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Unità dell'Ottocento

Il dramma storico di Van Gogh

Van Gogh, prima di giungere a Parigi nel 1986, vive a contatto diretto con le classi più umili, che stima e rispetta; tra tutte minatori e tessitori. Persone che riesce a comprendere e delle quali compatisce i drammi. Da qui nascono opere come I mangiatori di patate, dove la deformazione realistica dei contadini esprime la loro fatica, esaltazione della stessa fatica e del lavoro manuale (mangiano con le stesse mani sporche di terra con cui lavorano), e del cibo che essi si sono guadagnati onestamente.

Questo era Van Gogh prima di partire per Parigi, un uomo dalla parte delle classi più umili, intenzionato a fare emergere dai suoi dipinti più del realismo e con più esattezza della realtà stessa, rendendo la realtà ancora più chiara e cercando di esprimerla con più forza e più incisività di essa stessa. Quello che Van Gogh spera partendo per Parigi è di trovare artisti che la pensino come lui, di imparare nuove tecniche e di affinare la sua tecnica di deformazione della realtà, senza il bisogno di raccontare la verità pura, ma raccontando una bugia più vera della verità.

Purtroppo rimarrà deluso, troverà pittori che lo disgustano come uomini, ed una società che li contrasta e li emargina. Tuttavia, colpito dai colori impressionisti, rivoluziona il ruolo dei colori nei suoi quadri, li ravviverà e li userà come mezzo con il quale potrà esprimere la sua realtà “più vera del reale”.

Nel Caffè di notte Van Gogh usa i colori per connotare l’aria di follia, dove ci si può rovinare, dove si può commettere un delitto, il caffè di notte ai suoi occhi è uno scannatoio, e con i suoi colori riesce a far respirare allo spettatore quell’aria di follia che vuole esprimere. Nonostante la libertà che Van Gogh si prendeva con i colori, non li userà mai per evadere dalla realtà, egli è troppo legato alla realtà, al cercare di esprimere il vero, che egli “preferirà sempre il mestiere di calzolaio a quello di musicista di colori”.

Il moralismo ironico di Ensor

James Ensor, come Van Gogh, non rimane indifferente di fronte al clima di crisi spirituale di fine Ottocento, ma a differenza di quest’ultimo affronterà la questione con ironia e beffarda satira, trascorrendo la vita da misantropo nella nativa Ostenda. Se, come Van Gogh, proviene dal realismo e attraversa un periodo scuro e poi un periodo chiaro, a differenza sua – che muore crocifisso dalla solitudine – egli brama e si bea della sua solitudine, si nasconde da una società che egli disprezza.

La sua arte, fatta di allegorie, di maschere, di simbolismi e di satira. Tutto questo lo troviamo nell’ Entrata di Cristo a Bruxelles; quadro che fu costretto a esporre in casa sua perché giudicato blasfemo, dove ci sono maschere, prostitute, soldati, buffoni, autorità religiose ecc… con striscioni satirici ed ironici, dove Gesù a cavallo del mulo viene posto al centro del dipinto con un’anacronistica e sbeffeggiante aureola, mentre la folla tra risate chiacchiericcio ed irriverente esaltazione non rivolge neppure lo sguardo verso Cristo.

Munch o del terrore

Edvard Munch, si forma dal realismo nordico, e dalla visione della realtà ne trae un’aspra polemica contro i valori della società borghese. Nel suo secondo viaggio a Parigi – nell’89 – la sua pittura compie una svolta decisiva. Assimila le esperienze pittoriche di Van Gogh, Gauguin e Toulose Lautrec mescolando tali elementi e incanalandoli verso una pittura visionaria e inquietante.

Nell’ Urlo (’93) affiora tutta la sua inquietudine in una deformazione giunta ad un limite sconosciuto per l’epoca, dove il personaggio in primo piano si lancia in un grido esasperato, coprendosi le orecchie per non sentirsi. Disperato e senza pace come le urla di Marina Abramovich moltissimi anni dopo. Con l’Urlo Munch ha prevaricato un altro confine, e così farà con la sua Madonna (’94-’95), dove non è più iconografia cattolica ma una donna depravata perduta all’eccesso sessuale.

Sino al 1909 dipinge quadri di morte e di erotismo, fino al turbamento psichico che lo colpisce e lo costringe alla clinica di cura a Copenaghen, da cui uscirà soltanto per rifugiarsi nel fiordo norvegese dove terminerà i suoi giorni. Come in Ensor, la sua attività perderà incisività nel Novecento, a causa probabilmente del periodo intenso vissuto che l’ha svuotato.

I miti dell'evasione

Diventare selvaggi

Erano gli anni della ribellione di artisti, poeti e scrittori contro la società che li osteggiava, contro il progresso in favore della natura; con il mito del selvaggio che spopolava. Ne è esempio lampante Gauguin, che rimase affascinato dagli indigeni di Tahiti tanto da volerne far parte e terminarci i suoi giorni. La sua attività artistica è caratterizzata dal mito del primitivo, che si svela nelle sue opere. Fugge dalla civiltà per andare a vivere a Tahiti, e una volta lì farà di tutto per evitare che la civiltà intacchi quell’angolo di paradiso: cacciando missionari, impedendo agli indigeni di andare a scuola – “miglior scuola è la natura” – e convincendoli a non pagare le tasse. Quello che ricerca è un contatto più diretto con la natura, una purezza vergine e primogenita.

Avanguardia e Decadentismo

Avanguardia e Decadentismo si possono mescolare e per certi versi confondere; per gli ideali simili: rifiuto dei valori borghesi e centralità dell’artista nella società. Ma, se l’Avanguardia è una continua ricerca e sperimentazione, il Decadentismo è adagiarsi sul proprio periodo storico e auto commiserarsi.

Primitivismo e Negrismo

La ricerca sul Primitivismo, l’Infantilismo, il Negrismo e tutto ciò che convertisse la pittura in semplicità e immediatezza, da prima iniziata da Gauguin per poi essere ripresa da Picasso, Matisse, Vlaminck, Kirchner, Nolde, Klee ecc… È cardine della nascita e dello sviluppo delle Avanguardie. Si iniziò a guardare con rinnovato interesse alla scultura negra, fu questo che segnò la svolta. Le forme semplici e immediate delle sculture negre, la loro compattezza di significato; la deformazione tesa ad esprimere fortemente una sola emozione e non diverse sfaccettature e sfumature. La ribalta del Primitivismo è anche dovuto al ripudio della società attuale, dei canoni vigenti; alla ricerca di una purezza spirituale; e senza dubbio dalla voglia irrefrenabile di scandalizzare il borghese, di giocargli dei tiri mancini, di sgretolare le sue convinzioni: e anche grazie a questo sentimento si evolvono le Avanguardie.

La protesta dell'Espressionismo

Contro l’ottimismo Positivistico

L’Espressionismo si pone in contrasto con le concezioni positivistiche emergenti e, non di meno, con il realismo naturalista e l’impressionismo. Nonostante ciò, deve molto agli ultimi due, basti pensare che l’Espressionismo nasce da artisti come Van Gogh, Ensor, Munch e Gauguin. La differenza maggiore è rintracciabile nell’approccio: se l’artista impressionista e realista si limita ad osservare la realtà, l’espressionista vi entra all’interno, vi penetra in profondità.

Il positivismo influenza soprattutto il divisionismo, quando si mette a studiare libri scientifici di studi ottici per applicare la scienza alla pittura. “L’orecchio è muto, la bocca e sorda,” dice Goethe “ma l’occhio sente e parla”, ed era questa l’intenzione espressionista, usare l’occhio e non l’orecchio, donare la parola ai propri dipinti.

La situazione francese

In Francia, grazie agli insegnamenti di Gauguin, maestro del gruppo di Pont-Aven, fondò i Nabis dal suo Talismano, e nacque la pittura Fauve. Furono i Fauve, più ancora dei Nabis ad esprimere la violenza cromatica ispirata da Gauguin. Per “i colori erano come cartucce di dinamite”, volevano riportare sulla tela le sensazione del pittore col massimo di brutalità ed esplosività.

Matisse parla di “raggiungere un equilibrio tra il colore e la semplificazione delle forme figurative”, e già qui ricorda Gauguin, che espresse lo stesso concetto, e nel suo sintetismo cogliamo una ricerca di purezza, in modo da evitare dispersioni di pensiero e di emozione nell’eccesso di particolari.

Nonostante Matisse fosse forse il principale artista Fauve, probabilmente è quello che più rispecchia questo stile. Anarchico, vive la pittura come rivolta, impulso: il tutto abbandonato alla “libertà sfrenata dell’ispirazione”, l’unica sua regola.

Possiamo trovare concezioni simili in un altro fauve, che con lui espose al Salon d'Automne del 1905, quello che consacrò la pittura Fauve, che come Vlaminck poteva essere considerato un “pittore dei proletari”. Egli, molto impegnato nel sociale, dipingeva i bassifondi di Parigi ed esprimeva con la pittura la polemica antipositivista di quegli anni.

In Germania

Il fenomeno dell’Espressionismo si manifestò soprattutto in Germania. Nella Germania che, accecata dai sogni di gloria con spirito dominatore marciava verso la guerra; e dal naturalismo passava all’Espressionismo: tre sono gli elementi fondamentali della poetica espressionista tedesca di quegli anni: In primo luogo quello di voler scatenare contro il conformismo vigente un richiamo alla natura.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabrizio.sani.1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sbrilli Antonella.
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