Che cos'è la globalizzazione
Rischi e prospettive della società planetaria
Parte Prima:
Il termine "globalizzazione" allude a un collocamento del politico al di fuori del quadro categoria di stato-nazione. Globalizzazione significa inoltre anche politicizzazione, perché questa consente alle imprese e alle loro associazioni di liberare e riconquistare il potere di azione (finora dettato dagli strumenti della politica e dello stato sociale e di un capitalismo organizzato democraticamente). Le imprese, in particolare quelle che agiscono globalmente, detengono il ruolo chiave non solo dell’organizzazione dell’economia, ma anche in quella società nel suo complesso, possono infatti sottrarre alla società risorse materiali. L’economia che agisce quindi in maniera globale sgretola i fondamenti dell’economia nazionale e degli stati-nazione.
Il fenomeno della globalizzazione (considerato come una minaccia) cerca di sbarazzarsi dei vincoli sindacali e di stato-nazione, sollecitando un depotenziamento della politica nazional-statale. Quindi vuole smantellare le competenze e l’apparato dello stato, realizzando l’utopia anarchico-mercantile dello stato minimale. Spesso si risponde alla globalizzazione con una rinazionalizzazione.
L’intervento sulla struttura essenziale delle moderne società nazionali ha fatto sì che le imprese:
- Possano esportare posti di lavoro dove i costi e le condizioni per l’impiego delle forze-lavoro sono più convenienti.
- Dividere prodotti e servizi e produrre distribuendo il lavoro in posti diversi del mondo.
- Servirsi di stati nazionali o di singoli luoghi di produzione anziché di altri.
- Possano distinguere autonomamente tra luogo di investimento, luogo di produzione, sede scale e sede di residenza.
Tutto questo avviene senza una decisione che passa dalla politica. E si spiega con il concetto di subpolitica, ovvero le opportunità di azione e potere che vanno al di là del sistema politico. Il passaggio alla politica della globalizzazione riscrive quindi le regole sociali ed è avvenuto attraverso un processo naturale e con la legittimazione di quello che accade: la modernizzazione.
La società mondiale si è sviluppata in molte direzioni e relativizza lo stato-nazione, confondendone i propri confini territoriali. Un esempio sono le tasse. L'imposizione fiscale è un principio dell’autorità dello stato-nazione. Ma sappiamo che spesso le imprese possono decidere di produrre in un paese, pagare le tasse in un altro e magari in un terzo richiedere contributi statali. Così le imprese transnazionali più ricche minano l’autorità dello stato, pretendendo le sue prestazioni ma rifiutandogli le tasse, e vengono definite come "contribuenti virtuali".
Negli ultimi venti anni, nei paesi dell’UE, l’economia è cresciuta molto più rapidamente della popolazione, e nonostante questo ci sono ancora molti disoccupati e senza tetto. Questo è successo anche in altri paesi. La maggior parte delle transnazionali come Siemens o BMW ormai non pagano più le tasse nel loro paese.
Conseguentemente però cresce il livello del conflitto, dal punto di vista economico, tra contribuenti fiscali virtuali e reali, perché mentre le multinazionali possono sottrarsi al prelievo fiscale nazionale, le imprese di piccola e media dimensione devono adeguarsi alle nuove imposizioni delle burocrazie fiscali. Le imprese transnazionali fuoriescono dall’orizzonte dello stato nazionale e rinnegano di fatto la lealtà nei confronti dei soggetti statali, con ciò diminuisce anche il grado di integrazione sociale interno dei rispettivi paesi.
Le imprese si fanno sovvenzionare in quattro modi: ottimizzando le misure infrastrutturali, incassando sovvenzioni, pagando meno tasse ed estremando i costi per i disoccupati. L’indebolimento dello stato sociale deriva dal fatto che le risorse diminuiscono mentre le spese aumentano, in più mancano anche i mezzi di pacificazione, e in questo modo la differenza tra poveri e ricchi viene sempre più accentuata. Diventa così problematico il modello di stato nazionale della prima modernità, pensato e organizzato dal popolo.
La globalizzazione economica porta a un crollo del moderno. Si infrange con ciò l’alleanza storica tra economia di mercato, stato sociale e democrazia, che finora ha integrato e legittimato il progetto della modernità, basato sullo stato-nazione. Così al venir meno del contesto etico-sociale, nel mondo si formano le condizioni per un repubblicanesimo cosmopolitico al cui centro sta la libertà dell’individuo. Il capitalismo perde e fa perdere anche il lavoro.
Globalismo: si intende il mercato mondiale che rimuove o sostituisce l’azione politica, questo procede in maniera monocasuale e riduce la multidimensionalità della globalizzazione in una sola dimensione; in esso viene liquidata una differenza fondamentale della prima modernità, e cioè quella fra la politica e l’economia. Viene perso di vista il compito centrale della politica. Ne deriva un globalismo opposto, che si sottrae nelle forme di protezionismo. I protezionisti neri rimpiangono la caduta del valore e la perdita di significato del "nazionale", ma sollecitano la distruzione neoliberale dello stato-nazione. I protezionisti verdi proteggono lo standard ambientale contro le coercizioni del mercato mondiale. I protezionisti rossi celebrano una festa marxista di resurrezione.
Globalità: significa il vivere da tempo in una società mondiale, infatti, nessun paese si può isolare dall’altro, ma questo fa sì che si scontrano fra di loro le diverse forme economiche, culturali e politiche. "Società mondiale" indica l’insieme dei rapporti sociali che non sono integrati nella politica dello stato nazionale o non sono da essa determinati. Con questo si parla di società percepita, riflessiva e la domanda sull’ampiezza di tale società può trasformarsi nella domanda su come e fino a che punto gli uomini e le culture del mondo si percepiscono come reciprocamente legati, pure nelle loro differenze, e fino a che punto questa auto-percezione di una società mondiale divenga rilevante per il loro comportamento.
Nel termine "società-mondo" significa dunque differenza e molteplicità mentre "mondo" società significa non-integrazione, quindi molteplicità senza unità.
Globalizzazione: invece è il processo in seguito al quale stati nazionali e loro sovranità vengono condizionati e connessi trasversalmente da attori transnazionali. Una differenza essenziale fra la prima e la seconda modernità è l’irreversibilità della globalità. Ed è irreversibile secondo otto ragioni:
- L’estensione geografica e la connessione globale dei mercati finanziari e la crescita dei gruppi transnazionali.
- La rivoluzione delle tecnologie di informazione e della comunicazione.
- Le rivendicazioni dei diritti umani che si impongono universalmente, quindi il principio della democrazia.
- I flussi di immagine dell’industria culturale e globale.
- La politica mondiale post-internazionale, policentrica: attorno ai governatori ci sono attori transnazionali crescenti in numero e potenza.
- La questione della povertà globale.
- Il problema delle distruzioni globali dell’ambiente.
- La questione dei conflitti transculturali locali.
Date queste condizioni, la sociologia acquista un nuovo significato, diviene ricerca del significato della vita umana in quella trappola in cui si è trasformato il mondo. Globalità infatti indica il fatto che ogni invenzione, conquista e avvenimento sul nostro pianeta riguarda il mondo intero, dobbiamo riorganizzare la nostra vita lungo l’asse "locale-globale". La globalità in questo senso caratterizza la nuova situazione della seconda modernità, si ha però la necessità di trovare una politica basata su fondamenti nuovi.
Da questo concetto di globalità distinguiamo quello di globalizzazione come processo, che crea spazi e legami sociali transnazionali. La specificità del processo di globalizzazione oggi consiste nell’estensione dello spazio, densità e abilità, delle reti di relazioni reciproche regionali-globali e della loro auto-definizione mass-mediale, così come degli spazi sociali e dei loro flussi di immagine a livello culturale, politico, finanziario, militare ed economico e nella stabilità del tempo.
La società mondiale è un orizzonte caratterizzato dalla molteplicità e dalla non integrazione. Globalizzazione significa quindi anche: non stato mondiale, ovvero società mondiale senza stato mondiale e senza governo mondiale. Si espande un capitalismo globale disorganizzato.
Il dibattito sulla globalizzazione ha scosso l’opinione pubblica, colpendo principalmente l’Europa centrale (Francia, Svizzera, Austria, Italia, ma maggiormente Germania), cause:
- La globalizzazione è unilateralmente messa in relazione con lo smantellamento dei posti di lavoro, con il loro trasferimento in paesi con i salari più bassi.
- Gli stati con maggiore sensibilità economica si sentono colpiti maggiormente e messi in pericolo dalla globalizzazione del mercato mondiale.
- Stati come la Germania e la Francia risultano i perdenti della globalizzazione, infatti, lo sviluppo economico si sottrae al controllo stato-nazione, mentre le conseguenze (disoccupazione, povertà, migrazione) si concentrano nelle reti sociali dello stato.
- La globalizzazione sconvolge l’auto-rappresentazione di uno spazio omogeneo e chiuso, denominato repubblica federale tedesca. Al contrario della Gran Bretagna, che, in quanto ex colonia, ha più familiarità con questo fenomeno.
- A questo fanno da contrappunto le polemiche sull’unificazione delle due Germanie.
Globalizzazione significa appunto: de-nazionalizzazione, quindi la trasformazione di uno stato nazionale in uno transnazionale. Possiamo definire che il modello dello stato-nazione in generale ha una possibilità di sopravvivenza solo se il processo della globalizzazione viene assunto come criterio della politica nazionale in ogni ambito. La globalità è una condizione ineludibile dell’agire umano alla fine di questo secolo e devono essere ridiscusse le basi della prima modernità.
Parte Seconda:
Possiamo distinguere dimensioni diverse di globalizzazione:
- Delle informazioni, in quanto oggi abbiamo sempre più una comunicazione a livello mondiale.
- Ecologica in quanto in ogni parte del mondo si parla di "sviluppo sostenibile".
- Economica, infatti nel groviglio del mercato mondiale si vanno sempre più a formare flussi monetari transnazionali, si parla di economia virtuale.
- Della cooperazione del lavoro o della produzione, come abbiamo detto, i posti di lavoro possono essere esportati, ma allo stesso tempo gli occupati cooperano fra di loro transnazionalmente o transcontinentalmente.
- Culturale, un esempio lo possono essere delle canzoni che diventano così famose da essere conosciute in tutto il mondo.
Quella economica rimane la più discussa, si tratta di de-nazionalizzazione dell’economia, infatti, molte economie nazionali, divengono fittizie. Si parla di internazionalizzazione, intendendo il fatto che le relazioni commerciali si svolgono in misura ancora preponderante tra i paesi altamente industrializzati, all’interno di grandi spazi economici dell’Europa, dell’America e del Pacifico.
Secondo Wallerstein, la globalizzazione nasce nel XVI secolo, con l’inizio del colonialismo, altri la ripongono al sorgere di gruppi industriali internazionali, altri ancora ritengono che la globalizzazione nasca con l’abolizione di cambi fissi di valuta o con il fallimento del blocco dell’est. Sicuramente questa porta a un rovesciamento di uno dei presupposti centrali della prima modernità e cioè l’idea di vivere e agire in spazi chiusi e delimitati degli stati nazionali e della loro corrispondente società. Per globalizzazione si intende infatti l’evidente perdita di confini dell’agire quotidiano nelle diverse dimensioni, si trasforma radicalmente la vita quotidiana.
La globalizzazione mette inoltre in discussione anche il fatto che mentre prima, i contorni della società erano pensati anche come sovrapponibili ai contorni dello stato, con l’avvento di questa viene meno il complesso degli assunti di fondo in base ai quali finora società e stato sono stati rappresentati, organizzati e vissuto come unità territoriali che si limitano reciprocamente.
Nel Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels, del 1848, viene definito che le industrie nazionali vengono sempre più smantellate, e che la borghesia con il mercato mondiale ha reso cosmopoliti la produzione e il consumo.
Teoria della società come container: in basa a questa le società presuppongono il dominio statale dello spazio, le società sono quindi subordinate agli stati, sono società di stato. Le società "moderne" divengono società singole e sono conservate all’interno dello spazio di potenza dello stato nazionale, appunto come in un container. Questo schema si ripresenta anche all’interno di queste, all’interno si suddividono in totalità che sono pensate e analizzate come identità collettive. Ogni genere di pratica sociale, viene normato ed etichettato dallo stato nazionale. Questa immagine di tante singole società delimitate ed ordinate all’esterno e all’interno, comporta un’auto-raffigurazione e un’auto-coscienza evolutive delle società moderne.
L’immagine delle singole società ordinate e "moderne", fu assolutizzata, dall’esigenza di concettualizzazione della moderna sociologia. Oggi, questo modello viene messo in discussione, la sociologia della globalizzazione si pone come alternativa. (Durkheim, Weber e Marx, condividono una definizione territoriale della società moderna).
La sociologia della globalizzazione è un insieme disorganico, si tratta di teorie, impostazioni e direzioni di ricerca ancora piuttosto divergenti, spesso si contraddicono ma quasi tutte vanno contro il pensiero nazional-statale. Il nuovo approccio contempla anche questi aspetti:
- Spazi sociali transnazionali: superano il vincolo di luogo della comunità (esempio dei messicani migranti nel Nord America).
- Teoria del sistema mondo: ogni agire sociale si realizza entro un quadro generale, quello del sistema capitalistico mondiale, nel quale si assiste al progredire della divisione del lavoro e della disuguaglianza.
- I due mondi della politica mondiale (Rosenau)
- Società mondiale del rischio
- Cultural theory
- Società civile transnazionale
Sulla globalizzazione vengono fatte diverse teorie. Alle quali spesso vengono attribuiti significati contrastanti. Come la storica controversia Marx-Weber, tra una preponderanza della prospettiva economica e un pluralismo teorico che combina l’approccio economico con quello sociale e culturale. La concezione nazional-statale della società è messa fuori gioco, in quanto la teoria della società come container lascia il posto a spazi d’azione integrati transnazionalmente che si estendono fuori dai confini, spazi che superano le distanze.
Wallerstein fu uno dei primi negli anni sessanta ad avere cominciato a confrontare le teorie delle scienze sociali con la globalizzazione, introduce il concetto di un unico sistema-mondo, nel quale tutti devono collocarsi e affermarsi in una divisione del lavoro. Il motore della globalizzazione è il capitalismo. Nella sua visione l’intero globo opera all’interno di un sistema di regole di una divisione del lavoro totale, vincolante, che noi chiamiamo economia mondiale. Per lui, un’economia mondiale capitalistica si fonda su un unico mercato dominato dal principio della massimizzazione del profitto, la presenza di strutture statali di diversa forza e che l’appropriazione del pluslavoro ha luogo in un rapporto di sfruttamento, che comprende tre livelli: spazi centrali, semiperiferie e regioni e paesi periferici.
Mentre oggi il capitalismo europeo costituisce uno spazio economico universale, quello del mercato globale, l’umanità continua ad essere divisa in stati e identità nazionali. Al tempo stesso il sistema-mondo porta a conflitti perché questo produce enormi ricchezze e povertà. Wallerstein argomenta che l’universalizzazione e il rafforzamento della logica capitalistica provocano opposizione su scala mondiale, si produce quindi integrazione e disintegrazione del mondo. Ritiene che alla fine si arriverà al crollo del sistema-mondo.
Rosenau rompe con il pensiero nazional-statale e distingue due fasi della politica internazionale, definendo che con la globalizzazione gli uomini si sono staccati dalla politica internazionale e adesso comincia la politica post-internazionale, nella quale gli attori devono dividersi lo scenario globale ed il potere con organizzazioni internazionali ecc. e che il numero di organizzazioni internazionali è sempre più in crescita (Timothy Wirth dice che le istituzioni e le intese internazionali diventano sempre più importanti e che la globalità muta il nostro modo di pensare).
Per Rosenau, il passaggio che identifica è determinato dai rapporti del sistema politico internazionale e dal fatto che la struttura di potere mono-centrica è stata sostituita da una ripartizione policentrica del potere. Esistono dunque due arene delle società globali:
- La società degli stati, nella quale le regole di diplomazia e delle potenza nazionale sono variabili principali.
- Un mondo della subpolitica transnazionale.
Le teorie sono in contrasto, Rosenau pone una politica mondiale policentrica, nella quale tutti, con possibilità di potere di esercizio, si confrontano continuamente.
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