Quadro storico-epistemologico
I fondamenti della glottodidattica come scienza
Glottodidattica è una disciplina teorico-pratica, collocabile tra le scienze del linguaggio e quelle dell’educazione, formando una costellazione disciplinare. Nasce convenzionalmente nel 1942 con la pubblicazione del saggio di Leonard Bloomfield "Outline Guide for the Practical Study of Foreign Languages". Bloomfield definisce l’apprendimento di una lingua straniera come un “iperapprendimento di una lingua straniera”, un apprendimento intensivo, lungo, fatto di molta pratica, imitazione del parlante nativo (l’informant) e riflessioni sul linguaggio. Qui, il ruolo dell’insegnante non è utile, mentre lo è il lavoro del linguista teorico e del filosofo del linguaggio poiché propone osservazioni utili per la scoperta e interiorizzazione di modelli di lingua.
Tutto ciò è in contraddizione con la moda nell’insegnamento linguistico del XIX secolo, fatto di grammatica-traduzione e di analisi linguistica, di memorizzazione di regole sul modello del latino. Bloomfield riporta l’attenzione sull’oralità della lingua, sulla sua valenza d’azione, sulla sua forza di espressione e di comunicazione.
Vi è una stagione di riforma (fine XIX, inizio XX) con nuovi elementi che fondano la glottodidattica come scienza, come la fonetica e la psicologia del comportamento.
Fonetica
Numerose opere sulla fonetica sono pubblicate nella seconda metà dell’800 (Breymann, Rousselot: API alfabeto fonetico internazionale). Ma per arrivare alla nozione di fonema, unità fonologica distintiva, serve un processo lento e graduale. Ricordiamo Alexander Bell che fondò la sua classificazione delle vocali su basi articolatorie, John Ellis che pubblicò un’opera sulla fonetica in vista di un’applicazione alla didattica. La scuola inglese con Bell ed Ellis e con altri studiosi lavorò molto sull’inglese lingua straniera e Renzo Titone in Italia fu il padre fondatore della disciplina, un anglista oltre che psicologo del linguaggio e dei processi cognitivi. L’incontro delle due lingue straniere e la formazione in psicologia del linguaggio fornisce le basi per la nascita della glottodidattica italiana.
Psicologia
La lingua è comportamento: Francois Gouin ha scoperto che l’organo cui ci si deve affidare non è l’occhio ma l’orecchio poiché la lingua è una materia sonora da ascoltare, ripetere fino a creare una sorta d’ipnosi poiché la lingua è comportamento. Secondo questo pensiero egli inventa la nozione di “Serie”.
Serie è un insieme di frasi che riguardano uno stesso tema, in generale e in particolare e che occorre memorizzare mediante una ripetizione costante, con l’esecuzione dell’azione stessa. Serie oggettive tipiche di un giovane: la casa, l’uomo nella società, la vita nella natura, la scienza e le professioni, ognuna è suddivisa in sotto-serie. Queste serie oggettive non costituiscono tutta la lingua, occorre aggiungere un linguaggio che commenta i fatti, sono necessarie serie soggettive, rappresentano la lingua delle facoltà dell’animo. Linguaggio figurato è il linguaggio delle relazioni di analogia che si ricollegano alle farsi del linguaggio oggettivo e che non possono essere apprese prima di quelle soggettive. Gouin afferma che non si insegna mai la frase “sradicare il vizio” prima di aver insegnato la corrispondente oggettiva “sradicare l’albero”, il concreto precederà sempre ciò che è pensabile o immaginabile.
La linguistica pedagogica di Gouin è formata da tre elementi: verbo attorno al quale si costruisce ogni frase, modalità che permette di cogliere le diverse sfumature di significato e la funzione che è la sintassi. Tutto ciò fa parte della pedagogia linguistica che poi diventerà glottodidattica.
I precursori
Anche se è di grande importanza l’opera di Ferdinand de Saussure "Cours Linguistique Generale" per la filologia e la linguistica, i tre grandi precursori della glottodidattica sono: Henry Sweet, Otto Jespersen, Harold Palmer, attenti ai problemi di fonologia e fonetica e allo studio teorico del linguaggio e dell’insegnamento di un’altra lingua.
Henry Sweet presenta principi generali: la lingua è fatta di razionalità e irrazionalità, nelle combinazioni grammaticali prevale la razionalità in quelle lessicali l’irrazionalità. Principi particolari: di natura psicologica in relazione con la psicologia associazionistica, egli raccomanda la ripetizione che facilita le associazioni, la memoria è legata all’attenzione che scaturisce l’interesse. La memoria, l’attenzione e l’interesse devono guidare il docente nella scelta del materiale didattico. Altri due principi particolari: frase e sintassi.
Didattica di Sweet: metodo progressivo attraverso i momenti dell’insegnamento linguistico:
- Momento meccanico: costruzione di abitudini articolatorie e uditive, fase fonetica.
- Momento grammaticale: creazione di frasi grammaticalmente corrette.
- Momento idiomatico/lessicale: ampliamento del lessico.
- Momento letterario: approccio al testo letterario del presente.
- Momento arcaico: approccio al testo letterario del passato.
Otto Jespersen: la sua opera "Come si insegna la lingua straniera" fu presa come modello per la riforma della scuola media unica (1963). Anche lui si muove tra principi generali: concetto di comunicazione, ogni azione didattica deve muoversi attorno a reali comunicazioni e principi particolari: contatto diretto e prolungato con la lingua; varietà degli esercizi: ridurre, manipolare, sintetizzare, giocare con la lingua; grammatica inventiva: grammatica induttiva, nuova, la sintassi e la morfologia sono indispensabili in questo senso.
Harold Palmer: principi generali: linguistica, psicologia, pedagogia, ripetizione che deve essere graduale attraverso le tappe del capire, parlare, leggere e scrivere. Principi particolari: la segregazione: isolare un fatto linguistico per condurre ad una riflessione esplicita, trasformare la lingua in metalingua; periodo di incubazione: riporta l’apprendimento della L2 all’acquisizione della lingua materna; modi di semantizzare: portare significato con la traduzione, la definizione e il contesto. Non bisogna considerare mai la parola, ma la frase come unità minima di senso.
L'educazione linguistica
In Italia la glottodidattica diventa scienza dell’educazione linguistica quando nasce la scuola media unica nel 1962. Il libro di Giovanni Freddi "Metodologia e didattica delle lingue straniere" è letto alla luce di tre poli costitutivi del triangolo didattico: polo lingua, polo allievo, polo insegnante. Ad essi si aggiungono: il contesto e i sussidi.
L'educazione linguistica è un processo che si svolge su un continuum attraverso l'insegnamento e apprendimento della lingua materna, della seconda, delle lingue straniere; questa è completa quando all'attenzione per le lingue straniere si aggiunge l'attenzione per la lingua materna. Questo avviene in Italia con la pubblicazione delle "10 tesi per un'educazione linguistica democratica". Queste costituiscono le prime lezioni di glottodidattica che delineano i rapporti tra lingua e pensiero, tra lingua nazionale e dialetto locale, è mirata alla comunicazione.
Dalla linguistica applicata alla glottodidattica in ambito italiano
Le lingue e culture straniere, ostracizzate dal fascismo, stavano recuperando un loro spazio. I corsi di laurea in lingue in realtà erano corsi di laurea in Letteratura e gli insegnamenti erano in italiano e il lettore madrelingua aveva la funzione di leggere i testi facendo ascoltare la pronuncia.
Nella metà del XX secolo la lingua parlata era penalizzata da: gli affari si svolgevano per lettera, il turismo internazionale di massa non esisteva e i viaggi d'istruzione all'estero erano limitati, gran parte degli italiani usavano il dialetto locale, il prestigio delle lingue classiche portava a privilegiare la grammatica come punto importante per lo studio delle lingue straniere.
Anni '60: la lingua straniera più prestigiosa e più studiata era il francese. Freddi creò a Brescia il "Centro di linguistica applicata e didattica delle lingue" che promosse e condusse attività di formazione, organizzò convegni di studio sulla didattica delle lingue moderne e pubblicò la rivista "Lingua e Civiltà".
Nascita del termine glottodidattica: il termine apparve per la prima volta nel 1966 in Italia e in Polonia. Si definì la glottodidattica come una metodologia dell’educazione linguistica. Dato che l’Italia era dialettofona, ci si impegnò a esaminare come lo studio delle altre lingue potesse essere un beneficio per l’acquisizione di un adeguato livello di italiano standard.
Principali associazioni e riviste del settore:
- Le lingue del mondo 1935-36, esponeva regole grammaticali di più lingue, diceva poco sulla didattica: fu soppressa.
- ANILIS Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere
- Ancora attiva è la rivista "Scuola e Lingue Moderne"
- Rivista RILA Rassegna italiana di Linguistica applicata
- LEND Lingua e nuova didattica
La glottodidattica oggi: scienza (interdisciplinare) dell'educazione (pluri)linguistica
Giovanni Freddi diffuse in Italia la metafora celebre di Robert Lado secondo cui la professione medica e quella dell’insegnante di lingue condividono una formazione, sono interdisciplinari. Un docente deve avere la conoscenza di più discipline e la capacità di applicarle in base alle esigenze dei singoli, come fa il medico.
Quindi dagli anni '60 c’è il tema dell’interdisciplinarità della didattica linguistica che diventerà glottodidattica, interdisciplinare che attinge ad aree scientifiche diverse, comprende più discipline o aree disciplinari.
Caratterizzata da:
- Dimensione interna teorica-descrittiva: studi sulle lingue in apprendimento, studi rapporti tra docenti e studenti, studi sul bilinguismo e educazione plurilingue. Interdisciplinarietà interna: dispositivo per l’acquisizione linguistica il LAD o la Grammatica universale (GU), LASS (Language Acquisition Support System). Accanto alla facoltà innata di appropriarsi di una lingua, anche l’influenza dell’ambiente ha un ruolo importante, intersezione psicolinguistica ma anche sociolinguistica. Da ciò le lingue si chiamano interlingue. Il concetto di competenza comunicativa introdotto da Hymes si estende, oltre agli aspetti linguistici, anche agli aspetti socio ed etnolinguistici. Altro esempio di interdisciplinarietà all’interno della glottodidattica: bilinguismo, per essere studiato implica percorsi interdisciplinari; concetto di lingua-cultura, molti vocaboli sono culturalmente determinati.
- Dimensione esterna regolativa: studi più applicativi, nozioni di approccio del docente, metodo e tecnica. Interdisciplinarietà esterna: si trasformano i principi e le teorie in un linguaggio spendibile quotidianamente. Contenuti più specifici sono la verifica e la valutazione, criteri PACE (pertinenza, accettabilità, comparabilità ed economia) chiamano in causa una molteplicità di conoscenze da parte dell’insegnante.
Dall’unione di quella esterna e interna nasce l’interdisciplinarietà globale. La glottodidattica è anche una scienza metadisciplinare, una scienza che riflette su se stessa e sui propri principi che si trasforma in continuazione arricchendosi di tutti gli apporti delle varie discipline in funzione di uno scopo: l’insegnamento di una lingua-cultura a un determinato apprendente in un preciso contesto socioeducativo.
Negli ultimi dieci anni la comunità scientifica nazionale ha introdotto il concetto di linguistica educativa che sottolinea le interrelazioni tra campo teorico e campo applicativo che devono riguardare la persona che apprende.
Un obiettivo importante della Comunità Europea è quello di formare il plurilinguismo (crearsi una competenza d’uso in più lingue) e la pluri-interculturalità grazie al Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, il documento "Plurilingual Educational in Europe, 50 years of international co-operation" e la Guida per lo sviluppo e l’attuazione di curriculi per una educazione plurilingue e interculturale.
L’importanza di educare al plurilinguismo e all’interculturalità è stata ribadita recentemente da due documenti importanti di politica linguistica: "Conoscere e usare più lingue è fattore di ricchezza", con questo documento si ricorda la necessità di una formazione adeguata e aggiornata degli insegnanti attraverso azioni di politica linguistica; il secondo documento "Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche" che si concentra sulla promozione delle politiche linguistiche di valorizzazione di tutte le lingue storico-naturali e di tutte le pluralità.
Acquisizione e apprendimento di una lingua
Acquisizione è il processo di appropriazione (di L2) inconsapevole, implicito, subconscio come quello per cui i bambini imparano la loro L1 (lingua materna).
Apprendimento è consapevole, focalizzato sulla lingua da apprendere, dominante nei contesti in cui la L2 viene appresa e insegnata in classe (lingua bersaglio o lingua target). Apprendimento spontaneo: quando la L2 viene usata normalmente nell’interazione sociale; apprendimento guidato: il contatto con la L2 si ha in classe.
Acquisizione bilingue primaria: quando una seconda lingua viene appresa accanto alla prima contemporaneamente ad essa.
Apprendere la L1 e la L2: elementi per un confronto
Studi sull’acquisizione di L1 e L2 mostrano un procedere attraverso fasi di sviluppo ricorrenti e in parte comuni:
- Sia in L1 che L2 ricorrono alcuni errori comuni, detti evolutivi, sono spesso delle produzioni regolarizzanti e semplificazioni (la problema, dicete/ he goed/ faffalla, negossio)
- Simile pare essere in L1 e L2 il metodo con cui si apprende il lessico.
Differenze tra acquisizione di L1 e L2:
- Per l’L1 l’acquisizione linguistica è parallela con lo sviluppo cognitivo, con la prima socializzazione e la conoscenza del mondo, mentre per la L2 può poggiare su uno sviluppo cognitivo più avanzato e su una conoscenza del mondo più ampia.
- Lo stadio finale raggiunto è diverso: in L1 è buono, nativo, in L2 è meno soddisfacente e si può avere fossilizzazione a stadi.
- Per la L1 è più forte il legame tra lingua e identità che non per la L2; per la L1 è più abbondante l’input linguistico (il bambino è esposto tutto il giorno al parlato della L1 di familiari mentre l’apprendente di L2 fruisce di un input molto limitato nell’apprendimento in classe.
- Nella L1 ha un peso maggiore l’apprendimento implicito, inconsapevole; mentre nella L2 ha un ruolo importante l’apprendimento esplicito, consapevole laddove la L2 è appresa grazie alla grammatica e alla forma linguistica.
- L’acquisizione di L1 e L2 si collocano in età diverse in cui il substrato neurologico dell’apprendimento differisce.
Periodo critico: per l’acquisizione della lingua c’è un limitato periodo favorevole poiché in questo periodo il cervello è pronto ad elaborare automaticamente una lingua a partire dall’esposizione all’input. La plasticità neuronale decresce con l’età soprattutto dopo il periodo critico, i bambini acquisiscono la L1 entro tale periodo, chi invece impara la L2 si colloca dopo questo periodo e mostra un diverso tipo di elaborazione dell’input e un apprendimento meno automatico.
Approcci teorici dell’acquisizione di L1
Si sono affermati tre filoni di teorie acquisizionali:
- Teorie innatiste: gli uomini apprendono la lingua in modo naturale, rapido e non grammaticale. I bambini imparano senza insegnamento esplicito e con rare correzioni. L’acquisizione della L1 ha luogo grazie alla presenza di conoscenze e di principi astratti innati ovvero di una Grammatica Universale (comprende principi innati universalmente validi e parametri che determinano l’insieme delle lingue umane possibili). Critiche a questa teoria: mancanza di prove neurobiologiche per la GU.
- Teorie cognitiviste: l’acquisizione del linguaggio nel bambino viene vista nel suo sviluppo intellettuale, ci sono delle procedure seguite dalla mente per analizzare, comprendere e acquisire le strutture linguistiche. Sono più precoci nell’apprendimento e preferite da chi impara una lingua le strutture fonologiche e grammaticali più naturali più elaborabili e più diffuse nelle lingue del mondo. Teoria dei prototipi: l’acquisizione delle categorie linguistiche parte spesso riconoscendo un significato prototipico, di base ed estendendolo gradualmente. Lo stretto rapporto tra grammatica e cognizione aiuta il parlante, fin da piccolo, a scegliere una certa prospettiva nel formulare frasi e testi nella L1. Approcci connessionisti: connessioni tra unità favorito dalla frequenza. Modello neurale che si usa per capire come i bambini acquisiscono alcuni aspetti della grammatica, utilizza le reti neurali formate da unità collegate da connessioni unidirezionali. Modello unificato di MacWhinney: ha proposto un modello unificato dell’apprendimento di L1 e L2 che, per la rappresentazione del linguaggio nel cervello, postula la formazione di mappe autoorganizzate, reti neurali di nodi che hanno funzioni simili. Approccio costruzionista di Goldberg: in L1 prima si imparano specifiche formule fisse, poi modelli poco generici, e infine costruzioni astratte.
- Teorie ambientaliste: sottolineano il ruolo di fattori esterni al soggetto che apprende, in
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Glottodidattica - Didattica delle lingue straniere
-
Riassunto esame Didattica delle lingue moderne, Prof. Pugliese Rosa, libro consigliato Glottodidattica, Ciliberti
-
Riassunto esame Didattica delle lingue moderne, Prof. Pugliese Rosa, libro consigliato Fondamenti di Glottodidattic…
-
Raccolta di appunti sulle basi della Lingua Spagnola