Le basiliche paleocristiane romane
Santa Pudenziana
Costruita tra il 398-401 circa. La Chiesa si trova all’inizio della valle che separa il Viminale dall’Esquilino. La facciata, preceduta da un anticortile, sta a circa 3 metri sotto il livello di via Urbana. Una doppia rampa di 22 gradini scende dal livello stradale. I cortili laterali sono probabili ingrandimenti di aperture per il passaggio dell’aria, aperti intorno al 1588 per liberare la Chiesa dall’umidità che la deturpava. Nel 1588 il livello stradale era stato rialzato a quello del pavimento della Chiesa, mentre prima si salivano dei gradini per 1,50 m per entrare in chiesa. Nel 1870 si ebbe l’ultimo rialzamento del livello stradale che diede all’anticortile l’aspetto attuale di una cavità. Se scendiamo 8,50 m sotto l’attuale pavimento della chiesa, troviamo il pianterreno di una domus romana. Il livello della chiesa è identico a quello di una basilica termale eretta nel III sec.
L’attuale facciata occidentale, decorata in stucco a fasce toscane bianche e nere, con finestroni rinascimentali, una cornice romanica ed un frontone classico, venne costruita da Antonio Manno nel 1870. Prima la parte inferiore della facciata non era particolarmente ornata, era di intonaco bianco. Vi erano 3 porte, di cui la centrale conduceva alla navata centrale e le altre due laterali alle stanze laterali fiancheggianti la facciata. La parte superiore della facciata è sormontata da un frontone con dipinto il “Telo della Veronica”, era articolata da pilastri, da un archivolto e da una cornice inquadranti una finestra centrale a tutto sesto. La facciata in questa maniera fu progettata nel 1588 da Francesco da Volterra.
La trabeazione e il fregio del portico sono più recenti del XII-XIII secolo; ma quando Panvinio ne fece uno schizzo prima del 1568 essi facevano parte di un architrave che incorniciava la porta principale. Ai due lati della porta Panvinio annotò nicchie ad arco entrambe murate e contenenti sarcofagi, di cui uno portava l’iscrizione “Leopardo et Maximo”. Prima del 1588, nell’altra metà, quella superiore della facciata, era aperta un’altra nicchia centrale che celava una finestrella a tutto sesto, altre due finestrelle ai lati sopra un oculus. Nel 1963 il cortile dell’ala destra fu restaurato e vi fu disposto un lapidario per sculture e iscrizioni che illustrano la storia della chiesa.
La facciata posteriore della chiesa, che affaccia su via Balbo, corrisponde come livello alla metà superiore della facciata anteriore. Nel 1931 fu costruito un portico ad archi per separare la chiesa dalla strada. Ha un nucleo romano ma fu interamente rifatto nel 1931 quando furono scoperti affreschi medievali in una camera tra il portico e l’abside della chiesa.
La chiesa deve il suo aspetto interno al rifacimento dopo il 1588 diretto da Francesco da Volterra e finanziato dal Cardinale Caetani. È composto da una navata centrale coperta da una volta a botte con lunette e fiancheggiata da cappelle laterali. Vi è un’abside circolare e sulla parte superiore c’è il bellissimo mosaico eseguito sotto Siricio e Innocenzo I.
Mosaico absidale
Rappresenta Cristo in trono, vestito di porpora, come salvatore. È fiancheggiato a sinistra e a destra da 5 apostoli (prima erano 6 a sinistra e 6 a destra ma 2 sono stati tolti a causa della costruzione dei due pilastri laterali in occasione della costruzione della cupola). Gli apostoli sono in veste di senatori e vi sono due figure femminili probabilmente “l’Ecclesia ex Circumcisione” e “l’Ecclesia ex Gentibus”. Tutte queste figure sono disposte contro un fondo che rappresenta un portico con una croce gemmata al centro sovrastato da altri edifici tra cui una rotonda e un ottagono (il portico è forse quello dell’Anastasis, gli edifici o la Basilica sul Golgota o la Chiesa della Natività a Betlemme). La croce gemmata è simbolo di Cristo, e poi vi è il tetramorto che sono i 4 simboli degli apostoli. Abbiamo una rappresentazione originaria del mosaico fatta da Alonso Ciacconi finito nella Fondazione Caetani. Inizialmente vi erano 3 iscrizioni: una sul libro che tiene in mano Cristo, una sul libro di San Paolo (rifatto nel 1831-2) e una alla base del mosaico (che non c’è più). Su quella di Paolo, come sappiamo da un disegno di Giuseppe Maria Suares (17 sec), era scritta la fondazione della basilica nel 398 e fu completata da Innocenzo I (tra 401-417).
Nel 410 ci fu il sacco di Alarico, furono danneggiate tutte le basiliche, questa no e difatti sul libro di Cristo c’è scritto “Dominus Conservator Ecclesiae Pudentianae”, ciò ha dato origine alla leggenda di Santa Pudenziana.
Sette archi fiancheggiano la navata centrale, sopra vi erano delle finestre che furono murate e parzialmente oscurate dall’attacco delle volte cinquecentesche. Il centro di culto a cui fa capo questo edificio è il “Titulus Fasciolae” (riferibile ai SS. Achille e Nereo) viene qui ricordato in un’iscrizione funeraria datata 23 Novembre 384, importante perché antica e perché appartiene a Leopardus che si qualifica come “lector” (“lettore delle sacre scritture”) “Leopardus lector de Pudentianae”. Non viene citata come basilica ma “de pudentiana” sottintende “ecclesia”, intesa come edificio di culto (chiesa con le sue pareti) o come comunità. Nel 384 era pontefice Damaso (sotto di lui ebbero molto sviluppo i Tituli). Il centro di culto di Pudenziana esisteva già al tempo di Damaso, che muore l’11 Dicembre 384.
Vi sono due iscrizioni monumentali in lastre di marmo, lunghe 5 m, affisse nella facciata e nella controfacciata databili al pontificato di Silicio. Vengono citati 3 presbiteri: Leopardo (omonimo), Silicio e Massimo che sovrintendono alla costruzione originaria (ora si chiama Santa Pudenziana ma solo dal VI-VII secolo). Forse i tre presbiteri finanziarono la costruzione.
Edifici antecedenti
Scavi sotto la chiesa, iniziati dal Petrignani prima del 1930 e continuati dalla Soprintendenza ai Monumenti, provano che il livello del Vicus Patricius nel II sec d.C., circa 7 m sotto il livello stradale visto dall’Ugonio e non meno 11,50 m sotto il letto della strada moderna. La facciata attuale della Chiesa usa per le sue fondazioni il sommo di un muro. Questo muro era in origine la facciata di una casa romana a due piani, situata presso il Vicus. Ciascun piano della casa romana aveva 3 stanze e altre camere. Bolli laterizi provano che la casa romana fu costruita nel 129 d.C. Due gallerie sotto la navata centrale comunicano tra loro attraverso archi. Bolli laterizi datano queste gallerie al 139 d.C.
Ricostruzione: la basilica termale
Era una sala oblunga, larga 9 m e lunga 27 m, con estremità curve circondate da un deambulatorio a volta. L’ingresso principale era a metà del lungo ambulacro; altri ingressi si aprivano parecchi vani a sud e a nord. Colonnati di 6 colonne su ciascun lato lungo della basilica e 2 in ciascuna estremità curva, con pilastri laterali ai 4 angoli dividevano la sala dal deambulatorio. La sala era illuminata da finestre a tutto sesto con una finestra in corrispondenza di ciascuna apertura del colonnato sottostante. Dapprima le vasche termali furono disposte nel pavimento della sala centrale ma successivamente furono riempiti i bacini e la navata fu pavimentata con rozzi mosaici bianchi.
La chiesa paleocristiana
- Fase costruttiva: All’estremità occidentale della sala si ottenne un’abside murando le finestre del muro sopraelevato della navata centrale e costruendo in intonaco l’aggetto curvo che in alto porta il mosaico. Probabilmente l’inserimento dell’abside ha comportato un cambiamento dell’entrata. Corrisponde verso via Urbana all’insula 128-130.
- Seconda fase: Furono costruiti gli attuali muri sopraelevati della navata centrale e le finestre accoppiate. L’intera navata centrale era coperta da un tetto ligneo.
La chiesa romanica
Furono rinforzati parecchi archi dei colonnati con l’aggiunta di archivolti interni, poggianti su pilastri laterizi che nascosero le colonne originali. Il muro esterno della navata fu restaurato completamente. Alcuni degli archi della navata centrale erano per intero murati, il Panvinio poté distinguere 7 pilastri su ciascun lato della navata centrale. Precedeva la facciata un nartece. Un ciborio si alzava sopra l’altare maggiore e due altari laterali. Un muro divisorio decorato a mosaico e forato da una porta separava la navata centrale dal presbiterio che si alzava di 4 gradini sopra il livello della navata centrale. Il pavimento della navata centrale era in mosaico con rappezzi in pietra e mattoni.
Cronologia
- L’edificio romano: Gli edifici romani conservati sia sotto che dentro la Chiesa di Santa Pudenziana, sono facilmente databili: la casa tra gli anni 128-9 d.C per la tecnica edilizia e per i bolli trovati sui laterizi. Le sostruzioni delle terme dopo il 139 d.C. La sala termale forse alla metà del II sec.
- La chiesa paleocristiana: Non si hanno prove di quando l’edificio termale divenne proprietà cristiana, probabilmente con la nascita di una congregazione cristiana nel 384, ciò è suggerito dall’epitaffio “Leopardus lector de Pudentiana”. L’“ecclesia Pudentiana” usò probabilmente la sala termale per riunioni liturgiche mentre le altre stanze servivano a scopo amministrativo e caritativo. Il cambiamento da sala termale in Chiesa fu attuato in due edilizie.
Fase I: Il termine della navata centrale fu costruito ad abside e vi fu disposte un grande mosaico. Le sostruzioni della navata centrale furono rinforzate. Fu spostata l’entrata sul Vicus Patricius, attraverso una triplice arcata poggiante su pilastri, accessibile della strada per mezzo di una rampa di scale. Il rifacimento, trovato da Suarez in un’iscrizione, indicava che iniziò nel 387 o 390 ed era finito nel 398. Un’altra iscrizione dava invece i nomi dei donatori Silicio, Massimo e Leopardo e datava il completamento della decorazione a dopo il 401, sotto il pontificato di Innocenzo I. La trasformazione è perciò da porre agli ultimi del IV inizi V sec.
Fase II: I muri superiori del prolungamento orientale, elevati intorno al 400, minacciavano di crollare all’inizio del VI sec; per cui furono rinforzati con dei pilastri. Fatta probabilmente tra 536-7 poiché in questi anni la Chiesa fu provvista di nuovi arredi ecclesiastici.
Rifacimenti più tardi: sia Ugonio che Ciacconio notarono il monogramma di Adriano I sull’arco trionfale di S. Pudenziana e il Liber Pontificalis attribuisce a questo papa un restauro della Chiesa che era in decadenza. Il rifacimento medievale dovrebbe collocarsi tra XI-XIII sec. Gli arredi della chiesa si conservarono fino al XVI sec furono donati nel 1210 dal Cardinale Petrus Sassonis. L’ultimo fu il rifacimento per volontà del Cardinale Enrico Caetani tra il 1588-1599, dove rifece sia i pilastri che i sottarchi. Mette in evidenza le colonne paleocristiane e fa mettere una cupola. Fa la volta della navata centrale infatti in alto c’è lo stemma con il cappello. A sinistra nel 1589 fece realizzare la Cappella Caetani, famosissima perché è ricca di una composizione marmorea, il cantiere dura fino al 1609. Viene occupata da Caetani e la sua famiglia come cappella funeraria.
Demolizioni
Demolizione quarto braccio davanti all’insula, si vedono le due cesure sul muro.
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