Per una storia costituzionale dell'arte
La funzione pedagogica dell'arte
L'arte è da sempre un valore e viene percepita anche da chi non ne decifra la struttura simbolica.
Origine dell’efficacia pedagogica dell’arte
È la veste formale a conferirle efficacia. Per Tolstoj è il "contagio dell'arte", quell'effetto di straniamento e di coinvolgimento che dà l'arte. Per Platone è un mondo fittizio che ci distoglie dal vero sapere. Non educa alla moderazione ma fomenta le passioni. Per Cicerone e Seneca le opere della pittura e della scultura sono simili ai sassolini cui si affezionano i fanciulli.
Utilizzo funzione pedagogica dell’arte
Prima delle grandi religioni, anche nel VI secolo, viene usata dal potere politico greco come strumento di gloria e di propaganda ma anche come "l'oppio che stordisce i sudditi". Utilizzata dal Cristianesimo come fondamentale "instrumentum regni", l’artista lavora con il teologo. L’artista cortigiano diventa strumento nella lotta per il potere tra fazioni rivali. L’arte rappresenta un valore ma non può essere neutra o equidistante tra le fazioni della società.
Tutto ha un linguaggio. Le arti con il loro linguaggio divulgano le idee molto più rapidamente. La poesia è fatta già con un linguaggio significante, mentre le altre arti costituite da linee, colori, suoni, superfici creano esse stesse i propri codici simbolici. Il pittore rappresenta tutti i dettagli simultaneamente anche se non può rappresentare l'azione per intero ma una parte.
Il codice simbolico più usato è quello adottato dalla danza, anche un analfabeta lo capisce, molte tribù lo usano ancora per rinsaldare il gruppo o per propiziare una battaglia. La musica è un’arte non verbale, non rappresentativa. Traduce con immediatezza sentimenti ed emozioni, coinvolgendo il destinatario. I suoi effetti ricadono sull’animo. L’arte è dotata di una grandissima forza persuasiva, è il veicolo privilegiato della comunicazione sociale. La sua condizione complessiva dipende dalla qualità e dalla risonanza dei singoli generi e dal tipo di organizzazione politica che regge la società civile.
Dalle carte rivoluzionarie: genesi di una libertà
Dichiarazione d’Indipendenza firmata il 4 luglio 1776 dai primi 13 stati d’America uniti nel Congresso Generale. I nuovi valori di libertà furono anche promossi e sostenuti dall’onda lunga della rivoluzione industriale, difatti senza l’affermazione del "laissez-faire" in economia e l’abrogazione della legislazione medievale e mercantilistica, non sarebbe stato possibile il grande sviluppo industriale.
In Francia la Convenzione nel 1791 diede la possibilità a tutti gli artisti di esporre nei Salon, che era la massima istituzione francese di esposizioni d’arte. La prima mostra si tenne nel 1673 ma inizialmente solo agli Accademici era permesso esporre. Dopo la Rivoluzione francese del 1789 l’artista fu libero di scegliersi i propri temi e il modo di trattarli. La Francia rivoluzionaria chiese all’arte di farsi militante degli ideali giacobini (Giuramento degli Orazi-Jacques Louis David). Nel 1792 fu aperto il Louvre.
In Italia lo Statuto Albertino firmato nel 1848 non conteneva nessun cenno alla libertà di creazione artistica; non fu dovuto a incuria o indifferenza verso i problemi dell’arte. La promozione delle attività artistiche ebbe una parte di rilievo nel compito che è stato definito di "progettazione dell’italiano". Al conseguimento di un’autentica coscienza nazionale si rivolse tutta la letteratura civile del Risorgimento.
Un problema importante era che in Italia parlava italiano corretto solo il 2% della popolazione, ed erano tutti i toscani. Le masse popolari erano profondamente ignoranti. L’analfabetismo occupava ¾ della popolazione, 90% nelle isole. Le classi dirigenti incoraggiavano l’impegno civile delle arti. Fu bandito il Concorso Ricasoli nel 1860 che premiò Giovanni Fattori con la "Battaglia di Magenta". Furono aperti musei e gallerie pubbliche che agevolarono la diffusione dell’arte tra le masse consegnando agli artisti numerosi posti di lavoro. Furono istituiti i concorsi per l’assegnazione di pensioni di belle arti per favorire gli artisti meritevoli, ma vennero abolite nel 1881. Si cercarono di realizzare anche interventi pubblici nei settori del teatro e delle attività musicali, per lo più si trattava di aiuti economici. Si erano stanziate 200.000 lire per l’incremento e la tutela dell’arte drammatica e lirica.
Nell’arco di tempo compreso tra la proclamazione dell’Unità d’Italia nel 1861 e l’avvento del Fascismo 1926, le norme censorie si soffermarono sulla disciplina degli spettacoli poiché possibile veicolo di idee antirepubblicane. La legge del 1865 conferiva poteri normativi ai prefetti e alle autorità di polizia per la disciplina degli spettacoli teatrali, si raccomandava la cura del pudore e della sicurezza pubblica. Nel 1913 entrò in vigore la censura cinematografica, estesa anche ai film stranieri, delegandone l’esercizio alla Direzione Generale della Pubblica Sicurezza e una tassa di 10 centesimi ogni metro di pellicola. Questo perché, secondo il deputato Maraini, si voleva impedire la rappresentazione di spettacoli contrari al buon costume, alla pubblica decenza, al decoro nazionale o che presentavano scene di violenza. Il "Codex Iuris Canonici" (19 maggio 1918) affermava la proibizione, con minaccia di scomunica, di tutti i libri osceni, atei o eretici, delle pubblicazioni di temi quali il duello, il suicidio, la superstizione, il divorzio.
Ventennio fascista
Carta del lavoro votata dal Gran Consiglio del Fascismo il 30 aprile 1927 affermava che "coloro che esercitano una libera professione o un’arte concorrono alla tutela degli interessi dell’arte, della scienza, delle lettere e al conseguimento dei fini morali dell’ordinamento corporativo". Mussolini cercava continuamente di trovare l’appoggio degli artisti e intellettuali. Bottai resse il Ministero dell’Educazione Nazionale dal 1936 al 1943, fu anche giornalista, letterato, docente universitario di diritto. Bisognava accattivarsi le simpatie degli artisti attraverso premi, committenze, compravendite, mostre e molta pubblicità. Littoriali della cultura dell’arte indetti dal ’34 per i Giovani Universitari Fascisti (GUF) che attraverso gare e selezioni culminavano in una gara tra i primi due; esso fu un trampolino di lancio per molti (Guttuso, Bassani).
Organizzazione Nazionale Dopolavoro "volta a soddisfare i bisogni educativi e culturali e sportivi delle masse" come disse Togliatti. Si propose anche di stimolare le attività artistiche degli associati dando vita ad organizzazioni parallele come, ad esempio, nel settore teatrale il "Carro di Tespi". Minculpop istituito nel 1937, retto da Galeazzo Ciano, era il Ministero della Cultura Popolare. Giugno 1939 legislazione di tutela sul patrimonio artistico, storico e paesistico si istituì l’"Ufficio per l’Arte Contemporanea" per promuovere la produzione e aumentare gli archivi ma non fu mai realizzato. 1941 protezione del diritto d’autore che disponeva l’erogazione di una somma in favore delle casse di assistenza e di previdenza delle associazioni sindacali degli autori e scrittori e musicisti.
- Legge del due per cento: dispone che i progetti di ogni opera pubblica dovessero impegnare una quota non inferiore al 2% dell’importo preventivo dei lavori da destinare all’esecuzione di opere d’arte figurativa. Gli artisti però dovevano far parte di un elenco di nomi, iscritti al sindacato e proposti dalla Confederazione Fascista dei Professionisti e degli Artisti.
- Il mezzo cinematografico rappresentava un’arma propagandistica senza eguali, venne considerata "Attività di Interesse Pubblico" come scrisse Luigi Freddi. Nel 1924 fu creato l’Istituto Luce, portavoce ufficiale della politica fascista. Furono costruite strutture da affiancare come Cinecittà, Cines (produzione) Enic (distribuzione), Eci (circuito). Legge Alfieri del 1938 abolì gli anticipi statali alle case cinematografiche introducendo invece un sistema di premi che dipendevano dagli introiti del film.
- Teatro: per questo furono stanziati dei fondi per la costruzione o il rinnovo di stabili, e sovvenzioni per alcune stagioni liriche ma il Minculpop poteva modificare tutti i programmi. Nel 1942 venne creato Ente Teatrale Italiano con l’intenzione di creare un circuito teatrale e fu istituito il "Sabato Teatrale" con il quale regime intendeva accostare le masse al teatro ed elevarne la cultura.
- Censura: strumento direttivo di natura preventiva. Nel 1923 ne venne emanato il regolamento per la vigilanza sulle pellicole cinematografiche. L’art.126 vietava ogni rappresentazione che faceva apologia di un vizio o delitto, o che miri ad eccitare l’odio e le avversioni tra classi sociali, che offenda qualunque membro governativo. La censura sulla radio e sul teatro fu più dura. Al teatro erano proibiti attori neri o testi ebrei, scene di suicidi, contro la Chiesa o il Duce.
Dopo la guerra il principio della libertà d’espressione artistica è stato consacrato nell’art. 33 che afferma che "L’Arte e la Scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento".
Le libertà culturali
I lavori dell’assemblea costituente
L’esito dell’Assemblea Costituente del 1948 fu felice. Nella Costituzione Italiana c’è un equilibrio, un modello e un confine alla promozione culturale che la rende pienamente rispettosa dell’autonomia garantita agli artisti e agli uomini di scienza.
-
Riassunto esame Beni culturali, prof. Montella, libro consigliato La Legge Oscura, Ainis
-
Riassunto esame Legislazione dei beni culturali, Prof. Gaffuri Federico, libro consigliato Manuale di Legislazione …
-
Riassunto esami di Legislazione dei beni culturali, libro consigliato Manuale di Legislazione dei beni culturali, R…
-
Riassunto esame legislazione dei beni culturali, prof. Videtta,libro consigliato beni culturali e paesaggistici