra risorsa.

La distinzione fra lean forward e lean back è un prodotto storico: vi è differenza fra lettura intensiva, tipica dell’età dal Medioevo al 18° sec., in cui i libri erano pochi e quindi venivano riletti spesso ad alta voce; la lettura estensiva, tipica del 19° e 20° secolo, con un mercato editoriale in rapida espansione, che porta ad una maggior disponibilità di libri, periodici e quotidiani.

L'evoluzione e il significato del libro

Cos’è un libro? L’etimologia è dal greco, biblion, latino liber e derivati, ossia l’oggetto fisico usato come supporto della scrittura; il biblos era il papiro egiziano, il liber la pellicola fra la corteccia e il tronco di un albero; il termine libro col passare del tempo si associa quindi ad una raccolta rilegata di pagine a stampa. Il libro però non è solamente oggetto fisico, ma anche un oggetto testuale astratto, caratterizzato dall’uso di un codice linguistico, e da una certa lunghezza. L’idea di libro come medium culturale che è un insieme di oggetto fisico, testuale e prodotto commerciale è tipica del tempo di oggi.

L’IFLA = Federazione internazionale delle associazioni bibliotecarie ha esposto in un documento, con acronimo FRBR, le entità con le quali hanno a che fare i bibliotecari. I FRBR non parlano di libri, o opere, ma entità del gruppo 1 (non solo libri, ma anche musiche, film, opere teatrali, ecc.), non parlano di autori, ma di entità del gruppo 2 (persone ed enti); le entità del gruppo 3 sono i soggetti.

Il racconto di Hoffman e l'immaginazione del libro

Nel racconto di Hoffman del 1819, “La scelta della sposa”, vengono narrate le avventure di una giovane fanciulla, Albertina; è corteggiata da 3 personaggi, il primo avanti negli anni, pedante, bibliofilo, incubo dei bibliotecari, è il segretario della cancelleria Tussman, che segue i consigli del libro “Sapienza politica” di Thomasius, un trattato diffuso nel 18°secolo; il secondo è un giovane, Edmondo, pittore romantico, il solo che ami veramente Albertina e che è difatti ricambiato; il terzo è l’avido e ripugnante barone che ha potere e denaro. La scelta finale viene fatta attraverso un sorteggio gestito dall’orafo Lorenzo, deus ex machina della storia, un uomo misterioso e quasi tendente alla stregoneria.

Ai 3 pretendenti vengono mostrati 3 scrigni chiusi, uno solo di questi contiene il ritratto della fanciulla, e chi lo sceglierà, la avrà in sposa. Il giovane Edmondo gioisce visto che trova il ritratto di Albertina, il barone invece trova una lima fatata, capace di limare oro da una moneta senza consumarla mai. Il segretario Tussman invece trova un libricino rilegato in pergamena, con le pagine bianche, e con un foglietto con delle parole. L’orafo gli dice che ha trovato il tesoro più prezioso che esiste: gli propone di pensare ad un libro che gli piace, e Tussman pensa al “Compendio di Saggezza” di Thomasius. Guarda in tasca e trova effettivamente il libro di Thomasius; sotto consiglio dell’orafo, ripone il libro in tasca, e ripensa ad un libro, “La guerra musicale” di Beer.

Riguarda in tasca e ci trova anche questo libro, e l’orafo gli dice che per mezzo del libro trovato nello scrigno, ora ha a disposizione la più ricca e completa biblioteca del mondo, di tutti i tempi, e che si può anche portare in giro facilmente. Il libretto con le pagine bianche si tramuta di volta in volta nel libro che Tussman vorrà leggere. A questo punto i due che hanno perso dimenticano Albertina e godono dei loro nuovi regali.

Il libro elettronico: evoluzione e sfide

Il libro elettronico, o e-book, è sia il dispositivo fisico usato per leggere un testo elettronico (detto reading device), sia il testo elettronico in sé. Una definizione univoca però, ancora non esiste. La “tesi dell’ubiquità dell’e-book nell’ambiente elettronico” dimentica che un libro non corrisponde solo al modello di organizzazione testuale, ma anche allo strumento fisico. Il solo testo elettronico di per sé non andrebbe considerato un e-book: bisogna che ci siano interfacce adeguate, strumenti portatili, leggeri, poco stancanti per la vista, capaci di alta risoluzione, buona resa dei colori, privi di cavi e fili elettrici, non costosi e non fragili.

La “tesi della radicale eterogeneità di libro a stampa e media digitali” è altresì radicale e per giustificarla si usano due punti: le interfacce sono scomode, stancanti e incapaci di avere la stessa ergonomia di un libro a stampa; la possibilità dei media digitali di realizzare modelli lontani da quello chiuso e lineare del libro a stampa. L’evoluzione tecnica d’altronde è rapidissima: i lettori per e-book come il Kindle di Amazon o il Nook di Barnes & Noble, i tablet della Apple offrono già una interfaccia comoda più del classico monitor.

Perché vengano realizzati dei libri elettronici, bisogna che ci siano delle condizioni: la vitalità della testualità scritta, lineare, e lo sviluppo delle interfacce di lettura capaci di avvicinarsi all’ergonomicità di un libro a stampa. Eco e Nunberg sostengono pressoché la stessa tesi: perché un libro elettronico possa essere considerato libro, deve essere capace di imitare le caratteristiche del libro a stampa, deve quindi rispondere al requisito di mimeticità. I due non cadono nel tranello di considerare lo schermo del computer come unica interfaccia di lettura possibile.

Viene elaborato anche il requisito di autosufficienza: la reazione di un utente davanti a una interfaccia scomoda (come lo schermo del computer) è di cercare di cambiare interfaccia. L’utente non deve sentire il bisogno di stampare quel che sta leggendo. In questo senso un libro elettronico è: in forma testuale si riallaccia al libro come testo strutturato, esteso, compiuto, codificato e organizzato per una facile lettura lineare e chiara; in forma della fruizione può essere usato con interfacce di lettura e dispositivi adatti ad una lettura agevole.

Le tesi di Eco e Nunberg sollevano dei dubbi: le interfacce attualmente disponibili sono inadatte alla lettura normale; il requisito di mimeticità assicura che le interfacce saranno virtualmente indistinguibili da un libri, in un futuro prossimo. La conclusione potrebbe essere che il problema del libro elettronico, sia un falso problema: in ogni caso si continuerà a leggere. I dispositivi di lettura devono affrontare la sfida di poter leggere testi tradizionali in forme nuove e modi nuovi.

Profezie di dispositivi di lettura del futuro

Asimov non è l’unico ad immaginare dispositivi di lettura futuribili: nel 1948 Heinlein inserisce nel romanzo “I cadetti dello spazio”, una prefigurazione dei cellulari, un dispositivo che proietta sui banchi degli studenti i loro libri di testo. Nel 1961 Lem scrive “Ritorno dall’universo”, in cui i libri del futuro sono affidati a due curiosi dispositivi, gli optoni e i lectoni, simili ai lettori per e-book di oggi. Il protagonista è un astronauta, torna sulla Terra dopo un viaggio per lui durato 10 anni, ma per la Terra durato oltre un secolo. La libreria è un laboratorio elettronico, i libri sono come cristalli e per leggerli si deve usare un optone, un dispositivo simile a un libro, con una sola pagina, fra le copertine. Toccandola, sopra compai...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosy988 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Montecchi Giorgio.
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