La nascita della comunicazione scientifica moderna
Nel marzo del 1610 viene stampato a Venezia il "Sidereus Nuncius" di Galileo Galilei, in 550 copie, inviate dallo stesso Galileo ai signori di diversi stati e agli studiosi; lo stile è conciso, la stampa e l'invio sono stati rapidi e tempestivi. Da qui inizia la comunicazione scientifica moderna.
Evoluzione della comunicazione scientifica
Dalla pubblicazione di Garfield alla Open Access Initiative
Nel 1955 viene pubblicato sulla rivista Science un articolo di Garfield: egli descrive un metodo per fornire agli studiosi uno strumento di lavoro basato sul collegamento fra citazioni bibliografiche negli articoli di periodici. Nel 2002 a Budapest ha inizio la Open Access Initiative: questa segna la nascita ufficiale di un movimento mondiale, il movimento Open Access che ha lo scopo di rendere la letteratura scientifica accessibile e di rimuovere le limitazioni di accesso.
Le scoperte di Galileo e il "Sidereus Nuncius"
Galileo a gennaio del 1610 si trova a Venezia e scrive a Belisario Vinta, primo ministro del Granduca di Toscana: nella lettera Galileo gli annuncia le scoperte astronomiche effettuate con il cannocchiale, ossia la scoperta dei 4 pianeti di Giove e l'intenzione di mandare alla stampa il resoconto. Nel marzo dello stesso anno il "Sidereus Nuncius" viene stampato in 550 copie, a Venezia, nella tipografia di Tommaso Baglioni, e poco dopo, Galileo invia al Granduca una copia dell'opera ed un cannocchiale, e invia una lettera a Belisario Vinta in cui si scusa per la stringatezza dell'opera, stampata in tutta velocità, e scritta mentre era in corso la stampa, per non farsi rubare da altri la scoperta grandiosa, e che altri la pubblicassero prima di lui. La volontà è quella di diffondere la conoscenza sull'opera, ossia i risultati della ricerca col cannocchiale, a quante più persone possibile.
La nascita della peer review e l'importanza della scienza moderna
In Galileo si trovano le basi dei valori della scienza moderna: il rigore del metodo, la verificabilità dei dati e dei risultati, ottenuta grazie alla pubblicità, alla stampa, alla diffusione del metodo, e la priorità della scoperta. L'opera è scritta in un linguaggio asciutto ed essenziale, in latino, la lingua franca dell'epoca, in 24 fogli, delle dimensioni di un articolo di rivista scientifica odierna, e raccoglie tutte le osservazioni e dimostrazioni, corredate anche di disegni.
L'evoluzione delle pubblicazioni scientifiche
Nel 1665 la rivista "Philosophical Transactions" diventa uno strumento di comunicazione fra studiosi, filosofi, cittadini, in cui vengono scambiate le idee, i risultati delle ricerche, in uno stile asciutto e preciso. In questa rivista vi è una novità: la valutazione qualitativa della validità della ricerca, o peer reviewing, che ha la funzione di validare e riconoscere il valore scientifico di una ricerca, tramite la valutazione di altri studiosi. Nell'800 vi è una grande diffusione di riviste scientifiche, e si sviluppa la bibliografia statistica.
Lo sviluppo della scientometria e degli indici di citazione
La scientometria
La scientometria è la disciplina dello stesso Garfield, che si occupa di misurare, analizzare e valutare la scienza: si avvale di misurazioni quantitative, come l'analisi biometrica, e di metodi che valutano la scienza qualitativamente, come il peer reviewing. Da qui poi si svilupperanno anche l'infometrica e la web metrica (o cyber metrica).
L'indicizzazione delle citazioni e l'Impact Factor
Negli anni '50 negli USA la ricerca scientifica è in massima evoluzione: l'industria chimica si sta sviluppando molto, gli strumenti e i sistemi iniziano a diventare insufficienti e quindi è necessaria una nuova strategia. Garfield sa di questa necessità ed elabora un sistema di indicizzazione, che si fonda sul conteggio dei riferimenti bibliografici nei lavori scientifici pubblicati nelle riviste in un tot di tempo: si esamina quindi quante volte un articolo e il suo autore sono stati citati negli anni, in genere 2, successivi alla pubblicazione. Il "Citation Index" di Garfield in origine prende ogni articolo pubblicato in un numero ristretto di riviste, di ambito medico e chimico; ogni articolo viene identificato con un codice numerico formato da 2 parti: un numero che identifica la rivista e un numero progressivo dato arbitrariamente agli articoli. Poi vengono create delle schede in cui sono registrati il codice dell'articolo, una scheda per ogni articolo citato, l'indicazione se questo articolo citato era un contributo originale O, una rassegna R o un abstract A. le schede vengono ordinate con i codici degli articoli, ottenendo così delle raccolte di schede che indicano quante volte un articolo fosse stato citato; il tutto viene preparato per la stampa dell'indice delle citazioni in forma di volume, e poi codificato su schede perforate.
Journal Impact Factor e nuove metriche
Nel 1961 questo metodo porta alla pubblicazione del "Genetics Citation Index". I problemi non mancano: la selezione delle riviste significative per disciplina, ossia si doveva aumentare il numero delle riviste prese in esame, onde evitare l'esclusione di articoli rilevanti. Il problema si connette quindi al trovare dei criteri adatti per individuare le riviste rilevanti: problema risolto tramite l'uso dello stesso metodo del Citation Index, applicato però per le riviste, invece che per gli articoli. Si giunge così al "Journal Citation Index". Si determina anche il JIF = Journal Impact Factor, il calcolo di questo parametro viene elaborato così: in primis viene rilevato e calcolato il numero delle citazioni in un determinato anno, negli articoli delle riviste rilevanti; il numero viene diviso poi per il numero totale degli articoli pubblicati nella rivista negli stessi due anni. Ora i dati relativi al JIF sono pubblicati nel "Journal Citation Report" (JCR), disponibile in 2 edizioni, per le riviste delle scienze matematiche, fisiche e naturali, biomediche e tecnologiche, e per le riviste delle scienze sociali e umanistiche. Questo JIF aveva creato un gruppo ristretto di riviste prestigiose che pubblicavano in lingua inglese, concentrate negli USA e controllate da un ristretto gruppo di editori. Ma le altre riviste in altre lingue, che comunque potevano essere rilevanti, erano lasciate fuori.
L'Impact Factor però può essere manipolato, in primo luogo con il fatto che un ricercatore sceglie di pubblicare su riviste tra quelle fondamentali; la comunità scientifica ha elaborato altri fattori come l'EigenFactor, il portale SCI Mago, l'H-Index, l'EERQI. L'EigenFactor è sviluppato nell'ambito di un progetto del Dipartimento di Biologia dell'Università di Washington, ed ha lo scopo di valutare l'influenza delle riviste scientifiche, usando il progetto Network Theory, o Teoria delle Reti (lo stesso di Google, che lo usa per il ranking delle pagine web). Il portale SCI Mago è sviluppato dalla collaborazione fra università spagnole, con lo scopo di ottenere una rappresentazione in ambito ibero americano, ed usa la base dati bibliografica Scopus. Rispetto all'EigenFactor, SCI Mago può ottenere oltre al grado di influenza della rivista, anche quello di diverse nazioni in modalità tabella e grafica. Entrambi basano il loro calcolo su citazioni ricevute da una rivista nei 5 anni precedenti, invece dei 2 dell'Impact Factor. L'H-Index è un algoritmo di calcolo dell'impatto del lavoro di uno scienziato, elaborato nel 2005 da Hirsch, dell'Università di S. Diego in California. Il progetto EERQI è stato avviato dalla Comunità Europea.
Promozione dell'Open Access
Il movimento Open Access vuole promuovere e rendere libero l'accesso alla letteratura scientifica. Nel 1991 è stato sviluppato un archivio elettronico, reso liberamente accessibile online, in cui i ricercatori di matematica e fisica potevano depositare i preprint dei loro lavori; i lavori venivano rivisti e depositati anche in più versioni aggiornate successivamente. Nel 1999 si è tenuto un meeting a Santa Fe negli USA, tutti erano d'accordo sul creare un servizio universale per l'auto archiviazione della letteratura scientifica, in ambito accademico: nasceva così l'OAI = Open Archive Initiative. Nel 2002 prende ufficialmente avvio a Budapest il movimento Open Access.
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