Estratto del documento

Che cos'è la bibliografia: la galassia libro e le sue costellazioni

Definire la bibliografia: la parola e la cosa

La “bibliografia”, scriveva Greg nel 1914, è "afflitta dal suo stesso nome”. Infatti è un termine caratterizzato da incertezza, ambiguità e polivalenza semantica. Blum sottolinea come quest'ambiguità è “radicale”, se è vero che il termine bibliografia è composto dei due radicali greci (“biblio-” e “graph-”) che i greci mai combinarono insieme per designare l’attività a noi nota come bibliografia. Questo porta alla confutazione del luogo comune secondo cui il termine derivi dal greco. Inoltre “graph-” aggiunto a “biblio-” è stato usato sia nel significato di “scrivere” che in quello di “descrivere”; questo uso di entrambi i significati del radicale “graph-” è tipico della bibliografia.

L'ambiguità originaria è stata una caratteristica costante nella storia del concetto e del termine “bibliografia”. Questa incertezza appartiene all'oggetto. Se diamo per assodato che la “bibliografia è intorno al libro” e che qualsiasi cosa che sia parte del libro considerato come libro è competenza della bibliografia, allora non si può ignorare la duplice natura concettuale del libro, che è contemporaneamente supporto fisico di segni registrati e memoria di messaggi, idee, informazioni. In breve, spirito e materia.

Questa duplice caratteristica è la matrice non solo delle due accezioni generali che si contendono il nome di bibliografia in quanto attività intellettuale (bibliografia analitica = scienza del libro come oggetto materiale; bibliografia enumerativa o sistematica = dottrina dei repertori bibliografici per servire alla ricerca e allo sviluppo intellettuale), ma anche delle intere costellazioni che concorrono a formare la galassia libro.

Ricondurre le ambiguità della parola bibliografia al suo oggetto indiscusso (il libro) ci fornisce un appiglio per dirimere o placare la disputa tra coloro che rivendicano al solo studio materiale del libro la qualifica di “bibliografico” e coloro che la attribuiscono viceversa solo all’attività di produrre liste di letteratura. Per questi ultimi la ricerca intorno agli aspetti materiali del libro è competenza, legittima, della storia delle tecnologie, per l’aspetto fisico, dei filologi per quello testuale; per i primi la compilazione di repertori è compito degli specialisti. E tra questi si collocano i compilatori di bibliografie enumerative di interesse generale. Ai primi, i bibliografi analitici, conviene ricordare che una lista enumerativa di libri può strumentalmente essere vista come stazione di partenza o approdo dello studio analitico dei singoli, concreti esemplari di un libro.

Solo una visione organica del “lavoro intorno al libro” può servire a disegnare con esattezza e senza omissioni la mappa di una disciplina che stenta ad essere riconosciuta come. Non deve risultare chiaro, a un profano, cosa sia la bibliografia, se apprende che la purezza bibliografica viene di volta in volta associata alla bibliografia analitica (o materiale), da Ebert a quella enumerativa, da Schneider alla bibliografia “autonoma” (cioè alle repertazioni pubblicate come tali e non a corredo di pubblicazioni di altro genere). Si aggiunga lo sconcerto di chi scopre che le due principali enciclopedie di lingua inglese, la “Britannica” e la “Americana” assegnano la qualifica di “bibliografia propriamente detta” rispettivamente alla bibliografia analitica (o materiale) e a quella sistematico-enumerativa.

Stokes è fautore del superamento delle contrapposizioni, e ritiene che una delle maggiori difficoltà nell’affrontarne lo studio consista nel fatto che nel tempo, e secondo l’inclinazione di chi se ne è occupato, si è sempre teso a far sì che l’uno o l’altro dei significati comuni soverchiasse l’altro. Il peso del suo giudizio sta nel suo tentativo di considerare le diverse specializzazioni della bibliografia come fasi o funzioni di un lavoro che, partendo da un medesimo oggetto (il libro), utilizzando procedure di analisi e tecniche di descrizione diversi, si trovano ad avere alcune premesse metodologiche e alcune convergenze così rilevanti da far quasi passare in secondo piano gli elementi discordanti. La semplice funzione primaria di elencare documenti individuali (bibliografia enumerativa) è, secondo Stockes, alla base di tutti i lavori bibliografici, i quali si concludono generalmente in nuove enumerazioni. Le operazioni di analisi, descrizione e annotazione critica sono fasi di lavorazione generalmente connesse con l’attività bibliografica.

Per Hibberd “physical bibliography” dovrebbe prendere il posto di “analytical bibliography” in quanto fa diretto riferimento allo studio del libro come oggetto fisico, e “reference bibliography” è un adeguato sostituto di “systematic bibliography”. L’intenzione finale di Hibberd è, come per Stockes, quella di evidenziare le basi e gli interessi comuni nelle due specie di lavoro bibliografico. Più articolato e radicale il tentativo di chiarificazione e riorganizzazione linguistico-concettuale operato nel 1980 da Atkinson. Se l’oggetto di studio della bibliografia sono “i mezzi materiali designati e usati per la trasmissione dell’informazione”, occorre escludere da essa ogni categoria o connotazione che non faccia riferimento ai libri come sistemi materiali di segni. Questo porta subito ad escludere la bibliografia storica, che indaga sull’evoluzione della stampa. Rimangono le altre quattro categorie di Bowers: la bibliografia enumerativa, analitica, descrittiva e testuale. Atkinson le considera alla luce della seconda tricotomia di Peirce. Questa divide i segni in tre categorie dal punto di vista della loro relazione con gli oggetti: “icon” (similarità), “index” (casualità), “symbol” (convenzione). Si giunge a una nuova costellazione bibliografica, indicata da Atkinson con EDT (Enumerative, Descriptive, Textual).

Il libro origina tre distinte attività: la lettura, la bibliografia analitica, e la bibliografia rappresentazionale. La lettura si pone in funzione di interpretazione, la bibliografia analitica come “grammatica” o “dizionario”, la bibliografia rappresentazionale come riproduzione. I tentativi di conciliazione compiuti da Hibberd, Stockes e Atkinson non sembrano comunque intaccare le abitudini dei bibliografi. Lo stesso Stockes riconosce che spesso il termine è usato per indicare una “lista di libri”.

L'ambito della bibliografia

Esistono almeno tre livelli e ambiti culturali ben distinti che bisogna avere presenti quando si parla di bibliografia:

  • C’è un livello comune, che associa al termine bibliografia qualsiasi lista di libri a prescindere dal rigore dei criteri di raccolta;
  • Concetti come ordine e sistematicità vengono associati alla bibliografia solo a partire da un livello medio-alto. Dunque accanto ad una visione comune del termine bibliografia, esiste una visione strumentale media, condivisa dagli studiosi di qualsiasi campo culturale;
  • Una visione “colta” condivisa da coloro che studiano non solo le tecniche e le procedure, ma anche la teoria, la storia, e la struttura della disciplina e dei suoi risultati.

Bibliografia e discipline del libro

Se è vero che l’oggetto della bibliografia è il libro, non è vero che tutto ciò che riguarda il libro è oggetto della bibliografia. Porzioni e caratteri del libro sono oggetto di altre discipline.

  • Le questioni affettive e di gusto legate alla collezione sistematica di oggetti librari o libri-oggetto è la bibliofilia.
  • Le norme, le leggi che sovrintendono all’istituzione, all’ordinamento, al funzionamento di raccolte di libri fisicamente costituite ha il nome di biblioteconomia (= lo studio dei principi e dei processi scientifico-tecnici che presiedono all’organizzazione di una biblioteca nell’insieme dei suoi obiettivi e delle sue funzioni). Questa è a sua volta una costellazione di adempimenti provenienti da altre discipline.
  • Lo studio delle evidenze fisiche del prodotto libro, così come è uscito dalla tipografia, ha in Italia il nome di bibliologia (= lo studio scientifico del libro come prodotto della tecnica, dell’arte tipografica e dell’elaborazione culturale di una determinata società. La bibliologia tende a ricostruire analiticamente le caratteristiche fisiche dei libri e a valutare l’incidenza avuta nei vari contesti dai processi di produzione e di stampa).

La bibliografia è un insieme di significati cui corrispondono altrettante discipline che hanno in comune l’interesse per l’oggetto libro, ma possono e devono essere tra loro distinte e individuate assegnando al nome generico un attributo, una designazione specifica (= lo studio delle forme e delle tecniche di compilazione delle opere bibliografiche. Complesso organico di libri e documenti relativi a un determinato autore o argomento, descritti e ordinati in modo uniforme).

Bibliologia, bibliografia e biblioteconomia restano, almeno in Italia, le tre discipline del libro comunemente intese, occupandosi la prima delle evidenze fisiche, la seconda delle aggregazioni ideali di libri atti a favorire l’accesso alle informazioni e alla produzione intellettuale, la terza delle aggregazioni fisiche atte a favorire la consultazione.

La bibliografia secondo lo schema di Van Hoesen-Walter

La bibliografia si compone delle seguenti parti:

  • Historical, che si occupa della storia della produzione del libro, della scrittura, della stampa, dell’editoria, ecc;
  • Bibliothecal, ha a che fare con la raccolta, la preservazione e l’organizzazione dei libri nelle biblioteche;
  • Enumerative, include ogni genere di lista di libri;
  • Practical, si occupa dei metodi di lavoro.

La bibliografia analitica, che ruota attorno al libro come oggetto materiale, ha sviluppato una seconda costellazione che comprende la:

  • Descriptive bibliography: descrizione fisica del materiale;
  • Textual bibliography: relazione tra testo scritto e ciò che è stato concepito dal suo autore;
  • Historical bibliography: include la storia del libro e dell’editoria.

L'oggetto della bibliografia

In linea teorica generale si può convenire che la bibliografia arriva idealmente a riguardare tutti i supporti dell’informazione scritta e dell’informazione tout court. Il libro è oggetto di studio della bibliografia, e non un suo prodotto. Ma non c’è motivo per la bibliografia di inglobare e governare un impero vasto come l’universo del sapere. La discussione tra fautori di una visione “globalistica-documentaria” della bibliografia e sostenitori di una sua concezione “tipografica” verte fondamentalmente su i manoscritti e le risorse elettroniche o digitali, Internet in particolare. I fautori dell’ipotesi inclusiva attribuiscono connotazione bibliografica a qualsiasi informazione che ponga l’accento sulla “notitia librorum” piuttosto che sulla “notitia rei litterariae” o a qualsiasi procedura che abbia a che fare con la descrizione dei documenti.

Per Gaskell non c’è ragione di confinare la bibliografia ai libri a stampa. I fautori dell’ipotesi “esclusiva” si rifanno alla storia dei prodotti bibliografici, che registra solo a partire dal XVI secolo una serie ininterrotta di liste di libri motivate e organizzate secondo parametri riconducibili alla bibliografia modernamente intesa: Barwick scrive di non aver trovato traccia di descrizioni bibliografiche dei manoscritti anteriori a quelle dei libri a stampa. Il punto più avanzato cui ci si può spingere, autorizzati dal lavoro dell’IFLA, è di non oltrepassare le frontiere delle ISBD (International Standard Bibliographic Description). Secondo la studiosa francese Maclès, il termine generico atto a designare la metodologia per la raccolta e l’ordinamento, la classificazione e la selezione, la diffusione e la utilizzazione di ogni tipo di documento è la documentazione (o documentografia).

Le liste di libri

La bibliografia ha a che fare fondamentalmente con il libro a stampa, e si materializza in liste di libri. Tutte le attività connesse con il libro diventano bibliografia solo quando danno luogo a liste di libri. Anche Pollard scrive che il compito del bibliografo è essenzialmente l’enumerazione di libri. Dunque potremmo affermare che il suo oggetto non è il libro, ma l’elencazione ordinata di descrizioni o di segnalazioni di libri. Di bibliografia possono così occuparsi tutti coloro che, a vario titolo, hanno a che fare con il libro e con liste di letteratura.

Totok e Weitzel scrivono che oggi per bibliografia intendiamo:

  • Un indice di scritti ordinati secondo determinati punti di vista;
  • La teoria dei repertori bibliografici;
  • La metodologia della realizzazione dei repertori bibliografici;
  • Lo studio dei singoli repertori bibliografici.

Oggetto della bibliografia pratica è la letteratura a stampa o riprodotta con altri procedimenti meccanici. Secondo questa definizione non saranno oggetto della bibliografia i documenti letterari in un unico esemplare, né altri supporti di informazione non scritti. Lo scopo della bibliografia è duplice:

  • Segnalare scritti;
  • Informare sul contenuto degli scritti.

Bibliografia e scienza

Aperta è anche la discussione se la bibliografia sia o no da considerare una scienza. Sembra che l’unico genere di bibliografia che possa rivendicare la qualifica di scientifico sia la bibliografia analitica o materiale, perché è la sola attività di studio che considera il libro in se stesso senza condizionamenti. Essa basa il suo studio sull’osservazione empirica dei fatti. Il massimo che si può concedere alla bibliografia analitica è “lo status scientifico di qualsiasi costruzione storiografica”. Peckham scrive che il bibliografo analitico è uno storico. Alle stesse conclusioni approdava circa 20 anni prima Serrai: la sua visione, parallelamente e forse conseguenzialmente al suo lavoro di scavo storico di lunga durata, si è fatta, col tempo, molto più scettica e la stessa parentela scientifica della bibliografia con le sue discipline storico-letterarie ne ha risentito: la bibliografia è una metascienza, che non si limita ad inventariare la totalità dei documenti scritti, ma quella totalità distribuisce ed articola in modo che risulti disponibile nei vari piani e per ogni congetturabile itinerario di ricerca.

La mancanza di autonomia sembra essere il requisito negativo decisivo che impedisce alla bibliografia di essere annoverata tra le scienze. E Prezzolini mostra di avere pochissimi dubbi al riguardo, quando afferma che la bibliografia è uno strumento di lavoro, non mai di scienza.

Bibliografia e Internet

Le nuove tecnologie stanno influenzando il modo in cui la bibliografia viene concepita e utilizzata, ma il testo originale si interrompe in questo punto e non fornisce ulteriori dettagli su questo argomento.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 11
Riassunto esame Bibliografia e Biblioteconomia, prof. Groff, libro consigliato Manuale di Bibliografia, Pensato Pag. 1 Riassunto esame Bibliografia e Biblioteconomia, prof. Groff, libro consigliato Manuale di Bibliografia, Pensato Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Bibliografia e Biblioteconomia, prof. Groff, libro consigliato Manuale di Bibliografia, Pensato Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Bibliografia e Biblioteconomia, prof. Groff, libro consigliato Manuale di Bibliografia, Pensato Pag. 11
1 su 11
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Enze di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bibliografia e Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Groff Silvano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community