Giorgio Montecchi - Fabio Venuda - Manuale di biblioteconomia
Capitolo 1. Dal libro alla biblioteca
1. Il libro
Il libro fa parte di quell'insieme di oggetti talmente familiari e presenti alla nostra esperienza quotidiana da non aver bisogno di nessuna definizione particolare. La forma del libro non è sempre stata quella che noi oggi conosciamo. Nell'antichità i libri non erano aperti o chiusi, ma srotolati o riavvolti. Erano infatti costituiti da rotoli di papiro che il lettore svolgeva davanti a sé. Solo nell'età tardo antica si diffuse un nuovo modo di costruire i libri, assembrando e cucendo più fogli, piegati in due, di pergamena ma anche di papiro, e più tardi, prevalentemente di carta.
2. Per una fenomenologia del libro: il supporto fisico e il testo
Il testo è costituito da un supporto fisico (papiro, pergamena, carta) e da un testo scritto da conservare e da trasmettere nel tempo e nello spazio. Allo stesso modo in cui la voce traduce in suoni le idee e i pensieri, il libro e la scrittura li traducono in segni fisici, tali da rimanere immutati nel tempo e da essere percepiti dalla vista, e ritornare così, attraverso gli occhi, a stimolare e a suggestionare la mente umana, stabilendo con essa un circuito di comunicazione interattiva. Il libro presenta dunque una natura bivalente.
3. Le procedure analitiche della comunicazione scritta
Il tipo di comunicazione attivato dal libro avviene principalmente attraverso gli occhi. La trasmissione delle idee e la formazione dei concetti è infatti mediata dai processi di scrittura e di lettura, che privilegiano la vista sugli altri sensi. La scrittura scompone il testo in periodi, in frasi, in parole, in sillabe e in singole lettere alfabetiche. La lettura riaggrega le parole, le frasi e i periodi per percepirne le idee e i concetti e i discorsi. Tutto ciò comporta una sequenza nello spazio e nel tempo.
La ricomposizione del testo sulla pagina grazie alla scrittura manoscritta o a stampa, e la sua lettura per recuperarne concetti e idee da trasmettere alla mente hanno abituato gli uomini di lettere a organizzare i propri pensieri secondo procedure analitiche e a esporli secondo scansioni spaziali e temporali. Tutto ciò non è avvenuto senza esiti di vasta portata nella formazione dalla nostra società, soprattutto a partire dall'invenzione della stampa.
4. Il libro nella realtà internazionale
Grazie alla scrittura, ai libri e alla lettura si stabiliscono tra gli uomini relazioni e rapporti che oltrepassano le barriere del tempo e dello spazio. Nasce da queste relazioni intellettuali una sorta di comunità che, pur contando al suo interno cittadini di patrie e fedi differenti e lontane, trova nel libro un forte elemento di coesione, di confronto e di dialogo.
Le infinite relazioni stabilite tra gli uomini della scrittura e della lettura definiscono lo spazio e i confini di una realtà che nulla ha da invidiare, per vivacità e concretezza, ai rapporti allacciati nell'esistenza quotidiana. I libri costituiscono il substrato fisico e il veicolo di una realtà che potremmo chiamare intenzionale, nel senso che partecipa della natura più intima e profonda dell'uomo. La comunicazione scritta entra perciò di diritto tra gli strumenti che consentono all'uomo di rapportarsi agli altri uomini.
5. Il libro e la memoria
Come la zappa, come ci insegna Jorge Luis Borges, è il prolungamento della mano dell'uomo, allo stesso modo il libro non è altro che il prolungamento dell'intelletto e della mente di chi desidera comunicare il proprio pensiero a grandi distanze e nel tempo a venire. Il libro diviene in tal modo una estensione della memoria. Il testo scritto rimane fissato sulla pagina, pronto a sfidare i secoli e a far dialogare fra loro, generazione dopo generazione, uomini di tutte le epoche e di tutti i continenti.
La scrittura e il libro, partecipi della dimensione intenzionale dell'uomo, svolgono in questo ambiente una funzione in tutto simile e parallela a quella della memoria. Il desiderio di potenziare la capacità di ricordare aveva assillato gli uomini fin dai tempi più lontani. I ritmi melodici e la stessa scrittura ebbero anche il compito non marginale di offrire un valido supporto alla memorizzazione e alla recitazione orale dei testi. Accanto a queste forme furono anche approntate specifiche tecniche mnemoniche che consentivano di registrare i testi sui meccanismi stessi della mente umana.
L'applicazione di queste tecniche mnemoniche poggiava sui meccanismi interni della mente umana, e non durava oltre il breve spazio dell'esistenza individuale. Al superamento di questa barriera contribuirono sia la scrittura sul papiro o sulla pergamena, sia l'incisione dei testi sulla pietra. Il libro a stampa, grazie alla diffusione in centinaia e in migliaia di esemplari e grazie alle alte probabilità di sopravvivenza nei secoli, è diventato fin dal suo primo apparire il principale artificio al servizio della memoria.
Negli ultimi cento anni nuove tecnologie e nuovi strumenti hanno affiancato il libro in questo compito di esteriorizzazione della memoria umana: radio, cinema, televisione, fotografia, cd-rom, videocassette, basi di dati e tutte le altre novità che si affacciano sulla scena dei media a ritmo quasi quotidiano.
6. Il libro e la lettura
Alla nascita del libro concorrono, accanto all'autore, numerose persone variamente impegnate nella sua produzione: i copisti, i rubricatori e i miniatori per i manoscritti; gli stampatori, gli editori, i grafici e gli illustratori per i libri a stampa. Ciascuno di essi contribuisce, con la sua arte specifica, a rendere il libro uno strumento unitario di comunicazione, che parla al lettore un suo specifico linguaggio filtrato attraverso il testo, la scrittura, i caratteri, la veste grafica, e tutti gli altri segni di cui il libro è portatore.
Nella comunicazione orale la voce e la sua intonazione danno sostanza e corpo alle parole; nella comunicazione libraria queste stesse funzioni sono assolte dal libro e dalla sua configurazione fisica. Le scelte tipografiche hanno dunque un peso notevole non solo nel determinare la distribuzione del testo sulla pagina, l'aspetto esteriore e la fisionomia del libro, ma soprattutto nello scandire i ritmi e i tempi della lettura. Questa infatti non può essere ridotta né a una pura decodificazione di segni fisici, né a una astratta comunicazione intellettuale; essa comporta sempre una giusta proporzione tra i contenuti e le forme del testo, da una parte, e la cultura e le abitudini grafiche del lettore dall'altra.
7. Le tre epoche della circolazione libraria
Alle tre grandi epoche scandite dai diversi modi della produzione libraria corrispondono, grosso modo, tre diverse fasi nella circolazione dei libri: quella del libro manoscritto, quella del libro a stampa antico e quella del libro moderno. Il passaggio da una fase all'altra non è mai immediato, né senza interferenze o sovrapposizioni. Il libro a stampa, ad esempio, si impose compiutamente solo ai primi del 1500 e una cospicua quantità e varietà di libri scritti a mano continuò a sopravvivere anche nei secoli per gli usi più diversi presso fasce di lettori non solamente marginali o clandestine.
8. La committenza libraria nella circolazione manoscritta
Nell'età del libro manoscritto la vicinanza spirituale tra l'autore e il lettore era resa fisicamente percettibile dalla stessa distribuzione degli spazi della pagina in cui, attorno al testo, erano lasciati ampi margini bianchi per quelle che erano vere e proprie testimonianze di lettura: per le glosse, per i commenti, per le esposizioni e per ogni forma di annotazione che volesse apporvi anche l'ultimo dei lettori.
La circolazione del libro manoscritto seguiva sempre percorsi di natura personale e individuale che trovavano la loro forma privilegiata nella committenza del libro da parte di chi desiderava leggerlo e possederlo. Nella maggior parte dei casi la proposta di pubblicazione aveva il suo centro di iniziativa non a monte della produzione libraria, come nel fenomeno ben noto della circolazione editoriale, ma a valle: dalla parte cioè del dotto, del letterato, dell'abate, e di quanti allora si trascrivevano o si facevano trascrivere codici per la loro personale lettura, per quella dei subalterni, o semplicemente per la loro biblioteca.
9. L'avvento dell'editoria libraria nell'età della stampa
La gran quantità di libri immessi sul mercato dopo l'intervento della stampa ha fatto spostare l'iniziativa e la proposta di pubblicazione a monte della produzione libraria, nella mente di chi decideva di stampare o di far stampare un'opera in un grandissimo numero di copie da collocare presso un vasto pubblico. Preclusa la possibilità di lasciare traccia della propria esperienza di lettura negli spazi della pagina riservati al testo e alla scrittura, le legature, cioè l'abito esterno dei singoli esemplari non ancora irreggimentati in un'unica veste editoriale, rimasero l'unico campo aperto all'azione e ai gusti del singolo lettore.
La circolazione a stampa, divenuta più anonima e standardizzata di quella manoscritta, allargava in compenso il proprio raggio di azione fino a comprendere l'intera comunità dei dotti sparsi in tutti gli angoli della vecchia Europa. Ma al di sotto del commercio ad ampio raggio, che vedeva i libri spostarsi in continuazione per terra e per mare da una nazione all'altra, erano attivi migliaia di altri piccoli canali di circolazione e di consumo, più limitati ma non per questo meno intensi, tra regione e regione e tra città e città.
10. Il libro contemporaneo e l'editoria
Tra XVII e XVIII secolo la produzione libraria aumentò considerevolmente. Inoltre cominciarono allora ad apparire le prime pubblicazioni periodiche che nel giro di alcuni decenni avrebbero modificato l'intero quadro della circolazione libraria in Europa e nel Nuovo Mondo. L'introduzione delle macchine tipografiche nel corso dell'800 favorì ulteriormente la diffusione dei giornali, ormai emancipati nella forma e nella scrittura dei testi dall'aspetto, pienamente librario, che avevano nei secoli precedenti.
A partire dall'unificazione italiana si sono avvicinati alla scrittura, alla lettura e al libro nuovi strati della popolazione con il conseguente aumento della circolazione libraria. Accanto a quelle tradizionali nascono ora nuove case editrici, specializzate nelle cosiddette pubblicazioni popolari, giungono un gran numero di lettori non professionisti e distribuiti in tutte le classi sociali. Il centro principale dell'editoria è ormai Milano dove sono attivi, accanto a moltissimi altri, Sonzogno, Treves, Vallardi.
Un'ulteriore accelerazione si ha nei primi decenni dei 1900 quando vengono gettate le basi dell'attuale struttura editoriale italiana grazie all'attività di alcuni grandi editori, tra i quali possiamo qui ricordare, Mondadori, Laterza ed Einaudi. Si sono inoltre affermate nuove società che hanno legato le loro principali fortune alla pubblicazione di giornali di grande tiratura, e si è assistito alla nascita di una nuova editoria, non più legata esclusivamente alla carta stampata ma ai moderni mezzi di comunicazione di massa, tra i quali la televisione sta assumendo un ruolo dominante.
11. Il libro e la biblioteca
Nel corso degli ultimi 100 anni la diffusione dell'alfabetizzazione e della scolarità ha fatto sì che il pubblico dei lettori si estendesse fino a comprendere, virtualmente, l'intera comunità nazionale. Fin dal secolo scorso, accanto ai tradizionali canali del commercio librario e alle tradizionali strutture bibliotecarie erano sorte, per iniziativa di privati, di associazioni e anche di autorità pubbliche, librerie circolanti o gabinetti di lettura che avevano il compito di facilitare l'accesso ai libri e ai giornali alla gran massa, sempre in aumento, dei nuovi lettori. A ridosso di queste iniziative e col pensiero rivolto alle classi più deboli, cominciarono a sorgere, specialmente nelle aree in cui si stavano affermando i primi processi di industrializzazione, piccole biblioteche, comunemente dette popolari che, ai primi del 1900, sotto l'egida della Federazione delle biblioteche popolari, costituirono, di fatto, nonostante le ampie sacche di resistenza rimaste impenetrabili, la prima grande rete nazionale di pubblica lettura. La parabola, in seguito conclusa, delle biblioteche popolari, lasciò libero campo, negli ultimi due decenni, al sorgere di biblioteche pubbliche nella maggior parte dei comuni italiani.
Capitolo 2. La biblioteca pubblica
1. Il manifesto UNESCO sulle biblioteche pubbliche
Il libro oltre ad essere uno strumento fondamentale di comunicazione tra gli uomini ha anche costituito uno dei fattori principali nel processo di crescita della società umana quale via storicamente privilegiata per l'accesso alla conoscenza e al sapere. Il Manifesto dell'UNESCO del 1995 pone un accesso libero e senza limitazioni alla base di ogni sua considerazione sulla biblioteca, la quale appunto deve rendere prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione: non solo di quella libraria ma in qualsiasi forma o su qualunque supporto essa sia registrata.
I due elementi speculari che servono a definire concettualmente la natura pubblica della mediazione bibliotecaria sono: l'accesso libero e senza limitazioni a ogni genere di sapere da parte degli utenti; quindi, sul versante della biblioteca, la pronta disponibilità di tutte le sue raccolte librarie e documentarie, nonché di tutte le risorse informative consentite dalle nuove tecnologie. Dall'esigenza di garantire il libero accesso ai servizi e la piena disponibilità delle raccolte nelle biblioteche pubbliche, si fanno spesso derivare la gratuità dell'uso di queste biblioteche e il conseguente finanziamento da parte delle amministrazioni nazionali o locali.
2. La generalità, la gratuità e la contemporaneità
Comunemente, quando parliamo in Italia di biblioteca pubblica, non possiamo prescindere dai testi, ormai canonici, di Virginia Carini Dainotti, alla quale si attribuisce il merito di aver proposto, nell'immediato dopoguerra, l'apertura di biblioteche pubbliche, non sull'esempio delle gloriose popolari degli inizi del 1900, ma secondo parametri concettuali e modelli operativi giunti a maturità in area anglosassone.
In tempi a noi più vicini si è soffermato sulla pubblicità delle biblioteche, cioè sul loro carattere pubblico, Luigi Crocetti. Questi propone di cercare la pubblicità della biblioteca nella sua attività, cioè non in connotazioni di tipo istituzionale ma in caratteristiche strettamente funzionali. Individua tre caratteri principali: la generalità, che nasce dal fatto di essere la biblioteca di tutti i cittadini di una comunità; la gratuità, garantita almeno nei servizi fondamentali, poiché la diffusione della cultura non è tanto un vantaggio individuale quanto piuttosto un bene dell'intera società; la contemporaneità, che affida alla biblioteca pubblica il compito primario di soddisfare le attuali esigenze di lettura dei cittadini della comunità.
L'esempio proposto della biblioteca pubblica di NY, la più grande del pianeta ma anche la più attenta alle specifiche esigenze di ricerca dei singoli, sembra rendere ancora più incerta la risposta a questi interrogativi, purché non si ritenga la pubblicità della biblioteca un attributo di natura indivisibile, tale cioè da realizzarsi totalmente in ogni biblioteca pubblica senza diminuzioni o esclusioni di nessun tipo.
3. La pubblicità è attributo indivisibile
Per fondare su solide basi la pubblicità della biblioteca, Alfredo Serrai ha fatto ricorso a un assioma etico: a quello secondo cui tutti gli uomini hanno il medesimo diritto a coltivarsi e a progredire intellettualmente. La biblioteca pubblica è chiamata ad apprestare gli strumenti bibliografici necessari a soddisfare questa esigenza fondamentale. Viene così spostato il problema dal mondo delle cause e degli effetti a quello dei fini. Serrai individua poi nell'eclissarsi di questo imperativo morale una delle ragioni fondamentali della frammentazione e dello svilimento delle biblioteche, ridotte a non vedere nulla al di là delle tecniche catalografiche e dei limiti contingenti, imposti dalla specializzazione delle raccolte librarie, e dalle particolari e attuali esigenze dei propri utenti.
4. Le tre funzioni biblioteconomiche
L'azione della biblioteca pubblica trova la sua piena attuazione negli infiniti servizi che pone in essere per rispondere, nel migliore dei modi, alle molteplici e mutevoli esigenze dei lettori e degli studiosi. Le richieste del pubblico che si presenta in biblioteca possono essere riunite in tre grandi gruppi, a seconda degli scopi che gli studiosi o i semplici lettori si propongono. Tradizionalmente essi infatti si presentano o per soddisfare un bisogno di lettura, o per assolvere a una necessità di studio, o infine, per rispondere a specifiche esigenze di ricerche. Lettura, studio e ricerca possono essere considerati i tre nuclei principali di aggregazione degli interessi di quanti si rivolgono ai servizi delle biblioteche pubbliche. A queste esigenze di base possiamo far corrispondere, all'interno della biblioteca, tre diverse funzioni biblioteconomiche: di lettura, di studio e di ricerca.
Oggi forse si potrebbe aggiungere accanto al bisogno di lettura, anche quello, non meno basilare e fondamentale, di informazione. A seconda del prevalere di ciascuna di queste tre funzioni sulle altre, con la ovvia conseguenza di privilegiare di volta in volta i servizi bibliotecari afferenti a ciascuna di esse, le biblioteche pubbliche presentano una fisionomia orientata principalmente o alla pubblica lettura, o allo studio scolastico e universitario, oppure alla ricerca scientifica ed erudita. Si parla in tal caso di biblioteche di pubblica lettura, di biblioteche di studio e di ricerca.
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