INGRESSO UNITA’ DI ATTUATORI
(interfaccia I/O) GOVERNO
Elettrici, pneumatici SENSORI
L’unità di governo può essere costituita da:
Logica cablata – di tipo manuale ma meno costoso.
Logica automatica – gestita in maniera automatica da un computer (PLC, sistema di unità di
governo che esegue in maniera automatica un programma che viene caricato sulla memoria).
Confronto tra sistemi oleodinamici e pneumatici:
I sistemi oleodinamici hanno costi maggiori ma sono in grado di sviluppare potenze maggiori (400
bar) contro i 10 bar massimi di un sistema pneumatico; il basso limite di pressione è dovuto al
rischio di generazione di getti gassosi ad alta velocità in caso di perdita. I sistemi pneumatici sono
mediamente di dimensioni ridotte e pertanto risultano più pronti nella risposta.
Gli elementi che costituiscono una rete pneumatica sono:
- elementi di potenza – sono gli elementi attivi che sono collegati alla rete di potenza e
possono rinfrescarla con nuova aria, le pressioni in esse sono elevate e vanno da 3 a 10 bar.
- Elementi logici pneumatici – detti anche getti d’aria, hanno pressioni inferiori e servono a
generare la logica del sistema, non sono pertanto collegati direttamente alla rete di potenza,
non sono in grado di rinfrescare la rete, sono pertanto elementi passivi.
- Elementi fluidici – sono gli elementi fissi, ovvero parti che non hanno gradi di libertà, hanno
pressioni che vanno da 0 a 3 bar, possono essere elementi passivi.
Tutti gli elementi possono essere suddivisi in:
- elementi digitali – sono elementi caratterizzati da due sole posizioni discrete (tipo ON/OFF)
usati di solito a generare la logica di circuito.
- Elementi proporzionali – sono elementi in cui una grandezza è legata ad un'altra secondo
una precisa legge, dispongono pertanto di una curva caratteristica.
GLI ATTUATORI: I CILINDRI LINEARI
Forze di spinta nelle camere:
Immettiamo un fluido in un a camera. Esso è costituito da un certo numero di
particelle che si muovo ciascuna con velocità propria e direzione casuale
p generando urti con altre particelle e con le pareti della camera, tali urti
determinano il livello di pressione esercitato dal gas sulla camera.
La pressione dipende da due fattori:
- il numero di molecole – maggiore è il numero di molecole e maggiori saranno gli urti e
quindi la pressione. Esso dipende dalla portata d’aria.
- la velocità delle molecole – maggiore è la velocità maggiore è l’energia cinetica delle
particelle stesse che viene liberata durante gli urti. Essa dipende dalla temperatura.
Dobbiamo distinguere tra pressione relativa e pressione assoluta:
Pressione assoluta – è la pressione che leggo
p p p
ass rel all’interno del recipiente. È zero solo quando, in un
caso ipotetico, nel recipiente fosse fatto il vuoto,
ovvero non ci siano più molecole di gas. È adatta nelle
formule per il calcolo della portata.
Pressione relativa – è la pressione che tiene conto della
pressione atmosferica ovunque presente nei sistemi
che studiamo. È zero quando la pressione assoluta vale
p
0 atn esattamente la pressione atmosferica. È adatta per le
formule per il calcolo degli equilibri dinamici e statici.
0 = +
p p p
Tra le due pressioni vale la relazione: ass rel atm
Resta allora da fissare il valore della pressione atmosferica, che purtroppo no è costante sul pianeta:
- al mare – 1013 bar
- a Torino – 999 bar
- sul monte Bianco – 500 bar
Si assume allora il valore di pressione standard pari a 1 bar e poiché essa dipende dalla velocità
dobbiamo fissare un valore standard anche per la temperatura pari a 20°C.
La pressione radiale può essere La tenuta assiale è garantita tramite
calcolata secondo la teoria per i dei tiranti (aste in trazione) che
recipienti in pressione. Si nota tengono unite in compressione le due
inoltre che le tensioni così parti. Questa soluzione non è più
ottenute sono irrisorie. molto usata.
Cilindro a semplice effetto (spingente): La molla esercita una spinta
m
x
minima per riportare lo stelo
F , F , F
p m r in una posizione preferenziale
1 quando la camera di sinistra
non è alimentata.
S = + + +
p S F F F m
x
1 1 1 m r
La molla reale esercità una
forza crescente all’aumentare della deformazione secondo la legge:
= + = ⋅ + ⋅
F F F ( x ) k x k x
m 0 0
Inoltre la molla a pacco ha un ingombro che non può essere annullato pertanto una parte della corsa
è occupata dalla molla. Quest’ultima non può inoltre essere troppo lunga perché la rigidezza
peggiora all’aumentare del numero di spire e potrebbe inflettersi.
Vi sono cilindri a semplice effetto verticali che utilizzano la forza peso per garantire il ritorno dello
stelo ed eliminano quindi il problema della molla. Vi sono infine cilindri a semplice effetto traenti
dove la molla è disposta nella camera di sinistra mentre è la camera di destra ad essere alimentata
producendo il rientro dello stelo.
Cilindro a doppio effetto: La camera di sinistra viene
m
x
F, F
p p alimentata con una pressione
r
1 2 >
p p
tale che . La camera di
1 2
destra è quella di scarico.
S S
1 2 − = + +
p S p S F F m
x
1 1 2 2 r
Le relazioni di equilibrio sono
stati scritti in termini di pressione
p m
x
F, F
p p atm relativa per comodità ma
r
1 2
ass ass avremmo ottenuto lo stesso
risultato se avessimo usato la
S S pressione assoluta infatti:
1 2 ( )
− = − + + +
p S p S p S S F F m
x
1 1 2 2 atm 1 2 r
ass ass ( )
+ − − = − + + +
p S p S p S p S p S S F F m
x
1 1 atm 1 2 2 atm 2 atm 1 2 r
rel rel
− = + +
p S p S F F m
x
1 1 2 2 r
rel rel
Si ottiene come si vede la stessa espressione di prima.
Queste relazioni di equilibrio sono utilizzate per dimensionare i cilindri, in particolare gli alesaggi.
In genere i diametri sono standardizzati per facilitarne la scelta al progettista in modo che
raddoppiando l’alesaggio raddoppi anche la spinta.
CONSUMO DI ARIA
In un circuito pneumatico, a differenza di quello oleodinamico, l’aria esausta viene buttata
all’esterno, non esiste pertanto un serbatoio di raccolta. È necessario quindi conoscere il consumo di
aria di un impianto per poter dimensionare le linee e i compressori.
Noi disponiamo del consumo per 1 cm di corsa, questo perché le corse hanno tutte diverse
lunghezze pertanto conviene riportarsi a grandezze per unità di lunghezza.
π 2 3
d dm
−
= ⋅ ⋅ ⋅ =
6
q 10 p 10
s 4 cm
−
Il termine p è la pressione assoluta ed è espressa in bar. Da ciò nasce il termine .
5
10
π 2
d
= ⋅
Il termine rappresenta il volume effettivo (ovvero quello nelle condizioni di
V 10
eff 4
pressione e temperatura d’esercizio, non standard) corrispondente a una corsa di 10 mm per un
−
cilindro con alesaggio d. Sono pertanto (per passare ai bisogna moltiplicare per ).
3 3 1
mm dm 10
π 2
d ρ
= ⋅ ⋅
La massa effettiva contenuta in quel volume è pari a: dove la densità è quella
m 10 eff
4
effettiva. p
ρ = eff
La densità effettiva può essere così espressa: eff RT
eff p
ρ = std = = °
p 1
bar ; T 20 C
Mentre quella standard può essere così espressa: ( )
std std std
RT
std
ρ ρ
= =
m V V V
Si può inoltre scrivere un’equazione di massa: dove è il
std std eff eff std
volume che occuperebbe quella stessa massa se si trovasse nelle condizioni standard.
ρ p
= =
eff eff
= V V V
T T
Si può quindi ottenere (assumendo ):
eff std ρ
std eff eff p
std std
Il consumo di aria in un circuito può quindi essere così indicato:
( )
= + ⋅ ⋅
Q q q s n dove:
s t
q è il consumo specifico in fase di spinta
s
q è il consumo specifico in fase di trazione
t
s è la corsa
n è il numero di cicli che può essere fatto in un impianto
GUARNIZIONI
O-ring – è un anello di gomma sintetica di forma toroidale. Viene inserito con forzamento nella
sede ricavata tra la parte e la controparte.
L’anello genera un aumento delle pressioni localizzato che
Andamento localizzato supera la pressione del gas e ne impedisce il passaggio. Tale
delle pressioni distribuzione di pressione esercita però una forza normale alla
quale corrisponde una forza resistente di attrito.
Gli anelli sono lubrificati altrimenti per alte velocità
prenderebbero fuoco. Inizialmente la lubrificazione avveniva
miscelando dell’olio nell’aria del circuito, che però aveva il
difetto di trovarsi impurità d’olio negli scarichi che inquinavano
e costituivano uno spreco notevole. Oggi i usano grassi ad
elevato grado di untuosità (cioè con una grande capacità di aderire alle superfici) in grado di
generare un film nei meati in cui si inseriscono.
A labbro - Se la pressione a destra aumenta il gas si inserisce nella cavità
Andamento localizzato del labbro e “apre” la guarnizione che viene spinta contro le
delle pressioni pareti dei componenti e genera tenuta. Maggiore è la pressione
del gas e maggiore è la tenuta. Questi anelli hanno tenuta
perfetta perché aumenta all’aumentare della pressione di
esercizio ma con essa aumenta anche la forza di attrito, pertanto
tali guarnizioni sono usate solo in pneumatica dove le pressioni
sono basse a sufficienza da non generare attriti inaccettabili (ad
esempio non sono adatte in oleodinamica).
Tale guarnizione è unidirezionale, quindi in questo caso la camera ad alta pressione potrà essere
solo quella di destra.
Le guarnizioni possono essere statiche (comprese tra parti ferme) o dinamiche (comprese tra parti in
movimento).
Guarnizione Pattino guida Raschiastelo
Boccola O-Ring
Pattino e boccola servono a sopportare le forze radiali dello stantuffo sul cilindro dovute al tipo di
carico. Sono fatti con elementi a strati di teflon e non devono fare tenuta. Il raschia stelo serve ad
eliminare eventuali impurità che possono penetrare nella camera ed è montato con interferenza.
AMMORTIZZATORI
Sono organi che hanno la funzione di impedire l’urto dello stantuffo a fine corsa. Possono essere:
- anelli di gomma – vanno bene fino ad un alesaggio di 10 – 40 mm. Servono ad attutire la
battuta dello stelo ma hanno un ingombro.
- ammortizzatori pneumatici – per alesaggi maggiori si prevede un strozzatore che genera una
resistenza al passaggio dell’aria. In fase di ritorno si generano problemi di cadute di
pressione indesiderate. Si usa pertanto una valvola di non ritorno che esclude lo strozzatore
in fase di ritorno dello stantuffo. Picco dovuto alla
presenza dello
smorzatore
p pneumatico
1
p 2 t
Lenta diminuzione
della velocità data
v dallo smorzatore
pneumatico
t
VALVOLE DI CONTROLLO
Bisogna tener conto delle seguenti convenzioni:
- le bocche sono i fori praticati sulla valvola
- le vie sono le tubazioni effettive che trasportano flusso
Il numero di bocche e il numero di vie in una valvola di solito coincide ma non è la stessa cosa, ad
esempio una valvola può avere due bocche di scarico che confluiscono in una sola via di scarico, in
tal caso il numero di bocche non coincide con il numero di vie.
Le numerazioni indicano le funzioni delle bocche:
- numero 1 – indica sempre la bocca da collegare all’alimentazione
- numeri pari – indicano sempre le bocche da collegare agli utilizzatori
- numeri dispari – indicano sempre le bocche di scarico
Le lettere indicano i pilotaggi, ovvero segnali logici di pressione.
Riferendosi ad una valvola, con il termine “normalmente” intendiamo “in assenza del segnale di
comando”.
Aperto – significa che passa fluido
Chiuso – significa che non passa fluido
La terminologia in elettrica è l’esatto opposto.
Valvola a 3 bocche e 2 posizioni per cilindro a semplice effetto:
2
1 3
Valvola a 5 bocche e 2 posizioni per cilindro a doppio effetto:
2 4
3 1 5
Valvola a 4 bocche e 2 posizioni per cilindro a doppio effetto:
2 4
1 3
AZIONAMENTO
- da parte dell’operatore Pulsante Leva Pedale
- Comando pneumatico (facendo arrivare un segnale di pressione)
- Comando meccanico (con sistema di leva e rotella)
- Comando elettrico (la corrente magnetizza un nucleo ferromagnetico dolce che attira a se il
cassetto)
RITORNI
Valvola bistabile:
Nelle condizioni in cui si trova e per la sua conformazione, il cassetto si trova in equilibrio
dinamico e statico pertanto non si muove. Ciò è dovuto al fatto che le pressioni si annullano a
vicenda agendo sui dischi. In un c
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