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Il primo gruppo Espressionista tedesco organizzato nasce nel 1905 e prese il nome di “Die Brùcke” (Il ponte).

Il raggruppamento è quindi contemporaneo al Salon d’Automne dove i Fauve avevano ricevuto il battesimo

Kirchner, Nolde Muller.

della critica. Il gruppo nacque a Dresda ed i principali componenti furono e La loro

ideologia era basata sulla distruzione di ogni canone, che risultava solo un impiccio al fluido manifestarsi

dell’espressione. In essi è evidente quanto il contenuto superasse di importanza la forma; la loro pittura non è

quasi mai gradevole, anzi nasconde qualcosa di stridente. Tra questi artisti il più significativo è sicuramente

Kirchner, che riesce a incanalare in sé tutti gli aspetti della poetica della Brùcke. Nella sua pittura istintiva, di

forme aguzze e colori acidi gettava sulla tela i suoi nervi affioranti e i suoi fremiti nel descrivere la situazione di

isolamento dell’uomo dentro la metropoli. Nolde

Nel 1911 la Brùcke si trasferì a Berlino, ma era ormai al suo epilogo, era già uscito nel 1907, e da

questo momento resterà per sempre un solitario. Trae ispirazione da Van Gogh e Gauguin ma anche da

Munch e Ensor; i suoi quadri non cercano il primitivo, ma il primogenito, non sono solo le forme a divenire

primitive, ma anche l’atmosfera. Egli cerca di dipingere un universo che sembra essere appena uscito dal big

bang. I suoi tramonti in stile olandese (orizzonte abbassato e cielo alto) trasmettono gioia e purezza, mentre le

sue figure talvolta turbano talvolta trasmettono un’innocenza primogenita.

Il “cavaliere azzurro” Kandinsky Marc:

Nel 1913 il gruppo della Brùcke si sciolse. Resisteva invece il gruppo fondato nel 1911 da e

il Cavaliere Azzurro.

Con gli artisti della Brùcke avevano in comune la repulsione verso i canoni classici e la società moderna, ma

questi ultimi cercavano una purificazione degli istinti anziché un loro scatenamento su tela. Non cercavano un

contatto con il primordiale, quanto cercare di cogliere l’essenza spirituale della realtà.

Kandinsky.

“Parlare del recondito attraverso il recondito” affermava

Il nome ( Cavaliere Azzurro ) proviene dall’amore di Kandinsky verso la figura fiabesca del Cavaliere, spesso

presente nelle sue opere, e di Marc per i cavalli, mescolato all’amore che entrambi nutrivano per il colore

azzurro.

Questo gruppo, in quanto gruppo, non ebbe lunga vita; già nel 1914 organizzò la sua ultima mostra e la guerra

disperse gli artisti. Ciò nonostante il Cavallo Azzurro era destinato ad avere una grande importanza.

Kandinsky scriveva: “tanto più questo mondo diventa spaventoso, tanto più l’arte diventa astratta” come a

rimarcare l’evasione dalla realtà che la sua arte implica. “L’opera d’arte diventa soggetto” cioè l’opera d’arte

diventa un mondo a sé, con leggi proprie; non è più una ricreazione soggettiva della realtà, per Kandinsky non

è rendere visibile ciò che ci è davanti agli occhi e non vediamo, per Kandinsky è creare qualcosa di nuovo, di

fuori dal mondo, qualcosa che prima non esisteva. Ma in questo senso, solo Kandinsky è stato un’astrattista,

Klee,

altri pittori, come attraverso l’astratto volevano comunicare il reale, attraverso l’astrattismo parlavano del

nostro mondo, di ciò che ci è davanti agli occhi ma non vediamo. Secondo Klee l’artista deve diventare una

specie di medium in comunicazione con il “grembo del mondo”.

Se il quadro di Kandinsky è musica, energia lirica; il quadro di Klee è invece una sottile operazione

intellettuale.

Kandinskij approfondisce lo studio dei colori e consegna ad ognuno di loro un significato, e attraverso

l’armonia dei colori e delle linee cerca di giungere ad un’opera che sia al contempo pittorica e musicale.

Lavoreranno insieme come insegnanti al Bauhaus di Gropius.

Il realismo Espressionista

Dopo la guerra in Germania vennero alla luce problemi sociali e politici che urgevano di essere risolti, non

c’era quindi più bisogni di un’arte spirituale e rivoluzionaria ma di un’arte dura e cruda come la realtà,

riformista non nella forma, ma nel contenuto.

Otto Dix, Grosz, Haertfield

Artisti come accolsero questa necessità.

Venne a formarsi cosi la “Nuova Oggettività” corrente che mira a rappresentare il vero con amara acutezza,

ma non accostabile al realismo in quanto contemplava una carica emotiva forte esasperando le espressioni

dei personaggi e il messaggio da trasmettere. La rappresentazione dei disastri della guerra è uno degli aspetti

Otto Dix

fondamentali di questo “realismo espressionistico”. nel 1924 tocco un vertice essenziale della sua

arte con cinquanta acqueforti su tale argomento; dopo essere stato un soldato al fronte ed aver visto gli orrori

della guerra volle riprodurli fedelmente. Ma i suoi interessi si sono rivolti pure alla rappresentazione del

Grosz

dopoguerra berlinese: il disordine fisico e morale, il delitto e la violenza; gli stessi temi che tratto nello

stesso periodo. I suoi disegni esprimevano indignazione, collera,disperazione e risentimento verso la guerra.

Cerca di mostrare al mondo le bassezze di colonnelli, capitani d’industria, borghesi irreprensibili, uomini

dell’ordine nascoste sotto frac,divise e abiti costosi. Si oppose fortemente al regime politico della Germania di

quel periodo ed emigrò in America per sottrarsi alle rappresaglie naziste.

Kokoschka

Nell’Espressionismo germanico è indispensabile citare che, come Schiele, si formò a Vienna sotto

l’influenza di Klimt. Egli nei suoi dipinti cerca di fugare, di spogliare la realtà per esprimerne il significato (tema

tipico dell’Espressionismo) ma non se ne separa mai. Crea un legame di simpatia con la realtà nel senso

etimologico del termine (patire insieme). Per Kokoschka la pittura è costante fervore, è viva esaltazione di tutto

l’essere, ma è anche espressione di un’idea, di un concetto.

Con l’avvento di Hitler l’espressionismo venne definito “arte degenerata”, le opere confiscate dai musei e

distrutte e gli artisti fuggiti per il mondo.

Espressionismo italiano Modigliani,

Punta massima dell’Espressionismo italiano è certamente nel quale agiscono inclinazioni umane

e aristocratiche, populiste e decadenti; c’è in lui qualcosa che lo spinge verso un raffinato estetismo e

qualcosa che lo preme verso una verità umana più acuta, più indagata nel suo fondo. L’Espressionismo di

Modigliani non è esasperato ma delicato, fatto di segrete passioni, di una sorta di fuoco interiore che

trasferisce sul quadro; potremmo definirlo un Espressionismo melodico. Nei tre anni che vanno dal ’15 al ’18

realizzò il meglio della sua produzione per poi spegnersi nel’20 a causa della tubercolosi.

Sironi

Come Modigliani, è un espressionista, tra i più importanti del Novecento. Egli aderì al fascismo da

subito, forse attratto dagli ideali rivoltosi e fervorosi iniziali. Ma dopo il periodo Futurista si manifestò il suo

Espressionismo nei paesaggi urbani dove la periferia milanese, squallida, fosca, geometrica si mostra con

grande forza. I suoi paesaggi urbani di un pessimismo dilaniante, in cui la mescolanza degli elementi creava

un impetuosa potenza evocativa.

L’espressionismo, cosi come si è articolato al’interno della storia moderna, è stato il

movimento più ricco e complesso, ed i suoi temi saranno sempre di attualità fin quando ci

sarà l’alienazione dell’uomo, l’evasione e la protesta. Il movimento Espressionistico non è

stato un movimento “formalistico” ma di “contenuti” e, in parte, nella nostra storia sono

stati lungimiranti.

4­ La negazione Dadaista

Manifesto Dadaista

Il movimento Dadaista nacque a Zurigo nel 1916. Fu il poeta Tzara (che fu per il Dadaismo quello che fu

Apollinaire per il Cubismo) a battezzare il nome “Dada”, parola che vuole dire tante cose e non vuole dire

niente contemporaneamente, a marchiare appunto una forma d’arte che vuol dire tanto e non vuol dire nulla

allo stesso tempo. Per Dada non conta l’opera ma il “gesto”, e può essere un gesto libero, compiuto in

qualsiasi direzione, senza vincoli. Una sola cosa è importante: che tale gesto sia sempre provocazione contro

il cosiddetto buon senso e contro la morale; lo scandalo è l’elemento che i Dadaisti usano per esprimersi.

L’arte Dadaista fini per essere anti­cubista, anti­futurista e anti­astrattista pur attingendo da Cubismo,

Futurismo e Astrattismo. Ciò che chiamiamo “arte Dadaista” però non è certo qualcosa di definito, è una

miscela di tantissime espressioni: nuove ed anche riscontrabili in altri movimenti, ma nonostante questo

diverse da ogni movimento. Gli oggetti Dadaisti non sono scelti in base all’artisticità, ma vengono scelti con

vena polemica e irriverente arbitrarietà. Come le poesie di Tzara formate con i ritagli del giornali agitati in un

sacchetto e posti nell’ordine casuale dal quale venivano estratti.

Dada a New York Duchamp, Picabia Man Ray,

I Dadaisti per eccellenza a New York furono e che con le loro opere destarono

scandalo, come l’orinatoio di Duchamp al Salone degli Indipendenti del 1917 o le macchine di un’umanità

disumanizzata, spesso commentate da frasi irriverenti, allusioni sessuali o errori di ortografia di Picabia. Man

Ray tocca il suo apice con la fotografia, le sue “radiografie” sembra riescano a cogliere l’essenza reale del

mondo.

Dada in Germania Max

Risultati figurativi molto interessanti furono raggiunti in Germania, soprattutto dai Dadaisti di Berlino e da

Ernst a Colonia. Sono infatti questi Dadaisti che inventano il fotomontaggio. Probabilmente il Dadaista

Hausmann, Grosz

tedesco che possiede il merito dell’idea del montaggio è che poi venne affiancato da e

Heartfield. E l’affermazione del fotomontaggio poi nel progresso della tecnologia è senza dubbio una delle

vittorie Dada. Il fotomontaggio era usato per svariati motivi: creare un secondo di illusione negli occhi di chi

guarda oppure anche per satira politica (Hitler fu spesso bersaglio di questi dadaisti). Diede un contributo

fondamentale al Dadaismo e al fotomontaggio tedesco Max Ernst, che assieme ad Hans Arp (rientrato da

Zurigo) organizzò una mostra a Colonia con fotomontaggi, sculture ed oggetti diversi in pieno stile Dada.

Dada a Parigi

Con l’arrivo di Tzara a Parigi iniziano anche qui le manifestazioni dadaiste, dopo che i maggiori interpreti

francesi (Duchamp e Picabia) erano volati in America; ma Picabia tornerà pochi anni dopo, riportando il suo

Dada in patria.

Dada fu creato in un momento di emergenza per scardinare le menti dalle catene morali,

ma durò poco a causa della sua stessa natura. Era un movimento talmente potente che

non poteva ridimensionarsi, e al momento in cui doveva farlo decise di abbassare le

tende.

Possiamo in ultima analisi definire i dadaisti come non-credenti con una gran voglia di

credere.

5­ Sogno e realtà nel Surrealismo

Il problema della libertà

Dopo l’anarchismo puro di Dada, e la sua sfrenata ricerca di liberta ad ogni costo, distruggendo ogni sorta di

convenzione morale e sociale, si presenta il Surrealismo, che affianca al rifiuto totale Dada una parte di

filosofia e psicologia. In un momento in cui gli “scandali” perdevano efficacia il Surrealismo tentò di far

emergere l’interiore senza l’esigenza di stupire e rompere vincoli sociali, ma la sola esigenza di rendere

conscio l’inconscio, mescolando mondo interiore ed esteriore, fantasia e realtà.

Anche per i Surrealisti il tema principale e fondamentale era la libertà: sociale e dell’individuo; quella sociale

teorizzata da Marx e quella dell’individuo teorizzata da Freud, ma il loro era un approccio costruttivo e non

distruttivo come il Dada chiedeva.

Certo il Surrealismo non è un movimento compatto e tutt’uno come lo possono essere stati altri, e il compito di

tenerlo insieme di Breton non è affatto semplice.

Per i Surrealisti sognare e agire non sono incompatibili, anzi il sogno e l’azione devono essere concatenati. Le

fantasie possono diventare realtà e la realtà deve essere animata dalle fantasie. La pratica e la teoria vanno

insieme, l’arte e la vita vanno insieme, il sogno e la realtà vanno insieme, l’utopia può essere realizzata.

L’automatismo

Il sogno, dove le nostre pulsioni si liberano e i nostri desideri si soddisfano rappresenta una componente

fondamentale della nostra vita e non si può accantonare, ma deve essere affiancata alla veglie dando luogo

ad una sorta di surrealità e non opposta. Questa è la prospettiva di Breton e dei Surrealisti.

Il Surrealismo voluto da Breton è un “Automatismo” non dettato da ragioni estetiche o morali ma solamente

interiori.

Anche in Dada c’era una sorta di Automatismo (come le parole nel sacchetti di Tzara) ma era puramente

aleatorio, meccanico, casuale e arbitrario e non psicologico e interiore come nel Surrealismo.

L’espressione figurativa

Il pittore Surrealista sconvolge gli schemi della pittura cominciando a disegnare non cercando la similitudine

ma la dissimilitudine, accostando realtà apparentemente lontanissime provocando uno choc nello spettatore.

La poetica Surrealista è esprimibile in un verso di uno dei poeti che ha ispirato il movimento, Lautrémont :

“Bello come l’incontro casuale di una macchina per cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio”.

De Chirico

Fu un altro ispiratore del Surrealismo, Breton stesso lo definisce primo surrealista. Le sue piazze

Ernst

d’Italia saranno spunto per e molti altri surrealisti, e tutte le sue opere avvolte da un velo onirico, talvolta

con flebili forme di vita, talvolta con statue solitarie costellate da un malinconico silenzio ed una solitudine

quasi tangibile. Dalì, Magritte

Altri Surrealisti degni di nota sono forse il più famoso e controverso. che con una pittura quasi

Duchamp,

fotografica riproduce un mondo surreale lambendo la filosofia. E artisti provenienti da Dada come

Arp Picabia.

e

La scissione del gruppo

Ad un certo punto il gruppo si divide nonostante gli sforzi di Breton per tenerlo assieme. Cos finì il Surrealismo,

ultimo movimento d’Avanguardia che a suo modo aveva provato a rispondere alla domanda che aleggiava

sull’Europa in quel periodo storico: Come uscire dalla crisi? E il Surrealismo rispose affermando che realtà e

fantasia, conscio e inconscio vanno uniti, creando una meravigliosa realtà ambivalente.

6­ La lezione cubista

Scienza e arte

La polemica con l’Impressionismo non è stata svolta soltanto dal filone espressionista – che vedeva nello

sguardo Impressionista la mancanza di cuore, di emozione – ma anche dal Cubismo, che afferma che

l’Impressionismo usava solo la “retina” e non il “cervello”. Sì,perché in loro non si credeva che mancasse il

cuore, ma il cervello. Questo filone prende le mosse del positivismo e della rivoluzione scientifica, partendo da

Seurat che applicò teorie scientifiche alla pittura fino ad arrivare alla purezza assoluta dell’Astrattismo

geometrico di Mondrian.

Cézanne e il problema della forma

Cézanne

Non solo Seurat ma anche fu indispensabile per il cubismo di Picasso, Braque e Leger. Lavori che

inizialmente si somigliano ma prendono poi strade diverse seguendo i diversi ambiti di ricerca personali degli

artisti. Van Gogh,

Cézanne aveva rifiutato l’Impressione per una più profonda comprensione della realtà, come fece

ma se Van Gogh è l’esplosione dei sentimenti Cézanne comprime questi sentimenti e non cerca di

immortalare il momento, ma la durata, qualcosa nella montagna di Saint Victoire che non si perderà con gli

anni ma rimarrà per sempre. Cézanne cercava di dipingere l’immortale.

Per Cézanne la pittura è meditazione, e nella dualità forma­colore è il disegno. “Nella natura non ci sono

disegni, il disegno è nella pienezza della forma”.

Se quindi è vero che il filone che parte dall’Espressionismo offre una pittura più di cuore mentre quello cubista

una più di intelletto e altrettanto vero che il problema centrale, la crisi percepita e la stessa quindi spesso

questi due filoni si intrecciano e si contaminano.

Gli inizi

La retrospettiva su Cézanne al Salon d’Automne del 1907 colpì soprattutto Picasso Braque e Leger, anche se

Picasso nel 1906 aveva già realizzato un quadro “proto­cubista” come Les Demoiselles d’Avignon. Dopo di lui

Braque intraprese lo stesso percorso, e fu proprio dalla critica di un suo quadro al Salon d’Automne dell’anno

successivo che nacque il nome di cubismo.

Il Cubismo prendeva forma, reagiva ai fauve lasciando il colore in secondo piano ed occupandosi soprattutto

delle forme e dei volumi, intanto i cubisti aumentavano e nel 1911 al Salon Des Independants è organizzata la

prima mostra cubista.

La teoria

Il primo momento del Cubismo è stato chiamato analitico,che inizia vero la fine del 1909, quando si studiava,

si analizzava la forma per smembrarla in tutte le sue parti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in arti e scienze dello spettacolo
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabrizio.sani.1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sbrilli Antonella.

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