Persio: ricerca di vita o gioco letterario?
Persio è un giovane, poco più di un ragazzo, segnato da dolori familiari gravi e precoci, caratterialmente introverso, cresciuto dalle donne di casa e istruito da maestri rigorosi e moralmente severi. La sua personalità si concentra sulla condanna dei costumi corrotti del suo tempo, sul dilagare del vizio e sul rifiuto delle voci altisonanti, dei politici come dei poeti. Nella sua breve vita si dedica alla poesia e sceglie la satira con l’intenzione di giovare moralmente ai suoi lettori. E queste sue satire egli scrive in modo difficile, influenzato dai suoi predecessori nel genere, Lucilio e Orazio, ma rispetto ad essi cerca una propria originalità più di stile che di pensiero.
Il suo rifiuto delle storture, l’individuazione della dottrina stoica come la medicina contro il vizio-malattia e la sua convinzione che il bene supremo è la virtù sono frutto di una ricerca autentica di vita o si rispecchiano nelle satire di Persio come un gioco letterario? Insomma, questo poeta va oltre la concretezza di Orazio, attento e sapido osservatore dei suoi contemporanei, oppure rimane lontano da lui perché incapace di raggiungerne il calore, la vivacità e la forza? Persio può essere interpretato come un giovane poeta “maledetto” alla rovescia (esecratore del vizio anziché vizioso), forse velleitario, o può rimanere soltanto una specie di “predicatore protestante”, come lo ha definito il Pichon, un critico severo?
La vita
Da una Vita Persi, anonima e attribuita dagli studiosi ora a M. Valerio Probo, ora a Svetonio, ora ad altri autori, apprendiamo che Aulo Persio Flacco nacque in Etruria, a Volterra, il 4 dicembre del 34 d.C. e che morì, appena ventottenne, il 24 novembre del 62, a poca distanza da Roma, in una sua tenuta di campagna, alle pendici del monte Albano, sulla via Appia.
La famiglia di Persio aveva antica discendenza, era ricca e apparteneva all’ordine equestre. Il poeta, inoltre, era imparentato con personaggi socialmente e politicamente elevati, di rango senatorio. Persio, quando aveva circa sei anni, perdette il padre e la sua educazione fu affidata alla madre Fulvia Sisennia, che dopo aver perso anche il secondo marito si trasferì col ragazzo, adolescente di circa dodici anni, a Roma.
Della famiglia facevano parte anche altre quattro donne, che si presero amorevolmente cura di Persio: una zia, una sorella, la cugina Arria minore, moglie di Trasea Peto (uomo di costumi irreprensibili, seguace dello Stoicismo ed esponente dell’opposizione contro Nerone, che nel 66 lo fece condannare a morte), e la figlia di Arria Minore, Fannia. A Roma, Persio frequentò le scuole di grammatica e di retorica. Suoi maestri furono Remmio Palèmone, Virginio Flavio e, qualche anno più tardi, il severo intellettuale stoico Anneo Cornuto, al quale Persio si legò con profonda e affettuosa amicizia.
L’ambiente romano frequentato dal giovane Persio era costituito da intellettuali prestigiosi e da personaggi che si segnalavano per il particolare rigore morale: fra questi, Calpurnio Statura, Cesio Basso, che gli furono amici fin dall’adolescenza, e più tardi Trasea Peto, Servilio Noniano, Anneo Cornuto e soltanto qualche altro amico, di cui noi conosciamo solo il nome. Persio, insomma, ebbe una cerchia di amici alquanto ristretta: ciò a causa dell’ambiente familiare, severo e introverso, e dell’educazione moralmente rigida che ricevette. Queste componenti influirono non poco sull’indole di Persio, che fu caratterizzata da sensibilità e finezza d’animo, da naturale introversione, da intransigenza nei confronti del vizio e da non comune rigore morale.
Nei confronti degli intellettuali e dei letterati del suo tempo, Persio non ebbe grande interesse e umana simpatia: di Seneca, che conobbe piuttosto tardi, non subì il fascino che, a dire di Quintiliano, subivano moltissimi giovani, forse perché il filosofo era ancora molto legato alla discussa figura di Nerone, prima come precettore e poi come ministro e consigliere; con Lucano ebbe un rapporto probabilmente tiepido, perché l’orgoglioso ed estroverso autore della Pharsalia mostrava nei confronti di Persio una certa invidia e ne sottovalutava la produzione poetica. Quasi sicuramente, invece, è da guardare con occhi attenti il rapporto di amicizia, di stima e di affetto che Persio nutrì nei confronti del già ricordato Trasea Peto: questo potrebbe servire a non trascurare la valenza politica dei versi di Persio, spesso poco considerata in sede critica.
Alla morte del poeta, ancora ventottenne, il testamento rivelò il suo affetto per il maestro e amico Anneo Cornuto, al quale Persio destinò una cospicua somma di denaro, preziosi oggetti in argento e la biblioteca, che, fra l’altro comprendeva i settecento volumi dell’opera del filosofo stoico Crisippo: Anneo Cornuto accettò solo quest’ultima.
La produzione poetica
La biografia di Persio, che abbiamo più sopra ricordata, ci informa anche intorno alla sua attività letteraria. Nella sua breve vita, Persio scrisse una praetexta, il cui titolo, Vescio, poco comprensibile, è stato riferito a qualche eroe etrusco che veniva esaltato nella tragedia, oppure alla città etrusca di Vescia, vicino a Sutri, nel contesto della guerra combattuta da Roma contro i Galli, in occasione della quale la città sarebbe stata distrutta perché fedele a Roma. La biografia ricorda ancora un hodoeporicon liber, cioè un libro contenente una narrazione di viaggi, su imitazione di Lucilio e di Orazio, nonché un carme celebrativo per Arria maggiore, madre di Arria minore, sposa di Cecina Peto e suocera di Trasea Peto.
Di queste opere a noi non è giunto nulla: ci rimangono, invece, sei Saturae, raccolte in un unico libro.
Le Saturae
Si tratta di sei componimenti in esametri, il metro fissato definitivamente da Orazio per questo genere poetico, di varia estensione, per un totale di 650 versi, ai quali nella raccolta sono...
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