Estratto del documento

Benessere e sviluppo in agricoltura sociale

Il concetto di bisogno

Una definizione generale, abbastanza condivisa:

  • Bisogno è mancanza di un bene necessario a un soggetto.

Relazione tra uno stato o condizione di disagio e "un oggetto", che se corrisposto, cancella lo stato di malessere. Oggi vengono enfatizzati concetti quali qualità della vita, stato di benessere, ecc., ovvero aspetti da raggiungere, in termini di desideri, motivazioni, aspirazioni, cioè acquisire ulteriori elementi nella propria vita che possono servire a migliorare la qualità del benessere. Fanno parte della vita delle persone.

Concetti che allargano l’analisi della realtà dei bisogni fino a comprendere aspetti quali: aspirazioni, motivazioni, intenzionalità, progetti di vita, diritti di cittadinanza.

I maggiori aspetti condivisi dalle teorie

L’importanza dei fattori sociali nella determinazione del bisogno: è influenzato da:

  • Fattori di tipo economico, normativo e valoriale o inerenti i rapporti e le relazioni sociali.

I bisogni cambiano con il mutare dei suddetti fattori, sull’emergere del bisogno influiscono le aspettative che ognuno si forma in base ai valori, ai modelli culturali, ai propri gruppi di appartenenza, agli apprendimenti che si acquisiscono nel vivere sociale.

Relazioni tra bisogni e risposte

Significa come il sistema di welfare, l’organizzazione dei servizi, risponde alle esigenze che emergono. Il mondo delle risposte è costituito da soggetti, istituzioni, organizzazioni sociali che a loro volta producono valori, norme, modelli culturali che influenzano i bisogni, tanto da indurre nuovi bisogni.

Per avvicinarsi alle reali esigenze delle persone è necessario considerare i soggetti portatori di bisogno e non i bisogni avulsi da chi ne è il titolare.

Quali bisogni le istituzioni possono risolvere? Devono operare delle selezioni, come giustificarle? È possibile una classificazione dei bisogni che consenta di stabilire delle priorità nelle risposte?

Alcune caratteristiche del concetto di bisogno

a. La soggettività: è soggettivo il significato che ognuno dà al bisogno, anche in base alle influenze esterne. Ci si può solo avvicinare alla conoscenza del “vero” bisogno. Soggettività perché ogni persona può modificare nel corso del tempo la sua richiesta, i suoi bisogni in base al contesto in cui vive e sia una da una serie di aspetti, modelli, apprendimenti che la persona acquisisce e che possono modificare la crescita.

L’ascolto è un fattore molto importante del sociale, perché non diamo per scontato che chi valuta sa qual è il bisogno dell’altro. Ascolto, competenze relazionali, attenzione al bisogno, sono aspetti che hanno appreso gli operatori in agricoltura sociale. L’agricoltura sociale dev’essere accessibile a tutti e non richiedere rigidità, ma flessibilità, affinché tutti possano trovare una risposta all’esigenza che hanno. Punto di forza legato alle competenze relazionali. Solo con l’osservazione attenta possiamo capire il vero bisogno.

L’analisi dei bisogni, per rendere possibile tutto questo si deve instaurare una comunicazione con il soggetto di crescita insieme, è un lavoro in itinere che può essere modificato in base alle nuove conoscenze che acquisiscono le persone. Importante è il collegamento, creare rete con il territorio per coinvolgere i servizi già presenti sul territorio.

b. La globalità: le esigenze di tipo bio-fisiologico non sono separabili dalla realtà psichica e relazionale-sociale. Dimensione di unitarietà. La visione di entità globale è fondamentale in rapporto ai meccanismi di risposta, la persona è una unità integrata, difficoltà a decifrare il bisogno in tale ottica e dare le risposte adeguate. Necessità di diversi gradi di flessibilità; non ci si deve soffermare su un bisogno specifico, ma dev’essere considerato nella globalità del benessere della persona.

c. Dinamicità del bisogno: I bisogni cambiano con il mutamento di fattori sociali, culturali, tecnologici, ambientali. Anche in relazione al ciclo di vita e delle esperienze vissute. La mutevolezza del bisogno rende più difficile la sua comprensione e risposta.

Formulazione della domanda

Come il bisogno della persona si trasforma in una reale domanda? I servizi riescono a rispondere e quindi, eventualmente, a considerare le risposte se i disagi delle persone giungono come domanda e questo non succede sempre. Quel tipo di domanda dev’essere riconosciuta e quindi deve diventare una domanda tecnica, sociale e politica.

  • La percezione del bisogno può non portare alla formulazione di una richiesta;
  • La persona può non sapere che esistono delle risposte al suo disagio;
  • Il sistema delle risposte può non avere ancora codificato quel bisogno come importante;

Il costo, economico o sociale, necessario per formulare la domanda e avere risposta è elevato rispetto al beneficio che la persona pensa di ottenere (la richiesta può arrivare da altri soggetti).

Quando la domanda viene formulata, come avviene la decodifica

  • A chi è rivolta la domanda: il contesto di vita del soggetto, i soggetti pubblici o privati, i sistemi di solidarietà organizzate;
  • Quali sono le motivazioni che spingono le persone alla scelta.

L’ottenimento della risposta

  • L’organizzazione che risponde ha già codificato quel bisogno e si è dotato dei mezzi e strumenti per agire (non può improvvisare);
  • Grado di flessibilità per adattare la risposta all’effettivo bisogno (sarà presente comunque un limite di solvibilità);
  • Grado di fiducia che l’organizzazione trasmette al soggetto.

L’ottenimento della risposta è la risultante di un duplice processo, da parte della domanda e dell’offerta, che ha un punto di congiunzione nel riconoscimento specifico di essere portatore di bisogni e di essere capaci di soddisfarli.

Domanda tecnica

  • Se c’è una domanda specifica, quella che viene rivolta individualmente ai servizi e mira all’ottenimento della risposta (mediante il processo che è stato delineato).

I rischi: Le istituzioni, nel prevedere bisogni secondo categorie, perdono di vista la globalità della persona. La domanda tecnica è la misura statistica della capacità e dell’efficienza delle risposte istituzionali.

La domanda sociale

È elaborata da soggetti che prendono coscienza del loro malessere, lo socializzano ed elaborano richieste, anche diverse rispetto a ciò che già offrono le istituzioni, è maggiormente presa in considerazione. Es. associazioni, realtà a livello locale in rappresentanza di un problema sono i meccanismi per far trasformare una domanda tecnica (individuale) ad una domanda sociale e quindi essere presa in considerazione.

La formulazione della domanda sociale è un processo complesso, durante il quale le persone si confrontano e apprendono. La domanda sociale può essere supportata e guidata, può stimolare l’offerta di nuove risposte.

La domanda politica

La domanda tecnica e la domanda sociale, per la concreta attivazione di risposte, devono essere tradotte in domande politiche. Processo di analisi e interpretazione della domanda della popolazione per attivare i processi decisionali-politici.

  • Viene formulata da soggetti che sono a contatto con il governo degli apparati di risposta e che hanno strumenti per interpretare il disagio e trasformare determinati obiettivi in servizi.

Occorre un modo di ‘comprendere’ che si traduce in un atteggiamento critico e di ricerca.

L’assistenza sociale

Le prestazioni (erogazioni monetarie e servizi) alle quali si hanno accesso:

  • Un bisogno individuale manifesto: questa persona o gruppo di persone manifestano non riescono in maniera autonoma;
  • L’assenza di risorse per farvi fronte in modo autonomo;
  • Criteri socialmente e giuridicamente condivisi determinano l’inclusione o l’esclusione dai benefici.

In Europa ci sono diversi sistemi di Welfare che comportano organizzazioni e concezioni diverse dei servizi.

Le politiche assistenziali

Prima generazione

XVII secolo: in Inghilterra una serie di Poor Laws prevedevano l’assistenza, da parte delle autorità pubbliche locali, per i poveri. Miravano a garantire più l’ordine pubblico che il benessere dei poveri: i servizi sono collegati a bisogni di sicurezza specifici che una popolazione esprime.

  • Nell’Europa meridionale sono le istituzioni caritatevoli a farsi carico dei poveri.

L’intervento di aiuto non conseguiva un aiuto soggettivo, ma è l’espressione di un atteggiamento paternalistico che giudica il povero e gli attribuisce la colpa della propria condizione (poveri meritevoli e non meritevoli attivazione della persona rispetto ad un problema).

Seconda generazione

  • Processo di modernizzazione sociale, la progressiva assunzione di responsabilità pubblica da parte dello Stato nei confronti delle condizioni di bisogno.
  • Definizione nella maggior parte dei paesi europei, soprattutto nel secondo dopoguerra, delle soglie di reddito, al di sotto delle quali le condizioni di bisogno venivano considerate inaccettabili.

Universalismo di tipo selettivo, perché mirato ai bisogni ai quali far confluire le risorse. Tali misure hanno carattere prevalentemente di natura passiva, prevede l’erogazione di un sussidio economico a fronte di una prova dei mezzi (confronto del reddito e una determinata soglia).

Terza generazione

  • A partire dagli anni ’80 le profonde trasformazioni demografiche, bassi tassi di fertilità, diverse articolazioni delle relazioni di coppia, processi migratori, e la crisi socio-economica e politico-regolativa hanno portato al diffondersi di nuovi rischi sociali.
  • La diffusione della disoccupazione di lungo periodo ha favorito l’aumento delle condizioni di bisogno di chi ‘usciva’ dal sistema previdenziale per ‘entrare’ in quello assistenziale.

Tra i nuovi poveri ci sono sempre più disoccupati e le conseguenze di periodi prolungati di disoccupazione e/o dipendenza spingono le amministrazioni a sviluppare politiche di attivazione, che prevedono, insieme all’erogazione di un sussidio, anche formazione, riqualificazione, partecipazione attiva al mercato del lavoro natura attiva.

Il passaggio alle politiche attive trova declinazioni diverse in base al contesto temporale, geografico e istituzionale in cui vengono pensate e attuate. Per alcuni autori il ‘diritto alle prestazioni” è diventato un diritto vincolato, per altri ha posto le basi per forme di emancipazione e di empowerment.

Il termine attivazione può essere riferito a:

  • Forme che tendono a privilegiare la promozione della personalità e l’inclusione sociale attiva (l’inserimento lavorativo e l’enfasi sulla responsabilità dello stato nel facilitare la coesione sociale).
  • A forme più ‘punitive’ volte a limitare la dipendenza dalle politiche sociali e contenere i costi (obbligo lavorativo e condizione di accesso ai sussidi con la responsabilità individuale della propria condizione sociale e economica).

Negli anni ‘70 la maggior parte dei paesi europei poteva contare su una soglia di protezione sociale per le situazioni di bisogno (anche se differenziate.)

Quattro modelli prevalenti (UE a 12 membri)

  • Modello nordico: I paesi nordici hanno concentrato la propria attenzione sulle politiche previdenziali e sui servizi a carattere universalistico, attribuiscono così all’assistenza sociale un ruolo residuale. Nei casi più complessi integrano con prestazioni economiche.
  • Modello britannico: Il Regno Unito avendo un sistema contributivo meno generoso con prestazioni e accesso più limitato, ha trasformato l’assistenza sociale in una misura sempre più importante per una parte crescente della popolazione. Il suo sistema di welfare però permette di contenere le disuguaglianze a un livello non estremo.
  • Modello continentale (Francia – Germania): I Paesi dell’Europa continentale (Francia, Germania), caratterizzati da politiche di tipo assicurativo-previdenziale, hanno forme di universalismo selettivo, con una chiara definizione dei diritti e doveri delle persone in condizione di bisogno e da criteri di accesso abbastanza omogenei. Presenza di forme di sussidiarietà attiva.
  • Modello latino (Stati più a Sud dell’Europa – [Italia]): I paesi dell’Europa meridionale condividono da un lato un apparato contributivo previdenziale molto frammentato, dall’altro la mancanza di misure contro la povertà regolate a livello nazionale. Presenza di misure locali molto diversificate. L’unica eccezione sono le misure a favore degli anziani sopra i 65 anni. Sussidiarietà passiva: attribuzione di responsabilità agli attori della sussidiarietà (famiglia, terzo settore, enti locali ...) che hanno svolto un ruolo chiave nel proteggere i soggetti più deboli a fronte di una scarsa attribuzione di risorse e servizi per potervi far fronte adeguatamente.

Anni ‘80, in Italia

  • Garanzia del reddito di almeno un membro della famiglia.
  • Il ruolo della famiglia è cruciale perché in essa hanno luogo forme di compensazione monetaria e di servizi di cura, che seguono una chiara divisione dei generi.
  • Consolidamento delle disuguaglianze anche attraverso politiche articolate in modo differenziato a livello territoriale.

A partire dalla metà degli anni ‘80 avviene una importante inversione di tendenza. Nuovi bisogni e nuovi rischi, l’aumento della disoccupazione fa crescere coloro che escono dai sistemi di protezione assicurativa e divengono beneficiari di misure assistenziali.

Dalla metà degli anni ‘80 è iniziata quella che avrebbe potuto essere una fase di riforme nell’ambito delle politiche del lavoro (indennità di occupazione più generosa e indirizzata a una platea più ampia, limitazione dell’uso improprio della cassa integrazione L.223/91). L’attribuzione alle regioni e ai comuni della competenza in materia della ‘beneficenza pubblica’ (d.p.r. 616/1977) ha avviato un processo di diversificazione territoriale, mancanza di un coordinamento nazionale per definire omogenei criteri di erogazione.

Anni ’90

  • Si avvia il processo che porterà alla creazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali;
  • Ruolo dell’Unione Europea (Trattato di Maastricht) che ha sostenuto processi di riforma;
  • L. 285/97 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza” (istituisce il Fondo nazionale per l’infanzia e adolescenza);
  • Nuovo modello organizzativo della governance multilivello delle politiche sociali, integrazione tra erogazioni monetarie e servizi, al fine di realizzare un equilibrio tra sussidiarietà verticale e sussidiarietà orizzontale;
  • Riequilibrare la spesa sociale intervenendo sui rischi tutelati e sulle categorie beneficiarie che presentavano forti squilibri;
  • Il Governo, con il d.l. 237/1998 avvia la sperimentazione del Reddito Minimo di inserimento.

Reddito minimo d’inserimento

  • Aveva lo scopo di verificare l’adeguatezza di una misura generalizzata di sostegno al reddito per coloro che erano al di sotto di una certa soglia e l’opportunità di introdurla a livello nazionale. Sperimentazione 1999-2000, ha coinvolto 39 comuni, soprattutto nelle regioni meridionali. Nel 2001 prolungamento della sperimentazione per altri due anni, estendendola a 267 Comuni.
  • Differenze nei programmi di inserimento realizzati.
  • Nel mezzogiorno interventi di natura socio-assistenziali, (lavori di pubblica utilità e relativi alla cura familiare); al Nord più legati al mercato del lavoro (tirocini formativi).

Le criticità del RMI

  • La mancanza di direttive chiare ai comuni su come gestire la sperimentazione;
  • Scarso coordinamento interistituzionale nella costruzione, gestione e attuazione del RMI;
  • La questione del lavoro nero (penalizzando i cittadini realmente privi di fonti di reddito);
  • La mancanza di personale formato;
  • L’incapacità di creare circoli virtuosi di reinserimento professionale;
  • La variabilità delle reti di attori locali;
  • Il mancato coinvolgimento politico delle regioni e delle province, un livello territoriale di intervento (comuni) non sempre adeguato (ripensare alla sussidiarietà verticale);

L. 328 /2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”

  • Prevede una riorganizzazione delle competenze istituzionali e il loro decentramento verso livelli più prossimi ai cittadini, adozione di una governance multilivello, la valorizzazione del ruolo del Terzo settore e di altri attori privati nella programmazione e implementazione delle politiche sociali.
  • Lo Stato ha il compito di determinare i principi e gli obiettivi delle politiche sociali e di identificare i Leps da garantire in modo uniforme sul territorio nazionale a tutti i cittadini.

La modifica del titolo V della Costituzione (l.cost. n.3/2001) attribuisce alle regioni la competenza esclusiva in materia di politiche sociali. Allo stato è rimasto il compito di:

  • Finanziare il fondo perequativo;
  • Coordinare le fasi di implementazione;
Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 28
Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 1 Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Benessere e sviluppo in agricoltura sociale Pag. 26
1 su 28
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione dei servizi sociali sul territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Moretti Carla.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community