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Ulrich Beck: sociologia del rischio e nuovo cosmopolitismo

Che quella in cui viviamo sia una società del rischio diventa un topos, un luogo condiviso simile all'idea, diffusasi altrettanto rapidamente prima, di vivere in una società dei consumi. Il libro di Beck in quel momento toccava un problema, quello delle conseguenze dei rischi ambientali sui conflitti sociali e politici delle società di oggi capacità di penetrazione ed efficacia espositiva.

Tematiche principali della teoria di Beck

Altre tematiche come l'individualizzazione, le trasformazioni della modernità alla fine della società del pieno impiego, la globalizzazione, gli interrogativi sul cosmopolitismo e la costruzione europea. Due fasi della riflessione di Beck:

  • La prima, negli anni '80 e all'inizio degli anni '90, è dedicata principalmente al rischio e all'individualizzazione, due facce dello stesso problema.
  • Negli anni '90 dedicata alla globalizzazione e al cosmopolitismo.

La domanda di fondo che percorre la teoria di Beck è quella relativa alla nozione di rischio.

Teoria sociologica: rischio e disuguaglianze sociali

Beck sviluppa la sua teoria della modernità riflessiva. La tesi principale che Beck sviluppa è che la società industriale di oggi, con l'alto livello di sviluppo tecnologico raggiunto, nel creare ricchezza produce inevitabilmente anche rischi, legati a carattere complesso, difficilmente controllabile, delle grandi tecnologie. Nella modernità avanzata la produzione sociale di ricchezza va sistematicamente di pari passo con la produzione sociale di rischi. Il rischio si presenta così come l'altra faccia della ricchezza sociale, importante per la comprensione della qualità nuova dei conflitti che attraversano le società contemporanee.

Da sempre l'agire, quando si distacca da consolidati schemi di comportamento tradizionali, comporta una esposizione al rischio. Ogni nuova impresa, ogni momento di innovazione ha sempre comportato una certa dose di rischio. Una qualità nuova di fenomeni connessi all'industrialismo, creati dall'uomo quindi, ma che si producono indipendentemente dalla sua volontà. In ogni caso si tratta di rischi legati a effetti collaterali, conseguenze non previste del modello di crescita lineare dell'industrialismo.

Mentre i rischi che ciascun singolo nel corso della propria esperienza biografica decide di affrontare sono scelte consapevoli, i rischi oggetto dell'analisi di Beck sono invece manifestazioni necessarie e permanenti della civiltà industriale cui i singoli non possono sottrarsi se non in minima parte.

Oggi gli attori sociali non cercano più soltanto di accaparrarsi una fetta quanto più grossa possibile della ricchezza sociale, ma tentano di evitare i rischi, ossia di ridurre quanto più possibile la loro fetta di "torta avvelenata". Chi dispone di adeguate risorse economiche può proteggersi da una serie di rischi, il rischio esalta l'importanza della stratificazione sociale, perché rende evidente la posizione di privilegio derivante dal possesso non solo di maggiori risorse economiche, ma anche di risorse culturali, indispensabili per riconoscere i rischi stessi.

L'effetto ascensore: a fronte di un generale e drastico innalzamento dei livelli di vita verificatosi a partire dal dopoguerra, le disuguaglianze sociali pesano relativamente di meno e si stemperano nel quadro dei nuovi conflitti della società del rischio. Di fronte all'eventualità di una catastrofe nucleare le differenze sociali scompaiono. Il potenziale di distruttività di alcuni rischi è tale da renderli incalcolabili e irrisarcibili perché coinvolgerebbero intere popolazioni, senza distinzioni di sorta, e senza possibilità per i singoli di cercare una via di salvezza individuale. Molti rischi, inoltre, sono intrinsecamente globali: se è vero infatti che le aree economicamente forti del mondo esportano nel terzo mondo lavorazioni rischiose o impianti inquinanti, il rischio, in una sorta di "effetto boomerang", finisce spesso col tornare anche nel primo mondo, sotto forma di materie prime o altrimenti.

Rischi e il ruolo degli esperti

Beck inedito carattere astratto dei rischi nelle società industriali. Poiché molte delle sostanze nocive prodotte dalla società industriale non sono percepibili con la vista, l'olfatto o il tatto, ad essi si deve sostituire il parere degli esperti. L'analisi della crescente dipendenza dei conflitti sociali e politici da processi "mediati argomentativamente", ossia da valutazioni affidate a scienziati ed esperti.

Beck mette in risalto la spinta all'intellettualizzazione della vita sociale, evidente inadeguatezza dell'esperienza diretta, nuova domanda sociale di valutazione dei rischi con gli strumenti della scienza e della tecnica. Nella società del rischio acquistano crescente importanza gli esperti, come figure chiamate a rispondere alle domande e alle paure dei cittadini. Il problema su cui Beck richiama l'attenzione è che a fronte di tale richiesta sociale, gli esperti non possono soddisfarla completamente.

Beck si chiede quali siano i criteri che impiegano gli esperti quando sono chiamati a fissare la soglia di nocività di una sostanza chimica come la diossina. Per stabilire quali siano le quantità di diossina oltre le quali è giustificato allarmarsi, si è soliti fare degli esperimenti sugli animali, ma le cavie sono da 10 a 20 volte più sensibili alla diossina dei topi. Prendendo in considerazione altri animali i risultati varrebbero ulteriormente. Tali incerti dati dovrebbero poi consentire di risalire a valori di sicurezza per l'uomo, sia un bimbo, un vecchio, o una donna incinta. Beck scopre che l'unica indicazione che gli specialisti in materia sanno dare è che in ultima analisi per fissare i valori massimi di tolleranza di sostanze nocive non rimane che far ricorso all'esperienza, ossia esattamente ciò di cui in questi casi non si dispone.

Beck sostiene che gli unici dati attendibili sono quelli che risultano da quella sorta di max l'esperimento a cielo aperto che è la vita sociale, un esperimento non controllato dove le cavie siamo noi stessi. Quando in una determinata area geografica si registra un drastico aumento di malattie, si possono formulare in via ipotetica dei nessi causali.

L'analisi del ruolo degli esperti assume una critica dell'ideologia tecnocratica. Beck, come rappresentanti del mondo scientifico, gli esperti dovrebbero essere portatori di quella coscienza fallibilistica che rappresenta uno dei punti più qualificanti dell'ethos professionale scientifico. Invece, ciò cui si assiste è l'interiorizzazione di un riflesso d'ordine, o peggio, la consapevole identificazione con interessi economici, che li induce a rassicurare la popolazione anche in casi in cui parlare di certezze non sarebbe affatto dedicato. Motivi: dipendenza economica della maggioranza degli esperti da imprese private con precisi interessi economici da difendere.

Ciò tuttavia non significa che Beck sviluppi un atteggiamento antiscientifico; egli sa bene che non è possibile fare a meno della scienza per affrontare le sfide sempre più astratte della società del rischio. Il problema è che scelte importanti non possono essere affidate alle valutazioni di tecnici cui inevitabilmente sfugge lo spessore sociale e a volte etico dei problemi da affrontare.

Con la sua teoria del rischio Beck descrive un conflitto, sempre più evidente nella società del rischio, tra una razionalità scientifica e una razionalità che risponde a criteri pratici della vita sociale. Il sistema di relazioni tra scienza, tecnica, industria e politica è un sistema di irresponsabilità organizzata.

Altri rischi

Parlare oggi di società del rischio significa aggiungere ai rischi attinenti a possibili catastrofi ambientali due ulteriori categorie di rischi:

  • Il sistema del capitalismo finanziario nella sua nuova dimensione globale. Beck scopre che la categoria del rischio si presta ad essere usata anche per analizzare il fenomeno nuovo di una finanza che, a seguito della progressiva liberalizzazione dei mercati internazionali, agisce ormai a livello globale secondo logiche che si sottraggono alle tradizionali valutazioni prudenziali della politica, generando una nuova latente instabilità che non ha mancato di manifestarsi anche in catastrofiche crisi finanziarie. La presenza sui mercati internazionali di quantità ingentissime di capitale ad alto rischio privo di adeguate autorità di controllo può avere conseguenze catastrofiche sugli equilibri economici dell'intero pianeta. Società del rischio significa qui una società che non dispone più di strumenti per garantire un'efficace sorveglianza delle dinamiche finanziarie internazionali e prevenire i rischi del caso. Si tratta di una società che pone questo problema nell'agenda politica globale.
  • Rischi legati alla nuova problematica del terrorismo internazionale. Ha fatto apparire del tutto inadeguati persino gli apparati di sicurezza delle più forti e opulente società del pianeta. Il terrorismo mostra come non solo stati con risorse limitate, ma persino singoli individui sono ormai in grado di tenere il mondo in una situazione di costante allarme. È una strutturale fragilità delle società complesse nei confronti di un uso spregiudicato delle tecnologie belliche. Anche in questo caso Beck rileva un deficit strutturale delle autorità politiche nel garantire quella richiesta di sicurezza.

Il mondo fuori controllo

Ciò che la teoria di Beck mostra è il quadro complessivo di una realtà che, a seguito di profonde trasformazioni economiche e tecnologiche, risulta sopravanzare costantemente le capacità di controllo della politica. La sociologia di Beck non è una sociologia che si interroga sulle proprie categorie di fondo o su problemi di metodo. Le analisi di Beck si nutrono dell'apporto di grande tradizione di filosofia sociale e di teoria della società. Beck può essere ben compreso solo se si tiene presente un filone di pensiero diagnostico che anticipa e prepara le sue tesi. Con il "mondo fuori controllo" si riferisce alla crescente consapevolezza dell'ineluttabile autonomizzazione di ambiti della vita sociale. Allarme per un mondo che non appare più facilmente plasmabile come pensavano gli utopisti dell'800.

Simmel afferma che "i singoli attori sociali sono sempre meno in grado di controllare la crescente complessità della realtà sociale". Weber parla della "metafora della gabbia d'acciaio", un mondo sociale che da un certo punto in avanti acquista una dinamica propria che sfugge alla capacità di pianificazione dell'uomo e lo costringe a vivere in forme e modi che esso non ha scelto. Freud nel "Disagio della civiltà" parla di una...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher G.Candian di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Borghini Andrea.
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